Un articolo di Piero Ottone apparso sul “Venerdì di Repubblica”, mi ha dato lo spunto per parlare di progresso e demografia.

Il giornalista si pone la domanda:  “progresso o declino?” Esamina la nostra “civiltà”, quella occidentale  ed afferma che essa è progredita verso la fine dell’800 con l’evoluzione industriale ..quando si pensava ad un progresso inarrestabile del genere umano…..

< Oggi, in tempi di recessione, c’è chi crede al progresso …..? Non mancano  argomenti che inducono all’ottimismo.
La medicina moderna risuscita i morti (o quasi), l’elettronica fa miracoli: siamo a passeggio in una strada di Roma, tiriamo fuori un telefonino e ci mettiamo a discorrere con un amico che si trova a Thaiti, come se fosse la cosa più normale del mondo. Non è un miracolo ?>
Poi passa ad una analisi che si riferisce espressamente al calo di natività dei paesi occidentali.
….<Se guardiamo però l’andamento demografico dei bianchi, tanto in America quanto in Europa, il bilancio è scoraggiante, noi siamo sempre di meno …i gialli ed i neri sempre di più. E ancora fra i bianchi, i mussulmani crescono, noi (chi?!?)  diminuiamo.  Non è questa la prova che la nostra “stirpe”, quindi la nostra “civiltà” è destinata a spegnersi poco a poco ?> (i virgolettati sono stati messi da me).

 

Ottone ho l’impressione abbia una visione “cattolica” limitata alla sopravvivenza di una “stirpe” (la nostra occidentale), ma non considera che nel 2011 gli uomini sulla terra hanno superato i  7 miliardi, (nel 1952 erano poco meno di 3  miliardi, quindi in sessant’anni sono più che raddoppiati). Entro il 2100 supereranno i 15 miliardi, questo porterà all’aumento dell’estinzione di altre specie viventi, per la deforestazione sempre maggiore, per la cementificazione dei terreni agricoli, per l’endemica carenza d’acqua, inoltre saranno privilegiate quelle specie che serviranno alla produzione di carne e di latte

Le attività umane porteranno sempre ad un maggior inquinamento e quindi ad un aumento del riscaldamento globale.
Gli scienziati  parlano di “capacità di carico”, che è la massima quantità di persone che un ecosistema può sostenere, con i ritmi di consumo attuali e senza mettere a repentaglio l’equilibrio vitale e l’abitabilità per le future generazioni ….questa “capacità di carico” è stimata intorno agli 8 miliardi ….quindi fra qualche anno ci dovremo porre in maniera seria il problema……ma  forse è troppo tardi .
Anne e Paul Ehrlich nel libro ” la cicogna e l’aratro”, scrivono che la terra può sostenere un numero importante di esseri umani. ….se questi saranno disposti a cooperare tra di loro, se saranno previdenti, buoni, pacifici e …..vegetariani………..cioè stiamo parlando di alieni!
A me poco importa se fra duecento anni il genere umano sia di prevalenza giallo o nero di pelle o se muteranno religioni e costumi, a me interessa, per i miei discendenti, che la terra non diventi un brulicante deserto di esseri che lottano per un tozzo di pane ed un goccio d’acqua.
Basta leggere il libro di Harry Harrison “Make Room! Make Room!”, o vedere il film “i sopravissuti ” con il vecchio Charlton Heston, per spaventarci a sufficenza….ed incominciare a pensare.

Che ne pensate? Mi sembra che ci sia un buono spunto per la discussione.

20 Commenti a “progresso o declino? proposto da franco muzzioli”

  1. marc52 scrive:

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    Scusate, sono totalmente fuori tema ma…. vorrei ricordare, che oggi, ormai passata, e la giornata mondiale CONTRO LA LE VIOLENZE PERPETRATE NEI CONFRONTI DELLE DONNE.un tema gia toccato tante volte da Paola, (dal Blog) ma… penso… sempre da ribadire/ricordare, perche le cose possano finalmente cambiare!!!!!!

    Dalla pagina predefinita di messenger MSN: 28 drammatiche foto, “significative” sotto l’aspetto pubblicitario.

    SOLO UN PICCOLO UOMO USA VIOLENZA SULLE DONNE PER SENTIRSI GRANDE (frase estrappolata da una di esse)

    DIDASCALIA, per sapere!
    La data del 25 novembre fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

  2. sandra .vi scrive:

    Ho letto i vostri interessanti commenti,io nn potri dire altro
    mi limito a mettere una frase di ‘GANDY” .SULLA TERRA C’E ABBASTANZA DA SODDISFARE I BISOGNI DI TUTTI ,MA NON A SUFFICIENZA PER SODDISFARE L’INGORDIGIA DI POCHI.”

  3. Cavalcanti scrive:

    All’indomani dell’Unità, la popolazione italiana ammontava a poco più di 22 milioni. La cerscita della poolazione fu abbastanza lenta negli ultimi decenni dell’Ottocento anche ha causa dell’elevato numero di persone che emigravano all’estero. Nel novecento, fino alla agli aanni settanta l’aumento demografico fu invece più sostenuto e, a differenza della Francia, le perdite umane delle due Guerre mondiale non incisero molto. La popolazione italiana, tuttavia, è rimasta sostanzialmente nel primo decennio del III millennio, per via sopratutto dell’immigrazione.
    Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat al primo gennaio 2011 i giovani fino a 14 anni di età sono 35.000 in più rispetto all’anno passato e rappresentano il 14% del totale. Le persone con oltre 65 anni d’età risultano in aumento di 95.ooo unità e oramai rappresentano 1/5 della popolazione. Anche i cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,5% del totale. Sotto il profilo demografico l’Italia si conferma una dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2011 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,42, di poco superiore all’1,41 del 2010. La fecondità è dunque in una fase di assestamento. Si mantiene superiore a quella della metà degli anni 90, in cui si toccarono i minimi, storici, ma ancora non ha raggiunto il livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie pari, a circa 2,1 figli per donna.
    La cosidetta piramide delle età della popolazione italiana mostra una forte erosione della base tipica della maggior parte delle Nazioni sviluppate, assumendo quella che viene chiamata forma a trottola. Questo fenomeno, ovvero l’invecchiamento della popolazione, è dovuto alla diminuzione del tasso di natalità e al contemporaneo aumento della capacità di sopravvivenza e quindi della speranza di vita (con la conseguenza apparentemente paradossale dell’aumento del tasso di mortalità, che in realtà aumenta proprio perchè la popolazione invecchia).
    A partire dalla metà degli anni novanta la natalità in Italia ha registrato una moderata ripresa, da molti attribuita al tasso di fecondità delle donne immigrate. Infatti, secondo le previsioni dell’Istituto Nazionale di Statistica la fecondità in Italia nel 2011 è statadi 1,42 figli per donna, ancora mkolto al di sotto della soglia di 2’1 che permette la costanza della popolazione, ma superiore al minimo di 1,18 figli per donna del 1995. L’aumento riguarda sia le donne italiane che le straniere, coinvolgendo in misura maggiore le regioni settentrionali (1,48 nel 2011) rispetto a quelle del Centro (1,38( 3 del Mezzogiorno (1,35).Il tasso di natalità più elevato si rivela in Trentino Alto Adige (10,3 per mille) seguito a breve distanza dalla Campania (9,9) e la Lombardia (9,7). Al quarto posto si colloca la Valle d’Aosta (9,6 per mille) seguita dalla Sicilia, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna (tutte con 9,4). I valori più bassi si registrano invece il Liguria /,3 per mille), Molise (7,6) e Basilicata (7,7). Il 13,9% delle nascite avvenute nel 2010 ha riguardato bambini stranieri.
    Il tasso di mortalità nazionale è del 9,7 per mille. la regione con il valore più alto e la Liguria (13,3%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (11,5%), Toscana e Molise (entrambe 11,1%). I tassi più bassisi riscontrano in Trentino-Alto Adige (8,2%), Puglia e Campania Entrambe con 8,7%).
    La speranza di vita alla nascita in Italia era nel 2011 di 74,4 anni per gli uomini e 84,5 per le donne, in crescita rispetto ai dati del 2005, 78,1 e 83,7 rispettivamente. Sempre nel 2001 la speranza di vita a 65 anni, ovvero il numero di anni che in media una persona che ha attualmente 65 anni ha ancora da vivere, è di 18,4 per gli uomini e il 21,9 per le donne. Da notare che per entrambi gli indicatori non sono significative diffrenze fra Nord, Centro, e Sud.
    Il progresso è notevole se si considera che nel 1880 in Italia la speranza di vita alla nascita era di 35,4 anni, divenuti 42,8 nel 1900, 54,9 nel 1930 e 65,5 nel 1959.
    Contrariamente a quanto a volte viene detto sul declino demografico nazionale, la popolazione in Italia non si sta riducendo. Come risulta dai dati FAO, essa è stata sostanzialmente stabile durante gli anni novanta. Negli ultimi anni la crescita è stata pronunciata. Tale crescita è stata causata quasi esclusivamente dall’immigrazione, in quanto il saldo naturale è stato o negativo o di poco superiore a 0. Quindi quello che decresce è il tasso di natalità della popolazione autoctona (che ne prossimo secolo srà il forte declino), trend che peraltro finisce per conivolgere anche gli immigrati di seconda generazione.
    al 1° 2010, secondo L’Istat, gli immigrati regolari in Italia costituivano il 7,1% della popolazione.

    Ringrazio Wikipedia per i preziosi dati).

  4. Lorenzo.rm scrive:

    Franco, non c’è contrasto fra noi. E le necessità di cambiamento da te prospettate le condivido. Naturalmente chi dirige il traffico non sarà d’accordo. Dispiace poi che le regole del capitalismo tronfante (il qualificativo era ironico) siano adottate anche dai paesi più poveri.

  5. franco muzzioli scrive:

    Caro Lorenzo ,credo invece che il sistema capitalistico/finanziario stia mostrando tutte le sue debolezze ed incongruenze.
    Quando nei paesi capitalistici occidentali la maggioranza della popolazione comincia a fare i conti con la sopravvivenza e non solo con il consumo , quando solo ii 10% degli individui possiede l’80% della ricchezza , quando alle porte di questo “occidente progredito” bussano popoli che campano con qualche decina di dollari al mese ….allora stà succedendo qualcosa!
    O democraticamente si fanno politiche che ristabiliscono l’uguaglianza , che ridistribuiscono la ricchezza e che spezzano la catena del consumismo fine a se stesso …..o sarà molto duro e pericoloso.
    O soamo ben certi di non buttar alle ortiche democrazie nate da guerre tremende ed anni di evoluzione culturale e sociale , o rischiamo che appaino all’orizzonte “uomini del destino” che sprofonderanno la civiltà ai tempi più bui.

  6. Lorenzo.rm scrive:

    Sì, Alba, l’uomo deve, deve, dovrebbe, dovrebbe. Ma quando dall’analisi si passa ad una indicazione precisa sulle cose da fare ci scontriamo con la logica dei sistemi. Ed il sistema trionfante è quello capitalistico, nella sua forma finanziaria-speculativa. Desidereremmo tanto prescinderne ma non è possibile.

  7. alba morsilli scrive:

    Negli ultimi secoli, ad un progresso economico e tecnologico è seguìto un regresso umano con il ritirarsi dell’uomo nel proprio ambiente, quasi spaventato da quanto trova o può trovare là fuori. L’uomo si è sempre più rinchiuso in sé stesso, quasi annichilito e umiliato dal mondo che lo circonda e non riesce più a dialogare, spesso nemmeno tra le mura di casa. Più l’uomo è avanzato nel progresso e più è arretrato in socialità e nel rapporto con i suoi simili. Cosa ne pensate e quali rimedi?Penso che il progresso è regresso solo quando non fa distinzionefra loro.
    é l’uomo che deve gestire il progresso tecnico, a suo favoree non diventarne schiavo.
    Egli deve mantenere la sua identità nella globalizzazione, soltanto conoscendo la sua cultura può avvicinarsi alle altre.
    Quandoil progresso significa speculazione diventa regresso

  8. marc52 scrive:

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    Cactus, ho letto con interesse il tuo commento, è vero quello che affermi! Pero… io vedo il momento attuale come un momento di transizione! Tante cose si stanno muovendo, come dici tu magari… non in modo intelligente, programmato, ma… almeno si muovono! E… si sta… in modo “disorientato” cambiando strada, come sai… lasciare la vecchia via per la nuova a molti fa paura, al capitale ancora di più ai governanti che sono al loro servizio, gli viene la tachicardia con conseguente infarto. Hanno paura di perdere il loro appoggio economico, con i conseguenti foraggiamenti delle campagne elettorali (vedi USA). Se, tu ti senti un ”sognate, scalcinato” don Chisciotte io, mi sentono il tuo scudiero Sanico Panza. Dai tempo al tempo anche se ne abbiamo poco. L’ecologico, la green economy sta diventando, di fatto, un business quindi investimenti, riconversioni, lavoro. Poi, nascono ogni giorno nuove associazioni pro ecologiste, internet sta facendo molto a livello di opinione pubblica. Certo… sono parole, ma almeno se ne parla, però sempre di più. Per forza di cose (senza levitare) verranno i fatti. Poi… io penso che sia anche una questione di moda oggi l’eco sostenibilità è trend fa tendenza è sarà seguita anche dagli sprovveduti surfisti purché sia alla page. Mi permetto soprattutto a te cactus di leggere questi due collegamenti ipertestuali che allego al mio commento. Il secondo e veramente interessante e parla di cose in parte ribadite anche da te.
    ————————————————————————————————–
    Relazione italiana sulle energie alternative in special modo sull’eolico (interessante)
    http://www.fondazioneimpresa.it/archives/3832 studi della piccola impresa

    INTERESSANTISSIMO QUESTO ARTICOLO(relazione) lungo ma di una professionalità e copletezza entusiasmante!
    DA:LiberazionePortale.it
    Venerdì 23 Novembre 2012
    Naviga tra le categorie delle notizie
    Giustizia ambientale e decrescita economica: un’alleanza tra due movimenti
    http://www.liberazione.it/news.....ONE-IT.htm

  9. Cactus scrive:

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    Ho letto e riletto i commenti sin qui postati e mi sembra che tutti abbiano una cosa in comune: il riconoscimento che ciò che è stato fatto dai Governi dei Paesi industrializzati e quindi maggiori “colpevoli” della situazione ambientale esistente oggi, sia insufficiente.
    Marc52 ci parla dei progressi fatti nel campo del risparmio energetico e della politica di contenimento delle nascite… solo per parlare degli argomenti più appariscenti. Tutto vero. Così come è vero che i Governi occidentali o economicamente forti (Cina e U.S.A a far da capofila) a parole si lancino in cariche donchisciottane contro i mulini a vento, per poi fermarsi o frenare davanti ai tributi economici che dovrebbero pagare… e qui è evidente la questione politica di non perdere consensi dalle varie lobbie e la questione economica che potrebbe portare a dismissioni di molte aziende nei vari settori. E’ peraltro vero che, con nuove politiche di investimento nel settore dell’energia alternativa o del consumo non più parossistico ma guidato dall’intelligenza, si renderebbero disponibili nuovi posti di lavoro e risparmio in seno alle famiglie. Ma non penso che questo sia sufficiente a colmare il baratro verso cui stiamo andando incontro sempre più velocemente. Dobbiamo quindi rassegnarci all’inevitabile?
    Naturalmente no, ma per dare un senso a questo NO, siamo noi disponibili a rinunciare, in parte, ai vantaggi che la tecnologia e lo sfruttamento delle risorse del Pianeta ci ha permesso di avere? Siamo veramente consapevoli che gli allarmi che si lanciano da più parti abbiano un fondamento? Siamo pronti a dividere con i Popoli che mai hanno goduto dei nostri privilegi, almeno una parte di ciò che giornalmente a loro rubiamo?E i nostri Governi, hanno la capacità morale di andare oltre gli interessi di parte e guardare veramente a un futuro dove la fratellanza abbia il sopravvento sull’egoismo campanilistico o sul potere? Quanti interrogativi che dovrebbero avere una risposta, ma che difficilmente riusciremo a dare!
    A parole, e io per primo, siamo pronti a protestare… invocare uguaglianza… condannare chi inquina o ruba… e potrei andare avanti, ma poi, passato il momento della rabbia, tutto ritorna come prima. E qui la penso come Lorenzo: troppe chiacchiere vuote e inconsistenti che servono soltanto a giustificare i lauti compensi che i Rappresentanti inseriti nelle varie Istituzioni ricevono per ancor più inconsistenti Riunioni Ad Alto Livello… se poi tutto si ferma davanti a un Veto.
    Ma come Don Chisciotte continueremo a combattere, forse inutilmente, contro i nostri Mulini a Vento, perchè l’importante è non arrenderci e cercare lo stesso di far sentire la nostra voce: quella di chi vorrebbe dare un futuro”umano” ai propri figli e nipoti!
    Cactus

  10. marc52 scrive:

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    Grazie, a te Paola, che con il tuo blog mi stimoli a ricercare,e approfondire! Tuo marito è un ricercatore di professione, io sono un piccolo ricercatore che si diverte imparando, stimolato come un bambino che gioca con il meccano e con il lego.

  11. franco muzzioli scrive:

    Come ha fatto Marc52 mi permetto di suggerire qualche sito per approfondire l’argomento, fra i tantissimi:
    http://www.comedonchisciotte.o.....;sid=10953
    http://www.ariannaeditrice.it/.....colo=44275
    http://taggatore.com/articolo/.....-impotenza
    www terranews.it
    www tuttogreen.it
    www ariannaeditrice.it
    www earth-policy.org
    www comedonchisciotte.org
    www homolaicus.com
    (i siti si aprono cliccandoci su e poi per tornare ad Eldy: cliccare “Torna Indietro”)

  12. franco muzzioli scrive:

    L’analisi politico/sociale di Riccardo,è ineccepibile e circostanziata , ma il tema dell’articolo voleva essere più antropologico.
    E’ chiaro che è politica anche la limitazione delle nascite, lo sfruttamento saggio dell’ecosistema,il perseguimento dell’equità mondiale….giustissimo!
    Penso che la prima cosa da farsi è, come dice Riccardo, uscire dall’individualismo…ma soprattutto da quello consumistico.
    Il discorso sarebbe lunghissimo …..si dovrebbe innanzitutto cambiare il concetto di profitto e l’approccio con le necessità vitali e quindi anche ciò che si produce.
    Già ,che anziani si pongano il problema è cosa “buona e giusta”, ed è un bel testimone che passiamo a figli e nipotti.

  13. riccardo scrive:

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    Stiamo vivendo in una fase di recessione economica, che ha reso manifesta la crisi della società civile, con l’eclissi della partecipazione politica delle masse, il degrado delle strutture statuali, il processo di disgregazione morale e civile di una società post ideologica, rifondata, dalla fine del XX° secolo su una cultura e un sistema politico ispirato alla liberal democrazia occidentale. Il fenomeno della disgregazione sociale e politica di questa società era già latente negli ultimi due decenni, ma oggi si manifesta in tutta la sua drammaticità, con il declino economico, la disoccupazione, l’assenza di prospettive materiali e ideali per le giovani generazioni. Si riscontrano in questo stato di crisi epocale alcune evidenti contraddizioni. Le crisi sono fenomeni ricorrenti nel campo economico, tuttavia, sulla base della esperienza storica della società capitalistica, il sistema economico e politico è sopravvissuto alle sue crisi. Ma la presente crisi, oltre che l’economia, coinvolge anche le istituzioni politiche e gli equilibri sociali: trattasi di una crisi del sistema capitalista globale, che potrebbe non sopravvivere a se stesso. A tale stato di disgregazione sistemica, fa però riscontro l’immobilismo, sia individuale che collettivo di una società che assiste immobile e passiva alla disintegrazione di se stessa. Le crisi strutturali hanno sempre determinato storicamente la fine di sistemi politici e sociali ormai anacronistici, innescando processi di trasformazione politica, con relativo sconvolgimento degli equilibri sociali preesistenti: sono le crisi a porre i presupposti dei fenomeni rivoluzionari. Questo immobilismo sociale e politico, dovuto alla mancanza di reattività dei popoli (specie europei), dinanzi alla propria dissoluzione, è dovuto innanzi tutto alla falsa coscienza diffusa della crisi in atto, quale fenomeno congenito ai cicli economici di un sistema capitalista resosi assoluto, che, proprio per la mancanza di idee e prospettive diverse, trova in se stesso gli strumenti della propria rigenerazione. Nell’ottica del liberismo economico anzi, le crisi costituiscono fasi di trasformazione necessarie di un sistema di per se mai immobile, ma progressivo ed evolutivo. L’immobilismo sociale del presente è il frutto più maturo dell’individualismo generalizzato, che negli ultimi 30 anni ha mutato profondamente l’antropologia sociale dei popoli occidentali. Il sistema economico globale, in perenne mobilità e mutamento, per perpetuarsi ha necessità di oggetti individuali ed immobili, in quanto indifferenziati, fungibili, e sempre uguali a se stessi, da plasmare e integrare nella produzione e nel consumo del mercato globale. L’individualismo, in questo contesto, è astorico, immutabile incontestabile fondamento della natura umana. L’individualismo preclude la coesione e la solidarietà sociale, quei fenomeni cioè, in cui si può realizzare una reazione allo stato di cose presenti, quali elementi da contrapporre alla disgregazione della società. Il rapporto sociale è considerato con diffidenza e paura. L’essere sociale dell’uomo assume una connotazione negativa: se il mondo è capovolto, lo è anche la natura umana nella società contemporanea. Si avverte paura verso ciò che oggi non si conosce più, dato che l’individualismo è alla base della competizione liberista generalizzata e della selettività darwiniana sui sono soggetti gli individui nella perenne concorrenza selvaggia. La competizione, nelle fasi di crisi si accentua e accelera la disgregazione sociale, perché con la recessione la concorrenza diviene lotta per la sopravvivenza. L’individuo è immobile perché da almeno due generazioni le sue prospettive di vita sono solo di natura materiale ed individuale, ristrette cioè agli orizzonti del consumo, del proprio status sociale, delle ambizioni individuali, in una giungla sociale dominata dalla lotta per la sopravvivenza.

  14. paolacon scrive:

    Grazie Marc, sempre molto preciso nell’approfondire

  15. marc52 scrive:

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    Scusate, io non sarei cosi drastico, o pessimista come Piero Ottone, mi è già capitato di legge in passato su Repubblica altri articoli sul declino della nostra società, scritti da lui che toccavano temi come l’economia, la società, etc. Molte cose da 10 anni a questa parte (sempre con maggiore incisione) sono cambiate oramai l’eco sostenibile sta diventando un vero bussines e sta creando anche posti di lavoro. Certo ancora poco (siamo in ritardo sulla tabella di marcia di mastric) è stato fatto! Ma… ci sono dei piccoli “segni” significativi per esempio la Cina (maggiore inquinatore) ha lanciato in questi giorni un satellite per monitorare i cambiamenti climatici. In Italia siamo arrivati ad essere il primo paese in Europa per quanto riguarda le fonti alternative. Fra qualche anno copriremo il 20% del nostro fabbisogno energetico. Notiziola di oggi la FIAT ha preparato la nuova 500 elettrica, sarà lanciata negli USA nel 2013, quasi tutte le case automobilistiche stanno investendo in tecnologie ecologiche. Multinazionali come la BP hanno pagato miliardi di dollari per i danni causati dal petrolio, vedi golfo del Messico. E’ stato costruito un ponte interamente con bottiglie di plastica in Scozia, non ha manutenzione, ed e a impatto zero smontabile, riciclabile. Il comune di New York ha stanziato fondi per incrementare i tetti ricoperti di erba e piante, trattengo il caldo in inverno e isolano dal caldo in estate. Tante piccole notiziole di agenzia che fanno ben sperare per la qualità dell’aria e per i posti di lavoro. Riguardo alla sovra popolazione ho letto che la Cina, già tra gli anni’65 al ’90 è scesa ad un tasso di natalità del 60%, in India dagli anni 70 sterilizzano i maschi . Molto spesso, ed è provato, e… confermato da competenti, un certo benessere economico fa metter al mondo meno figli. la media dei figli messi al mondo in paesi come l’africa si e considerevolmente abbassata. Poi purtroppo ci sono le cattive notizie sull’HIV diventata ormai un flagello in Africa.si parla sin dagli anni 90 che uno su tre ne è colpito. Poi gioca la religione con i suoi preservativi non ancora ammessi. Leggete alcune dichiarazioni di segretari di stato, presidenti, grossi finanzieri, degli anni passati quando questi problemi erano visti con ottica diversa e…anche con molto cinismo.
    ——————————————————————————————————
    Mikhail Gorbachev:
    “Dobbiamo parlare con maggiore chiarezza a proposito di sessualità, la contraccezione, l’ aborto, riguardo valori che contrllino la popolazione, perché la crisi ecologica, in breve, è la crisi della popolazione. Tagliamo la popolazione del 90% e non saranno rimaste abbastanza persone che causino grandi quantità di danni ecologici “.

    Henry Kissinger, 1978:
    La politica degli USA nei confronti del Terzo Mondo dovrebbe essere di spopolamento.

    David Rockefeller, 2000:
    Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la “giusta crisi” globale e le nazioni accetteranno il “Nuovo Ordine Mondiale”.

    David Rockefeller: Memorie 2002 Fondatore del CFR (Memoirs):
    Noi controlliamo le istituzioni politiche e economiche americane. Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come ‘internazionalisti’ e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura politica ed economica integrate – un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”.

    David Rockefeller, Co-fondatore della Commissione Trilaterale:
    Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Time magazine, e ad altre grandi pubblicazioni i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri e hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quarant’anni. Sarebbe stato impossibile per noi, sviluppare il nostro progetto per il mondo se fossimo stati esposti alle luci della pubblicità nel corso di questi anni. Ma il mondo è adesso più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale che non conoscerà mai più la guerra, ma solo la pace e la prosperità per l’intera umanità. La sovranità sovranazionale di una élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale esercitata nei secoli passati.

    http://youtu.be/oBpVe-JABW0 Rockefeller Discorso all’ONU DISCORSO DA BONARIO CAPITALISTA…RABBONITO?!

    Tratto da: L’ONU e il suo piano di spopolamento | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.....z2CyJgP9Yn
    – Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

    http://www.ilmondo.it/esteri/2.....2444.shtml il mondo rapporto unicef

    molto interessante questo articolo per chi volesse…
    http://www.homolaicus.com/economia/demografia.htm DA:ECONOMIA E SOCIETA’

  16. franco muzzioli scrive:

    Il lungo e circostanziato commento di Cavalcanti si può riassumere nelle ultime quattro righe ..” gli accordi tra stati progrediti nell’autocontenimento economico, demografico e tecnologico , in modo che nessuno stato, o raggruppamenti di stati , possa prevalere sugli altri, bensì tutti vivere felicemente”.
    Suona utopia pura ….ma è chiaro che è lì che dobbiamo parare.
    Direi però che anche “gli stati non progrediti” dovranno fare lo sforzo di ridurre la natalità….”l’andate e moltiplicatevi” è stato preso sul serio , ma in quei tempi biblici ,tutti gli uomini della terra potevano essere contenuti dalla sola Italia.
    La procreazione “sacra”, reclamizzata dalle varie religioni è in netta contraddizione con i numeri citati nell’articolo.
    Non sono invece d’accordo nel “contenimento tecnologico” …perchè è proprio la tecnologia e la scienza ad aiutare l’uomo a non essere schiavo delle sole braccia.
    Penso che l’uomo debba asservire la natura senza distruggerla, consumare non solo per il gusto di farlo, cercare di combattere malattie e morte , contenere le catastrofi naturali e promuovere l’equilibrio tra i popoli….insomma usare cervello e cuore.

  17. Cavalcanti scrive:

    …Non ho paura delle parole dei violenti;
    mi preoccupa molto il silenzio degli onesti…

    Premesso che tanti fra noi fanno già il massimo per migliorare questo mondo, per la qual cosa ci dobbiamo reciproca, cosistente e manifesta gratitudine , proviamo insieme a mettere in chiaro alcune quistioni che appaiono importantitantonper le loro dimensioni, quanto per la disastrosa manacanza di persone che ne sono consapevoli.
    In effetti ultimamente il pensiero e la linea d’azione ambientalista stanno uscendo dalla marginalità e divenendo luogo comune, diffuso pensiero, giugiedo perfino ad assumere valore istituzionale. Il problema è insito nel fatto che l’ambientalismo porta sempre con se delle lacune, delle manche volezzeenormi, e parmetri dell brutte distorsioni.
    La situazione è complessa, ma essenzialmente possiamo riassumerla in questi due punti:

    – tanto quella del risparmio
    quanto ogni altra buona pratica ecologica viene concessa ed esportata dagli ambientalisti alle Istituzioni senza condizioni, permettendo ai Governi di utilizzare le ultime risorse di questo Pianeta non per realizzare il mutamento, per effettuare le riforme necessarie, bensi per continuare imperterriti le loro politiche di espansione.

    – la tendenza pratiche come quella del risparmio viene oggi espressa ed attuata indiscriminatamente in un modo tale che essa va a ledere, ad itaccare, ad influire negativamente tanto sulla sfera dei bisogni fondamentali quanto su quella della privacy della persona, mentre situazioni di ben più ampia portata e peso non vengono minimamente considerate, in questo modo lasciano immutata una grave situazione patologica e gettando le basi per l’avvento di un terribile dittatura ecologista.
    Iniziamo dunque l’esposizione dei nostri dubbi. Poniamo che la nostra sensibilità ambiantale ci porti a presentare od a promuovere un progetto di risparmio energetico, di produzione di energia alternativa, riclico, riuso, ecc.
    E bene chiedersi:
    “Cosa ci farà il Governo del mio paese con quell’energia e con quelle risorse che l’aiuto a risparmiare”.
    Le utilizzerà effettivamente per scopi positivi?Per atturae una positiva trasformazione del mondo, una sensibile correzione di rotta? Oppure servirà soltanto a continuare ad alimentare una motruosa macchina economica che sta distruggendo tutto e tutti?
    A mio modestissimo avviso: no, decisamente no. Il mio Governo, zitto zitto, chiatto chiatto, prenderà il sul bel risparmio di energia, di risorse, e ci continuerà a fare guerra economica con il resto del mondo.
    Rendiamoci conto in che razza di situazione ci troviamo: i nostri governanti, anche i meno peggiori, non si sono accorti che la competizione economica in cui ci istigano giorno dopo giorno è in realtà un vero e proprio conflitto globale “dolce”. Il termine “dolce” sta qui per qualificare una vera e propria guerra che viene condotta non direttamente con le armi (almeno non sempre) e sopratutto non ha stati maggiori (non ancora almeno) bensì con ogni altro modo legittimo e possibile.
    L’invasione commerciale, il tentativo di raggiungere e mantenere una supremazia economica, e cosi pure demografica e tecnologica, sono i mezzi principali di questa guerra soffice.
    A questo punto c’è da dire, non tanto in difesa dei nostri governanti bensì per capire come siamo messi male in quanto a comprensione di quanto accade, che nemmeno i pensatori più all’avanguardia, limitandosi essi a pubblicare sulle testate nazionali ma distegnando il confronto diretto in Internet, nuova frontiera di pensiero, hanno ben compreso il quadro della situazione. Essi infatti continuano ad afferrare la crescita economica e “senza senso” ed occorresostituirla, senza curarsi d’altro, specificatamente ignorando il tema degli equilibri mondiali, della geopolitica, con un sereno calo delle attività economiche.
    Ora, è chiaro che sono codesti intelletuali, in cui pensiero per altri aspetti non si può che apprezzare molto in cui apparto sarà di vitale importanza una volta sistemate le quistioni in oggetto, a non scorgere il significato della pulsione alla crescita è un modo elementare, letterarmente primitivo, ma in mancanza d’altro estemamente funzionale, tramite il quale uno stato cerca di mantenersi quantomeno in equilibrio, se non proprio di prevalere. all’interno della situazione internazionale.
    Non essendoci, nè manifestando alcuno, consapevolezza dell’euguaglianza “competizione economica, conflitto, guerra”,è chiaro che a nessuno viene in mente di “fare la pace”. Se non scorgo, se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in atto, è chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità di una pace.
    Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare: occorre riconoscere che i paesi sviluppati sono tutti in guerra tra di loro e diretti berso un inevitabile, apocalittico scontro finale. Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo di godere di ogni ragione, la guerra essendo avversa nelle Costituzione di ogni Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli indissolubili patti di pace. Accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico, in modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa prevalere sugli altri, bensi tutti convivere felicemente.

  18. Lorenzo.rm scrive:

    Ecco, si deve partire. Ma da dove si comincia? Io, con il passare degli anni, sono sempre più insofferente rispetto alle chiacchiere. E vedo con rammarico che tutti vi indugiano troppo e se ne imbevono fino alla noia. Ti dico in un orecchio: c’è un evidente scollamento fra i problemi di cui ci occupiamo e e quelli che dovrebbero assumere il rilievo che non hanno. Il solito dilemma fra utopia e realtà? Ma la realtà incomincia ad essere più utopica della stessa utopia.

  19. franco muzzioli scrive:

    Caro Lorenzo con problemi così globali i monti, i napolitano ,i partiti “dè casa nòstra” sono foglie morte al vento.
    Ma ci rendiamo conto che fra qualche anno supereremo la “capacità di carico” ,cioè rischiamo d’esser troppi sulla terra e con l’andamento consumistico attuale manderemo tutto a ramengo.
    Le soluzioni sono: geen economy , drastico cambiamento alimentare diminuendo di molto l’ultilizzo della carne, regolazione delle natività, savaguardia rigida delle risorse idriche, diminuzione decisa delle immissioni di CO2 nell’aria…questo tanto per citare le cose più urgenti da fare.
    Poi ci dovranno essere politiche che terranno conto di una maggiore equità e di un sistematico controllo delle ricchezze.
    Si potrenno immaginare governi federali di tipo socialdemocratico che diminuiranno le spese per gli armamenti che promuoveranno la produzione di ” beni utili”, che combatteranno gli sprechi .
    E’ sogno od utopia? Se non si parte è certo catastrofe!

  20. Lorenzo.rm scrive:

    Mamma mia, Piero, come fai stringere il cuore. Perché non diciamo chiaro e tondo che la terra va a ramengo perché il capitalismo non può affrontare nemmeno, altro che risolvere, i problemi? Eppure noi stiamo sempre al di qua della barricata, con i ricchi, che sulla carta diventano più ricchi almeno fino a quando non produrranno disastri irrimediabili. Si mangeranno la terra, l’aria, l’acqua e tutto crollerà. Faranno prodotti sempre più inutili che nessuno, peraltro. potrà acquistare. Risorgeranno malattie che sembravano debellate. Tornerà la carestìa qua e là. Certo che dovremmo intervenire, ma se si parte dall’interesse al guadagno non si va lontano. Allora, siamo chiari, Franco: sembravamo stare in una botte di ferro e che il progresso potesse diffondersi, più o meno velocemente, in tutto il mondo. Poi è venuta la globalizzazione e gli immani spostamenti di popolazione. E la finanziarizzazione dell’economia. Tutti noi stiamo a piangere perché gli immigrati ci tolgono il pane. Non è vero, naturalmente, ma sembra così. E sembra perché i nostri capitalisti, invece di applicare a questa gente le “nostre” regole ne hanno approfittato per togliere i diritti conquistati da noi. Diciamolo, càspita, perché nessuno lo dice. Anzi si contua a cianciare di norme che facilitino il lavoro senza regole o con poche regole. Tutti stanno a cianciare di bilanci, debiti più o meno pubblici e non si accorgono che con queste regole il mondo muore e lo sviluppo non si diffonde. E piangiamo, piangiamo mentre tutti sono responsabili anche se sono in parte vittime. Allora diciamo che Ottone ha ragione? Sì, diciamolo. Ma nello stesso tempo diciamo che i monti, i napolitano, i partiti sono tutti fuori fase e, come dicono a Roma, “nun c’hanno capito gnente”.

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