scritto da paolacon il 29 06 2015

 #foto  alberi genealogici

Mario è stato fotografo professionista ed ha una grande sensibilità per guardare a fondo le situazioni.
Le foto lo affascinano e non solo quelle dei grandi fotografi…

Con questo mio piccolo post, vorrei… parlarvi non… dei grandi fotografi, che ci hanno regalato immagini, che sono diventate icone dell’immaginario collettivo.
Non della ottava arte (appunto la fotografia), non dei grandi artisti che hanno saputo fare della fotografia un’arte con la A maiuscola.
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Ma.. della fotografia del “quotidiano”, di quella fotografia dilettantistica che… ci ha accompagnato, seguendo i nostri momenti di svago, di divertimento, di documentazione delle ricorrenze a noi più care, del nostro vivere.
Le fotografie scattate da noi “dilettanti,” di cui sono pieni i nostri album, le nostre pareti, le nostre vecchie scatole di biscotti, fatte di metallo.
Le foto dei nostri attimi, documentati con semplici macchinette fotografiche di plastica o di bachelite.
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Foto scattate al mare, in montagna, che ci fanno ricordare le nostre vacanze, i nostri amori, le nostre feste di comunione, di compleanno. Chi non ha in un cassetto, su di un mobile, in bella vista, raccolte in gruppo, incorniciate con cornici variegate (di plastica, di legno, d’argento) una fotografia che ricordi un momento una persona particolare, che ci porta con il cuore ad un legame affettivo speciale. Miliardi di fotografie scattate in tutto il mondo, che conserviamo perché legate al nostra quotidianità, ai nostri momenti passati, trascorsi felicemente e anche no.
Momenti che ci toccano sentimentalmente, che ci fanno ricordare il tempo trascorso, la nostra gioventù, i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri figli piccoli, i nostri nipotini.
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Quando rivediamo le foto, magari dei nostri genitori, che abbiamo in bella vista sul comò, sul comodino, su di un mobile in soggiorno, quanti ricordi di vita vissuta esse ci fanno rivivere?
Sono immagini che guardandole ci danno in un lampo, in un millesimo di secondo, uno spaccato… di ricordi, di sentimenti, di sensazioni.

Molto spesso, mi capita, di soffermarmi sulla foto di un mio caro e quella immagine mi ferma il tempo mi fa ricordare quel momento vissuto, quando è stata scattata, mi fa tornare alla mente quella persona ritratta e momenti particolari vissuti e goduti con lei.
Quanti di noi hanno in casa foto sfocate, mosse, con oramai i colori sbiaditi, foto… in bianco e nero che, se pur non tecnicamente perfette, fanno parte di noi, ci accomunano alle persone ritratte, perché… scattata da noi.
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Oggi la fotografia è cambiata, ci accompagna ancora di più nella nostra vita quotidiana, ci sono i telefonini c’è il selfie. Le foto si inviano, si ricevono alla velocità della luce.
Si è perso l’attimo di riflessione per esse, per soffermarci per godere di un attimo fuggito che ci fa ancora riflettere e pensare.
Una volta si pensava che la fotografia rubasse l’anima del fotografato, no… non gli ruba l’anima, ma… gli ferma il momento, gli ferma l’attimo, lo imbalsama, perché… noi possiamo rivivere nel poi, quel attimo, quel momento trascorso.
La foto un flash che racchiude che imprigiona un momento di noi, che ci permette di rivivere un momento della nostra vita.
un pannello di ricordi

Anche voi avrete in casa delle foto alle quali siete affezionati.
Foto di viaggi, di matrimonio, comunioni o solo ritratti, foto dei bimbi o foto antiche.
Ce lo volete raccontare se vi va?

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Stiamo vivendo e leggendo cose tristi, molto tristi in questo periodo,
allora perché non pensare a qualcosa di allegro?

Pensiamo al sole, alle ghirlande di fiori, ai pic-nic, alle nottate all’aperto, ai canti, alle bevute insieme, ai giochi di gruppo nei campi, al ballo intorno al palo fiorito della fertilità.

Ai falò. Sono i riti delle feste per il solstizio d’estate.
Questo è proprio quello che accade in Svezia durante questo fine settimana: quello del 21 giugno, ovvero del solstizio d’estate.

passato e presente

Solstizio = “solis” (sole) e “statio” (fermata, stazione).
Concretamente, in questo giorno il sole raggiunge la massima distanza dall’equatore e si ferma per iniziare la sua fase discendente.

Il 21 giugno, è la giornata più lunga dell’anno, ha più ore di luce e si esalta il sole nel giorno del suo tripudio, con un’infinità di feste, che durano in Svezia addirittura tre giorni.
A partire poi da questa data comincia la fase discendente e le ore di luce poco a poco diminuiranno fino ad arrivare al solstizio d’inverno con la notte più lunga dell’anno.
Ma parliamo delle feste legate al 21 giugno. Nel Nord Europa, in tutti i paesi vicini al circolo polare artico questo periodo è speciale, e più si va al Nord e più lungo è il giorno, fino a cancellare totalmente la notte.

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A San Pietroburgo si festeggiano le molto famose “notti bianche”, e nei paesi scandinavi, in Svezia soprattutto, è una festa molto sentita, quasi alla stregua del Natale.

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Questa Midsommar è la ricorrenza più importante del calendario svedese. Pranzi infiniti a base di cibi e bevande tipiche come le aringhe marinate (sill), patatine novelle con erba cipollina e panna acida e tanto snaps.
Tutti con le corone di fiori tra i capelli, infatti è d’obbligo ornarsi con coroncine di fiori, preparare pic-nic e grigliate con contorni di verdure nuove, fare musica e danzare, cantare e danzare in una notte che non arriva mai perché il sole non tramonta.
Midsommardans  Midsummer

In tutta Europa viene inoltre celebrata la “Fête de la Musique”, la Festa della Musica Europea, festa in cui artisti proveniente da tutto il mondo trasformeranno ogni piazza, strada, chiese, angoli della strada, caffè, bar in un palco improvvisato, dove poter suonare e dare spazio alla musica, in una incredibile condivisione e scambio di culture e suoni e balli. La settimana prosegue con celebrazioni e feste fino a terminare con i fuochi della notte di San Giovanni.

Adesso a voi, in Italia ci sono tante tradizioni se ne conoscete, particolari del vostro paese o della vostra città, perché non condividerle con gli altri Eldyani?
Completo con due filmati. Uno, anche se non è in italiano, è piuttosto comprensibile… e divertente

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

M libri

Da oggi e per diversi giorni, i nostri ragazzi, nipoti, nipotini, loro amici e figli di amici, saranno impegnati nella prima vera grande prova della vita: l’esame finale della scuola dell’obbligo.

Poi ci sarà l’università per alcuni, il lavoro per altri, e tante scelte positive, si spera.
Pensando all’importanza della cultura, della conoscenza e dell’istruzione, dedico a loro tutti una poesia del grande poeta e drammaturgo tedesco Bertoldt Brecht, scritta in momento davvero drammatico, cioè nel 1933.

Nel gennaio di quell’anno Hitler aveva preso il potere in Germania e subito venne limitata la libertà di stampa. Il 10 maggio, a Berlino e in tutto il paese poi, i nazisti bruciarono 200.000 libri di autori non graditi al regime.

Così grande era la paura della cultura!

Elogio dell’apprendere

Impara la cosa più semplice! Per quelli

il cui tempo è venuto

non è mai troppo tardi!

Impara l’abbiccì: non basta, è vero,

ma imparalo! Non avvilirti!

Comincia! Devi sapere tutto!

Tocca a te prendere la direzione.

Impara, uomo all’ospizio!

Impara, uomo in prigione!

Impara, donna in cucina!

Impara sessantenne!
Tocca a te prendere la direzione!

Frequenta la scuola senza tetto!

Procurati sapere tu che hai freddo!

Affamato, impugna il libro: è un arma.

Tocca a te prendere la direzione.

Compagno, non temere di chiedere!

Non far credito a nulla,

controlla tu stesso!

Quello che non sai di tua scienza

In realtà non lo sai.

Verifica il conto:

tocca a te pagarlo.

Poni il dito su ogni voce,

chiedi cosa significa.

Tocca a te prendere la direzione.

Quello che Bertolt Brecht sottolinea con questa sua “Lob” è una meditazione, lui dà consigli e soprattutto dice che la conoscenza affranca e libera.

Si rivolge direttamente ai più deboli e li istiga a istruirsi, li chiama uno per uno, gli dà del tu perché alla fine, dice:  siete voi che dovete prendere il potere, (Brecht lo chiama Führung : il comando)
Questa poesia elogia l’apprendimento attraverso le parole di uno dei più grandi autori tedeschi del Novecento.

Bertolt Brecht glorifica il valore dell’istruzione, la forza dell’essere istruiti e del sapere.

Secondo l’autore l’istruzione e la conoscenza  permettono di difendersi dai soprusi, dalle prevaricazioni; se si sa, si è forti e si può fare fronte a molte difficoltà, superare tanti problemi ragionando con la propria testa. Non è stato un caso che nel passato i governanti, essi principi o dittatori o imperatori, abbiano sempre cercato di tenere i loro sudditi lontano dalla cultura e non è neppure un caso che in Cina abbiano creato gli ideogrammi così difficili e non un alfabeto, proprio per tenere il popolo lontano dalla scrittura e dalla conoscenza.

Auguri ragazzi per l’esame e per la vita e ricordatevi sempre che si può perdere tutto, beni, potere, famiglia, amore, tutto, ma quello che si è appreso non lo si potrà mai perdere, nessuno ce lo potrà togliere.

 

Un grande “in bocca al lupo!”M In bocca al lupo

 

 

 

scritto da paolacon il 10 06 2015

Ho ascoltato questa notizia alla radio stamani e mi è sembrata interessante:

“nel 1938, durante il nazismo, le fu negato il dottorato, oggi a quasi 80 anni di distanza, l’Università di Amburgo le conferisce il dottorato.”
Aveva fatto degli studi molto brillanti, una ricerca pediatrica sulla difterite come tesi di dottorato, eppure il regime nazista non permise a Ingeborg Syllm-Rapoport di conseguire la laurea in medicina, perché figlia di madre ebrea.
Era nata nel 1913 da un matrimonio misto e, sebbene fosse stata educata nella religione protestante, fu riconosciuta come ebrea e le venne negato il dottorato. Oggi, alla tenera età di 102 anni ha coronato il suo sogno e l’Università di Amburgo ha riparato l’ingiustizia.

nel 1938
nel 1938
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La motivazione della impossibilità a farla laureare

Nel 1939, da sola, Ingeborg Syllm-Rapoport emigrò negli USA, dove esercitò la professione di pediatra negli ospedali di Brooklyn, Baltimora e Ohio. Molto più tardi si trasferì in Germania est dove divenne un’importante professoressa di neonatologia.
“Non ho voluto difendere la mia tesi per il mio bene. Dopo tutto, all’età di 102, non è stato esattamente facile per me affrontare tutto questo. Ma l’ho fatto per le vittime “, ha detto Syllm-Rapoport – “Fu una delle tante vergogne per la scienza e per la Germania”.

la discussione della tesi
la discussione della tesi 
il Rettore le conferisce la laurea
il Rettore le conferisce la laurea

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scritto da paolacon il 3 06 2015

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In una delle sue e-mail, che mi mandava regolarmente, Maria scrisse: “La più grande cosa della vita è mantenere la mente giovane. Ogni giornata è una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza.”
Aveva una grande determinazione e forza, tanta curiosità per tutto e un’infinita voglia di star bene.
Ha lottato fino all’ultimo, sempre con grande fiducia.
Spesso passava di qua, da Parliamone e lasciava un saluto, la richiesta di una preghiera.
Maria ci chiedeva di pregare per lei, ma ce lo chiedeva con estrema dignità e coraggio.
Una delle ultime volte che mi ha scritto per e-mail, mi ha lasciato tanti pensieri e riflessioni, quasi intuisse che anche io ero molto malata, sebbene non glielo avessi detto, per non darle una preoccupazione. E quelle sue riflessioni hanno dato tanto coraggio anche a me.
Grintosa e determinata come era scrisse: “E poi ci saranno sempre dei sassi sul mio cammino.
Dipende da me se farne dei muri o dei ponti. È normale che io abbia paura, l’importante è che essa sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna che io mi lasci sopraffare da essa, altrimenti diventa un ostacolo che mi impedisce di andare avanti.
Chi è coraggioso ha la stessa paura di chiunque altro, solo che ha deciso di non vivere più come se ne avesse ancora. Mi piace pensare che quello che metto nella vita degli altri, riempie la mia.”
Ma nell’ultima sua lettera c’era come un cedimento, temeva di perdere la sua autonomia.
Cara Maria, hai dato tanto agli altri, fino all’ultimo, lì al Santa Chiara e qui in Eldy. Tu con quei sassi hai fatto dei ponti, grande era il tuo amore per il prossimo.
Mi dispiace tanto tanto, sarà difficile dimenticarti.
Grazie Maria.

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Per cortesia, chi ha conosciuto Maria, scriva qui nei commenti, così saremo in grado di inviare alla famiglia i vostri ricordi. Nel rullo si perdono.

 

Ecco di nuovo Franco che ci fa riflettere su uno dei tanti “pessimi comportamenti” di noi italiani…
1.000 euro…..1.200 con IVA !
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Parlavo giorni fa con un vicino di casa in merito ad un ripristino delle parti murarie delle nostre villette a schiera con costi intorno ai 1.000 euro (normale manutenzione)…….1.200 circa con IVA !

Ecco è quel……con IVA , che tutti sentiamo dall’idraulico, dall’elettricista, dal falegname, dall’imbianchino, dal meccanico, dal commercialista, dall’avvocato …….e appunto dal muratore, tanto per citare i mestieri più usuali dove questo dubbio amletico viene posto ad ogni normale cittadino. Sinceramente non mi tiro fuori da queste “piccole evasioni fiscali” , quindi non scaglio nessuna prima pietra , anche se diciamocelo sinceramente , scoccia regalare allo Stato… 200 euro, quando ci sono evasori totali miliardari.
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Mi è venuto però lo sfizio di supporre qualche conteggio. Ho preso come buoni i 1.000 euro citati, non è difficile arrivarci con una riparazione un po’ importante all’automobile, o ad un paio di stanze da imbiancare …o appunto un muro da rintonacare . Su sessanta milioni di abitanti forse tre milioni (5%) si troveranno ogni mese ad affrontare un onere simile decidendo di non gravarsi di maggiori spese ” a favore dello Stato”.

Ritengo comunque sia un conteggio scarso , perché a mio parere sono molti di più quelli che spendono quella cifra (ma anche cifre inferiori e superiori).
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Consideriamo comunque i 200 euro citati (tale è circa l’IVA dei 1.000 euro), la moltiplichiamo per 3.000.000 e abbiamo 600.000.000 euro evasi in un mese , senza contare che i professionisti in oggetto sono pagati in “nero” con le conseguenze che ne derivano. Se consideriamo l’evasione annua (600.000.000 x 12) arriviamo a 7.200.000.000 (sette miliardi e duecento milioni di euro) di IVA evasa (solo per la soglia dei 1.000 euro !!!!!!!!!).

Non ho trovato sul Web riscontri di tali ragionamenti ne di cifre che potessero avallarli ed è per questo che porto il quesito alla vostra attenzione e ai vostri commenti.
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Basterebbe che lo Stato desse la possibilità di detrarre tali spese , come lo si fa con quelle mediche , anche limitandole a quelle per la propria casa , per la propria automobile e per spese istituzionali (notai, avvocati, commercialisti)….. sarebbe già un grande passo, ma soprattutto porterebbe ad una maggiore moralizzazione, facilitando l’opera del fisco versi gli evasori maggiori.

Tutte le citta italiane hanno qualche particolarità che merita di essere raccontata e conosciuta.

Ci sono parole o frasi che si usano spesso in senso scherzoso, ma che hanno una storia che non tutti conoscono.

In Toscana, i toscani veri, usano un vocabolo che, a seconda com’è rivolto e a chi,  può essere un segno d’amicizia o un insulto: è il caso di “bischero”.

Guglielmo è fiorentino e, siccome Leo gli ha chiesto il significato e l’origine della parola “bischero”, gli risponde qui con questo post.
Potrebbe essere l’inizio di una serie.
Conoscete altre parole che potrebbero essere interessanti? Perché si dice… … ?

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I Bischeri furono una cospicua famiglia fiorentina, il cui cognome costituisce una famosa etimologia popolare.
Ma “bìschero” è il tipico appellativo toscano indirizzato a persone poco furbe e ingenue.
Eppure questa famiglia, a dispetto della spiacevole fama che l’accompagna, ebbe una notevole importanza economica e politica nella Firenze medievale e seppe anche riprendersi dal tracollo economico da cui ebbe origine il termine spregiativo.
Si hanno tracce dei Bischeri in Firenze fin dalla metà del XIII secolo e nei decenni successivi questi si imposero come ricchi possidenti e mercanti, conseguendo molte cariche pubbliche, tra cui ben 15 priorati dal 1309 al 1432 e due gonfalonieri di Giustizia.
La famiglia Bischeri aveva le proprie case nella zona tra Piazza Duomo e via dell’Oriolo, nota oggi come “Canto dei Bischeri”. Per quanto riguarda il poco gradevole appellativo, la tradizione fa risalire la sua origine al tempo della costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. I Bischeri possedevano, infatti, diverse case, nell’area dove la Repubblica Fiorentina aveva progettato la costruzione del Duomo e il governo aveva offerto loro una congrua somma di denaro, per acquistare e liberare l’area. Si narra che la famiglia si rifiutasse allora di accettare l’offerta, volendo tirare ancora sul prezzo (tutti i terreni della zona erano saliti di valore per speculazione, da quando era stato iniziato il progetto della cattedrale) ma alla fine essi tirarono troppo la corda, facendo perdere la pazienza al governo fiorentino che espropriò le proprietà e risarcì i Bischeri con ben pochi fiorini d’indennizzo. Alcune versioni popolari più fantasiose parlando anche di un fortunoso incendio delle case dei Bischeri, ma si tratta di invenzioni.
Da questo tracollo finanziario la famiglia seppe riprendersi bene in seguito, nonostante una indubbia e poco gradita celebrità, che probabilmente fu una delle cause del cambio di nome familiare.

La decadenza della famiglia iniziò nel 1434, quando Barnaba, l’ultimo priore della famiglia, fu esiliato per dieci anni a Napoli per volere di Cosimo il Vecchio.
Queste notizie storiche son tratte da Wikipedia.

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scritto da paolacon il 27 04 2015

barchetta

Quello lì

 …allora vediamo di fare il punto e capire dove possiamo essere:
è l’alba da poco e il sole sorge alla mia destra perciò, dove sorge il sole è l’est… e alla mia sinistra, quindi, è l’ovest..
per cui il nord è di fronte a me…..e dietro di me sta il sud!
Bene, adesso che lo so che ho risolto?. Niente.  Non so neppure dove eravamo ieri sera e da che porto siamo salpati.
So soltanto che papà, dopo aver chiuso la fabbrica, ha comprato una grossa barca e da allora siamo in giro per il mondo!
Lui, io, la mamma e l’equipaggio di colore.
Ora, l’unica cosa certa è che devo nuotare.
Nuotare senza stancarmi eccessivamente, cosi mi ha insegnato l’istruttore di nuoto in piscina. Non devo perdere le forze.
Se mi lascio andare è facile che, respirando, mi entri acqua nei polmoni e sono fregato. Comincerei a tossire ed entrerebbe altra acqua finché morirei soffocato….
 Ma che mi sto a dire?  Cerco di imbrogliarmi da solo!
Sei spacciato, fattene una ragione. Ad un certo momento ti prenderanno le allucinazioni da stanchezza, da paura. Ti prenderà il sonno, la temperatura corporea scenderà, ti verranno i brividi, le labbra viola, i polpastrelli delle dita delle mani raggrinziti, ti prenderà il torpore come quelli che congelano in montagna e poi piano, piano si addormentano…..
Crederai di vedere navi che ti vengono a salvare, sentirai voci che ti chiamano, risponderai a quelle voci e ti stupirai  perché nessuno risponde ai tuoi appelli.
Dovrai stare attento nel pomeriggio: la direzione del sole non è quella che credi. Se segui il sole corri il rischio di girarti attorno all’infinito. Allora? Allora alla notte dovrai seguire la stella polare!
….Ma che ne so dove è quale è la stella polare……. si è vero, a scuola l’abbiamo anche studiato ma adesso qui da solo in mezzo al mare… mica sono un marinaio io!!
Speriamo non mi prendano i crampi alle gambe: se dovesse accadere dovrei mettermi nella posizione del morto
e aspettare che passino perché, sforzare, sarebbe ancora peggio.
Ed ora mi pare si stia alzando il vento: le onde fanno la cresta e mi arrivano gli spruzzi negli occhi.
Dovrei avere la fortuna di trovare un pezzo di legno, un tronco. Se non sbaglio Colombo capì da questo che  ci dovevano essere altre terre al di la del mare, proprio vedendo arrivare dopo le mareggiate piante a lui sconosciute.

Ragazzoooooo!!!! ehi ragazzoooooo! Ragazzoooooooooooo!!!!

Ecco che comincio a sentire le voci………
Tra non molto avrò anche le allucinazioni!

 Ragazzooooooooo!!! ehi, ragazzoooooo! voltati!  Dietro di te,…….. voltati…….

Ma quello è un uomo, un uomo vero…!
Un uomo aggrappato ad un tronco…..! Un uomo in mezzo al mare, da solo, come me?
Chi sei? che ci fai qui?
Sei stremato ragazzo, aggrappati al tronco anche tu , sarà la nostra salvezza!
Che ci fai qui, in mezzo al mare?
Ero sullo yacht di papà. Volevo vedere le stelle e la luna. Sono sceso da letto , salito in coperta e sono scivolato in mare e nessuno se n’è accorto……chissà dove sono già, adesso, loro…..
Ma non sei spaventato, ragazzo?
Certo che si, ma non serve a niente disperarsi, speravo di essere salvato da qualcuno e come vedi sei arrivato tu.!
E tu? invece? che ci fai qui in mezzo al mare?
Sto scappando! Scappo da anni…….. scappo io, stiamo scappando tutti……
Tutti chi? Perché? che avete fatto? e dove sono i tutti?
Non lo so. Eravamo tanti su quella vecchia barca, troppi: s’è rovesciata!
Ma da che scappate?
Guerre: scappiamo dalle guerre… eravamo in tanti sulla barca e cercavamo di arrivare in qualche posto dove non ci fossero guerre e si potesse vivere in santa pace.
Mah, io non so che dirti, ma so che papà dice sempre che ci sono guerre dappertutto oggi e dovrebbero arrangiarsi da soli! Da dove arrivi?
Dall’Africa!
L’avevo capito: sei scuro, nero!
E tu? ragazzo? tu sei bianco!
Si la mia pelle è bianca come quella dei miei genitori, però mi sembra che qui, il colore della pelle, faccia poca differenza…
Sei saggio, ragazzo!
E tu sei gentile, mi hai aiutato quando stavo per svenire dalla stanchezza.
Ce la faremo, vedrai!
Dobbiamo farcela: ti aspettano i tuoi genitori ed  a me mi aspettano i miei figli.

Uomo in mareeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!! uomo in mare a drittaaaaa!

È  il mio papà, è la barca del mio papà che viene a salvarci…!!!!

Figliolo grazie a Dio ti abbiamo trovato, finalmente!

Quell’altro lasciatelo a mollo….. ne abbiamo già tanti….. !!

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scritto da paolacon il 25 04 2015

 

 "la centralità del cappuccino" e un'"insensibilità politica e morale senza limiti" denuncia di Pierluigi Battista, sul Corriere di oggi
“la centralità del cappuccino” e un'”insensibilità politica e morale senza limiti”
denuncia di Pierluigi Battista, sul Corriere di oggi


Leggo su Face Book questo post e voglio prioprio condividerlo con voi.
Quante Volte la parola “vergogna” è stata usata a sproposito o manipolata… e sappiamo bene da chi, oggi va gridata forte, molto forte.

Che vergogna l’aula della CAMERA dei deputati vuota mentre si ricorda Giovanni Lo Porto.
Questo proprio quando si celebrano i 70 anni della liberazione e ovunque si legge un inno alla democrazia.
Il rischio di ipocrisia e retorica, e il danno di un Parlamento vuoto, presente in ogni schermo televisivo o di compiuter, è tutto lì.
La negazione visiva del rispetto del ruolo che i parlamentari dovrebbero avere, qualunque sia la legge elettorale che li elegge (riflettiamoci).
Onore e grazie a chi c’era e crede a ciò che rappresenta;
vergogna a chi ha deciso che poteva non esserci.
Ho visto fra gli ospiti in visita al Parlamento forse una classe di bambini. Cosa penseranno della serietà e credibilità di un Parlamento capace di non rispettare le regole della democrazia?
Lo porto

La Democrazia e la Resistenza, perché non muoiano, vanno nutrite con i gesti quotidiani, di coerenza e rispetto, del ruolo che si ricopre.
DI PARTICOLARE IMPORTANZA QUANDO SI è DI SERVIZIO AL MASSIMO LIVELLO DEL PAESE.
Discutiamone in questi giorni in cui si parla di RESISTENZA !
Al di là delle celebrazioni, la Resistenza per una vita civile e democratica come la viviamo? come la interpretiamo?
Ecco un esempio: i deputati, ieri, in troppi hanno ferito la democrazia e non sembra lo abbiano capito.

COSA NE PENSIAMO?
COME FARLO PESARE COSTRUTTIVAMENTE E NON FOMENTANDO IL QUALUNQUISMO?

 

 

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Franco mi ha scritto in una E-Mail : ” Invio questo articolo in qualche modo patriottico, mi sono stancato di sentir parlar male dell’Italia da parte degli italiani.” Lo pubblico molto volentieri e non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni.

 

Delenda Italia ( L’Italia va distrutta )

 

Prendo a prestito il motto di Catone per parlare della pulsione distruttiva o meglio autodistruttiva degli italiani. Leggo qualche stralcio da un articolo di Rampini che parla della sua partenza da Roma per New York….” …l’uomo in divisa dietro il gabbiotto di vetro sfoglia velocemente il passaporto, legge la carta d’imbarco e la destinazione: New York e mi chiede – va per lavoro suppongo? – gli rispondo – abito là – lui sorride – beato Lei!

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-……………Questo può accadere, temo, solo in Italia  tra tutte le Nazioni che frequento.  Non è immaginabile un poliziotto americano che all’uscita dal suo paese ti saluti dicendo – beato te che te ne vai !- , ma neppure un poliziotto francese, che magari è incavolato come noi col mondo intero, col suo governo, coi suoi superiori, ma sente di amare e rappresentare la “France” e si comporta di conseguenza”.

3 Poi essere a Roma e desiderare New York , dove ci sono ancora poliziotti che sparano ai neri, dove se non hai l’assicurazione sanitaria ti lasciano crepare, dove i “tagliatori di teste ” (i licenziatori), sono tra i funzionari meglio pagati, dove normalmente mangi un hot dog con molta senape, per non sentire le schifezze che ci sono dentro…è veramente assurdo. Abbiamo  qualche problema di sussistenza, i giovani non hanno lavoro e quindi sono  costretti  ad espatriare, ma dire proprio “che bello andarsene” …è troppo! Mi viene in mente un vecchio detto modenese ..”a forza di mangiar tortellini si desidera pane e cipolla”. Forse non ci rendiamo conto di dove stiamo ! Rampini prosegue….” A Lucca ho visitato un palazzo privato con al suo interno tesori tali che in America ne farebbero un museo di fama mondiale………A Milano mi hanno raccontato di un grande collezionista che ultimamente ha cercato di donare il suo patrimonio d’arte alla città, alla fine si è rassegnato a darlo al Getty Museum di Los Angeles………….Tutti quelli che mi chiedono come vien visto il futuro EXPO in America, ingenuamente rispondo la verità: per gli americani è una ottima idea aver unito due temi, come la qualità eccelsa dei cibi italiani e la sfida planetaria, di sfamare sette miliardi di persone, senza distruggere l’ambiente ….. ma poi vogliono solo che confermi la gravità di quanto è accaduto, con le tangenti e la corruzione, nonché i ritardi per completare i lavori dell’EXPO”.
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Questi sono i messaggi che mandiamo al mondo! Non importa se abbiamo le città, le coste, le montagne, i laghi tra i più belli del pianeta, non importa se il 70% dei beni culturali sono nelle nostre città e nei nostri musei, dobbiamo criticare, dobbiamo autoflagellarci, dobbiamo sparlare di tutto ciò che vien fatto sul nostro territorio. E non possiamo chiamarci singolarmente fuori, perché siamo i primi a trattar male le nostre bellezze. Andiamo alla sera in una delle tante spiagge libere italiane e potremo vedere cartacce, bottiglie e sacchetti di plastica, cicche, avanzi di cibo ecc. Abbiamo ragione di lamentarci dei politici corrotti (che abbiamo votato), degli sprechi, delle lungaggini procedurali, ma una volta tanto apriamo gli occhi e il cuore e diciamo ad alta voce che il nostro giardino è il più verde di tutti i giardini del mondo.
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scritto da paolacon il 12 04 2015

Alfred-Sandro ci regala un altro dei suoi racconti e, scanzonato come spesso sa essere, ci sorprende con un finale…

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-Hai paura?

-No! Te l’ho detto mille volte, non ho paura, e poi ci sei tu!

-Ok me lo hai detto ma ora ci siamo davvero e sta facendo buio.

-Sei stanco? vuoi che ci fermiamo un po’?

-Ho un po’ sete!

-Tieni…

-Solo un sorso, come mi hai insegnato. Così  mi disseto e non mi appesantisco la pancia.

-Bravo!

-… non sono stanco ma ci vorrà ancora molto?

-Ahahaha scommetto che invece hai paura!

-Ti ho detto di no, papà, non ho paura, non mi trattare sempre come un bambino per cortesia!. Ma qui nel bosco non mi pare che ci possa essere un posto dove fermarci questa notte!

-D’accordo non ti arrabbiare, ancora dieci minuti e vedrai che saremo arrivati. Alla fine di questo bosco c’è una grande radura, ci fermeremo li.

-Ma tu papà, come lo conosci questo posto?

-Ci venivo da ragazzo quando ero nei boys scouts, ero capo quadra.

-Ci sono rimasto finché non ho conosciuto la mamma e poi ho dovuto abbandonare!

-Perché? a lei non piaceva? Non avrebbe potuto essere anche lei boys scout?

-Innanzitutto le ragazze si chiamano scout-girl  e poi sarebbe stato difficile per lei ….

-Perché papà?

-Ricordi il nonno come era, no? Severissimo! Non glielo avrebbe mai permesso!

-Si, era molto severo, anche se lo ricordo poco. Ma ne serbo un bel ricordo: mi faceva giocare spesso e mi teneva sulle ginocchia. Ricordo ancora l’odore dei sigari che fumava! E ricordo che cantava bandiera rossa per fare arrabbiare la nonna. Taci che ti sentono…..gli gridava lei!!

-Tra poco saremo arrivati e potremo riposarci , poi monteremo la tenda e ci prepareremo qualcosa da mangiare.

-Meno male, ora davvero cominciavo ad essere stanco, papà.

-Ecco, posa lo zaino mentre apro il sacchetto della tenda, cosi poi mi aiuti a montarla.
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                                                                         §§§

Era la prima volta che papà mi portava in gita, lui ed io, da soli.

Erano passati diversi anni da quando mamma era morta e lui era caduto in una terribile depressione.

Prima era sempre allegro, sorridente, spiritoso…… quando tornava al venerdì sera dalle sue trasferte arrivava ogni volta con una sorpresa che in fondo non era neppure più una sorpresa: sapevamo che sarebbe arrivato con qualcosa, per cui ce lo aspettavamo e saremmo rimasti delusi se non lo avesse fatto.

E ogni volta riusciva a sorprenderci . Erano sempre cose curiose che trovava nei suoi lunghi viaggi attorno al mondo.

Una volta, in particolare, ricordo,  ci fece aprire un pacchetto.  Era tutto eccitato e aspettava le nostre reazioni. Dentro c’era un vecchissimo libro.

-Guardate, disse, è originale….. tutto scritto a mano in arabo antico!

Lo maneggiava con tanta delicatezza che per un momento ho creduto potesse essere uno dei libri dei Vangeli tanta era l’importanza che gli dava!

Il dono era per tutti e due: per me e per la mamma e la delusione fu di entrambi.

La reazione di papà fu violentissima.

-Non gradisci mai niente di quello che porto a casa ! Disse urlando rosso in viso.

-È così tutte le volte, tutte le settimane, quando torno.  E mi stai mettendo contro anche lui, mio figlio!

Non era vero…….. Mamma ed io eravamo sempre contenti di rivedere papà e non capivo perché dicesse quelle brutte cose.

§§§§
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-Beh! che ne dici? Con la camminata fatta per arrivare fino qui, il caldo, la sete e montare poi, anche la tenda, sembra buona anche questa roba in scatola…. no??

-Il fuoco lo spegniamo poco prima di dormire, come mi hanno insegnato negli scouts…..e intanto ci scaldiamo un po’ perché qui alla notte è freschetto anche in piena estate.

-Papà? oramai sono grande, mi dici perché litigavate sempre tu e mamma? Ho bisogno di sapere, papà!

-Guarda che bella luna piena c’è questa sera, e quante stelle…. figliolo! Da casa nostra da anni non si vedono più le stelle…….

-Sei imbarazzato, papà? forse non sono abbastanza grande per capire?

-Non è facile per un padre ammettere i propri errori sai?

-Provaci, papà!

-Capitava a volte, che telefonassi a casa perché avevo bisogno di qualche documento o informazione che non avevo con me ed allora la chiedeva alla mamma.

-Bene, molto, troppo spesso, il telefono era occupato oppure non rispondeva nessuno. E questo si è verificato per molto tempo.

Dopo le prime volte mi sono insospettito, poi, il sospetto, è diventata una fissazione, infine ossessione.

Mi ero convinto che avesse un amante con cui passasse il suo tempo in mia assenza e questo, avrebbe spiegato le sue assenze e le sue lunghe telefonate.

-Ma, papà…..!!!

-Aspetta! . Allora chiesi l’aiuto di un amico che lavorava per un investigatore….

Dopo non molto tempo Guido, cosi si chiamava, mi disse che si la mamma usciva tutti i giorni, ma andava al circolo dove organizzavano lavori, raccolte, pasti per i poveri che affollavano il circolo….Insomma io credevo che mi tradisse ed invece era volontaria!

Non ho avuto il coraggio di confessarle di aver dubitato di lei. Era già malata e in poco tempo volò via!

Mi prese il rimorso e caddi in una profonda depressione, ricordi? Tu eri ancora piccolo e non potevi capire.

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§§§§§

-Bene, giovanotto, sono contento che ti sia piaciuto, ne ero certo. So benissimo cosa si prova le prime volte che si dorme all’aperto e siamo stati fortunati di aver trovato bel tempo.

Forza, zaino in spalla e in marcia….. domani mi tocca andare al lavoro………..

-Dimmi un cosa, figliolo….. ti ha imbarazzato la storia che ti ho raccontato ieri sera?

-A proposito della mamma?

– Sì…….   Ma sai perché papà?…

Guido, quel tuo cugino, frequentava assiduamente il circolo e veniva a cena tutte le sere da noi e stava da noi tutte le notti……

Portava sempre un regalino a me e alla mamma…………

§§§§§§§
bosco8Nel bosco, al loro passaggio, si sentiva solo lo stormire delle foglie e lo scricchiolìo di qualche ramo secco mentre, improvvisa, saliva una densa nebbia grigia che avvolgeva ogni cosa, anche la mente……
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Che ne pensate? Ve lo sareste aspettato?

 

 gs sangue

 

Il mistero dei gruppi sanguigni

Chi ha subito una operazione chirurgica o ha fatto analisi del sangue approfondite (come i donatori) , conosce di certo il suo gruppo sanguigno che è formato da una o due lettere (A- B) o dallo 0 , più l’RH  positivo o negativo.

E’ una classificazione in base alla presenza o all’assenza di antigeni sulla superficie dei globuli rossi ,che possono essere proteine, carboidrati, glicoproteine o glicolipodi , questi elementi  sono trasmessi per via ereditaria.

Non voglio scendere in approfondimenti medico/biologici  perché non ne ho titolo e conoscenze , ma mi voglio divertire a parlare delle stranezze, più o meno suffragate dalla scienza ufficiale, di questi nostri fattori genetici.

Seguendo una certa letteratura nutrizionalista del professor Peter D’Adamo si evince che i vari gruppi sanguigni hanno un loro coinvolgimento sull’individuo e sulla sua alimentazione.
gs

Ad esempio :

Il gruppo 0 – quello del  cacciatore raccoglitore , è il più antico , risalirebbe a circa 40.000 anni fa , appunto quando gli uomini erano cacciatori e raccoglitori e si nutrivano di pesci, carne, bacche ,radici e semi. Quindi chi appartiene a questo “gruppo” ha un buon sistema immunitario e digestivo e i suoi cibi ottimali sono carne , pesce , frutta e verdura.

Il gruppo A – l’agricoltore  risale a circa 20.000 anni fa e si tratta di individuo con metabolismo opposto a quello 0. Ha un apparato digestivo ed immunitario meno forte e la sua alimentazione dovrebbe essere essenzialmente vegetariana con legumi, verdura, frutta, cereali e semi.

Il gruppo B – il pastore nomade  risale a circa 10.000 anni fa ed è un onnivoro a tutti gli effetti.

il gruppo AB – il moderno  risalirebbe a circa 1000 anni fa , cioè in epoca medioevale e la sua alimentazione  è intermedia tra il gruppo A e B.

Consideriamo ora il fattore RH o antigene Macacus  Rhesus , anche questo è sulla superficie dei globuli rossi ed è presente in oltre l’85% della popolazione mondiale . Questa proteina presente nel primate citato (scimmia) , avvalorerebbe la teoria Darwiniana dell’evoluzione della specie .
gs macacus gs sangue 3

Ma perché allora circa il 15% della popolazione è priva di questo fattore ?

Intanto vediamo come sono distribuiti i vari gruppi sanguigni:

0- RH positivo  è il 40 % della popolazione mondiale (gruppo sanguigno progenitore)

A- RH positivo  è il 36%        “

B- RH positivo  è il 7,5%       “

AB-RH positivo è il 2,5%      “

0- RH negativo  è il 7%         “

A-RH negativo   è il 6%         “

B-RH negativo   è l’ 1,5%      “

AB-RH negativo è lo 0,5%     “

Il 40% di quel 7,5% di 0-RH negativo è circoscritto in area europea (nord Spagna-sud Francia- Italia) e quasi assente in Africa – Asia e Americhe. A, B e AB con RH negativo sono conseguenze di quel 0-RH negativo primigenio.
gs tabelladonazionesangue

Si pensa che questa “mutazione” risalga a circa 35.000 anni fa in una ristrettissima area e quindi in pieno gruppo 0.

E’ una “mutazione ” per ora inspiegabile inoltre, come si sa, lo 0-RH negativo può donare il sangue a tutti , mentre lo può solo ricevere da quelli del suo stesso gruppo.

E’ quindi  possibile che esistano due tipologie di esseri umani , una che deriva dal Macacus Rhesus  e l’altra no ….simili ma geneticamente diversi ?

Nella maggioranza degli individui con gruppo 0-RH negativo si riscontrano caratteristiche particolari : sono bianchi ,di razza indoeuropea con capacità cognitive e sensoriali maggiori della media.

Abbiamo a che fare con sangue alieno ?

Ho come gruppo sanguigno 0-RH negativo ……….devo cominciare a preoccuparmi ?
gs alieni

C’è qualche altro Eldyano che entra nel “gruppo” dei mutanti ?

scritto da paolacon il 1 04 2015

 

                   Per non dimenticare e farci una risata

Pensate al proprietario chissà se si sarà fatto una risata

Pensate al proprietario chissà se si sarà fatto una risata

 

escher Pesci cielo e terra Gianni Maran
ANCHE L’ARTE NON SI DIMENTICA DEL PRIMO APRILE

con pezzi rigurgitati dal mare Pesci Daniela Verducci acrilico

manet natura morta pesci andy warhol fish

 un fiore

Una piccola variazione nel programma, la questione di un attimo e il corso della propria vita cambia.

In tanta tragedia di queste ultime ore, con lo schianto dell’aereo dell’Airbus, compagnia Germanwings, siamo venuti a conoscenza di due fatti diametralmente opposti.
Il caso ha salvato molte vite, lo stesso caso ne ha inesorabilmente condannate altre.

Quel volo, i ragazzi della scuola tedesca, in visita a Barcellona per uno scambio culturale tra scuole, sono stati a un filo per perderlo e salvarsi da un destino atroce.
I ragazzi si sa, sono sventati ed una delle ragazze del gruppo aveva dimenticato, in casa della famiglia ospitante, a Barcellona, il passaporto e tutti i suoi documenti utili per il viaggio. Il gruppo non sarebbe potuto più partire.
Ed ecco entrare in gioco il caso, quel caso, quella sorte che i latini chiamavano fors e da cui sono derivati tanti vocaboli italiani tra cui la parola fortuna. Ma è stata una fortuna?
La sorte si è materializzata nelle vesti della famiglia ospitante, che con generosità si è precipitata in aeroporto a consegnare il nefasto passaporto, così che le 14 ragazze e i 2 ragazzi hanno potuto “felicemente” prendere quel volo e precipitare nel baratro.
fortuna

E la dea bendata ha colpito ancora, stavolta in modo positivo:
i componenti della squadra di calcio svedese:  Dalkurd Borlänge, si sono salvati per miracolo, proprio grazie ad un cambiamento di programma fatto all’ultimo minuto.
La squadra aveva giocato a Barcellona e doveva tornare in Svezia, ma ci sarebbe stata una lunga attesa per la coincidenza a Dusseldor e così è stato deciso, di cambiare volo.
I fatti parlano da soli.
Concludo con una notazione di Knut Hamsun scrittore norvegese Nobel letteratura 1920
“Un caso che finisca bene è Provvidenza, un caso che termini male è destino.”

C’entra il destino? La provvidenza?
È solo il caso che decide delle nostre vite?
Una coincidenza?
Perché?

A chi ne ha voglia una propria riflessione …
(pca)

 Piccole emozioni, ogni giorno ce ne può essere una… inaspettata…
Vita vissuta, quante cose abbiamo tutti da raccontare…
Alfred-Sandro ce ne racconta qualcuna ogni tanto.
Io mi domando e domando a chi legge: “Mi sarei comportato come lui? Oppure avrei agito diversamente?”

barbiere

..col pennello morbido, Domenico, mi spazzolava il collo e cianciava, cianciava.
Cianciava di cose di cui mi rendevo conto, ripeteva
automaticamente da chissà quanti anni a tutti quelli che da sempre gli passavano sotto per farsi tagliare i capelli, adattandosi nel tempo alle varie mode.
Da sempre, da quando ragazzino imberbe spalmava di brillantina le teste di operai bruciati in volto dal calore dei forni dell’acciaieria, alla domenica mattina prima della messa, prima di tornare a casa col paccheto delle paste.
Il grande specchio rifletteva il mondo alla rovescia e nonostosante andassi in quel locale da anni e da anni quegli specchi stessero lì, ogni volta cadevo nel trannello: le persone riflesse che passavano sul marciapiedi non andavano in direzione della chiesa ma in direzione opposta, verso la farmacia….., e questo mi occupava la mente per i venti minuti che dovevo stare sulla poltrona del parrucchiere e tutte le volte lo specchio mi imbrogliava!
Quando entrava un nuovo cliente, al rumore della porta che si apriva, se non coperto dal frastuono del phon, veniva spontaneo osservarlo riflesso nello specchio. Era alle tue spalle ma era come averlo di fronte ed era inevitabile che pure lui, entrando, guardasse nello specchio, per cui erano due sguardi che si incrociavano involontriamente, pur dandosi le spalle.
barbier   barber
E fu proprio uno sguardo furtivo come quelli, che mi fece sobbalzare dal seggiolone senza poggiatesta, perché ormai il barbiere non è più barbiere ma “acconciatore”, ” hair-studio” e gli uomini non si fanno più radere. … con le bi-tri- quadri lama e i rasoi elettrici…..non serve più!
Era meglio John Wayne quando alla richieta del barbiere del selvaggio West se avesse dovuto fargli il contropelo radendolo, gli rispose solennemente
< NO. …PULITO MA UOMO! >.
Non lo vedevo da anni, ma quello sguardo nello specchio l’ho riconosciuto immediatamente… Moltissimi anni.

Eravamo ragazzi assieme, stessa età, stesse compagnie, stessi bar, spesso lui a casa mia , spesso io a casa sua.
Anche un anno a scuola assieme…..
I film di indiani e cow-boys ci avevano convinti a diventare “fratelli si sangue”: ci siamo procurati una lieve ferita al polso per essere fratelli con lo stesso cerimoniale dei films.
Arco-e-Frecce
Eravamo poveri allora. I giochi erano in strada. Decine di bambini che giocavano allegri, vocianti , sudati e sporchi, con le ginocchia e i gomiti spellati, sporchi e spettinati…….. ma felici.
Non c’erano pericoli allora. Andavamo noi a cercarci i pericoli arrampicandoci sui muri , sugli alberi, con le spade di legno e gli archi e le frecce fatte con rami freschi, flessibili.
arcoarcl'arco
Mi guardò anche lui per un attimo nello specchio, entrando… Certamente mi vide, non sono certo che mi riconobbe.
Erano davvero passati tanti anni, troppi. Eravamo cambiati. Cambiati nell’aspetto, cambiati nella testa, cambiati in tutto.
Eravamo molto poveri allora..
Alessandro Pomi l'ubriacoQuando suo padre tornava a casa ubriaco, incerto sulle gambe con stuoli di bambini che lo rincorrevano, lo deridevano, lo spingevano, gli urlavano in coro spregiativamente “spassin, spassin, spassin…” (spazzino) perché era netturbino e le poche volte che che non beveva o aveva bevuto poco riusciva a recarsi al lavoro.

Pieter Brueghel il Giovane L'ubriaco portato a casa dalla moglie (1616)

Pieter Brueghel il Giovane L’ubriaco portato a casa dalla moglie (1616)

E lui, se ne vergognava….

I bambini sanno essere molto crudeli……

 

Ho incrociato il suo sguardo attraverso lo specchio seduto sul seggiolone del barbiere e ho rivisto Peppe per un attimo, lungo in terra, sulla soglia di casa mentre blaterava qualcosa di incomprensibile e la moglie venirgli incontro con gli ochi lucidi.
Ho pensato che forse anche lui incrociando il mio sguardo abbia avuto la stessa visione …
forse ha rimosso tutto, forse veramente non mi ha irconosciuto

Ho pensato fosse giusto rimuovere pure io…… fare finta di non riconoscerlo.

Domenico mi ha tolto gli ultimi capelli dal collo col morbido pennello, un ultimo colpo di spazzola…..sono uscito dal locale senza voltarmi ……

senza salutare…… col groppo in gola!