scritto da paolacon il 29 10 2014

Sulla “Stampa”, proprio di ieri, è apparso un articolo sui sefie e sull’uso di genere. Ho chiesto a Franco di leggerlo e sintetizzarlo per noi, può essere interessante.


Paola  mi ha chiesto di leggere l’articolo di Giovanni Cantone …”selfie , le donne lo fanno di più”, da una ricerca condotta dalla Fondazione Ibsa e dall’Università Cattolica.
Chiedere ad un maschio di stigmatizzare un poco le femmine è come invitare un oca a bere.
Sembra che il selfie sia più amato dagli estroversi e quindi il mondo femminile ne è più coinvolto.
…”le regine del selfie sono le donne che si fotografano più degli uomini , risultano più interessanti anche le motivazioni interiori (mi faccio selfie per mostrare come sono e come mi sento). Inoltre le esponenti del gentil sesso affermano di sperare maggiormente di ricevere commenti positivi dagli amici e sui social network , ma temano anche di ricevere commenti negativi dagli altri “( o dalle altre !?!?).
…….” un selfie, spiega Giuseppe Riva, docente di psicologia ,è da considerarsi differente dall’autoscatto , il quale non prevede la componente “social” nella condivisione ,è differente anche dal self-shot , termine che nel contesto dei nuovi media identifica la fotografia di se stessi a sfondo erotico.”…. (in questi casi l’universo femminino ha certamente “più argomenti”).
Ora le donne fotografano tutto di se stesse ..oltre al corpo e al viso …..i tatuaggi , i piercing , le unghie colorate in mille modi ecc. ecc. basta apparire !
La tecnologia e la società incoraggiano queste forme comportamentali di auto espressione e narcisismo …….in fondo “la vanità è donna”………..ma noi stiamo prendendo la rincorsa.

 

Se ci fossero stati i selfie...

Parto da un articolo di Filippo Ceccarelli che appunto parla di selfie……”  Ferma emozioni. Amplifica il caos. Reinventa  le identità. Veicola la popolarità. Disperde la memoria. Scaccia la solitudine . Moltiplica gli specchi di Narciso. Decontestualizza le parole . Assolve i pensieri . Esemplifica le opere. Polverizza la storia. E dice , in buona sostanza : noi esistiamo ! “
Basterebbero queste elencazioni per definire questa “moda” che parte dai cosiddetti telefonini , dagli smartphone , insomma da tutte queste nuove  diavolerie che fanno anche “le foto”.
Ormai è diventato un vezzo mostrare il nuovo ” galaxy ” e fare “selfie” con gli amici al sabato sera mentre mangi la pizza , o quando vai alla fiera di Roccacannuccia  e ti fotografi davanti alla coloratissima bancarella dello zucchero filato. Se poi incontri un vip , che potrebbe essere anche solo un  partecipante a qualche stupito talk show  ….ecco che scatta il selfie.

E si ammucchiano a migliaia nella memoria del cellulare……queste faccette sorridenti, che spesso verranno guardate una sola volta per poi perdersi nei meandri dei circuiti elettronici. Forse solo per qualche signora , che ha la fortuna di fare selfie con George Clooney …… il suo  scatto rubato potrà assurgere alla dignità di poster.
Ma perché lo facciamo ?
Per far vedere il nuovo smartphone ? Per mettere nella memoria ogni attimo della  vita , come se fosse sufficiente una lunga sequenza di immagini per essere certi che esiste una realtà ?
Cartesio viene superato…… il suo “penso quindi esisto” ……ora sarà ….”faccio selfie quindi esisto !”


Oggi è l’immagine che conta …..l’amica ti telefona agitatissima ….”Guarda la TV locale XY alle 14 ….perché al supermercato mi hanno intervistata” ….e per trenta secondi di ripresa …ti senti vivo….importante….sei stato in TV.
Non dobbiamo stupirci … “selfie” vien fatto dai i capi di stato, dai ministri, dai pontefici ….quindi andiamo avanti così …un bel “cheese” con un sorriso a 32 denti e sommiamo immagini ad immagini , in fondo spectaculum facti sumus !!!!!

Vietato fare selfie con le banane

scritto da paolacon il 16 10 2014

Bracco, dopo molto tempo ci manda un articolo e c’è di che riflettere tanto, già dal titolo.

                                                  NELLA VITA TUTTO PASSA

 Se tutto passa attraverso la vita, solo attraverso di essa possiamo arrivare a capire che cosa significa esistere. La nostra vita avanza attraverso i suoi diversi cicli, dove ogni cosa passa. 
Quante volte ci chiediamo qual è il senso della vita, e cerchiamo di dare un significato. Nel momento che la vita la viviamo, il senso lo diamo noi, con le azioni del presente e con il progettare il futuro. Il senso della vita potrebbe essere semplicemente quello di viverla.

Se da un lato è indubbio che la vita oltre ad essere stupefacente, per certi aspetti, significa sofferenza.

La sofferenza è generata dal legame, dalla relazione dell’amore perché nel profondo di noi stessi
c’è la paura di perdere questo legame, di perdere qualcuno dei nostri cari.
L’accettazione del nuovo stato di vita è un qualcosa facile a dirsi e difficile a farsi.

Mi viene in mente un racconto di “qualche tempo fa


C’era una volta un re molto buono e saggio, nella sua lunga vita aveva costruito un regno solido, giusto e combattuto anche dure battaglie. Giunto ormai in vecchiaia senti avvicinarsi l’ora della propria morte, era sempre più debole e stanco, così una notte chiamò al suo capezzale il figlio beneamato, che sarebbe dovuto succedergli nel portare il faticoso fardello della corona.

Con le ultime forze rimaste, alla luce delle candele, gli parlò:

“Caro figlio, il mio tempo è ormai trascorso, ora tocca a te continuare ciò che io incominciai. A sigillo di quanto ti dico ti dono questo mio anello, è un anello magico e molto prezioso, al suo interno vi è un’iscrizione, io l’ho letta sempre nei momenti difficili della mia vita, ma anche nei momenti belli, dove la vita mi sorrideva meravigliosamente e mi ha sempre aiutato. Tienilo, mio caro, è il dono più importante che ti faccio”.
Queste furono le sue ultime parole, si spense serenamente il mattino come le candele che avevano rischiarato la sua ultima notte.
Il figlio, ormai re, con le lacrime agli occhi prese l’anello dalle dita ormai fredde del padre, ma prima di infilarselo al dito lesse all’interno i piccoli caratteri antichi, c’era scritto:
Tutto passa“.
Tutto passa, tutto si trasforma.

Accettare questa semplice verità richiede una grande forza, perché per natura tendiamo ad attaccarci a ciò che ci piace, a ciò che amiamo.

Per concludere una simpatica meditazione di Woody Allen.
La cosa più ingiusta della vita è come finisce.

Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo…

Cosa ottieni alla fine? La morte.

Che significa! Che cos’è la morte?

Una specie di bonus per aver vissuto?

Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.

Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero.

Poi in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani.

Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e

per quarant’anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione

Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo.

Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità,

diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre,

passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell’orgasmo!

scritto da paolacon il 7 10 2014

 

Leggo sul giornale… un altro punto da tenere in considerazione
Che ne pensate?

– Circa l’80% dell’intelligenza dei bambini è dovuta alla loro madre.  E’ questo il quadro che emerge da uno studio condotto da. Dr. Christopher Peterson dell’Università del Michigan su un campione di oltre 3.500 bambini con un’età compresa fra i 4 e i 9 anni e i relativi genitori.

Per rintracciare la provenienza dell’intelligenza dei piccoli, Peterson ha somministrato dei test d’intelligenza alle coppie e ai bambini, riscontrando, che, le aree in cui i piccoli tendevano ad eccellere, erano in 8 casi su 10 quelle in cui anche la loro madre otteneva ottimi risultati.

Una percentuale che saliva fino al 90%  e più quando ad essere testate erano specifiche aree dell’intelligenza, ovvero:

– Intelligenza linguistica verbale (capacità di scrivere, comunicare, giocare con le parole, creare rime, poesie, filastrocche);

– Intelligenza musicale (capacità di riconoscere timbri, suoni ed imitare il tono di voce altrui);

– Intelligenza intrapersonale (comprensione di sé e delle proprie emozioni con conseguente inserimento sociale);

- Intelligenza interpersonale (comprensione delle esigenze e dell’interiorità altrui e attitudine alla leadership).

scritto da paolacon il 7 10 2014

************************************************************************************
************************************************************************************

Il signor Giuliano Cei, che è stato utente di Eldy col nome prima di giuliano.rm e successivamente di “giulian4.rm”, mi ha pregato di precisare che lui non è più iscritto in Eldy, non intende rientrarci “né dalla porta né dalla finestra” (parole sue testuali) e non è quel Giuliano che ha commentato sia in Parliamone che in Incontriamoci.  Mi ha inviato una e-mail pregandomi di specificare che lui, Giuliano Cei, non ha nulla a che fare con il suddetto Giuliano, se non nell’omonimia e mi ha pregato di pubblicare questo chiarimento.
Il signor Giuliano Cei è venuto a conoscenza di tali commenti dietro segnalazione.
************************************************************************************
************************************************************************************

BATRACOMIOMACHIA

- Ciao Al
– Ciao Fred
– Come va?
– Non me lo chiedere!
– Va bene allora non te lo chiedo……………..
———–
———–
———–
– …………Vabbè allora te lo dico!
– Non ti ho chiesto niente, eh io?
– Sì è vero, non hai chiesto niente ma è come se lo avessi fatto….
– Come sarebbe a dire???
– Fremi! si vede che fremi !
– Non fremo affatto!
– Si fremi!
– No, sei tu che sei impaziente di dirmi qualcosa.
– E’ vero…. non riesco mai a nasconderti qualcosa!
– Che c’è questa volta?
– ….Topi!!!!
– Topi?
– Topi!   Topi grandi come gatti…..

– Ma và!!!  e dove li hai?
– In testa……
– Ecco lo sapevo che era un’altra delle tue stupidaggini: se tu mi  dicessi che in testa hai i pidocchi, potrei anche crederti, ma i topi!!!
– Me li sogno la notte, Fred. Li sogno e sembrano veri, mi spavento!!!

– Ne hai visti durante il giorno? e dove? Perchè sai che ci sono i topi bisogna provvedere in tempo, provvedere a chiamare una di quelle ditte che fanno la disinfestazione e…
– Ecco, vedi come sei, Fred, io dico che dormo male, non riposo, ho gli incubi, mi spavento, mi rivolgo a te fiducioso e speranzoso e tu che fai?  Pensi a disinfestare !
– No, Al, cerco solo di capire come possono esserti venuti in mente questi topi!
– Già, tu trovi sempre una scusa per tutto! Della mia salute non t’importa niente!
– Piantala …e vai avanti !
– Va bene.
– Fred, tu sai cosa è la BATRACOMIOMACHIA?

– Bata…che?
– Batracomiomachia: la guerra tra  le rane e i topi!
– No, Al , mai sentito……. che roba è?
– Sai che a me piacciono le parole crociate , no?
– Sì lo so, dedichi molto tempo a risolverle.
– Sì vero.
– Ebbene che c’entra e di che si tratta?
– Ecco, ti spiego. Non conoscevo questa strana parola.  Non la conscevo, per cui mi impediva di finire lo schema.
– Neppure con gli altri incroci riuscivo a terminare.
– Embè, anche se non lo finisci uno schema non succede mica niente! Eppoi sei anche scorretto, Al, hai appena detto che te ne mancava una soltanto mentre te ne mancava altre….gli incroci!
– Certo Fred, certo. Ma solo con quella lo avrei finito lo stesso.
– D’accordo, avresti finito lo schema ma non puoi dire che lo avresti risolto tutto……ti sarebbero mancate parole lo stesso!
– Fred? devi sempe sminuire tutto quello che faccio? Lo scopo di uno schema di parole crociate  quale è? Quello di essere completato ed io l’ho fatto.!
– Non completamente!

– Questo lo dici tu, Fred, lo dici tu…… lo dici…….
– Vabbè dai, vai avanti!
– Aspetta che ti spiego. Quando faccio le parole crociate faccio sempre in modo di terminare lo schema  completamente e se non riesco sto male….
– Corri al pronto soccorso ….
– Ecco… sempre… sempre sarcastico tu…..
– Ma no dai, prosegui.
– Allora come ti dicevo, non conoscendo quella parola ho fatto una ricerca in rete e ho trovato.
– Sì?
– Sì!
– E?……
– Aspetta che riorganizzo le idee….
– Riorganizza ma spicciati!
– Non mi fare premura!
– ok!

– Allora ho scoperto che BATRACOMIOMACHIA è una parola composta e deriva dal greco:
batra- rana, mio- che non so….. e machia- guerra. Praticamente la guerra tra le rane e i topi. batrachos (rana), mys (topo) e maché (battaglia)
— Davvero molto interessante ……Al..
– Smettila di fare l’ironico……
– Scusa… Naturalmente sarà una allegoria!
– Che ne so?
– Vabbè vai avanti.
– Se mi interrompi sempre….
– Hai ragione,  dai!
– Ti faccio un sunto?
– Ecco lo sapevo….
– Se non vuoi non lo faccio, Fred, tanto lo so che mi consideri sempre un incapace.
– Ma no dai.. sai che scherzo!
– Sì scherzi ma trovi sempre da ridire su tutto!
– SENTI, SE TI VA DI RACCONTARE FALLO, ALTRIMENTI FACCIO ALTRO. DACCORDO?
– Va bene, ma non adirarti per favore!
– Vai!

– Vado. C’era un topo, figlio del Re dei topi, che voleva attraversare un ruscello ma non sapeva nuotare…
– …Chiede al padre di costruirgli un ponte , immagino, ed il padre si rifiuta…..
– No Fred, no! vedi come fai? mi fai confondere, poi sbaglio e poi mi brontoli…..
– Allora racconta tu ma sbrigati, dai…
– Sulla riva del ruscello c’era un ranocchio che dopo avergli chiesto chi fosse , dove andasse ecc….
si offrì di traghettarlo lui dall’altra parte ed essendo anche lui figlio del re delle rane lo avrebbe poi ospitato nelle loro proprietà che si trovavano giusto al di là di quel ruscello.
Sei gentile disse il topo al ranochio, ma siamo certi che ce la farai?
Certamente rispose, stai tranquillo……e dopo che se lo fece salire in groppa si gettò nell’acqua…..
– Strano, Al….. io sapevo che i topi sanno nuotare benissimo…..
– Beh! quello non lo sapeva fare, e smettila di interrompere sempre!
– Poi? quando furono nel’acqua?

– All’improvviso apparve una grossa biscia, la rana si spaventò, il topo cadde nell’acqua e annegò!

– Poco male, ce ne sono tanti topi!!!!
– Freddddd! Quello era il figlio del re dei topi ed appena gli altri topi seppero quello che era successo pensarono che la rana lo avesse fatto di proposito…..capisci?
– No.NO e non mi importa il saperlo, Al..Non mi piace questa storia……è melensa, irreale, sciocca. È una storia per bambini…!
– Finisci di raccontarla a qualcun altro che abbia tempo………….
– Grazie, Fred….. sempre gentile, ehhhh!!?
– Potrei raccontarti che fecero una durissima guerra….

Potrei raccontarti che intervennero anche gli dei…..

Potrei raccontarti chi alla fine vinse, ma a te non interessa, ed allora non ti racconto più niente………..
Arrangiati FRED! ….arrangiati!


Ed ora riflettiamoci su un po’.
Dove ci porta questo racconto?
Quale riscontro c’è con la realtà?
Ne vogliamo parlare?

scritto da paolacon il 28 09 2014

 

 

 

Proprio ieri sera in Piazza di Eldy ho assistito ad una interessante conversazione sul PLACEBO. Ha coinvolto un po’ tutti stimolando una discussione costruttiva.
Ma che cos’è il “placebo”?
Di che si tratta?

Ce ne dice qualcosa Franco Muzzioli che si è appassionato all’argomento.
Buona lettura.

Effetto placebo!!! scritto da Franco Muzzioli

Ho letto sul Venerdì di Repubblica un articolo di Giuliano Aluffi che dice …” il placebo è un vero farmaco , anche se non esiste fisicamente un principio attivo che ne giustifichi l’effetto”…..

Ma è “l’effetto” il fatto straordinario !!!!

…..”La cosa è affascinante, anche dal punto di vista evolutivo: il nostro corpo ha dei meccanismi interni, come ad esempio il sistema endogeno oppioide e il sistema endocannabinoide, potenti analgesici che si attivano anche solo ascoltando parole che suscitano aspettative positive o quando seguiamo un rituale terapeutico, assumiamo una pastiglia od altro ,privi di principi attivi “… Così spiega Federico Benedetti Doga, neurofisiologo e massimo esperto italiano in materia.

Questo “rito” terapeutico , mi fa venire in mente anche pratiche come la preghiera e soprattutto la preghiera di massa che agisce sul convincimento  che potrebbero, in quel luogo e in quel momento , accadere guarigioni insperate o miracolistiche .

Il placebo agisce come un farmaco vero?  Prendiamo la morfina , combatte il dolore agendo sui recettori degli oppioidi  (siti nel cervello) .  Il placebo fa sì che il cervello attivi le endorfine , ossia  la nostra morfina naturale, che agisce sugli stessi recettori realizzando un effetto analogo.

E’ chiaro che non tutte le malattie e tutti i sintomi si possono “curare” con i placebo.

“Come detto è importante il “rito” terapeutico ; l’ambiente (assumere il placebo in ospedale è più efficace che assumerlo a casa), i camici bianchi di dottori e infermieri ,la forma, il colore, l’eventuale marchio del placebo …fanno la differenza”.

Hanno visto ad esempio che pasticche bianche (di semplice lattosio) inserite in una confezione con su scritto “antiacido” , servono ad attenuare i dolori di gastriti ed ulcere. Capsule verdi e azzurre , con dentro anche solo bicarbonato , sono efficaci come tranquillanti. Pillole di colori caldi , come il giallo e il rosso (anche se sono solo colorante) , hanno effetti antidepressivi. I tecnici dicono che sono ancor più valide le iniezioni di sostanze assolutamente neutre , soprattutto se praticate in ambito ospedaliero. Ma anche gli sciroppi “placebo”sono efficaci, sembra che come “antitosse”  si possano avere effetti positivi per l’85% dei casi. Si parla anche dell’efficacia  in malattie come il Parkinson alternando cure effettive con placebo che auto stimolano  la produzione di dopamina.

Personalmente posso essere testimone di un effetto “placebo”. Da sempre assumo 1/2 pastiglietta di benzodiazepina da 1mg per “dormire”. Il mio medico mi ha sempre detto che quel quantitativo è come bere acqua fresca. L’assunzione di questo farmaco è legata ad un rituale……..la sera mi lavo i denti …prendo la1/2 pastiglietta…vado a letto…faccio le parole crociate per un quarto d’ora….e dormo!  Qualche sera fa ho creduto di fare tutto questo , ma dopo la soluzione del cruciverba il sonno non veniva , dopo quasi un ora, mi sono improvvisamente ricordato che non avevo preso la pillolina ……l’assumo …..torno a letto e dopo cinque minuti dormo(ovviamente in quel tempo la molecola non era entrata neppure in circolo….) quindi assoluto effetto placebo.

Agopuntura, medicine alternative, pranoterapia, omeopatia, pratiche sciamaniche , cromoterapia, placebo ecc. ecc. funzionano perché abbiamo in noi capacità curative intrinseche ,che opportunamente sollecitate possono portare a benessere o addirittura a guarigione.

L’articolo però mette in guardia a non fidarci troppo ed in maniera ottusa di queste pratiche…” Potremmo un giorno aumentare ancora l’efficacia del placebo ? Forse, ma fino a che punto è giusto ingannare il paziente anche se a fin di bene?   Oggi di sicuro gli esperti non svelano a cuor leggero la portata delle loro ricerche : rendere di pubblico dominio il vero potere del placebo significa infatti spianare la strada agli approfittatori che puntano sulla suggestionabilità dei malati  per proporre cure palesemente antiscientifiche e magari dannose”.

“Placebo” futuro del verbo latino piacere cioè …..io piacerò……….non è tutto un programma ?

 

PLACEBI CONTADINI USATI NEL MEDIOEVO


Sul web
Nel Medio evo, o meglio definito “periodo buio”, nelle campagne i contadini, poveri e con poca sapienza, utilizzavano mezzi alternativi per curare i propri acciacchi. A diversità dei giorni nostri, l’effetto placebo aveva un effetto davvero grande nella mentalità di quei giorni, bastavano poche e semplici parole per portar da malata a sana una persona. Ebbene, come figura sapiente di quell’epoca, al primo posto, vi era il “Segnone”, una sorte di santone dell’epoca, al secondo posto vi era la Benedizione data da un prete e al terzo posto i Medici, che non si definirebbero nemmeno medici, anche perché utilizzavano gli stessi metodi di quelle che poco dopo venivano definite streghe. Ma per conoscere questi Segnoni è necessario raccontar cosa facevano ai poveri contadini del tempo…

Attraverso segni, secondo tal persona, magici il guaritore invocava parole che portassero via la malattia. Ma saggia era la loro mente e forte la vista di tali persone, che creando quella che oggi si chiama “diagnosi” attraverso poche parole oppure facendo assumere alcune erbe guarivano il male. E se questo non passava? Bhe allora sicuramente, sempre secondo la popolazione, si trattava di malocchio e si doveva ricorrere a personaggi più dotati di poter sovrannaturale.

Ma di tutto ciò di reale c’è ben poco…

C’è una gran esperienza nell’arte del dissuadere le persone, portando anche della semplice acqua a livelli miracolosi. Eppure questi Segnoni andarono avanti fino a non molto tempo fa, sebben la medicina moderna portò risultati più grandi! Ma vi è una cosa che le persone non ricordano, e si tratta del potere della mente.. Se tutti noi decidessimo di usare quella parte che si chiama autocontrollo, forse i Segnoni sarebbero i nostri psicologi! Ma fin oggi la maggior parte di quelli che una volta erano i guaritori sono diventati ciarlatani a scopo di lucro, e di reale vi è ben poco…o forse qualcosa c’è di nome denaro…

Un breve corsivo su “La Repubblica” mi ha fatto pensare e credo sia interessante condividerlo con voi, specie dopo l’articolo di Ilvo Diamanti riportato in Incontriamoci qualche giorno fa.
È passato un po’ di tempo da quando è stato pubblicato uno scritto, qui in Parliamone, sulla “fuga dei cervelli”… diplomati e laureati che trovano difficilmente lavoro in Italia.
Inoltre, proprio oggi, prima di volare a New York, all’assemblea dell’ONU, il nostro capo del Governo, Matteo Renzi, si è recato in California e precisamente  a visitare la “Silicon Valley”*, incontrando professori,imprenditori e rappresentanti di più di  5000 italiani, che lavorano nelle aziende tecnologiche o nelle professioni accademiche e di ricerca nella regione.

*per chi non dovesse saperlo la “Silicon Valley” in California, dove Renzi fa visita, è la sede di Apple e Google, Facebook e Twitter, Intel, Oracle, Yahoo, Ebay e tanti altri colossi dell’economia digitale.

L’articolista lo definisce “Un polo affascinante e temibile: perché qui finiscono per mettere radici tanti italiani di talento, ricercatori e ingegneri, imprenditori e designer, che non tornano più indietro.”

E Federico Rampini, il giornalista inviato in USA, che ha scritto l’articolo odierno, continua:

“Renzi trova qui un pezzo d’Italia vitale, dinamica e innovativa: da una parte è la riprova che le nostre università continuano a sfornare competenze di primissimo livello; d’altra parte è la conferma che queste competenze fioriscono meglio altrove.”

Allora domandiamoci ancora una volta perché i ragazzi italiani che hanno studiato, che sono ricercati anche all’estero, non riescono a trovare un lavoro qualificato in Patria?

E domandiamoci anche come mai, nonostante i tentativi del governo italiano per farli tornare in patria, con programmi di incentivi, gli esiti siano stati deludenti? Non erano abbastanza convincenti?

Ecco l’articolo di cui vi ho parlato.

Il mercato del lavoro tedesco fa shopping in Puglia (articolo di Repubblica)

In programma due workshop il 30 settembre a Bari e il primo ottobre a Lecce con lo Zav, l’agenzia di collocamento internazionale della repubblica federale tedesca. Oltre agli incontri formativi anche una serie di colloqui

MILANO – Quando non trovano lavoratori in casa, li vanno a cercare all’estero, li formano, gli insegnano la lingua e offrono loro un periodo di prova di sei mesi. Sta forse anche in questo la differenza tra la Germania e l’Italia, tra un tasso di disoccupazione al 4,9% e uno al 12,9%. A occuparsene è lo Zav, l’agenzia di collocamento internazionale della repubblica federale tedesca, che la prossima settimana sarà in missione proprio in Italia, in Puglia dove Eures Lecce ed Eures Puglia hanno organizzato due giornate di incontri informativi aperte a tutti.

Una missione alla ricerca di quei lavoratori che l’Italia non è in grado di formare o a cui non è in grado di dare un impiego. Obiettivo degli incontri è quello di fornire agli interessati le informazioni sulle opportunità di lavoro e sulla ricerca attiva di un impiego in Germania. A supporto dello Zav ci sarà anche l’Istituto di cultura italo-tedesca di Lecce per chi volesse imparare il tedesco. Il primo workshop si svolgerà a Bari il 30 settembre, mentre il secondo sarà a Lecce, mercoledì 1° ottobre, alle 9,30, nella Sala conferenze della Provincia di Lecce, in via Botti.

Oltre agli incontro informativi, però, i funzionari dello Zav faranno dei colloqui di orientamento con potenziali candidati: in questo caso è necessario una discreta conoscenza del tedesco. Chi sarà ritenuto idoneo al termine dei colloqui, verrà preso in carico per un periodo di 6 mesi dall’ufficio tedesco di collocamento internazionale per valutare opportunità di lavoro in Germania.

I profili ricercati dai tedeschi vanno dal settore meccanico e automobilistico all’elettrotecnico; dalla tecnica di automazione (industria e artigianato) al montatore di impianti elettrici. Richiesti anche gli informatici. Per partecipare è necessario mandare una e-mail con allegato cv in italiano entro il 22 settembre, con oggetto ‘Partecipazione Lavorare in Germania’ a: eures@provincia.le.it per l’evento di Lecce (1 ottobre 2014) ed eures@regione.puglia.it per l’evento di Bari (30 settembre 2014). I candidati idonei a sostenere il colloquio saranno informati via e-mail e invitati a presentarsi con un cv redatto in lingua tedesca o, in sostituzione, in inglese.
(20 settembre 2014)

Un amico di Eldy, dalla Versilia ci mette al corrente dei suoi pensieri e delle sue proposte per “migliorare le condizioni di vita” e vivere più sereni.

Riflessioni sull’Unione Europea, specialmente ora che la Scozia affronta il referendum per decidere se staccarsi dal Regno Unito e riflessioni sull’Italia e sulle sue condizioni.

Tutte cose che ci toccano da vicino, si può essere d’accordo o no con le idee di Renato Sacchelli, ma bisogna riconoscere che sono esposte con grande chiarezza.

 

Quando miglioreranno le nostre condizioni di vita?
Renato Sacchelli

 

È da tanto tempo che mi pongo questa domanda: vorrei sapere quando l’uomo potrà vivere una vita più serena e con meno sofferenze.

Purtroppo, per quanto ci stia a cuore, l’Unione Europeain cui abbiamo sperato, non mi pare ci abbia portato i risultati sperati. Alla luce di ciò che vediamo oggi mi pare di non sbagliare nel dire: non corrisponde a quella che sognavano i padri fondatori, su tutti Alcide De Gasperi, Konrad Adenaur, Robert Schuman, Jean Monnet, Paul Enri Spack e Altiero Spinelli.

Alcide de Gasperi

Konrad Adenauer

Robert Schuman

Jean Monnet

Paul-Henri Spaak

Altiero Spinelli


******* Ci furono studi e attente valutazioni prima di dare vita alla Ceca (Comunità del carbone e dell’acciaio), il primo embrione di Europa Unita, non tanto per aumentare il commercio di tali prodotti, ma per evitare, in primis, che fra le vicine nazioni europee potessero scoppiare nuove sanguinose guerre, come le due combattute pochi anni prima.
Subito dopo si andò avanti nel processo volto a creare un mercato comune ed una maggiore integrazione fra gli stati europei.

Piano piano siamo andati avanti verso una più forte integrazione, tra frenate e accelerazioni.

Ritengo che sia stato commesso un grave errore nel coniare una nuova moneta unica senza pensare prima ad avere chiaramente una visione politica delle cose da fare per il raggiungimento del bene comune. Perché non è stata creata una banca coi capitali da destinare allo sviluppo delle attività produttive, le sole che riescono a dare ricchezza e benessere a tutte le nazioni del mondo?
E per quale motivo si è fatto l’Euro senza dare vita ad una banca centralecon potere di coniare moneta, come avviene negli Stati Uniti per la FED (FED = abbreviazione di Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti), in grado di fare fronte tempestivamente ad ogni tipo di emergenza finanziaria ed economica?

Sono rimasto sconcertato nel constatare che l’introduzione dell’Euro ha causato il raddoppio del costo della maggior parte dei beni, a partire dalla tazzina di caffè per passare alle scarpe e ad ogni altro tipo di articolo presente sul mercato.

Occorreva pensare subito alla creazione di un governo europeo cui affidare il compito di guidare l’Unione, possibilmente con l’elezione diretta del Presidente, come avviene negli Stati Uniti.

Invece ci siamo limitati ad eleggere un parlamento, quello di Strasburgo, i cui poteri sono estremamente limitati, di fatto lasciando alla mediazione tra i singoli governi statali il compito di guidare l’Unione.
Non siamo riusciti neanche a dare vita a una politica estera comune, per non dire ad una difesa unica.

Chi scrive è un semplice uomo della strada che non ritiene giusto che sia un singolo governo nazionale (quello tedesco) a dettare le regole per la compilazione dei bilanci di ogni singolo Stato membro dell’Unione. L’Ue si realizzerà se arriveremo, un giorno, a un vero governo europeo.

Il tanto sbandierato rigore nei conti pubblici della cancelliera tedesca Angela Merkel a me sembra eccessivo. Sarà difficile, infatti, per paesi come il nostro riuscire a conseguire il pareggio di bilancio e al contempo riportare l’economia a crescere mantenendo fisso al 3% il rapporto tra spesa pubblica e Pil. Con un debito alto come il nostro, infatti, gran parte delle risorse sono drenate dagli interessi e vengono meno, così, le risorse necessarie ad affrontare i diversi problemi che abbiamo. La coperta è troppo corta, non è difficile comprenderlo. E senza un minimo di flessibilità si rischia di distruggere tutto.

Angela Merkel

Sarebbe importante chiudere ogni anno con il pareggio di bilancio, che l’Italia riuscì a ottenere una sola volta, con il ministro delle Finanze Quintino Sella, divenuto famoso per il suo rigore ed anche per aver imposto la famigerata “tassa sul macinato”.
Ovviamente è un risultato difficile, tenendo conto delle difficoltà del Paese ed anche, purtroppo, degli enormi sprechi che da decenni ci portiamo dietro.

Queste limitazioni imposteci dall’Europa rischiano di portarci sempre di più nella miseria.

Ce la faremo ad andare avanti? Forse non avremmo dovuto accettare misure come il fiscal compact, ossia l’inserimento nella Costituzione di alcune clausole o vincoli tra le quali, ad esempio, l’obbligo del pareggio di bilancio e la significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil. Avremmo dovuto cercare subito di strappare un minimo spazio di manovra, per non restare strozzati.

Tempo addietro, l’allora capo del governo, professor Mario Monti, con una punta di ottimismo dichiarò di vedere la luce in fondo al tunnel.
Questa luce, purtroppo, non si illuminò d’immenso, come tutti poi abbiamo avuto modo di constatare.

Alla luce della situazione attuale non condivido la posizione assunta dalla Merkel e da altri ministri del suo governo. Il solo rigore ucciderà noi e, subito dopo, tutta l’Europa.

Servirebbero nuovi grandi uomini come Adriano Olivetti e Giovanni Borghi, “mister Ignis”. Chi è che non ha realizzato i progetti ideati dall’ing. Olivetti? Chi mi può dare una risposta? Negli anni ’50 a Roma, in un centro di elaborazione dati vidi una gigantesca macchina perforatrice di schede, costruita dalla Olivetti. Mi convinsi subito di quanto fosse importante, per l’Italia, avere una grande società come quella.

Una cosa è sicura: non è certo con i debiti che si risana l’ economia di una nazione.

Occorre, non mi stancherò mai di ripeterlo, ridare impulso alle attività lavorative che producono beni e servizi, le sole in grado di ridurre la disoccupazione, aumentare i consumi e migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

È importante anche che la politica dia un segnale di onestà e serietà: prima di chiedere nuovi pesanti sacrifici deve dare un segnale forte, riducendo sensibilmente gli altissimi emolumenti che percepiscono i politici e gli alti burocrati nazionali.
Un segnale di sensibilità che non può mancare.

E bisogna fare di tutto, inoltre, per  ridurre l’ imposizione fiscale, per favorire i consumi e rendere meno sofferta la vita delle categorie più deboli. Ovviamente meno tasse vuol dire meno spesa pubblica: e qui bisogna intervenire con intelligenza, eliminando innanzitutto gli sprechi e razionalizzando i costi. A questo punto è necessario una riforma fiscale che sancisca una volta per tutte che i costi dello Stato debbano essere contenuti sempre entro i limiti delle entrate.

La politica dovrebbe essere esercitata da uomini animati da “passione, spirito di sacrificio e di apostolato”, come scrisse anni fa Giorgio Giannelli, fondatore di “Versilia Oggi”.

Chi opera per lo Stato deve anche sentirsi, aggiungo io, molto gratificato per l’attività che esercita a favore della collettività.

Arrivo inoltre a pensare, se mi è consentito, che coloro che percepiscono emolumenti molto elevati dovrebbero essi i primi a chiedere, alla luce della grave situazione che il Paese sta attraversando, una riduzione dei propri stipendi.

O in alternativa che una parte cospicua degli stessi sia legata a risultati (numericamente misurabili) effettivamente raggiunti. Sarebbe un passo avanti di non poco conto.


Riusciremo? La raggiungeremo questa serenità?

scritto da paolacon il 31 08 2014



ORA PARTO IN VACANZA, PER UNA VERA VACANZA ANCHE IO; VI LASCIO IN BUONE MANI CON IL BOSCO E INCONTRIAMOCI, VISTO CHE È ANCHE TORNATA FRANCI, GIUSTO IN TEMPO.

UN CARO SALUTO A TUTTI, A PRESTO,
TRA UNA QUINDICINA DI GIORNI AL MASSIMO.


Tra il serio e il faceto Al & Fred parlano di problemi esistenziali
Sentiamo che hanno da dire ed eventualmente diciamo la nostra…
Vi risponderanno!


- Ciao, Al…
– Ciao! Senti Fred, da tempo volevo chiederti una cosa!
– Se è una delle tue stupidaggini te la puoi anche evitare!
– Ah è cosi? Secondo te io dico solo stupigaggini?
– Al… non è che dici stupidaggini ma è facile che tu non prenda seriamente certi discorsi!
– Quali per esempio?
– Ma che ne so?
– Vedi?
– Beh! dai, lasciamo perdere..che mi volevi chiedere?
– Va bene, si, lasciamo perdere….. Piuttosto, dimmi, secondo te, cosa è  l’istinto di consevazione?
– Ah! bella domanda questa! Tutti abbiamo l’istinto di consevazione, Al.

– Si lo so..
– Ed allora?
– Ed allora cosa?
– Volevo dire: l’istinto di consevazione hai detto che lo abbiamo tutti: tutti gli uomini?

– Tutti gli uomini, tutte le donne, e pure gli animali lo hanno.
– ECCO. Era qui che ti volevo!
– Aih!, Al, chissà che cretinata mi tiri fuori adesso!
– Non so, Fred, forse sarà anche una cretinata ma, stammi a sentire e seguimi bene:
– Ci provo…..
– Allora ascolta attentamente:
certamente conosci la teoria dell’evoluzione di Darwin….?
– Che c’entra questo?
– Lasciami proseguire senza interrompermi …. sai che ho qualche difficoltà…….!
– Certo che lo so…..lo so…..lo so…..
– Ecco, non perdi occasione per umiliarmi, Fred!
– Dai smettila e vai avanti!
– Va bene. Ma non mi interrompere perchè è un argomento difficile per me!
– Daccordo Al, ma cerca di essere chiaro e conciso!
– Non mi fare fretta!!!!
– Vai!!
– Allora ascolta, secondo la teoria evoluzionistica…….
– Ma dove le hai imparate queste cose? Al?
– Su internet, ma non mi interrompere, ti ho detto!
– Hai ragione , scusa.
– Allora dicevo, secondo la teoria dell’evouzione, tutti, compresi gli animali, hanno modificato i loro comportamenti nel corso dei secoli e millenni per adattarsi alle condizioni ambientali che mano a mano trovavano.
Non pretendere spiegazioni più approffondite perchè non te le so dare!
– Peccato, Al, mi sarebbe piaciuto saperne di più!
– Allora non ne sai niente neppure tu!!!
– Al, so solo quel poco che ho letto….
– Mah!!!! ed io che ti credevo uno scienziato !
– Piantala e vai avanti.
– Certo.
– Vai al sodo!
– Sì: senti……prendiamo per esempio una mosca.

– Ok

- Se una mosca ti gironzola attorno ti infastidisce vero? Ti infastidisce e tu cerchi di allontanarla, vero?
– Certo, è naturale.
– Ecco: ora come ti spieghi che tu cerchi di prenderla e lei ti frega sempre riuscendo a scappare tutte le volte?
– Ma certo, Al, la mosca percepisce il pericolo e scappa! È normale!
– ECCO!!!!
– Ora dimmi: se la mosca percepisce il pericolo, non significa che ha la percezione del pericolo?
– Cosa intendi per percezione del pericolo?
– Intendo dire che potrebbe essere che la mosca pensa e che pensando sappia valutare cosa è la vita e cosa è la morte.
– Ma che caspita di discorsi mi stai facendo? Al?  Una mosca che pensa? Ma è assurdo!!!
– Riflettici, Fred: se la mosca non avesse ragionato sul fatto che se si lasciasse prendere da te non avrebbe via di scampo, oggi di mosche non ce ne sarebbero più……..sarebbero tutte spiaccicate da millenni senza neanche sapere perché sono nate e che ci facevano lì….. invece? SCAPPANO, scappano e più velocemente di quello che sai fare tu!.

– Cosa vuoi dimostrare con questo ? Al ?
– Niente: hanno già dimostrato tutto gli altri, gli studiosi, gli scienziati…… loro sanno tutto! Ma io, nella mia semplicità, a volte mi pongo delle domande………non mi bevo tutto quello che mi dicono solo perchè me lo dice uno che dice di aver studiato.
– Al, mi stai meravigliando, sai? Credevo che anche tu, pur avendo una testa non la usassi…….!
– Fred…..io ci provo ad usarla ma non sempre mi riesce!
– Lo so…….
– Ti faccio ancora un esempio?
– ….. Veloce!
– Abbiamo detto anche gli uomini, vero?
– Allora rispondi a questo:
lasceresti un neonato, un bambino piccolo, oppure un cucciolo di animale, da solo, in prossimità di un pericolo grave, come potrebbe essere un balcone, una strada trafficata o un precipizio?


– No di certo!
– Perchè no?
– Ma che discorsi mi fai! Perchè non hanno la cognizione del pericolo ancora!
– ECCO vedi? Fred…….. non hanno ancora la cognizione del pericolo! Cioè non sanno ancora valutare le conseguenze che potrebbe avere un pericolo. Ora dimmi: il saper valutare le conseguenze di un eventuale pericolo non presuppone necessariamente una forma di ragionamento? La formica se la schiacci mentre cammini non se ne accorge neppure ma se ti ci si avvicini tenterà di fuggire……Perchè?
– …..Al……. scusami tanto, ma stanno suonando al citofono!!!!…………

Passato il Ferragosto, ma ancora in clima vacanziero, Alba ci racconta, in chiave ironica, una storia vera, da lei vissuta e dalla quale fortunatamente è uscita indenne.
Che ne pensate voi dell’avarizia?
Avreste fatto come Alba?
Avete forse delle storie da raccontare anche voi?

Avarizia e Amore

Ho letto che l’avarizia è una malattia ed incontrare un avaro è come incontrare un malato inguaribile, perché l’avaro che non è consapevole di esserlo, bensì crede che sia un valore……….
Un avaro che risparmia su tutto, malgrado le sue possibilità economiche, è avaro anche in amore.
Sono persone con una mente ristretta, perché l’avarizia porta anche al risparmio mentale.
A volte penso ……..  ma tutto questo risparmio, accatastare soldi dove credono di portarseli…  anche dentro la bara?
L’amore però è cieco, quindi il fatto di innamorarsi di un avaro, sulle prime potrebbe essere cosa di poco conto.
In fondo l’amore non bada a spese, ma state tranquilli l’avaro sì, ci bada…
Si dice che noi genovesi abbiamo il braccino corto, ma questo signore era un piemontese di Alessandria.
Nel mio racconto vi parlo di una storia che io ho vissuto con un avaro.

L’incontro è stato casuale, in un supermercato alla cassa, lo sguardo è stato malandrino, il volto parlava per noi.
Un bel signore, con aspetto molto giovanile, distinto, con giacca e cravatta, mi garbava ed io non sapevo come attaccare bottone.
Ho fatto cadere per terra una scatola della pasta, lui si abbassa prontamente a raccoglierla e nel porgerla mi sfiora la mano… di proposito.
Quel contatto ha fatto vibrare di piacere il mio corpo, ma non sapevo a che cosa andavo incontro…
Aveva il potere di saper parlare erudito, mi piaceva ascoltarlo, sapeva molte cose ed io, curiosa del sapere come sono, ero incantata.
Era un ex direttore di banca, vedovo, con figli sposati.
Non nascondo che ci ho fatto un pensierino.
Era un provetto ballerino di liscio, tutti ci guardavano, specialmente quando si ballava il tango, mi aveva insegnato a farlo con i passi.
I primi tempi mi sentivo donna indipendente, quando lui, davanti alla cassa, mi porgeva la mano aperta, segno che io dovevo pagarmi il biglietto.
La vergogna veniva dopo che nascondeva il cappotto per non pagare il guardaroba, finché il proprietario glielo fece notare.
Lì non ti offriva il caffè, dovevi uscire, solo in un Cral di anziani perché costava 20c di meno.
Mai in macchina, si usava sempre il bus ed ognuno si pagava il suo biglietto.
Il bello viene quando c’è l’aumento di questo, il suo suggerimento “si va a piedi”.
Avaro dentro, godereccio fuori!
Gli piaceva mangiare e io cretina lo invitavo.

Una volta, per contraccambiare il mio pranzo è arrivato con dei fiori, certo mi sono meravigliata, ma non sapevo che li aveva presi alla vicina, nel suo giardino, solo dopo che questa mi disse “hanno rubato dei fiori”.
Il colmo della sua avarizia “Ti porto a cena fuori, ma andiamo da un amico che mi fa lo sconto”
Quando penso a lui mi tornano alla mente i panni stesi al sole lavati dalle nostre nonne che usavano il sapone di Marsiglia, era l’unico sapone che usava, sì perché un pezzo dura anche un anno.
Ma la mia rabbia era che era benestante, ma mentalmente un poveraccio.
Non so come ho fatto con il mio carattere a uscirci per un mese.
L’esistenza quotidiana con una persona avara diventa opprimente, deludente, priva di luce.

IL COLMO DELL’AVARIZIA

L’avarizia è uno dei peggiori difetti dell’uomo, è anche uno dei peccati capitali.
Io, che di natura sono generosa, mi stavo perdendo in un inferno, sperando in un cambiamento, ma come si nasce si muore.
Per fortuna il mio buon senso è prevalso ed ho messo alla porta, felice di averlo fatto, quel signore distinto, ma avaro.
Un consiglio a tutte le donne:  povero in canna, ma con il cuore grande!
Immagine anteprima YouTube

In questa strana estate… Franco Muzzioli ci invia una riflessione
Ma intanto io vi auguro un buon Ferragosto sereno e che speriamo in pace.(pca)

 

E la chiamano estate! riflessioni di Franco Muzzioli


Bombe d’acqua, venti a 70 km all’ora, temperature autunnali, ma dov’è finita l’estate?
Se non ci fossero gli alberi e i prati, mai così verdi, le rose e gli altri fiori lussureggianti per l’abbondanza d’acqua, si potrebbe pensare ad un errore del calendario, invece che il Ferragosto, sarebbe più consono pensare che siamo ai Santi.
Ma egualmente si va in vacanza, in pochi, spesso con un rabbioso mordi e fuggi, tra ombrelloni chiusi e sabbie bagnate. In montagna invece della camicetta mezzemaniche, ci si mettono i giacconi imbottiti e alla sera con 10°C ci si ritira nei bar a bere un punch e a cantare la montanara.
Dicono, come solito, che la colpa è dell’inquinamento atmosferico, poi si legge che nel 1845 è successa la stessa cosa, allora non ci capisci più niente, apri l’ombrello e vai tra prati e boschi a raccogliere funghi, mai così abbondanti, o ti siedi su di una sdraio umidiccia, con davanti un daiquiri a guardare le onde che si confondono con la pioggia.

Come solito però l’Italia è divisa in due, al centro nord la situazione è quella fin qui descritta e al sud siamo ai tropici, col sole che abbronza se hai coraggio di affrontare i 40°C  all’ombra e …onda su onda…..puoi stare a mollo anche tutta la giornata.
Noi italiani siamo così …. bianchi e neri…. o bianchi e rossi (come volete) …con un sud povero e caldo ed un nord ricco (si fa per dire) … e freddo.
E l’estate ce la passiamo con il debito che aumenta e le speranze in fondo alla lista ……e:  ” basta che ci stia ò sole…basta che ci sia ò mare”…….. siamo arrivati a Ferragosto … più vicini all’autunno che, per antonomasia sarà “caldo”  e ad una illusoria voglia di ….”una rotonda sul mare”….che quest’anno si è fatta desiderare.

 

Quante “rotonde sul mare…” quante estati che non ci son più… c’è una canzone, venata di malinconia, legata alla vostra estate, che vi piacerebbe riascoltare? Io intanto vi faccio sentire questa…
Immagine anteprima YouTube

scritto da paolacon il 11 08 2014

Chiedete ad un uomo di guardarsi le unghie e osservatelo mentre lo fa.

La stessa cosa chiedetela ad una donna.
Normalmente un uomo nel guardarsi le unghie volta la mano socchiusa come se contenesse qualcosa, rivolta verso di se, le dita leggermente piegate, poi ruotando il polso si guarderà il pollice.
La donna nel guardarsi le unghie allungherà il braccio allontanando la mano da se , terrà le dita ben distese con il palmo rivolto verso il basso ed allontanerà e avvicinerà la mano alcune volte prima di passare all’altra mano.
Potrà capitare che sia un uomo ad allungare il braccio e distendere le dita come potrà capitare che una donna se le guardi chiudendo la mano a pugno.
Che significato dare a questi gesti?
Niente di particolare: è la componente maschile o femminile che ciascuno di noi ha nel proprio corpo e che fa parte della nostra composizione genetica.
Immagine anteprima YouTube

La CINESICA è la scienza che studia il “linguaggio del corpo”.
Osserviamo attentamente una persona che parla.
Una persona che parla spontaneamente si muove, gesticola, assume espressioni, muove le mani, le labbra, gira gli occhi ora in una direzione ora in un’altra, ancheggia e muove le gambe, ruota il capo, lo alza e lo inclina avanti e indietro.
Tutti questi movimenti sono involontari ma, se saputi osservare e interpretare nel nostro interlocutore, possono svelarci di lui molto più delle parole che ci sta dicendo in quel momento.

Ugualmente noi, inconsciamente, trasmettiamo segnali che saranno percepiti da chi ci osserva in modo quasi automatico, determinando quelle impressioni, sensazioni, che gli altri hanno di noi, specie se non hanno modo di conoscerci meglio e a fondo .
Se osserviamo un primissimo piano di un attore in una scena di un film potremo vedere il cambiamento di espressione che assume il suo viso che sa passare da un largo sorriso ad una espressione di odio senza che noi abbiamo avvertito alcun movimento sul suo volto: questo è possibile per il contributo dei numerosissimi MUSCOLI FACCIALI :
MUSCOLI CUTANEI
MUSCOLI DELLE PALPEBRE
ORBICOLARE DELL’OCCHIO
CORRUGATORE DEL SOPRACCIGLIO
MUSCOLO DILATATORE DELLE NARICI
MUSCOLI DELLE LABBRA
Questi sono solo alcuni ma ci sono anche lo zigomatico, il quadrato del labbro superiore e inferiore, il risorio, triangolare, mentale, orbicolare della bocca ed altri ancora.
Oltre la CINESICA esistono altre branche che studiano i comportamenti dell’uomo:
La PROSSEMICA: studia come l’uomo si relaziona con gli spazi attorno a lui, come per es:
Zona Intima: cosi viene definito lo spazio di circa trenta centimetri che ciascuno di noi considera proprio e permette a pochi di superarlo.
Zona Personale: è la zona che riteniamo nostra quando ci troviamo in mezzo a persone come per es. in coda , una zona affollata ma non gremita ed è di circa un metro .
Zona Sociale: Distanza a cui teniamo gli estranei. Ci infastidiscono se nell’avvicinarsi superano i quattro o cinque passi da noi.
Zona Pubblica: Zona a cui ci teniamo quando ci troviamo in folto gruppo di persone.”
Cosa simpatica da notare al cinema a teatro, sull’autobus: locale vuoto, man mano che la gente arriva e occupa i posti evita di sedersi vicino ad altri finchè a locale quasi completo l’ultimo posto libero rimasto che è quallo a fianco a te …. anche quello viene occuopato e tu che ci tenevi la tua giacca te la devi prendere sulle ginocchia.
Questo interessante discorso ci porterebbe molto lontano e chissà se interessa?
Magari lo si potrà riprendere!

Immagine anteprima YouTube

Prossemica e mimica facciale di Paola Celentin

La distanza fra i corpi da rispettare

Tutti gli animali vivono in una sorta di bolla virtuale che rappresenta la loro intimità e che ha il raggio della distanza di sicurezza, cioè quella che consente di difendersi da un attacco o di iniziare una fuga. Negli uomini, essa è di circa 60 cm., cioè la distanza del braccio teso.
La “bolla” è un dato di natura, mentre la sua dimensione e il suo valore di intimità sono dati di cultura e quindi variano: l’infrazione alle regole “prossemiche”, cioè alla grammatica che regola la distanza interpersonale, può generare una escalation, cioè far interpretare come aggressivi e invasivi, quindi degni di una reazione adeguata, dei movimenti di avvicinamento che non hanno questo significato nella cultura di chi li ha compiuti.
Vediamo qui di seguito come vengono interpretate nelle varie culture le diverse maniere di avvicinarsi e di porsi in presenza di un altro o di altri.


Forme di contatto

In Italia

Altrove

Contatto frontale

la sfera dell’intimità è data dalla distanza di un braccio teso

culture della costa europea del Mediterraneo: idem, chi si avvicina troppo invade il campo dell’altro, mettendolo a disagio e dandogli la sensazione di essere aggredito
nel Mediterraneo arabo: la distanza si riduce, chi parla tocca spesso l’interlocutore sul petto o sul braccio
culture europee non mediterranee e americane: i due interlocutori restano a distanza di un doppio braccio
in Giappone, a Mosca: lo spazio personale è molto ridotto e quindi il contatto è obbligato e non si dice mai “permesso?” o “scusi!”

Contatto laterale

Soprattutto al Nord, è escluso l’eccesso di contatto fra uomini, visto come esibizione di omosessualità o ubriachezza

In molte culture mediterranee: anche i maschi si prendono a braccetto tra di loro
nei paesi arabi: i maschi si prendono anche per mano
nel resto d’Europa: come in Italia
zone rurali dell’Oriente sopravvive l’abitudine di prendersi per mano tra persone dello stesso sesso
in Giappone: prendersi a braccetto, camminare molto vicini, a contatto di spalla, hanno una connotazione sessuale
in Turchia e in altre zone di cerniera tra Europa ed Asia: mettere la mano sulla spalla di uno straniero significa “Caro ospite, lascia che ti guidi”

Bacio

Due baci sulle guance tra donne o tra donna e uomo sono sempre ammessi, tra uomini solo in casi eccezionali (es.: condoglianze)

in Giappone: un bacio in pubblico, anche tra padre e figlio, è escluso categoricamente
in Turchia ed in altre culture medio-orientali: il bacio è d’obbligo anche tra giovani maschi

Spazio personale nel luogo di lavoro

Il luogo chiuso indica maggior prestigio ma anche maggior rispetto degli altri; il visitatore deve bussare ma spesso non attende la risposta “avanti”

i giapponesi: preferiscono, anche ad alti livelli gerarchici, gli spazi aperti in cui esibire il proprio ruolo
i nordici: interpretano lo spazio aperto come una mancanza di rispetto, “Me ne frego di disturbarti”
in Germania o negli Stati Uniti: il visitatore comunica rispetto per il territorio altrui tenendo la mano appoggiata allo stipite, ma i tedeschi di solito tengono le porte chiuse, mentre gli statunitensi aperte

ED ECCO UN PO’ SCHERZOSAMENTE COME CI VEDONO GLI STRANIERI

Immagine anteprima YouTube

L’espressione del volto

Esprimere emozioni, sensazioni, giudizi, pensieri con la mimica facciale è una cosa “ovvia” nell’Europa mediterranea, in Russia e in alcune aree degli Stati Uniti; ma in Europa settentrionale ci si attende che queste espressioni siano abbastanza controllate, mentre in Oriente esse sono poco gradite, tanto che si educano i bambini fin da piccoli ad una certa imperscrutabilità, alla riservatezza riguardo i propri sentimenti.
In alcune culture, come quella turca, tale controllo è richiesto soprattutto alle donne, che devono essere impassibili.
L’Italiano spesso esprime le proprie impressioni e sensazioni più con il viso che con le parole, attraverso una mimica facciale molto articolata. Frequentemente, infatti, facendo il resoconto del dialogo avuto con una persona ci troviamo a dire: “E poi ha fatto una faccia, come a dire…”. Per noi è quindi del tutto usuale lasciar trasparire in questo modo il nostro pensiero, convinti che ciò sia indice di sincerità. Non funziona sempre così presso gli altri popoli, come ad esempio i Giapponesi, la cui rigida maschera facciale è una vera e propria necessità sociale. Difficile per loro quindi non solo interpretare i nostri segnali ma anche capirne la necessità, visto che esistono le parole per comunicare meglio e in maniera meno suscettibile di fraintendimenti la stessa cosa.
Il contatto oculare si presta allo stesso tipo di fraintendimento: per quasi tutte le culture  il fissare la persona che sta parlando è segno di attenzione e interesse per quello che sta dicendo; gli orientali, invece, esprimono la propria concentrazione abbassando gli occhi o addirittura chiudendoli, in una sorta di meditazione.
Altre culture, come ad esempio quella tedesca, si avvalgono della mimica, ma con meno frequenza e enfasi, e danno quindi l’impressione di essere più “freddi”, difficilmente infatti è possibile reperire le loro emozioni dallo sguardo o dalla piega della bocca.
Infine, un cenno particolare va fatto allo “sbuffare” tipico dei francesi, che spesso gonfiano le guance e lasciano uscire rumorosamente l’aria per esprimere l’irritazione.


Immagine anteprima YouTube

scritto da paolacon il 9 08 2014

2025 automobile ciao

Leggevo su Lifegate.it una notizia degna di interesse, adesso che i giapponesi, nel 2015, produrranno e immetteranno sul mercato la prima automobile ad idrogeno, dal costo di  30.000 € e più.

Vediamo come si muove un paese degno di definirlo democratico e progressista !!!!

Un paese dove si  sta facendo molto per l’ecosostenibilità, dove gli interessi della comunità prevalgono sugli interessi privati.

Dal 2025, a Helsinki, in Finlandia, nessuno avrà più l’auto.

A Helsinki non ci saranno più auto private dal 2025. L’amministrazione della città finlandese vuole ridurre il traffico delle ore di punta. In Finlandia è ben chiara la differenza tra possedere un’auto e guidarne una. L’amministrazione della sua capitale, Helsinki, ha deciso infatti di eliminare completamente le auto private, dalle strade della città, entro il 2025, pur dando a tutti la possibilità di guidare.
Lo scopo del progetto è ridurre il traffico nelle ore di punta.

Nei prossimi 10 anni saranno implementati i sistemi di mobilità sostenibile on demand, in modo tale che i cittadini non debbano di fatto avere più bisogno di un’auto di proprietà, ma possano contare sul trasporto pubblico o sui servizi di car sharing (auto in copartecipazione) o bike sharing (bicicletta in distribuzione) messi a disposizione dal Comune.

Il progetto si rivolge a una clientela altamente informatizzata. Tramite un’unica applicazione, gli abitanti di Helsinki potranno non solo visualizzare i percorsi più brevi da seguire, ma anche i mezzi più convenienti per i propri spostamenti, noleggiabili dietro pagamento di una quota. Sarà possibile scegliere il metodo di pagamento ed il mezzo, tra traghetti, bus, auto, biciclette.

Kutsuplus (mini bus), un sistema di car pooling (auto insieme) basato sulla condivisione di un minibus, dimostra che l’amministrazione sta già facendo grandi passi nella direzione della mobilità sostenibile. (Chiara Boracchi)

 

E sul web si trova anche quest’articolo: condivisione di tutto, che sta prendendo piede anche in Italia.
Che ne pensate? Può essere una buona idea? Alla fine si condividerà tutto, speriamo non “la famiglia”.

ROMA. Dal bike sharing al co-working. La ‘sharing economy’ si fa strada anche in Italia. Lo rileva la ricerca di Ipsos commissionata da Airbnb e BlaBlaCar, dedicata al fenomeno dell’economia della condivisione nel nostro Paese. Il 75% degli intervistati ha sentito parlare di sharing economy e, tra coloro che conoscono questo fenomeno, il 67% lo identifica con beni e servizi (ride sharing, condivisione della propria casa, bike sharing, ecc.), mentre il 21% lo associa a un vantaggio economico.
Che sia per colpa della crisi o per via di un cambiamento negli stili di vita, la sharing economy pare interessare agli italiani: il 31% (quasi un italiano su tre) afferma di esserne interessato e l’11% la pratica già; un 27%, invece, non la vede di buon occhio.
La pratica per la quale si prevede una maggiore diffusione è il ride sharing, ossia la condivisione dei passaggi sui mezzi di trasporto: ne è convinto il 57%; il 47% ritiene poi che assisteremo a uno sviluppo anche dello house sharing, la condivisione dell’abitazione.
Tutto ciò viene motivato con degli ovvi risparmi dal punto di vista economico (per il 38% degli intervistati) ma anche con l’idea che una convivenza più “etica” e attenta alla sostenibilità ambientale, fatta di collaborazione a non di competizione, non possa fare altro che bene (26%); il 22% del campione vede soprattutto un elemento di innovazione.
La condivisione pare avere un maggiore sviluppo nel Centro-Sud e particolarmente tra i più giovani: a praticare maggiormente la condivisione dell’auto sono infatti le persone tra i 18 e i 24 anni.


scritto da paolacon il 7 08 2014

 

Acqua assassina

Ascoltiamo ancora una volta con la passività dell’abitudine l’ennesima notizia di bombe d’acqua , di frane devastanti, di eventi naturali che fiaccano il nostro territorio  e che chiedono il loro contributo di vite umane.
Salvatore Settis su “la Repubblica” , consiglia di non “nasconderci dietro un dito”  e dopo il solito comunicato governativo …… “ora si volta pagina”, con proclami fotocopia nei quali si auspica un nuovo piano per il dissesto idrogeologico, è necessario un esame  più attento della situazione ambientale con una maggiore autocritica.
L’Italia ha il territorio più fragile d’Europa , con mezzo milione di frane. Gli investimenti per la messa in sicurezza del territorio sono diminuiti del 50% e i lavori per un’ aggiornata mappa geologica sono stati affossati. Del 60% del territorio italiano non esiste nessuna mappatura!!! Il 10% è ad alto rischio idrogeologico , il 44% è ad elevato rischio sismico e i costi per la sola manutenzione sono valutati sui 3,5 miliardi di euro.
Dal 1985 al 2011 si sono registrati oltre 15.000 eventi di dissesto, di cui 120 gravi con 970 morti.
Nonostante questi segnali di allarme , crescono senza sosta l’abbandono della manutenzione ordinaria ed i presidi territoriali che assicuravano l’equilibrio del territorio.

Ma non diamo solo la colpa allo Stato……”piove governo ladro !!!” ……forse per i morti nella provincia di Treviso non dobbiamo incolpare solo la tropicalizzazione del clima e l’assenza delle autorità preposte.
Si cementifica in maniera incosciente, non si puliscono i boschi , si continua a scavare ghiaia dai fiumi, non si puliscono gli alvei dei torrenti, si costruisce ,spesso abusivamente, in luoghi dove è pericoloso farlo.
Forse anche noi cittadini dobbiamo guardare il territorio dove viviamo con quella cura e quell’attenzione che usavano i nostri nonni.
Alcuni numeri: negli ultimi 50 anni vi sono state 812 frane, che hanno coinvolto 747 località con 5.368 morti.
I comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico sono 6.633 e l’82% dei comuni italiani può essere coinvolto da rischi del territorio.
I cittadini che vivono in zone a rischio di alluvione sono circa 6 milioni.
Gli edifici  su terreni a  forte rischio di frane e alluvioni sono 6.400.
Le strutture ospedaliere in “zone rosse” sono 550.
Le industrie in aree considerate pericolose sono 46 mila.
Il costo complessivo dei danni provocati da frane , alluvioni e terremoti dal dopoguerra ad oggi è di 242,5 miliardi di euro !!!!!!!!!!!!!

Ultima notizia positiva ….entro il 2014 saranno aperti 1.320 cantieri per la sicurezza del territorio.
La salvaguardia della nostra terra comincia però da noi , dalla nostra attenzione , dalle nostre denunce (anche se spesso inascoltate) e dalla cura quotidiana del territorio in cui viviamo.