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TUTTI GLI ARTICOLI SEGUONO IN BASSO, FACENDO SCORRERE IL RULLO

 

 

scritto da paolacon il 11 05 2012
Dopo esserci divertiti con i  dialetti (ma ci ritorneremo), aver fatto un piccolo bilancia del dopo elezioni, passiamo ad un altro argomento serissimo, proposto dal nostro… “dubbioso”, come ama definirsi.
Quando mi ha proposto l’articolo, molto onestamente, la titubante sono stata io, ma poi ho pensato che effettivamente i dubbi (consci o inconsci) sono tanti, perché non parlarne?
In verità nessuno di noi ha la certezza che quello che si crede per fede sia vero, perché nessuno di noi è ritornato dal viaggio, fatto “dall’altra parte”, a dirci che cosa ha trovato veramente, che cosa ha visto. (pca)
L’anima, etimologicamente parlando, è il “soffio”… quello di Dio quando creò l’uomo.
Nelle religioni, almeno in molte, è la parte “eterna” di noi stessi, molti la identificano con il pensiero, col ragionamento, con i sentimenti … si dice infatti … ” ti voglio un bene dell’anima”.
Paola mi ha detto: “sei matto a voler parlare dell’anima …”
ma perché no? Forse un dubbioso è il più adatto, perché è in mezzo al guado e può fare affermazioni e domande svincolato da convincimenti di fede.
Ormai la teoria evoluzionistica darwiniana è accettata anche dalla Chiesa, questa teoria dice che noi siamo una evoluzione dei primati (scimmie).
Quando Dio decise di infondere questo afflato eterno?
Lucy, la nostra progenitrice trovata in Africa ne era già in possesso?
Gli uomini di Neanderthal avevano un’anima, o dobbiamo arrivare all’Homo Sapiens?
È chiaro che non c’è stato un drastico momento di passaggio, ma un’evoluzione che è durata milioni di anni, quindi mi pare molto difficile stabilire quando Dio “fece questo soffio”.
L’anima è eterna per definizione… quando moriamo ci portiamo dietro i nostri ricordi?
Rincontriamo le anime delle persone che abbiamo amato?
 
Amore e affetto sono sentimenti legati alla corporeità … mi pare strano che possano essere eterni.
Ma il mio dubbio è un altro…  sono un uomo fortunato nella mia esistenza ho avuto tanti affetti, la mia è stata una “vita buona”…  quindi quando andrò dall’altra parte godrò per tutta l’eternità di questi ricordi piacevoli .
Un bambino africano (ne muore  di fame uno ogni tre secondi) sofferente, martoriato, con genitori uccisi dalle violenze delle guerre, muore … e quando va “dall’altra parte” si porta solo ricordi di sofferenza e patimenti… non mi pare giusto!
Mi è stato detto che per lui ci sarà la gloria di Dio… si perderà nella luce di Dio.
Non è equo…  se lui si perderà in Dio, anche io dovrò perdermi in…  senza ricordi, senza consapevolezze, senza affetti ritrovati.
Se allora questa mia anima si annegherà inconscia nella Luce non ci sarà un dopo per me, sarò una scintilla d’eterno priva d’ogni riconoscimento personale .
Fin qui è la parola di un dubbioso che forse confonde i ragionamenti con l’anima, ma come novello Diogene, tiene accesa la lampada, non per trovare l’uomo, ma quello che dentro di lui dovrebbe esserci.
Nella “Repubblica” del 20 aprile un articolo di Elena Dusi fa eco a queste mie considerazioni sull’anima, parlando di Dio.
Da uno studio su 30 paesi, curato in Italia da Deborah De Luca dell’Università di Milano, scaturiscono dati impressionanti sulla fede.
Nel nostro paese il 64,1% dei giovani al di sotto dei 28 anni, dice di non credere in Dio e la situazione non è certo più incoraggiante anche nelle altre fasce d’età, bisogna arrivare agli over 68 per avere un ribaltamento della situazione con un 66,7% di credenti.
Le percentuali in Europa sono ancor più drastiche, in Francia, Germania e nei paesi del nord le percentuali degli under 28 che non credono in Dio superano il 90%.
La mia domanda è ovvia, fra due, tre generazioni che fine farà la Chiesa? Che quadro sociale avremo senza le remore di una religione e senza lo stimolo di una fede?
L’etica laica sarà sufficiente o migliore?
Vito Mancuso, uno dei maggiori teologi odierni, (ha scritto “io e Dio” edito da Garzanti), in questo articolo termina dicendo che se la Chiesa di Roma  avesse veramente a cuore la fede di quello che un tempo si chiamava “popolo” di Dio, oggi destinato a diventare un circolo per pochi, dovrebbe guardare in faccia alla situazione e correre ai ripari cambiando drasticamente.
Anche io, dubbioso e laico, tremo nel pensare a quest’altra “fede” nella totale negazione, forse tutti dovremo cercare al di là di dogmi e sovrastrutture di verità rivelate, un corale sentire che riporti l’uomo ad un alba diversa.
scritto da paolacon il 9 05 2012

alfred-sandro.ge  immediatamente dopo i risultati delle elezioni amministrative scrive questa nota nella “vetrinetta” che molto fa riflettere sul comportamento degli elettori. La scrive proprio per provocare un dibattito che apre a tutti gli eldyani. Sono pensieri liberi, molto seri e che sicuramente un gran numero di voi avrà avuto.
Ho ritenuto opportuno pubblicarla come articolo singolo, per dargli più spazio visivo, anche per l’interesse che ha suscitato nei primi commenti (Franci, Lorenzo) di chi l’ha letta.

In parallelo, nel Bosco, c’è un articlo sul bla bla bla delle chiacchiere elettorali di lorenzo9.rm

CHE DIRE?

La maggioranza degli aventi diritto non ha votato.
Che significato dare a questo non voto?
cosa significa l’astensionismo?
sfiducia?
protesta?
Colui che non vota, che non si reca alle urne davvero manifesta un qualcosa?
Cosa può voler dire chi non dice niente?
“a me non interessa”?
Non interessa cosa? La situazione politica attuale? La politica in generale?
Non interessano i disoccupati? Il futuro dei giovani? Non interessa la chiusura di fabbriche, la continua perdita di posti di lavoro? Non interessa la sempre crescente difficoltà di moltissime famiglie ad arrivare a fine mese, la crescente difficolta a curarsi, a far studiare i figli.
Non interessano le difficoltà di quegli artigiani oberati di debiti?
Oppure chi non ha votato ha espresso il suo disinteresse a questa situazione perché non ne è toccato?
NON MI RIGUARDA! SONO AFFARI LORO!
Il non voto può essere considerato partecipazione alla vita pubblica di un paese?
La disaffezione alla vita pubblica di un paese lo può migliorare?
Chi ha il dovere di governare sarà spronato a farlo meglio? Più di quanto ha fatto dalla astensione massiccia dal voto?

 

scritto da paolacon il 8 05 2012

aree dialettali

canzoni in dialetto

DIALETTO…

Sembra che sia un argomento che interessa molti di noi. Tra i commenti che sono stati inseriti nella “Bacheca-buca delle lettere-suggerimenti” ce ne sono diversi che affrontano quest’argomento.
Già molto più di un anno fa, proprio in Eldy, fu soggetto di discussione: dialetto sì, dialetto no. Possiamo usarlo o no?
Alfred per primo lo ripropone e poi Franco Muzzioli, Giuliano, Riccardo.

La ricchezza di Eldy è proprio questa: veniamo da tante aree geografiche differenti e tutti abbiamo parole nostre, legate alla nostra regione, allora vogliamo metterle in comune?
Ci potremmo scambiare di tutto, non solo frasi, o detti, o proverbi, o parole, o poesie, o canzoni, ma anche piatti tipici, il tutto legato alla nostra terra e volendo anche leggende.
 

Infine, una proposta suggerita da Giuliano: perché non scrivere anche di un determinato argomento (usando il dialetto, con traduzione) ed un altro eldyano risponde (usando il suo dialetto con traduzione). Per esempio qualcuno scrive in vicentino (con traduzione) e qualcun altro gli risponde in napoletano (con traduzione)
Bene a voi di “giocare” se vi va e buon divertimento!
Riporto qui, tra i commenti, gli ultimi vostri, postati in “bacheca” e che riguardano i dialetti. (pca)

Immagine anteprima YouTube

Franco Muzzioli mi ricorda che c’era una canzoncina degli anni trenta, intitolata: “Ma cos’è questa crisi?”, che ironizzava sulla situazione dell’epoca. È stata ripresa, attualmente, da vari artisti; ma purtroppo non c’è proprio niente da ridere.
Sia Angelom che Franco ci propongono due loro scritti, hanno riflettuto sulla situazione e naturalmente vorrebbero sentire il parere degli Eldyani.
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COME VEDI IL FUTURO? Scritto da Angelom
La situazione non è certo delle più rosee: più si va avanti più ce se ne accorge e tutto il grigio che ci circonda sembra che penetri fin dentro di noi, lì, dove dovrebbe essere il nostro nucleo vitale.
Siamo circondati da cattivi esempi: siamo completamente succubi delle notizie dei telegiornali, siamo condizionati in schiavitù intellettuale. Per quello che riguarda di affrontare il mondo del lavoro e più in generale il modo che circonda si dovrà avere una grande determinazione e speranza e che tutto rientri nelle aspettative dei nostri giovani. La filosofia  è di non far morire la capacità poetica di vedere il reale e le sue manipolazioni globali che intervengono su tutto e su tutti, pur di avere elettori, compratori, lettori, seguaci, pubblico, in definitiva dipendenti, e pur di sopravvivere individualmente. E mentre qualcuno, si arricchisce altri, la maggioranza, si vedono vivere liberi di fronte al televisore o internet e passano le maggiori ore a comunicare sul cellulare e a vagare con gli occhi persi, me felici nei percorsi prefabbricati dell’ultimo shopping center. Certamente la reazione di una persona non è quella che si sente in pace con se stessa e con la società che la circonda, che smette di scioccarla ogni giorno di più: il disastro della Costa Concordia letteralmente spalmato ovunque, ma mai approfondito per bene anche da parte dal punto di vista dell’equipaggio e di chi ha fatto di tutto per evitare il peggio; lo scandalo del festival di Sanremo e della scelta dei sei giovani in gara che non sono stati realmente i preferiti dal pubblico online, la retrocessione del nostro benamato “Paese”, declassato in serie B da  un’agenzia che molte altre volte, con le sue ricerche e messaggi, ha fatto nient’altro che peggiorare la situazione esistente. Possiamo rinunciare a quell’autonomia di potere che abbiamo acquistato in  questi anni nei nostri piccoli angoli di mondo?
Dobbiamo stare bene attaccati al nostro piccolo orticello per evitare a rimanere senza nulla, senza nessuno, senza potere. Bisogna mandare un messaggio forte e chiaro, la libertà è un valore incommensurabile di cui non se ne può fare a meno. (Angelom)
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L’ANNO DEL DIGIUNO E DELLA CRISI scritto da Franco Muzzioli
In un articolo sull’Espresso, Roberta Carlini  tenta di fare una fotografia (con  percentuali)  della situazione economica Italiana in questi tempi di crisi.
Crollano i consumi alimentari, quelli hi-tech e per la prima volta da anni si riduce l’uso del telefono.  Cala di un 10% il consumo di benzina e di un 14% quello del GPL, la spesa delle famiglie si contrae di un 7%, l’acquisto di elettrodomestici, compresi televisori e monitor, cala di un 8%… pensate cala anche il consumo di “spazzatura” di ben il 9% …..mangiamo meno !?!?
Roberta Carlini si addentra poi a considerare i dati finanziari  con una lunga ed attenta analisi sul calo del PIL, sulla mancanza di liquidità delle banche e sul fallimento di migliaia di piccole imprese.
Dice che si riduce il trasporto privato, mentre esplodono gli abbonamenti a metro e bus, soprattutto nelle grandi città, sembra di essere tornati negli anni cinquanta, solo che allora la prospettiva della ricostruzione e della crescita era certa.
C’è poi uno strano, consolatorio e quasi infantile, comportamento degli italiani … a tutti questi “cali “: nasce un vero “boom” dei consumi di “piccoli piaceri”.
Ovviamente c’è un aumento di oltre il 100% dei tablets (ma si può capire data l’assoluta novità), sono aumentati del 10% i videogiochi, di un 25% le patatine in busta , del 22% i cofanetti da trucco e le creme antirughe, di un 6 % le creme per le mani e di ben il 12%  lo smalto per le unghie, sono aumentati tutti gli integratori alimentari ed i prodotti per le diete (pensate un pò!!!!). Inoltre, si spende di più per i bambini in vestitini, giocattoli e dolciumi. Sono tra lìaltro, purtroppo, aumentati i fruitori di gratta e vinci ed i “consumatori” di giochi d’azzardo.
Tutto questo sembra dimostri che non potendo più essere proficue formiche, ci si accontenta  di essere modeste ed un po’ squallide cicale.
Non mi sento di tirare delle somme ma, dato che siamo tra persone adulte, (se non anziane)… non dovrebbe mancarci la saggezza ed un moto di speranza, quindi  qualche giudizio in merito da parte di tutti noi potrebbe essere molto utile. (Franco Muzzioli)

Pietro Vanessi

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pino5.rm, ci ricorda che anche quest’anno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali promuove “la Settimana della Cultura”, aprendo per nove giorni, gratuitamente, le porte di musei, ville, monumenti, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali su tutto il territorio nazionale.
L’iniziativa, nata per trasmettere l’amore per l’arte e la conoscenza dell’immenso patrimonio italiano, offre un ricco calendario di eventi, mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti. Si rende così ancora più speciale l’esperienza di tutti i visitatori, grazie al coinvolgimento di molte Istituzioni pubbliche e private, per una partecipazione estesa e capillare.
Per il secondo anno, inoltre, il Centro per i Servizi Educativi del MiBAC propone “Benvenuti al Museo”, il progetto che, nel corso della Settimana della Cultura, coinvolgerà 1650 studenti tra i 16 e i 19 anni, 150 docenti da più 65 istituti di tutta Italia. Per nove giorni i ragazzi faranno attività di accoglienza e orientamento per i visitatori italiani e stranieri in circa 50 musei. L’intento è quello di offrire ai giovani un’occasione di conoscenza e un’esperienza diretta di lavoro e impegno a favore dei beni culturali.
«Con “Benvenuti al Museo” – ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Prof. Lorenzo Ornaghi – il patrimonio culturale italiano si apre una volta di più ai giovani, coniugando divulgazione e formazione. Si vuole così ravvivare l’interesse delle nuove generazioni per la bellezza e la ricchezza d’arte caratteristiche del nostro Paese. Per nove giorni i musei e i luoghi della cultura saranno impreziositi dalla partecipazione di quanti sono chiamati a diventare gli operatori culturali del futuro».
Sul sito www.beniculturali.it e sull’applicazione per smartphone “iMiBAC top40” è consultabile il programma completo degli appuntamenti della Settimana. In tutta Italia saranno inoltre allestiti 17 punti di informazione in stazioni ferroviarie, aeroporti, luoghi di attrazione turistica e musei, dove saranno distribuiti opuscoli con tutti gli eventi regionali.
Si precisa che l’ingresso al circuito del Colosseo, Foro Romano e Palatino rimarrà a pagamento e gli introiti saranno destinati ad uno specifico intervento di manutenzione straordinaria dell’area archeologica.

scritto da paolacon il 13 04 2012

Per continuare il discorso, aperto nell’articolo precedente (e che potete trovare qui sotto, sul rullo) articolo sulle abitudini, riti e tradizioni degli “altri”, Sandra ci fa sapere com’è la Pasqua in Grecia e, visto che sarà la prossima domenica, ne parliamo. Grazie Sandra!

La Pasqua Greco-ortodossa quest’anno viene celebrata il 15 aprile.
Il calcolo è piuttosto complicato sia perché la maggioranza degli ortodossi segue il calendario Giuliano sia perché si sposta la data se cade in coincidenza della Pasqua Ebraica.
La quaresima (della durata di 40 giorni) inizia col lunedì che segue l’ultima domenica di carnevale, detto “c”, lunedì pulito, ed è il giorno in cui vengono fatti  volare gli aquiloni. È un gareggiare a chi lo fa più bello e chi lo fa volare più in alto. Inoltre è anche il primo giorno di stretto digiuno, anche il pane è un pane speciale, mangiato solo quel giorno.
Il digiuno continua per tutta la Quaresima, non si possono mangiare prodotti di origine animale, il pesce è permesso il 25 marzo (festa nazionale greca) e la domenica delle Palme.
Il venerdì che precede la domenica delle Palme viene ricordata la morte di Lazzaro. Dopo le
cerimonie le bambine girano cantando di casa in casa con un cestino tutto infiorato, nel quale si mettono dolcetti e… gradito, qualche euro…
Domenica si benedice l’alloro e poi viene distribuito per essere portato nelle case dei fedeli.
Ha inizio così La Grande Settimana o Settimana Santa, ogni giorno una cerimonia particolare.
Mercoledì pomeriggio i fedeli si recano in chiesa coi bambini e dopo la benedizione sfilano davanti al Papàs (sacerdote Ortodosso) che con un batuffolo unto d’olio benedetto fa il segno della croce sulle mani e sulla fronte, come una nuova purificazione.

stampo speciale per il pane della Pasqua

Giovedì si porta in chiesa un pane rotondo con impresso uno speciale simbolo, servirà in parte per l’ultima  comunione (qui viene data sotto specie di pane e vino). Tacciono  le campane e si comincia a preparare il sepolcro.
Nelle case intanto fervono i lavori per preparare le uova ed i biscotti, un tempo le uova dovevano essere rosse, ora si fanno di tutti i colori ed è bello vedere chi riesce a farle più belle.
Venerdì Gesù in Croce è adagiato nell’interno del baldacchino detto ‘EPITAFFIO’ abbellito ed adornato di fiori in modo veramente magnifico, ogni chiesa gareggia  a farlo più splendido. Verso sera ha inizio la cerimonia: i fedeli portano le candele, che sono lunghe ma color crema e si fa poi la processione portando sulle spalle l’Epitaffio. Tornati in chiesa mentre s’intonano le litanie, i fedeli passano sotto l’epitaffio togliendo un fiore e ricevendo la benedizione dal Papàs, tutto fino alla cerimonia del sabato.

epitaffio

Sabato verso sera, iniziano le cerimonie, sul tardi la piazza della cattedrale è gremitissima, ma è un brusio poche luci, al primo ritocco di mezzanotte si apre la porta della cattedrale e il Papàs, col cero portato da Gerusalemme, accende il cero vicino e cosi rapidamente la piazza è una sola fiamma e si sente esclamare KRISTOS ANESTIS, IL SIGNORE È RISORTO, ognuno cambia il bacio della pace col vicino.
Detto così non poco, ma è un momento veramente emozionante ed è facile vedere gli occhi lucidi di emozione… La piazza si svuota lentamente, molti seguono il Papàs che battuti tre colpi si vede aprire le porte della chiesa e continua la cerimonia, altri rientrano cercando di mantenere il loro cero bianco acceso, si deve fare il segno della croce col cero acceso sulla soglia di casa.

L’indomani è PASQUA, inizia il pranzo, lo scambio delle uova e il picchiare un uovo sull’altro “KRISTOS ANESTIS” rispondendo “ALITOS ANESTIS”. E come pranzo, intendiamo un Gran Pranzo perché, dopo 40 giorni di digiuno, l’agnello allo spiedo è la cosa più buona…
   

 

Noi sappiamo che la festa più importante in assoluto per la cristianità, nucleo essenziale della fede cristiana, è la Santa Pasqua.
Ma vediamo che cosa succede nelle altre religioni non cristiane.

Per tutte le religioni monoteiste, e anche per i laici, c’è un momento dell’anno, che poi coincide con il ciclo della primavera, con rituali e tradizioni piuttosto simili.
Mi piace ricordare molto brevemente questi “culti”, perché le differenze tra popoli e religioni, che sembrano tanto importanti e distanti, sono alla fine molto minori di quanto non si pensi e, secondo me, le genti hanno tanto più in comune di quanto non si immagini.
Lasciando fuori il discorso della fede e dei credo religiosi e rispettando tutti, senza distinzione,
mi soffermerei piuttosto sul rituale delle celebrazioni e su quello che c’è in comune tra di esse.

Le cerimonie, a cominciare da quelle cristiane, sono tutte più o meno legate all’equinozio di Primavera, il 21 marzo. Infatti la Pasqua ebraica, che non ha lo stesso significato religioso di quella cristiana, si commemora dopo il plenilunio che segue l’equinozio di primavera.
La celebrazione è in ricordo dell’Esodo dall’Egitto, da parte del popolo di Israele, guidato da Mosè e l’attraversamento del Mar Rosso.


È per questo che uno degli elementi tradizionali più importanti tra i cibi, è il pane non lievitato (matzah o pane azimo) in ricordo del fatto che il popolo, fuggendo, non ebbe il tempo di far lievitare il pane.
Ma oltre a questo, parte del rituale tradizionale è la pulizia accuratissima della casa, per eliminare ogni traccia di pane lievitato.

pesach

A questo punto, sorge subito una riflessione: ma non è la stessa cosa nelle tradizioni cristiane? Le famose “pulizie di Pasqua” da dove hanno avuto origine?
E poi, leggendo qua e la, si apprende che anche nella cultura persiana, nella quale la Pasqua non esiste, ma il 21 marzo, equinozio di primavera, è il primo giorno dell’anno e si chiama Now Ruz (nuovo giorno), fa strettamente parte del rituale delle celebrazioni, l’accurata pulizia della casa, ornarla con fiori, e consumare cibi speciali.

Nowruz in una casa persiana

Infine  le uova, comuni a tutte le religioni e a tutte le feste di primavera, simbolo universale di nuova vita.
Non è un caso che la Pasqua ebraica (Pesach) sia vicina come tempo a quella cristiana, infatti è proprio durante la cena celebrativa di Pesach che Gesù (non dimentichiamoci che era ebreo) annuncia la sua fine imminente.
E come la Pasqua ebraica significa “passaggio” e quindi cambio, rinnovamento, quella cristiana vuol dire due volte rinnovamento di vita, perché è resurrezione.
Io continuo ad attenermi ai riti non religiosi, ma c’è da ricordare che anche nella tradizione persiana del nuovo anno, c’è il rinnovamento, il risorgere della natura, la simbiosi con la natura.


Ed ecco i fiori nelle case di tutte le diverse fedi, le uova, il grano in ogni sua forma, i vestiti nuovi, le pulizie, l’agnello e soprattutto la celebrazione intorno a una tavola, ma in famiglia e con amici stretti. 

Allora siamo poi tanto diversi gli uni dagli altri? (pca)

Ed ora lo scritto di Franco Muzzioli che ci parla di una Pasqua laica

 

Una Pasqua laica!

Se il nostro sguardo varca le mura di casa , può vedere la natura che risorge, usciamo dalle brume invernali ed entriamo nel sole tra lo sfavillio di fiori e di foglie nascenti.
Da tempi remoti, in questo periodo, quando i popoli erano nomadi sacrificavano agli dei i primi nati delle loro greggi, divenuti poi stanziali ed agricoltori, offrivano le primizie del raccolto.
Il nome Pascha, che in aramaico vuol dire “passare oltre” è stato introdotto dagli ebrei in memoria del passaggio “dell’angelo sterminatore” che nel vecchio Testamento li risparmiò per colpire spietatamente gli egiziani.


Anche l’uovo è un simbolo antichissimo e si trova in tutte le civiltà e ha come significato la vita che si rinnova.
La colomba invece deriva dalla forma di un pane, che greci , egizi e romani facevano in primavera per offrirlo agli dei.
Tutte queste tradizioni sono state assimilate dal Cristianesimo che ne ha visto la concretizzazione del messaggio Evangelico e cioè il passaggio dall’inverno della morte, alla primavera della gloria di Dio, cioè l’avvento di un Regno che non è di questo mondo e al quale tutti i cristiani sono chiamati, grazie alla Resurrezione di Gesù il Cristo.
Vivo questa festa nel risveglio della natura e nella speranza che l’uomo ritrovi la bontà e la volontà di costruirsi un vita migliore.
Per me è la festa dei bambini, che sono la primavera della vita e sono il futuro del mondo e spero che ascoltino ancora la parola di Gesù, che personalmente non so se è risorto, ma i suoi messaggi e tutta la sua esistenza terrena chiamano alla bontà e ad una vita degna d’esser vissuta.
Un abbraccio , laico, ma sentito…

scritto da paolacon il 3 04 2012

PASQUA-2012

TANTISSIMI AUGURI DI BUONA PASQUA
SOPRATTUTTO SERENA, A TUTTI GLI ELDYANI CHE PASSANO DI QUI ED ANCHE A QUELLI CHE NON CI PASSANO

UNA SORPRESA VI ASPETTA...

UN PO' DI PAZIENZA... E SAPRETE

scritto da paolacon il 3 04 2012


Ruebens: Resurrezione di Cristo

Vi ripropongo questo bellissimo articolo di Pino sulla Pasqua! Con grande chiarezza Pino ci fa riflettere sul vero significato della Pasqua

Riflessioni aspettando la “ PASQUA”

La Santa Pasqua rappresenta la fonte ed il nucleo essenziale della fede cristiana. Come festa, non con lo stesso significato, era già esistente al tempo di Gesù e si celebrava nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera; con essa gli ebrei ricordavano la liberazione, ad opera di Mosè, del popolo di Israele dalla schiavitù degli egiziani. Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico: pasha, che corrisponde all’ebraico pesah, il cui senso generico è “passaggio” “passare oltre”; gli ebrei ricordavano l’attraversamento del Mar Rosso, che costituiva il cambiamento dalla vecchia vita di schiavitù alla nuova vita intrapresa dopo il loro insediamento nella terra promessa avvenuto successivamente ad opera di Giosuè.
Gesù proprio nel festeggiare la Pasqua ebraica (ultima cena) ha annunciato ai discepoli la Sua imminente fine che sarebbe avvenuta per mano dei responsabili del popolo ebraico, aiutati anche dal tradimento di un discepolo che era seduto al Suo stesso tavolo.
Quindi Gesù ha voluto innestare la nuova Pasqua in quella ebraica ma il significato, se pur conservato nel solo vocabolo: “passaggio”, assume un valore completamente nuovo perché con tale ricorrenza i cristiani ricordano la morte ma soprattutto la risurrezione di Gesù Cristo, “passaggio” e liberazione da ogni limite e schiavitù di natura e finanche dalla morte che ne costituisce il limite massimo. Con tale passaggio si ha lo sboccio ad una vita totalmente nuova e diversa, un vita che dura per sempre (vita eterna). Da tale evento prodigioso e reale, avvenuto ad opera di Gesù, che ha riportato in vita il Suo stesso corpo, scaturisce la sorpresa e lo stupore che accompagna il valore intrinseco di questa festa (in parte viene rappresentato dalla sorpresa nascosta negli ovetti di Pasqua o da quelle uova – simbolo di vita – nascoste da canestrine di pane sulla superficie dei dolci che la tradizione propone nel periodo pasquale, la stessa attesa per la loro consumazione carica le aspettative della sorpresa da cogliere solo nel giorno della festa). In effetti tale evento ha dato all’uomo una “buona notizia”, una novità, una promessa, una “sicura Speranza”, come dice San Paolo, ha dato la buona notizia di una vita eterna concreta, una vita vera, una vita nuova che inizia proprio quando tutto sembra perduto, ma analoga concreta e reale risurrezione è stata riservata anche a tutti coloro che, riconoscendo nell’uomo Gesù anche tutta l’intera divinità del Dio Padre unico vero Dio al di sopra di tutto, acconsentono che la stessa Forza vitale, che ha operato la risurrezione di Gesù, operi in loro quella trasformazione che li renda degni di entrare a pieno titolo in quella realtà nuova proposta dall’evento stesso.
Se nonostante le ricorrenze di Pasqua passate, ci accorgiamo che ancora non si è sviluppato in noi quel rapporto nuovo con Dio, è segno che ancora non diamo molto credito ai fatti riportati nei vangeli riguardanti la morte ma soprattutto la risurrezione di Gesù, ciò nonostante essi costituiscono la sorgente e la meta della fede cristiana che da sempre richiama l’uomo a morire alla vita vecchia, convertirsi e procedere ad un nuovo rapporto con Dio che rigenera l’uomo e lo conduce ad una nuova realtà.

E’ alla luce di tali sentimenti che auguro a voi tutti una Buona Pasqua di Resurrezione!