Un amico di Eldy, dalla Versilia ci mette al corrente dei suoi pensieri e delle sue proposte per “migliorare le condizioni di vita” e vivere più sereni.

Riflessioni sull’Unione Europea, specialmente ora che la Scozia affronta il referendum per decidere se staccarsi dal Regno Unito e riflessioni sull’Italia e sulle sue condizioni.

Tutte cose che ci toccano da vicino, si può essere d’accordo o no con le idee di Renato Sacchelli, ma bisogna riconoscere che sono esposte con grande chiarezza.

 

Quando miglioreranno le nostre condizioni di vita?
Renato Sacchelli

 

È da tanto tempo che mi pongo questa domanda: vorrei sapere quando l’uomo potrà vivere una vita più serena e con meno sofferenze.

Purtroppo, per quanto ci stia a cuore, l’Unione Europeain cui abbiamo sperato, non mi pare ci abbia portato i risultati sperati. Alla luce di ciò che vediamo oggi mi pare di non sbagliare nel dire: non corrisponde a quella che sognavano i padri fondatori, su tutti Alcide De Gasperi, Konrad Adenaur, Robert Schuman, Jean Monnet, Paul Enri Spack e Altiero Spinelli.

Alcide de Gasperi

Konrad Adenauer

Robert Schuman

Jean Monnet

Paul-Henri Spaak

Altiero Spinelli


******* Ci furono studi e attente valutazioni prima di dare vita alla Ceca (Comunità del carbone e dell’acciaio), il primo embrione di Europa Unita, non tanto per aumentare il commercio di tali prodotti, ma per evitare, in primis, che fra le vicine nazioni europee potessero scoppiare nuove sanguinose guerre, come le due combattute pochi anni prima.
Subito dopo si andò avanti nel processo volto a creare un mercato comune ed una maggiore integrazione fra gli stati europei.

Piano piano siamo andati avanti verso una più forte integrazione, tra frenate e accelerazioni.

Ritengo che sia stato commesso un grave errore nel coniare una nuova moneta unica senza pensare prima ad avere chiaramente una visione politica delle cose da fare per il raggiungimento del bene comune. Perché non è stata creata una banca coi capitali da destinare allo sviluppo delle attività produttive, le sole che riescono a dare ricchezza e benessere a tutte le nazioni del mondo?
E per quale motivo si è fatto l’Euro senza dare vita ad una banca centralecon potere di coniare moneta, come avviene negli Stati Uniti per la FED (FED = abbreviazione di Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti), in grado di fare fronte tempestivamente ad ogni tipo di emergenza finanziaria ed economica?

Sono rimasto sconcertato nel constatare che l’introduzione dell’Euro ha causato il raddoppio del costo della maggior parte dei beni, a partire dalla tazzina di caffè per passare alle scarpe e ad ogni altro tipo di articolo presente sul mercato.

Occorreva pensare subito alla creazione di un governo europeo cui affidare il compito di guidare l’Unione, possibilmente con l’elezione diretta del Presidente, come avviene negli Stati Uniti.

Invece ci siamo limitati ad eleggere un parlamento, quello di Strasburgo, i cui poteri sono estremamente limitati, di fatto lasciando alla mediazione tra i singoli governi statali il compito di guidare l’Unione.
Non siamo riusciti neanche a dare vita a una politica estera comune, per non dire ad una difesa unica.

Chi scrive è un semplice uomo della strada che non ritiene giusto che sia un singolo governo nazionale (quello tedesco) a dettare le regole per la compilazione dei bilanci di ogni singolo Stato membro dell’Unione. L’Ue si realizzerà se arriveremo, un giorno, a un vero governo europeo.

Il tanto sbandierato rigore nei conti pubblici della cancelliera tedesca Angela Merkel a me sembra eccessivo. Sarà difficile, infatti, per paesi come il nostro riuscire a conseguire il pareggio di bilancio e al contempo riportare l’economia a crescere mantenendo fisso al 3% il rapporto tra spesa pubblica e Pil. Con un debito alto come il nostro, infatti, gran parte delle risorse sono drenate dagli interessi e vengono meno, così, le risorse necessarie ad affrontare i diversi problemi che abbiamo. La coperta è troppo corta, non è difficile comprenderlo. E senza un minimo di flessibilità si rischia di distruggere tutto.

Angela Merkel

Sarebbe importante chiudere ogni anno con il pareggio di bilancio, che l’Italia riuscì a ottenere una sola volta, con il ministro delle Finanze Quintino Sella, divenuto famoso per il suo rigore ed anche per aver imposto la famigerata “tassa sul macinato”.
Ovviamente è un risultato difficile, tenendo conto delle difficoltà del Paese ed anche, purtroppo, degli enormi sprechi che da decenni ci portiamo dietro.

Queste limitazioni imposteci dall’Europa rischiano di portarci sempre di più nella miseria.

Ce la faremo ad andare avanti? Forse non avremmo dovuto accettare misure come il fiscal compact, ossia l’inserimento nella Costituzione di alcune clausole o vincoli tra le quali, ad esempio, l’obbligo del pareggio di bilancio e la significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil. Avremmo dovuto cercare subito di strappare un minimo spazio di manovra, per non restare strozzati.

Tempo addietro, l’allora capo del governo, professor Mario Monti, con una punta di ottimismo dichiarò di vedere la luce in fondo al tunnel.
Questa luce, purtroppo, non si illuminò d’immenso, come tutti poi abbiamo avuto modo di constatare.

Alla luce della situazione attuale non condivido la posizione assunta dalla Merkel e da altri ministri del suo governo. Il solo rigore ucciderà noi e, subito dopo, tutta l’Europa.

Servirebbero nuovi grandi uomini come Adriano Olivetti e Giovanni Borghi, “mister Ignis”. Chi è che non ha realizzato i progetti ideati dall’ing. Olivetti? Chi mi può dare una risposta? Negli anni ’50 a Roma, in un centro di elaborazione dati vidi una gigantesca macchina perforatrice di schede, costruita dalla Olivetti. Mi convinsi subito di quanto fosse importante, per l’Italia, avere una grande società come quella.

Una cosa è sicura: non è certo con i debiti che si risana l’ economia di una nazione.

Occorre, non mi stancherò mai di ripeterlo, ridare impulso alle attività lavorative che producono beni e servizi, le sole in grado di ridurre la disoccupazione, aumentare i consumi e migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

È importante anche che la politica dia un segnale di onestà e serietà: prima di chiedere nuovi pesanti sacrifici deve dare un segnale forte, riducendo sensibilmente gli altissimi emolumenti che percepiscono i politici e gli alti burocrati nazionali.
Un segnale di sensibilità che non può mancare.

E bisogna fare di tutto, inoltre, per  ridurre l’ imposizione fiscale, per favorire i consumi e rendere meno sofferta la vita delle categorie più deboli. Ovviamente meno tasse vuol dire meno spesa pubblica: e qui bisogna intervenire con intelligenza, eliminando innanzitutto gli sprechi e razionalizzando i costi. A questo punto è necessario una riforma fiscale che sancisca una volta per tutte che i costi dello Stato debbano essere contenuti sempre entro i limiti delle entrate.

La politica dovrebbe essere esercitata da uomini animati da “passione, spirito di sacrificio e di apostolato”, come scrisse anni fa Giorgio Giannelli, fondatore di “Versilia Oggi”.

Chi opera per lo Stato deve anche sentirsi, aggiungo io, molto gratificato per l’attività che esercita a favore della collettività.

Arrivo inoltre a pensare, se mi è consentito, che coloro che percepiscono emolumenti molto elevati dovrebbero essi i primi a chiedere, alla luce della grave situazione che il Paese sta attraversando, una riduzione dei propri stipendi.

O in alternativa che una parte cospicua degli stessi sia legata a risultati (numericamente misurabili) effettivamente raggiunti. Sarebbe un passo avanti di non poco conto.


Riusciremo? La raggiungeremo questa serenità?

scritto da paolacon il 31 08 2014



ORA PARTO IN VACANZA, PER UNA VERA VACANZA ANCHE IO; VI LASCIO IN BUONE MANI CON IL BOSCO E INCONTRIAMOCI, VISTO CHE È ANCHE TORNATA FRANCI, GIUSTO IN TEMPO.

UN CARO SALUTO A TUTTI, A PRESTO,
TRA UNA QUINDICINA DI GIORNI AL MASSIMO.


Tra il serio e il faceto Al & Fred parlano di problemi esistenziali
Sentiamo che hanno da dire ed eventualmente diciamo la nostra…
Vi risponderanno!


- Ciao, Al…
– Ciao! Senti Fred, da tempo volevo chiederti una cosa!
– Se è una delle tue stupidaggini te la puoi anche evitare!
– Ah è cosi? Secondo te io dico solo stupigaggini?
– Al… non è che dici stupidaggini ma è facile che tu non prenda seriamente certi discorsi!
– Quali per esempio?
– Ma che ne so?
– Vedi?
– Beh! dai, lasciamo perdere..che mi volevi chiedere?
– Va bene, si, lasciamo perdere….. Piuttosto, dimmi, secondo te, cosa è  l’istinto di consevazione?
– Ah! bella domanda questa! Tutti abbiamo l’istinto di consevazione, Al.

– Si lo so..
– Ed allora?
– Ed allora cosa?
– Volevo dire: l’istinto di consevazione hai detto che lo abbiamo tutti: tutti gli uomini?

– Tutti gli uomini, tutte le donne, e pure gli animali lo hanno.
– ECCO. Era qui che ti volevo!
– Aih!, Al, chissà che cretinata mi tiri fuori adesso!
– Non so, Fred, forse sarà anche una cretinata ma, stammi a sentire e seguimi bene:
– Ci provo…..
– Allora ascolta attentamente:
certamente conosci la teoria dell’evoluzione di Darwin….?
– Che c’entra questo?
– Lasciami proseguire senza interrompermi …. sai che ho qualche difficoltà…….!
– Certo che lo so…..lo so…..lo so…..
– Ecco, non perdi occasione per umiliarmi, Fred!
– Dai smettila e vai avanti!
– Va bene. Ma non mi interrompere perchè è un argomento difficile per me!
– Daccordo Al, ma cerca di essere chiaro e conciso!
– Non mi fare fretta!!!!
– Vai!!
– Allora ascolta, secondo la teoria evoluzionistica…….
– Ma dove le hai imparate queste cose? Al?
– Su internet, ma non mi interrompere, ti ho detto!
– Hai ragione , scusa.
– Allora dicevo, secondo la teoria dell’evouzione, tutti, compresi gli animali, hanno modificato i loro comportamenti nel corso dei secoli e millenni per adattarsi alle condizioni ambientali che mano a mano trovavano.
Non pretendere spiegazioni più approffondite perchè non te le so dare!
– Peccato, Al, mi sarebbe piaciuto saperne di più!
– Allora non ne sai niente neppure tu!!!
– Al, so solo quel poco che ho letto….
– Mah!!!! ed io che ti credevo uno scienziato !
– Piantala e vai avanti.
– Certo.
– Vai al sodo!
– Sì: senti……prendiamo per esempio una mosca.

– Ok

- Se una mosca ti gironzola attorno ti infastidisce vero? Ti infastidisce e tu cerchi di allontanarla, vero?
– Certo, è naturale.
– Ecco: ora come ti spieghi che tu cerchi di prenderla e lei ti frega sempre riuscendo a scappare tutte le volte?
– Ma certo, Al, la mosca percepisce il pericolo e scappa! È normale!
– ECCO!!!!
– Ora dimmi: se la mosca percepisce il pericolo, non significa che ha la percezione del pericolo?
– Cosa intendi per percezione del pericolo?
– Intendo dire che potrebbe essere che la mosca pensa e che pensando sappia valutare cosa è la vita e cosa è la morte.
– Ma che caspita di discorsi mi stai facendo? Al?  Una mosca che pensa? Ma è assurdo!!!
– Riflettici, Fred: se la mosca non avesse ragionato sul fatto che se si lasciasse prendere da te non avrebbe via di scampo, oggi di mosche non ce ne sarebbero più……..sarebbero tutte spiaccicate da millenni senza neanche sapere perché sono nate e che ci facevano lì….. invece? SCAPPANO, scappano e più velocemente di quello che sai fare tu!.

– Cosa vuoi dimostrare con questo ? Al ?
– Niente: hanno già dimostrato tutto gli altri, gli studiosi, gli scienziati…… loro sanno tutto! Ma io, nella mia semplicità, a volte mi pongo delle domande………non mi bevo tutto quello che mi dicono solo perchè me lo dice uno che dice di aver studiato.
– Al, mi stai meravigliando, sai? Credevo che anche tu, pur avendo una testa non la usassi…….!
– Fred…..io ci provo ad usarla ma non sempre mi riesce!
– Lo so…….
– Ti faccio ancora un esempio?
– ….. Veloce!
– Abbiamo detto anche gli uomini, vero?
– Allora rispondi a questo:
lasceresti un neonato, un bambino piccolo, oppure un cucciolo di animale, da solo, in prossimità di un pericolo grave, come potrebbe essere un balcone, una strada trafficata o un precipizio?


– No di certo!
– Perchè no?
– Ma che discorsi mi fai! Perchè non hanno la cognizione del pericolo ancora!
– ECCO vedi? Fred…….. non hanno ancora la cognizione del pericolo! Cioè non sanno ancora valutare le conseguenze che potrebbe avere un pericolo. Ora dimmi: il saper valutare le conseguenze di un eventuale pericolo non presuppone necessariamente una forma di ragionamento? La formica se la schiacci mentre cammini non se ne accorge neppure ma se ti ci si avvicini tenterà di fuggire……Perchè?
– …..Al……. scusami tanto, ma stanno suonando al citofono!!!!…………

Passato il Ferragosto, ma ancora in clima vacanziero, Alba ci racconta, in chiave ironica, una storia vera, da lei vissuta e dalla quale fortunatamente è uscita indenne.
Che ne pensate voi dell’avarizia?
Avreste fatto come Alba?
Avete forse delle storie da raccontare anche voi?

Avarizia e Amore

Ho letto che l’avarizia è una malattia ed incontrare un avaro è come incontrare un malato inguaribile, perché l’avaro che non è consapevole di esserlo, bensì crede che sia un valore……….
Un avaro che risparmia su tutto, malgrado le sue possibilità economiche, è avaro anche in amore.
Sono persone con una mente ristretta, perché l’avarizia porta anche al risparmio mentale.
A volte penso ……..  ma tutto questo risparmio, accatastare soldi dove credono di portarseli…  anche dentro la bara?
L’amore però è cieco, quindi il fatto di innamorarsi di un avaro, sulle prime potrebbe essere cosa di poco conto.
In fondo l’amore non bada a spese, ma state tranquilli l’avaro sì, ci bada…
Si dice che noi genovesi abbiamo il braccino corto, ma questo signore era un piemontese di Alessandria.
Nel mio racconto vi parlo di una storia che io ho vissuto con un avaro.

L’incontro è stato casuale, in un supermercato alla cassa, lo sguardo è stato malandrino, il volto parlava per noi.
Un bel signore, con aspetto molto giovanile, distinto, con giacca e cravatta, mi garbava ed io non sapevo come attaccare bottone.
Ho fatto cadere per terra una scatola della pasta, lui si abbassa prontamente a raccoglierla e nel porgerla mi sfiora la mano… di proposito.
Quel contatto ha fatto vibrare di piacere il mio corpo, ma non sapevo a che cosa andavo incontro…
Aveva il potere di saper parlare erudito, mi piaceva ascoltarlo, sapeva molte cose ed io, curiosa del sapere come sono, ero incantata.
Era un ex direttore di banca, vedovo, con figli sposati.
Non nascondo che ci ho fatto un pensierino.
Era un provetto ballerino di liscio, tutti ci guardavano, specialmente quando si ballava il tango, mi aveva insegnato a farlo con i passi.
I primi tempi mi sentivo donna indipendente, quando lui, davanti alla cassa, mi porgeva la mano aperta, segno che io dovevo pagarmi il biglietto.
La vergogna veniva dopo che nascondeva il cappotto per non pagare il guardaroba, finché il proprietario glielo fece notare.
Lì non ti offriva il caffè, dovevi uscire, solo in un Cral di anziani perché costava 20c di meno.
Mai in macchina, si usava sempre il bus ed ognuno si pagava il suo biglietto.
Il bello viene quando c’è l’aumento di questo, il suo suggerimento “si va a piedi”.
Avaro dentro, godereccio fuori!
Gli piaceva mangiare e io cretina lo invitavo.

Una volta, per contraccambiare il mio pranzo è arrivato con dei fiori, certo mi sono meravigliata, ma non sapevo che li aveva presi alla vicina, nel suo giardino, solo dopo che questa mi disse “hanno rubato dei fiori”.
Il colmo della sua avarizia “Ti porto a cena fuori, ma andiamo da un amico che mi fa lo sconto”
Quando penso a lui mi tornano alla mente i panni stesi al sole lavati dalle nostre nonne che usavano il sapone di Marsiglia, era l’unico sapone che usava, sì perché un pezzo dura anche un anno.
Ma la mia rabbia era che era benestante, ma mentalmente un poveraccio.
Non so come ho fatto con il mio carattere a uscirci per un mese.
L’esistenza quotidiana con una persona avara diventa opprimente, deludente, priva di luce.

IL COLMO DELL’AVARIZIA

L’avarizia è uno dei peggiori difetti dell’uomo, è anche uno dei peccati capitali.
Io, che di natura sono generosa, mi stavo perdendo in un inferno, sperando in un cambiamento, ma come si nasce si muore.
Per fortuna il mio buon senso è prevalso ed ho messo alla porta, felice di averlo fatto, quel signore distinto, ma avaro.
Un consiglio a tutte le donne:  povero in canna, ma con il cuore grande!
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In questa strana estate… Franco Muzzioli ci invia una riflessione
Ma intanto io vi auguro un buon Ferragosto sereno e che speriamo in pace.(pca)

 

E la chiamano estate! riflessioni di Franco Muzzioli


Bombe d’acqua, venti a 70 km all’ora, temperature autunnali, ma dov’è finita l’estate?
Se non ci fossero gli alberi e i prati, mai così verdi, le rose e gli altri fiori lussureggianti per l’abbondanza d’acqua, si potrebbe pensare ad un errore del calendario, invece che il Ferragosto, sarebbe più consono pensare che siamo ai Santi.
Ma egualmente si va in vacanza, in pochi, spesso con un rabbioso mordi e fuggi, tra ombrelloni chiusi e sabbie bagnate. In montagna invece della camicetta mezzemaniche, ci si mettono i giacconi imbottiti e alla sera con 10°C ci si ritira nei bar a bere un punch e a cantare la montanara.
Dicono, come solito, che la colpa è dell’inquinamento atmosferico, poi si legge che nel 1845 è successa la stessa cosa, allora non ci capisci più niente, apri l’ombrello e vai tra prati e boschi a raccogliere funghi, mai così abbondanti, o ti siedi su di una sdraio umidiccia, con davanti un daiquiri a guardare le onde che si confondono con la pioggia.

Come solito però l’Italia è divisa in due, al centro nord la situazione è quella fin qui descritta e al sud siamo ai tropici, col sole che abbronza se hai coraggio di affrontare i 40°C  all’ombra e …onda su onda…..puoi stare a mollo anche tutta la giornata.
Noi italiani siamo così …. bianchi e neri…. o bianchi e rossi (come volete) …con un sud povero e caldo ed un nord ricco (si fa per dire) … e freddo.
E l’estate ce la passiamo con il debito che aumenta e le speranze in fondo alla lista ……e:  ” basta che ci stia ò sole…basta che ci sia ò mare”…….. siamo arrivati a Ferragosto … più vicini all’autunno che, per antonomasia sarà “caldo”  e ad una illusoria voglia di ….”una rotonda sul mare”….che quest’anno si è fatta desiderare.

 

Quante “rotonde sul mare…” quante estati che non ci son più… c’è una canzone, venata di malinconia, legata alla vostra estate, che vi piacerebbe riascoltare? Io intanto vi faccio sentire questa…
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scritto da paolacon il 11 08 2014

Chiedete ad un uomo di guardarsi le unghie e osservatelo mentre lo fa.

La stessa cosa chiedetela ad una donna.
Normalmente un uomo nel guardarsi le unghie volta la mano socchiusa come se contenesse qualcosa, rivolta verso di se, le dita leggermente piegate, poi ruotando il polso si guarderà il pollice.
La donna nel guardarsi le unghie allungherà il braccio allontanando la mano da se , terrà le dita ben distese con il palmo rivolto verso il basso ed allontanerà e avvicinerà la mano alcune volte prima di passare all’altra mano.
Potrà capitare che sia un uomo ad allungare il braccio e distendere le dita come potrà capitare che una donna se le guardi chiudendo la mano a pugno.
Che significato dare a questi gesti?
Niente di particolare: è la componente maschile o femminile che ciascuno di noi ha nel proprio corpo e che fa parte della nostra composizione genetica.
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La CINESICA è la scienza che studia il “linguaggio del corpo”.
Osserviamo attentamente una persona che parla.
Una persona che parla spontaneamente si muove, gesticola, assume espressioni, muove le mani, le labbra, gira gli occhi ora in una direzione ora in un’altra, ancheggia e muove le gambe, ruota il capo, lo alza e lo inclina avanti e indietro.
Tutti questi movimenti sono involontari ma, se saputi osservare e interpretare nel nostro interlocutore, possono svelarci di lui molto più delle parole che ci sta dicendo in quel momento.

Ugualmente noi, inconsciamente, trasmettiamo segnali che saranno percepiti da chi ci osserva in modo quasi automatico, determinando quelle impressioni, sensazioni, che gli altri hanno di noi, specie se non hanno modo di conoscerci meglio e a fondo .
Se osserviamo un primissimo piano di un attore in una scena di un film potremo vedere il cambiamento di espressione che assume il suo viso che sa passare da un largo sorriso ad una espressione di odio senza che noi abbiamo avvertito alcun movimento sul suo volto: questo è possibile per il contributo dei numerosissimi MUSCOLI FACCIALI :
MUSCOLI CUTANEI
MUSCOLI DELLE PALPEBRE
ORBICOLARE DELL’OCCHIO
CORRUGATORE DEL SOPRACCIGLIO
MUSCOLO DILATATORE DELLE NARICI
MUSCOLI DELLE LABBRA
Questi sono solo alcuni ma ci sono anche lo zigomatico, il quadrato del labbro superiore e inferiore, il risorio, triangolare, mentale, orbicolare della bocca ed altri ancora.
Oltre la CINESICA esistono altre branche che studiano i comportamenti dell’uomo:
La PROSSEMICA: studia come l’uomo si relaziona con gli spazi attorno a lui, come per es:
Zona Intima: cosi viene definito lo spazio di circa trenta centimetri che ciascuno di noi considera proprio e permette a pochi di superarlo.
Zona Personale: è la zona che riteniamo nostra quando ci troviamo in mezzo a persone come per es. in coda , una zona affollata ma non gremita ed è di circa un metro .
Zona Sociale: Distanza a cui teniamo gli estranei. Ci infastidiscono se nell’avvicinarsi superano i quattro o cinque passi da noi.
Zona Pubblica: Zona a cui ci teniamo quando ci troviamo in folto gruppo di persone.”
Cosa simpatica da notare al cinema a teatro, sull’autobus: locale vuoto, man mano che la gente arriva e occupa i posti evita di sedersi vicino ad altri finchè a locale quasi completo l’ultimo posto libero rimasto che è quallo a fianco a te …. anche quello viene occuopato e tu che ci tenevi la tua giacca te la devi prendere sulle ginocchia.
Questo interessante discorso ci porterebbe molto lontano e chissà se interessa?
Magari lo si potrà riprendere!

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Prossemica e mimica facciale di Paola Celentin

La distanza fra i corpi da rispettare

Tutti gli animali vivono in una sorta di bolla virtuale che rappresenta la loro intimità e che ha il raggio della distanza di sicurezza, cioè quella che consente di difendersi da un attacco o di iniziare una fuga. Negli uomini, essa è di circa 60 cm., cioè la distanza del braccio teso.
La “bolla” è un dato di natura, mentre la sua dimensione e il suo valore di intimità sono dati di cultura e quindi variano: l’infrazione alle regole “prossemiche”, cioè alla grammatica che regola la distanza interpersonale, può generare una escalation, cioè far interpretare come aggressivi e invasivi, quindi degni di una reazione adeguata, dei movimenti di avvicinamento che non hanno questo significato nella cultura di chi li ha compiuti.
Vediamo qui di seguito come vengono interpretate nelle varie culture le diverse maniere di avvicinarsi e di porsi in presenza di un altro o di altri.


Forme di contatto

In Italia

Altrove

Contatto frontale

la sfera dell’intimità è data dalla distanza di un braccio teso

culture della costa europea del Mediterraneo: idem, chi si avvicina troppo invade il campo dell’altro, mettendolo a disagio e dandogli la sensazione di essere aggredito
nel Mediterraneo arabo: la distanza si riduce, chi parla tocca spesso l’interlocutore sul petto o sul braccio
culture europee non mediterranee e americane: i due interlocutori restano a distanza di un doppio braccio
in Giappone, a Mosca: lo spazio personale è molto ridotto e quindi il contatto è obbligato e non si dice mai “permesso?” o “scusi!”

Contatto laterale

Soprattutto al Nord, è escluso l’eccesso di contatto fra uomini, visto come esibizione di omosessualità o ubriachezza

In molte culture mediterranee: anche i maschi si prendono a braccetto tra di loro
nei paesi arabi: i maschi si prendono anche per mano
nel resto d’Europa: come in Italia
zone rurali dell’Oriente sopravvive l’abitudine di prendersi per mano tra persone dello stesso sesso
in Giappone: prendersi a braccetto, camminare molto vicini, a contatto di spalla, hanno una connotazione sessuale
in Turchia e in altre zone di cerniera tra Europa ed Asia: mettere la mano sulla spalla di uno straniero significa “Caro ospite, lascia che ti guidi”

Bacio

Due baci sulle guance tra donne o tra donna e uomo sono sempre ammessi, tra uomini solo in casi eccezionali (es.: condoglianze)

in Giappone: un bacio in pubblico, anche tra padre e figlio, è escluso categoricamente
in Turchia ed in altre culture medio-orientali: il bacio è d’obbligo anche tra giovani maschi

Spazio personale nel luogo di lavoro

Il luogo chiuso indica maggior prestigio ma anche maggior rispetto degli altri; il visitatore deve bussare ma spesso non attende la risposta “avanti”

i giapponesi: preferiscono, anche ad alti livelli gerarchici, gli spazi aperti in cui esibire il proprio ruolo
i nordici: interpretano lo spazio aperto come una mancanza di rispetto, “Me ne frego di disturbarti”
in Germania o negli Stati Uniti: il visitatore comunica rispetto per il territorio altrui tenendo la mano appoggiata allo stipite, ma i tedeschi di solito tengono le porte chiuse, mentre gli statunitensi aperte

ED ECCO UN PO’ SCHERZOSAMENTE COME CI VEDONO GLI STRANIERI

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L’espressione del volto

Esprimere emozioni, sensazioni, giudizi, pensieri con la mimica facciale è una cosa “ovvia” nell’Europa mediterranea, in Russia e in alcune aree degli Stati Uniti; ma in Europa settentrionale ci si attende che queste espressioni siano abbastanza controllate, mentre in Oriente esse sono poco gradite, tanto che si educano i bambini fin da piccoli ad una certa imperscrutabilità, alla riservatezza riguardo i propri sentimenti.
In alcune culture, come quella turca, tale controllo è richiesto soprattutto alle donne, che devono essere impassibili.
L’Italiano spesso esprime le proprie impressioni e sensazioni più con il viso che con le parole, attraverso una mimica facciale molto articolata. Frequentemente, infatti, facendo il resoconto del dialogo avuto con una persona ci troviamo a dire: “E poi ha fatto una faccia, come a dire…”. Per noi è quindi del tutto usuale lasciar trasparire in questo modo il nostro pensiero, convinti che ciò sia indice di sincerità. Non funziona sempre così presso gli altri popoli, come ad esempio i Giapponesi, la cui rigida maschera facciale è una vera e propria necessità sociale. Difficile per loro quindi non solo interpretare i nostri segnali ma anche capirne la necessità, visto che esistono le parole per comunicare meglio e in maniera meno suscettibile di fraintendimenti la stessa cosa.
Il contatto oculare si presta allo stesso tipo di fraintendimento: per quasi tutte le culture  il fissare la persona che sta parlando è segno di attenzione e interesse per quello che sta dicendo; gli orientali, invece, esprimono la propria concentrazione abbassando gli occhi o addirittura chiudendoli, in una sorta di meditazione.
Altre culture, come ad esempio quella tedesca, si avvalgono della mimica, ma con meno frequenza e enfasi, e danno quindi l’impressione di essere più “freddi”, difficilmente infatti è possibile reperire le loro emozioni dallo sguardo o dalla piega della bocca.
Infine, un cenno particolare va fatto allo “sbuffare” tipico dei francesi, che spesso gonfiano le guance e lasciano uscire rumorosamente l’aria per esprimere l’irritazione.


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scritto da paolacon il 9 08 2014

2025 automobile ciao

Leggevo su Lifegate.it una notizia degna di interesse, adesso che i giapponesi, nel 2015, produrranno e immetteranno sul mercato la prima automobile ad idrogeno, dal costo di  30.000 € e più.

Vediamo come si muove un paese degno di definirlo democratico e progressista !!!!

Un paese dove si  sta facendo molto per l’ecosostenibilità, dove gli interessi della comunità prevalgono sugli interessi privati.

Dal 2025, a Helsinki, in Finlandia, nessuno avrà più l’auto.

A Helsinki non ci saranno più auto private dal 2025. L’amministrazione della città finlandese vuole ridurre il traffico delle ore di punta. In Finlandia è ben chiara la differenza tra possedere un’auto e guidarne una. L’amministrazione della sua capitale, Helsinki, ha deciso infatti di eliminare completamente le auto private, dalle strade della città, entro il 2025, pur dando a tutti la possibilità di guidare.
Lo scopo del progetto è ridurre il traffico nelle ore di punta.

Nei prossimi 10 anni saranno implementati i sistemi di mobilità sostenibile on demand, in modo tale che i cittadini non debbano di fatto avere più bisogno di un’auto di proprietà, ma possano contare sul trasporto pubblico o sui servizi di car sharing (auto in copartecipazione) o bike sharing (bicicletta in distribuzione) messi a disposizione dal Comune.

Il progetto si rivolge a una clientela altamente informatizzata. Tramite un’unica applicazione, gli abitanti di Helsinki potranno non solo visualizzare i percorsi più brevi da seguire, ma anche i mezzi più convenienti per i propri spostamenti, noleggiabili dietro pagamento di una quota. Sarà possibile scegliere il metodo di pagamento ed il mezzo, tra traghetti, bus, auto, biciclette.

Kutsuplus (mini bus), un sistema di car pooling (auto insieme) basato sulla condivisione di un minibus, dimostra che l’amministrazione sta già facendo grandi passi nella direzione della mobilità sostenibile. (Chiara Boracchi)

 

E sul web si trova anche quest’articolo: condivisione di tutto, che sta prendendo piede anche in Italia.
Che ne pensate? Può essere una buona idea? Alla fine si condividerà tutto, speriamo non “la famiglia”.

ROMA. Dal bike sharing al co-working. La ‘sharing economy’ si fa strada anche in Italia. Lo rileva la ricerca di Ipsos commissionata da Airbnb e BlaBlaCar, dedicata al fenomeno dell’economia della condivisione nel nostro Paese. Il 75% degli intervistati ha sentito parlare di sharing economy e, tra coloro che conoscono questo fenomeno, il 67% lo identifica con beni e servizi (ride sharing, condivisione della propria casa, bike sharing, ecc.), mentre il 21% lo associa a un vantaggio economico.
Che sia per colpa della crisi o per via di un cambiamento negli stili di vita, la sharing economy pare interessare agli italiani: il 31% (quasi un italiano su tre) afferma di esserne interessato e l’11% la pratica già; un 27%, invece, non la vede di buon occhio.
La pratica per la quale si prevede una maggiore diffusione è il ride sharing, ossia la condivisione dei passaggi sui mezzi di trasporto: ne è convinto il 57%; il 47% ritiene poi che assisteremo a uno sviluppo anche dello house sharing, la condivisione dell’abitazione.
Tutto ciò viene motivato con degli ovvi risparmi dal punto di vista economico (per il 38% degli intervistati) ma anche con l’idea che una convivenza più “etica” e attenta alla sostenibilità ambientale, fatta di collaborazione a non di competizione, non possa fare altro che bene (26%); il 22% del campione vede soprattutto un elemento di innovazione.
La condivisione pare avere un maggiore sviluppo nel Centro-Sud e particolarmente tra i più giovani: a praticare maggiormente la condivisione dell’auto sono infatti le persone tra i 18 e i 24 anni.


scritto da paolacon il 7 08 2014

 

Acqua assassina

Ascoltiamo ancora una volta con la passività dell’abitudine l’ennesima notizia di bombe d’acqua , di frane devastanti, di eventi naturali che fiaccano il nostro territorio  e che chiedono il loro contributo di vite umane.
Salvatore Settis su “la Repubblica” , consiglia di non “nasconderci dietro un dito”  e dopo il solito comunicato governativo …… “ora si volta pagina”, con proclami fotocopia nei quali si auspica un nuovo piano per il dissesto idrogeologico, è necessario un esame  più attento della situazione ambientale con una maggiore autocritica.
L’Italia ha il territorio più fragile d’Europa , con mezzo milione di frane. Gli investimenti per la messa in sicurezza del territorio sono diminuiti del 50% e i lavori per un’ aggiornata mappa geologica sono stati affossati. Del 60% del territorio italiano non esiste nessuna mappatura!!! Il 10% è ad alto rischio idrogeologico , il 44% è ad elevato rischio sismico e i costi per la sola manutenzione sono valutati sui 3,5 miliardi di euro.
Dal 1985 al 2011 si sono registrati oltre 15.000 eventi di dissesto, di cui 120 gravi con 970 morti.
Nonostante questi segnali di allarme , crescono senza sosta l’abbandono della manutenzione ordinaria ed i presidi territoriali che assicuravano l’equilibrio del territorio.

Ma non diamo solo la colpa allo Stato……”piove governo ladro !!!” ……forse per i morti nella provincia di Treviso non dobbiamo incolpare solo la tropicalizzazione del clima e l’assenza delle autorità preposte.
Si cementifica in maniera incosciente, non si puliscono i boschi , si continua a scavare ghiaia dai fiumi, non si puliscono gli alvei dei torrenti, si costruisce ,spesso abusivamente, in luoghi dove è pericoloso farlo.
Forse anche noi cittadini dobbiamo guardare il territorio dove viviamo con quella cura e quell’attenzione che usavano i nostri nonni.
Alcuni numeri: negli ultimi 50 anni vi sono state 812 frane, che hanno coinvolto 747 località con 5.368 morti.
I comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico sono 6.633 e l’82% dei comuni italiani può essere coinvolto da rischi del territorio.
I cittadini che vivono in zone a rischio di alluvione sono circa 6 milioni.
Gli edifici  su terreni a  forte rischio di frane e alluvioni sono 6.400.
Le strutture ospedaliere in “zone rosse” sono 550.
Le industrie in aree considerate pericolose sono 46 mila.
Il costo complessivo dei danni provocati da frane , alluvioni e terremoti dal dopoguerra ad oggi è di 242,5 miliardi di euro !!!!!!!!!!!!!

Ultima notizia positiva ….entro il 2014 saranno aperti 1.320 cantieri per la sicurezza del territorio.
La salvaguardia della nostra terra comincia però da noi , dalla nostra attenzione , dalle nostre denunce (anche se spesso inascoltate) e dalla cura quotidiana del territorio in cui viviamo.

 Alba ci racconta una sua bella avventura con i nipotini, una gita in mare aperto per avvistare i cetacei che numerosi popolano il  Mar Ligure.

Insieme ai miei nipotini Giulia di 9 anni (la milanese) e Diego di 7 e mezzo, partiamo per una gita in mare: l’avvistamento dei cetacei nel mar Ligure, verso ponente, nel cuore del Santuario dei Cetacei.

Pranzo al sacco, zaino in spalla, come due marmotte felici, ridevano e cantavano.
Ci siamo imbarcati al Porto Antico, sulla motonave Azzurra come il cielo di quel giorno e un sole spendente, i miei nipotini si guardavano attorno, era la prima volta che salivano su una nave, leggevo nei loro occhi curiosità e paura.

Si salpa la prua prende il largo e piano piano la città sparisce, siamo al largo solo cielo e mare
Dagli altoparlanti si sente una voce che ti da il ben venuto a bordo, si presenta è la biologa che ti farà una presentazione di cosa andremo a vedere, ti invita ad entrare sotto coperta dove sono collocati dei video sui cetacei.

il biologo marino spiega

Ma il bello era vederli dal vivo e noi li aspettavamo.
La nave andava veloce e noi che eravamo seduti ci voleva tutta, a non cadere
Avevano diviso la nave come fosse un orologio, la prua era le 12 perciò a destra era ore pomeridiane, a sinistra ore mattutine.
Questo perchè dalla cabina di comando che era il posto più alto della nave, dove la visuale era a 360 gradi  ti indicavano dove erano i cetacei, noi dovevamo spostarci secondo la direzione dell’ora.

Siamo in alto mare solo cielo e acqua , Diego mi guarda io l’abbraccio capisco ha paura, Giulia la devo tenere a freno.
Ecco un grido generale Eccoli! Eccoli!
La guida biologa ci dice “sono stenelle” sempre della famiglia dei delfini, simili nell’aspetto, dal corpo snello e slanciato.
Il bello che non era sola dietro di lei tanti piccoli, che mamma!
Altri surf-avano sulle onde regalando uno spettacolo.
Eccolo!!!!!!!!!!!! è lui il delfino ore 9 e tutti corriamo che meraviglia, saltava e si lasciava cadere di schiena, mandava dei gridolini e i miei nipotini cercavano di imitarlo.

La nave si ferma e noi gustiamo lo spettacolo ancora più bello 2 balenottere e infine un capodoglio; è stato emozionante perchè gli animali si sono visti nella loro grandezza, ma sopratutto non dimenticherò il rumore del loro respiro, perchè credevo che non fosse possibile sentirlo così bene.

Le immagini di quelli animali rimarranno sempre nella mia memoria e per questo devo ringraziare la biologa e tutto l’equipaggio.
Giulia e Diego, scesi a terra, camminavano con le gambe larghe come i vecchi lupi di mare.
Ma la giornata non è finita dopo 5 ore di navigazione ora si prende la metrò la più piccola che esiste in Europa, anche questa per loro è una novità.

Bimbi che vanno sempre in macchina ho voluto far provare l’emozione del treno, ed allora forza ragazzi si parte in treno, “ma nonna io sono stanca” questa la voce di Giulia (la comoda) Diego tace e cammina.
Mare, metrò, treno, bus, tutto in un giorno; alla sera erano stracotti, ma felici. Doccia e nanna, non hanno voluto mangiare.
Prima di chiudere gli occhi un bacio alla nonna e un grazie per la bella giornata.

Tursiope (Tursiops truncatus)
Lunghezza massima: 3 metri circa
Colorazione generale: grigio scuro
Bocca: distinta
Pinna dorsale: aguzza
Profilo: tozzo
Delfino costiero

Capodoglio (Physester catodon)
Lunghezza massima: 16 metri circa
Colorazione generale: grigio scuro
Testa: di grosse dimensioni
Pinna dorsale: forma una cresta ondulata verso la coda
Soffio: obliquo anteriore verso sinistra

Delfino comune (Delphinus delphis)
Lunghezza massima: 2 metri circa
Colorazione generale: il dorso è grigio scuro, il ventre di colore bianco. Sui fianchi è presente un peculiare disegno a clessidra, la cui parte anteriore è di color crema.
Pinna dorsale: medie dimensioni, triangolare con una leggera falcatura.
Profilo: tozzo

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Indovinate un po’ dove sono stata?  Qualche foto… vi aiuterà?


scritto da paolacon il 27 07 2014

                                                        Ramadan Ramazan

La mia vicina di casa è mussulmana. L’altro giorno l’ho invitata per un caffè ed ha declinato l’invito dicendomi: <Non posso venire perché non posso mangiare in questo periodo: è Ramadan>

Che cosa significa?

Non è la prima volta che si parla di religione in questo blog. Sono stati postati articoli che spiegavano la Pasqua, altri che parlavano delle differenze tra la Pasqua Cattolica e Pasqua Ortodossa.

Nel quadro delle “feste degli altri” si è raccontato del capodanno Iraniano (Norouz = Nuovo giorno) e recentemente è stata fatta una bella riflessione sulla Pentecoste.
Dato che risiedono in Italia un milione e mezzo di mussulmani e attualmente siamo arrivati alla fine del mese sacro di Ramadan, del digiuno e della purificazione, mi sembra giusto cercare di capire e di conoscere questa ricorrenza.

È importante sottolineare che cristiani, mussulmani ed ebrei hanno un solo Dio ed è lo stesso per tutte e tre le religioni. Cambia nome, ma è sempre lo stesso.

Nel mondo l’Islam è la seconda religione dopo il cristianesimo (inteso come cattolici, protestanti e ortodossi insieme)

In Europa i mussulmani sono circa: 53 milioni, di cui 16 milioni nell’Unione europea.

in Germania ci sono 4 milioni di mussulmani (su circa 80 milioni di abitanti)
in Francia sono 3,5 (su circa 65 milioni di abitanti)
in Uk 2.8 (su circa 63 milioni di abitanti)

E in Italia 1,5 milioni (su circa 60 milioni di abitanti)

Da qui l’importanza dell’Islam ed anche la necessità di saperne qualcosa di più, per capire e rispettare anche gli altri.

Durante il mese di Ramadan, i mussulmani non mangiano, non bevono e non fumano nelle ore diurne per tutto il mese. Quest’anno dal 28 giugno al 27 luglio.

È un sacrificio che si fa dall’alba al tramonto. È un’esperienza d’auto-disciplina che permette a ciascuno di conoscere la rinuncia e la privazione della povertà.

Il significato spirituale del digiuno è di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza a una comunità, la pazienza e l’amore per Dio. Ricorda  inoltre le privazioni dei poveri e mette il fedele praticante nelle stesse condizioni dei diseredati.

Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto (Iftar) secondo la tradizione mangiando un dattero, perché così faceva il Profeta Maometto.

aspettando di sciogliere il digiuno


E poi comincia la festa, con cibo tradizionale e musiche.

Ho pensato che fosse interessante parlarne.

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Abbiamo fatto un viaggio nel magico, sia io che Enrica, in due momenti diversi, ma poi le impressioni e lo stupore, addirittura lo sbigottimento sono stati gli stessi. Siamo rimaste affascinate, abbagliate, sedotte, da questa città assolutamente speciale, dove la gente è gentilissima, ospitale e serena, anche se tanta, tanta, tanta.

La città è affollatissima, sempre, in qualunque ora del giorno e della notte, ma i mezzi di trasporto funzionano molto bene e, dopo pochissimo tempo, ci si orienta senza grandi difficoltà.
Lascio ad Enrica la descrizione dettagliata di alcuni monumenti, non tutti, perché sono talmente tanti e talmente tante le cose da vedere, che ci vorrebbero almeno cento pagine per descriverli. Io mi limiterò a darvi un’impressione generale ed a postare una piccola parte (non abbiate paura, una piccolissima parte) delle più di mille foto che ho fatto.

Istanbul: “la città per eccellenza” come la chiamavano i greci. L’etimologia  forse non è certa, ma quello che è certo è che Istanbul è stata, per sedici secoli, una grande capitale ed ancora esercita un fascino sottile sui suoi visitatori.
Prima, capitale dell’impero bizantino, poi dell’impero ottomano. Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul…
Istanbul 14 milioni di abitanti forse 20 milioni. Immensa, caotica, preziosa, segreta, misteriosa.
La leggera brezza che ti accarezza verso sera, sul Bosforo, dopo una calda giornata, ti fa rivivere.
Una lieve foschia… un vento fresco ed i gabbiani che danzano intorno al battello che ti porta in Asia, a Kodiköy, in questo quartiere vivacissimo, pieno di mercati e di ristoranti di pesce .
Costruita in un luogo strategico, dotato di difese naturali e dal quale si potevano controllare i commerci sul Bosforo, Istanbul è stata una città chiave, ricchissima.
Stanboul…  dove Asia ed Europa si incontrano, si mescolano i colori, i suoni, gli odori ed i profumi più differenti.
Suoni di preghiere, del muezin, di tamburi e di strumenti a corde o a fiato; le grida dei mercanti che propongono le loro merci colorate o le pannocchie di granturco o le ciambelline tipiche, i simit ricoperti di sesamo.
Odori di spezie, pungenti, aspri, dolciastri. E poi i colori… il rosso e il blu dei tramonti sul Bosforo, il rosso del tram tradizionale in İstiklal Caddesi, la strada lunga ed elegante di Galatasaray che va fino a  Taksim. E i colori del Bazar… gli splendidi colori delle mattonelle di İznik… quanto
Quanto ci sarebbe ancora da dire…quanto…

Orhan Veli Kanik poeta turco1914-1950
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Spira una leggera brezza dapprima
Lentamente oscillano
Le foglie sugli alberi
Da lontano, molto lontano
I perenni trilli degli acquaioli
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi[…]

ISTANBUL RACCONTATA IN POCHE PAROLE  da Enrica

…Istanbul raccontata…
Istanbul, ha una storia di più di 2.500 anni, è situata su una penisola circondata dal Mar di Marmara, dal Bosforo e dal Corno d’Oro (in turco Haliç).
Unica città al mondo a cavallo tra due continenti, divisa in quattro settori principali : il Parco Archeologico (Piazza Sultanahmet e l’area circostante), la Moschea di Solimano, la Moschea del quartiere di Zeyrek (in precedenza Chiesa di Cristo Pantocratore) e l’area circostante di tutela e le mura della città di Istanbul.
E’ una città santa, dove moschee, chiese e sinagoghe vivono fianco a fianco proclamando la loro fraternità. Famosa per i suoi palazzi, le ville e gli edifici monumentali: ciascuno, un esempio unico degli stili architettonici ereditati dagli Ottomani.

Il Palazzo Topkapi
si trova sul Corno d’Oro a due passi da Santa Sofia e dalla Moschea Blu. L’intera area del palazzo, viste le sue grandi dimensioni, occupa da sola buona parte del promontorio. In passato era usato non solo come residenza privata del sultano, ma anche come luogo del potere, non a caso per tre secoli è stato il centro politico dell’Impero Ottomano.

Si compone di quattro corti progressive: le più esterne erano destinate alla vita pubblica e politica, mentre quelle più interne erano private del sultano.
La prima corte ospitava le guardie del palazzo, mentre la seconda era uno spazio semi pubblico dove si svolgevano le attività di governo.
Nella seconda corte c’è anche l’accesso all’harem, e ai locali delle immense cucine dove si preparavano pranzi e cene per l’enorme quantità di persone che abitavano il palazzo.
La terza era la zona personale del sultano, dove accoglieva ambasciatori e diplomatici da ogni parte del mondo, ma con i quali non parlava se non tramite la mediazione dei suoi visir (era impensabile che si rivolgesse direttamente ad una persona di nazionalità diversa da quella turca) . Ora in questa corte ci sono delle esposizioni di abiti, armi, gioielli e pietre preziose dell’epoca.
La quarta corte il giardino terrazzato che si affaccia sul Bosforo.
Mentre l’harem merita un discorso a parte: l’harem era la zona del palazzo dove vivevano le tantissime mogli e concubine del sultano, con gli innumerevoli figli e  le schiave, inoltre c’era anche una zona completamente dedicata agli eunuchi che erano i guardiani dell’harem. Storie di donne, concubine, sultani ed eunuchi… Ma era la mamma del sultano che decideva con quale delle mogli, il sultano dovesse passare la notte.

Le moschee di Istanbul:
Nelle moschee di Istanbul, sedersi a terra, guardare i grandi soffitti e le cupole e stare lì in silenzio per un po’, è quasi una fatto normale, il bisogno di un po’ di riposo, di ammirare i bellissimi affreschi, o solamente fare il turista col naso all’insù, oppure per fermarsi a riflettere.
La Moschea Blu, la Moschea del Sultano Ahmet, è la più affollata, le pareti sono tappezzate di piastrelle che recitano versi del corano e rendono l’ambiente molto suggestivo, oltre 21.000 piastrelle in maioliche di Iznik, dalle diverse tonalità di azzurri e blu, ricoprono l’interno della moschea, trasformandola in una vera e propria opera d’arte.
Le centinaia di lampade che scendono dall’alto formano cerchi di luce rendendo ancor più bello e suggestivo l’intero contesto.
Con i suoi imponenti minareti e la forma aggraziata, la moschea venne realizzata dal sultano esattamente di fronte ad Aya Sofia per competere in bellezza e grandiosità con l’opera di Giustiniano.
E’ la più grande e maestosa moschea di Istanbul, elegante e suggestiva. La luce che filtra dalle moltissime finestrelle dai vetri colorati regala un’atmosfera magica.
Situata al centro della piazza di Sultanahmet, questa moschea è il vero e proprio simbolo di Istanbul. Punto di riferimento sia per i turisti che per gli abitanti della città. Unica nel suo genere. Il giardino esterno è ben curato (come tutti i parchi presenti a Istanbul) e l’interno è ancora più spettacolare. Si entra naturalmente scalzi, le donne anche con il velo e i pantaloni lunghi.
La Moschea Rüstem Pasha è talmente bella, un piccolo capolavoro di architettura ottomana, un po’ difficile da raggiungere, alle spalle del mercato delle spezie, ma vale la visita. Un vero gioiellino di ceramica nascosto nel caos di questo quartiere.
La Moschea di Solimano collocata in cima ad un colle, poco distante dal gran bazar, gode di una posizione fantastica, anche se molto simile alla moschea Blu o alla moschea Nuova, è forse la più bella delle tre e sicuramente meno affollata! E’ bellissimo ammirarla dal ponte di Galata, dove il suo profilo svetta imponente.

Ma è la chiesa – moschea, ora museo, la Basilica di Santa Sofia (Ayasofya) la più importante per grandezza e per decori.
La basilica di Santa Sofia è decisamente molto bella. I mosaici sono stupendi e la visita interessante. Si trova a poche centinaia di metri dal Palazzo di Topkapi, imponente, con all’interno un misto di stili e reperti sia cristiani che musulmani, arte e storia unite da due religioni che non si sono sovrapposte una all’altra.

Davvero originale il miḥrāb (è simile come idea al nostro pulpito e da lì l’imam dirige la preghiera, il miḥrāb è costruito in direzione della Mecca) che non coincidendo con il vecchio altare, risulta invece decentrato. Ad ogni modo il risultato di questa fusione di stili e culture è eccezionale. Nessun posto al mondo racchiude in sé tanto fascino.

La Cisterna basilica, altro luogo fantastico, le luci, l’ambiente umido molto particolare, con le colonne che escono dall’acqua, producono un effetto davvero suggestivo.
È una cisterna sotterranea, costruita  durante l’impero romano, che in passato raccoglieva le acque da fornire a tutta la città.
Più di 300 colonne immerse nell’acqua, che gocciola anche dal soffitto. Un’atmosfera magica, immersa nel buio più totale del sotterraneo, illuminato da alcune luci artificiali. L’enorme distesa di acqua, le colonne che vi emergono, le passerelle sull’acqua, i pesci che si vedono sott’acqua e al termine del percorso le due teste di Medusa che sorreggono 2 colonne.


Il Gran Bazar è considerato il più grande mercato coperto del mondo. Una curiosità: sembra che i sultani amassero passeggiarvi in incognito, non solo per osservare la merce esposta, ma anche per sentire i commenti del popolo sul loro operato. Il Gran Bazar rispecchia sostanzialmente la sua architettura originaria. Conta 12 accessi principali e altri 20 secondari. Si sviluppa su una superficie di 200 mila metri quadrati e conta circa 4000 esercizi commerciali. Qui gli odori i colori, i profumi delle spezie, inebriano l’olfatto e la vista, mentre non si può fare a meno di assaggiare i pistacchi, nel gran bazar si incrociano i colori delle pelli e il brillare di anelli e collane, orologi e pentolame di rame.
Nella parte della città denominata Beyoğlu una curiosità è visitare, nel quartiere di Galata, la torre omonima che fu costruita dai genovesi dopo la quarta crociata.
Fare la crociera sul Bosforo è il modo migliore per apprezzare le due sponde, imbarcandosi su uno dei tanti traghetti che ne solcano le acque.
Con il vento in faccia, i tempi rallentati e qualche ora a disposizione, si ha il modo di osservare la costa di Istanbul e di ammirare le costruzioni sulle rive, i colori del mare e della vegetazione, i palazzi e le residenze da una prospettiva assolutamente particolare.
La sera al ritorno ammirare dal ponte di Galata, che unisce le due sponde, il tramonto, è uno spettacolo suggestivo.

L’ultima tappa per me è stata la stazione Sirkeci, dove hanno allestito un museo, con cartelli e divise, che ricordano l’Orient Express, il treno di lusso che collegava Istanbul a Parigi, che permise alla Turchia di allacciare scambi non solo diplomatici, ma anche turistici e industriali, trasformando Istanbul in una delle mete più ambite.
Il giorno successivo per l’ultima volta ci sveglia il canto del muezin che richiama i fedeli alla preghiera, sono le cinque del mattino questo canto per sette giorni ci ha accompagnato.
Istanbul suoni colori profumi di spezie e tante cose da vedere.

 

Inserisco questo filmato che dà un’idea abbastanza precisa della città, abbiate pazienza e superate il primo minuto che è solo introduttivo
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Questo secondo filmato mostra uno dei quartieri più carateristici di Istanbul
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Infine un filmato sul Gran Bazar di Istambul
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BUONA LETTURA  A TUTTI DA ENRICA E PAOLA!


scritto da paolacon il 20 07 2014

  

 Monet e la sua casa a Giverny 

 

 

 

 

Claude Monet, nella primavera del 1883 si trasferì con la sua famiglia a Giverny, un piccolo centro della Normandia, una delle regioni più ricche di fascino della Francia. Nel piccolo villaggio trovò una grande casa rosa, con le persiane verdi, un frutteto che era protetto da alti muri perimetrali, costeggiato da siepi di bosso, tassi e pini. Non era il genere di alberi che il pittore amava, tanto che li fece abbattere, solo i due tassi davanti alla casa furono salvati, grazie alle insistenze della moglie Alice.

Durante il suo soggiorno in Olanda, aveva molto ammirato le distese di tulipani e narcisi e giacinti; proprio per questo motivo e per creare un giardino da dipingere, molte delle piante vennero soppresse, vennero create aiuole strette e lunghe dove vennero piantati anemoni, gladioli, papaveri orientali, aster, tulipani, dalie, che, a seconda della fioritura nelle diverse stagioni, cambiavano creando giochi di colore.

Claude Monet giardino


I fiori, con colori, luci e trasparenze, le piante scelte per essere accostate in base ai loro colori e poi lasciate crescere spontaneamente intervenendo il minimo indispensabile, in modo da imitare il più possibile la semplicità della natura. Sul grande prato aveva disseminato fiordalisi, margherite e papaveri, fece piantare dei Prunus ornamentali, ciliegi e meli, amava le leggere fioriture primaverili, molto simili a nuvole.

Le rose rampicanti e le clematidi fanno scena ai bordi del grande viale, attorcigliate su degli archi di metallo mentre a terra le rose, le peonie, i gigli, e anche girasoli.

Molto bello è il tappeto di nasturzi di tutti i colori.

Camille Monet in giardino 1875


Dopo dieci anni dall’acquisto della casa, Monet acquistò un lotto di terreno confinante, dove scorreva un affluente del Reno, qui iniziò a costruire un giardino con ispirazione giapponese, fece costruire un ponte e un laghetto di ninfee. Il glicine, quando era in fiore, ricopriva il ponte, i salici piangenti, con bambù e azalee facevano da cornice a questo incanto. Considerato dai vicini di casa come un personaggio eccentrico, (sospettavano che potesse avvelenare le acque con i fiori che vi galleggiavano sopra) riuscì a vincere anche la loro diffidenza.

Questo delizioso giardino d’acqua, ricco di luci filtrate, trasparenze e immagini riflesse, ispirò gli oltre 200 quadri del ciclo delle Ninfee, oggi ospitati nel museo dell’Orangerie a Parigi.

Appassionandosi sempre di più alla botanica, Monet era in continua ricerca di nuove varietà, accostando con semplicità e maestria specie semplici (primule e non ti scordar di me) a specie molto più sofisticate, che acquistava senza badare a spese.

Leggeva libri di giardinaggio e scambiava con i propri amici semi e bulbi.

Orgoglioso di questa sua creatura, in parte copiata dalle stampe cinesi che collezionava, permetteva agli amici di visitarlo, l’unica regola da seguire era che: ” dovevano essere presenti prima delle cinque pomeridiane” ora in cui i fiori iniziano a chiudersi. In questo piccolo paradiso Monet trascorse quasi 40 anni della sua vita dipingendo questi fiori bianchi che scivolano sulla superficie dell’acqua, creando delle vere e proprie sensazioni.

Pochi luoghi furono studiati con tanta assiduità come lo stagno di Giverny.

Monet morì nel 1926, la figlia Blanche continuò ad avere cura di questo paradiso, ma alla sua dipartita, la casa subì parecchi anni di degrado.

La casa e i suoi giardini nel 1980, sono stati aperti al pubblico; dal 1° aprile al 1° novembre di ogni anno sono vistabili, fanno parte della fondazione Monet, che si è impegnata nel restauro, per ritornare all’immagine poetica di colore, che solo il pittore poteva creare.
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panchine in attesa…
Chi accoglierà?

     Con l’estate si parla anche di vecchi e di panchine… non solo di vacanze e viaggi.

Vivere con lentezza, trovare il tempo di soffermarsi a pensare, seduti su una panchina.

Per un giovane la lentezza è un momento di relax, un piccolo regalo.

Per una persona anziana la lentezza è un handicap, una disabilità, un ingombro alla libertà, limita.

Che pensa un anziano seduto in un parco su una panchina? Medita? Si lascia vivere e prende le cose come vengono?

O invece è solo arrabbiato con la vita?

Spesso i pensieri non devono aver fretta, vanno centellinati ed assaporati, sono ricordi che passano.
Ma il tempo è tanto a volte, forse troppo per un vecchio e fa caldo.

Torna  al solito parco, solo.

vecchio su panchina Dipinto di Peter Gallen

Sceglie  un angolo consueto, un’abitudine che abbia il sapore di casa e l’anziano si siede all’ombra, al solito posto, e considera con lentezza.

Bene, Franco Muzzioli ci invita  a riflettere; ci provoca un po’ com’è sua abitudine… ma ci stimola a parlare. (pca)


Ed ora ecco la riflessione di Franco

In altro sito, si è parlato giustamente dei cani e del loro abbandono estivo, ma girando per giardini pubblici e parchi, è facile vedere un vecchio seduto su di una panchina, appoggiato al bastone, che si deterge il sudore con un fazzoletto antico e cerca di raccogliere tutta la frescura che l’albero, sotto il quale si è seduto, gli può dare.

Ha lo sguardo rassegnato, forse stanco, guarda nella sua mesta solitudine i pochi bambini che giocano a palla e cerca ogni tanto di abbozzare un sorriso, nella speranza che qualcuno lo veda e possa scambiare con lui qualche confortevole parola.

Mostrare sensibilità ed interesse verso gli animali ci fa sentire più buoni, ma con la consapevolezza che in fondo si tratta di cani e di gatti.

Il vecchio, lasciato solo nell’afa estiva, perché è ovvio che si deve andare al mare, penso sia un’altra cosa.

Nella scala dei valori non ci dovrebbero essere dubbi, ma non ci stupiamo se i supermercati, con aria condizionata, sono pieni di anziani che si litigano le rare panchine e gironzolano vani, tra vetrine di negozi  nei quali non entreranno mai.

Sono in fondo vecchi, a loro non interessano più le spiagge affollate o le faticose montagne, “stanno bene a casa loro”, non importa se sono senza condizionatore e se l’unico amico è una televisione accesa.

Loro, la vita, l’hanno già vissuta !

Come al solito cerco con le mie parole di graffiare, di mettere la coscienza (la mia compresa), alla prova.

È facile vedere il mondo dalla parte del bello ……

ogni tanto val la pena infilare le mani nei nostri egoismi ed in quelli dei nostri figli, ricordando a tutti che se non si muore giovani, inevitabilmente si diventa vecchi!!!!!!!!!!!!!!

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Quanta strada ha fatto Bartali !

Anche il tour de France esce dai confini in un afflato europeo, quest’anno inizia in Inghilterra…..chissà che cosa ne penserebbe Bartali  ?….Che il 18 luglio compierebbe cent’anni !!!!

Lo ricorda Paolo  Conte……..” quanta strada nei miei sandali , quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita , quegli occhi allegri da italiano in gita “…..
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Vinse quel Tour del 1948, l’anno dell’attentato a Togliatti e si dice che fu proprio la sua vittoria ad evitare una guerra civile.

Come scrive Leonardo Coen, non era solo un caparbio ciclista …quello del: “tutto sbagliato, tutto da rifare”, era un uomo meraviglioso che nel 1946, vinse il giro della Ricostruzione, tra macerie morali e materiali.

 

“Pochissimi sapevano che aveva vinto sfide molto più pericolose. Con i nazisti e i repubblichini. La Resistenza pedalata di Gino Bartali era stata sempre sul filo del rasoio: – staffetta – della rete messa in piedi dal rabbino Nathan Cassuto e dal cardinale Elia Angelo Della Costa.
Sotto il sellino e nel telaio della sua bici, Bartali celava foto e documenti contraffatti. Furono 800 le persone salvate in questo modo; moltissimi ebrei, ma anche antifascisti, soldati alleati e partigiani. Lui non se ne fece mai vanto. Tenne per se il segreto “Certe cose si fanno e non si dicono” rispose a suo figlio Andrea che gli aveva chiesto perché era stato zitto in tutti questi anni. Eroe silenzioso, per Yad Vashem  merita il sacrario della Memoria di Gerusalemme, che un anno fa lo ha eletto – Giusto tra i Giusti delle Nazioni -


Auguri caro Gino, vai ancora sulla tua pesante bicicletta tra le nuvole nel paradiso delle brave persone, noi che abbiamo gioito delle tue vittorie … cerchiamo di scorgerti tra le luce del tramonto per salutarti con la mano.

…..se tu vuoi andare vai  ….e vai….che io sto qui e aspetto Bartali …tra i francesi che si incazzano   …..e i giornali che svolazzano……la…la….la
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