sinancapudan
SINÀN CAPUDÀN PASCIÀ

“Nella seconda metà del XV secolo in uno scontro tra le flotte della Repubblica di Genova e quella Turca venne catturato un marinaio di nome Cicala che divenne in seguito Gran Visir e Serraschiere del Sultano assumendo il nome di Sinàn Capudàn Pascià.”

Fabrizio De Andrè ne fece una meravigliosa canzone, una delle non molte composte in lingua ligure con musiche dolcissime e arabeggianti.
sinan   piratascimitarra

Suleimano II detto il Magnifico
Suleimano II detto il Magnifico

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dalla rete:

“Scipione Cicala, In genovese Scipion Çigä (Genova, 1552 – 1605), noto anche come Cigalazade Yusuf Sinan Pascia o Cagaloglu Yusuf Sinan Kapudan Pasa fu un marinaio genovese di nobile origine che assunse poi importanti incarichi militari e politici nell’Impero Ottomano operando anche come corsaro. Per quaranta giorni, dal 27 ottobre 1596 al 5 dicembre 1596, ricoprì anche la carica di Gran Visir sotto il regno di Maometto III.”

Pare che anche le genti di Calabria ne avessero “apprezzato” le gesta.

pirati nel Mediterraneo

Teste fascië ‘nscià galéa
( le “teste fasciate” sono quelle dei turchi sulla galea)
ë sciabbre se zeugan a lûn-a
(le sciabole dei nemici, i turchi, se le stanno spartendo usando un antico gioco)
a mæ a l’è restà duv’a l’éa
pe nu remenalu ä furtûn-a
( la mia sciabola non l’ho usata per non sfidare la fortuna)
(qui l’autore ha inserito una vecchia filastrocca cantata dai bambini)
intu mezu du mä
gh’è ‘n pesciu tundu
che quandu u vedde ë ‘brûtte
u va’ ‘n sciù fundu
in tu mezu du mä
gh’è ‘n pesciu palla
che quandu u vedde ë belle
u vegne a galla.
(Fatto prigioniero dai turchi a diciannove anni ma già esperto marinaio, viene messo ai remi della galea e costretto duramente a remare al ritmo del tamburo che batteva le remate non concendendo mai un momento di riposo)
E au postu d’i anni ch’ean dexenueve
se sun piggiaë ë gambe e e maæ brasse nueve ( si sono presi le mie gambe e le mie braccia forti e giovani)
d’allua a cansún l’à cantà u tambûu
e u lou s’è gangiou in travaggiu dûu ( ed il lavoro è diventato lavoro duro)
vuga t’è da vugâ prexuné
e spuncia spuncia u remmu fin au pë (spuncia= spingi il remo dai piedi al cuore)
vuga t’è da vugâ turtaiéu ( letteralmente imbuto, per indicare chi mangia tanto e avidamente)
e tia tia u remmu fin a u cheu

( e questa è la mia storia che vi racconto prima di diventare troppo vecchio)
e questa a l’è a me stöia
e t`ä veuggiu cuntâ
‘n po’ primma ch’à vegiàià
a me peste ‘ntu murtä
e questa a l’è a memöia
a memöia du Çigä
(Scipione Cicala era il suo nome e pare fosse di nobili origini)
ma ‘nsci librri de stöia
Sinàn Capudàn Pascià.

Appresso, De Andrè, descrive il vero succo della storia: in un momento di pausa dai remi , mentre Cicala sta consumando la frugale cena: brodo di farro, nel freddo intenso della notte, in mare, scorge in cielo IL GRAN CARRO, ed il comandante intento alla preghiera non si avvede di una secca. Prontamente il giovane da esperto marinaio quale era corre al timone e vira di bordo prontamente, salvando la nave ( ‘o sciabecco) e la vita di tutto l’equipaggio.
E suttu u timun du gran cäru
c’u muru ‘nte ‘n broddu de färu
‘na neutte, ch’u freidu u te morde
u te giàscia u te spûa e u te remorde
e u Bey assettòu u pensa ä Mecca
e u vedde ë Uri ‘nsce ‘na secca
ghe giu u timùn a lebecciu
sarvàndughe a vitta e u sciabeccu
( Questa è un’altra filastrocca da bambini inserita come ritornello da De Andrè)
amü me bell’amü
a sfurtûn-a a l’è ‘n grifun ( il grifo appare nello stemma di Genova)
ch’u gia ‘ngiu ä testa du belinun
amü me bell’amü
a sfurtûn-a a l’è ‘n belin
ch’ù xeua ‘ngiu au cû ciû vixín
e questa a l’è a me stöia
e t’ä veuggiu cuntâ
‘n po’ primma ch’à a vegìáìa
a me peste ‘ntu murtä
e questa a l’è a memöia
a memöia du Çigä
ma ‘n sci libbri de stöia
Sinàn Capudàn Pascià.
( E se qualcuno mi rimprovererà di essere un rinnegato risponderò che si lo sono, ma sono diventato ricco e potente, imprecando Maometto invece che Dio)
E digghe a chi me ciamma rénegôu
che a tûtte ë ricchesse a l’argentu e l’öu
Sinan gh’a lasciòu de luxî au sü
giastemmandu ( bestemmiando) Mumä au postu du Segnü
intu mezu du mä
gh’è ‘n pesciu tundu
che quandu u vedde ë brûtte
u va ‘nsciù fundu
i ntu mezu du mä
gh’è n’ pesciu palla
che quandu u vedde ë belle
u vegne a galla.
gGalata_Tower_-_Port_of_Karaköy torre di Galata costruita dai Genovesi
La Torre di Galata costruita dai genovesi

A chi non conoscesse ancora
questa bellissima canzone
consiglio di ascoltarla
su “you-tube” e leggerne
la traduzione integrale qui di seguito.

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SINÀN CAPUDÀN PASCIÀ
[traduzione in italiano]

Teste fasciate sulla galea
Le sciabole si giocano la luna
La mia è rimasta dov’era
Per non stuzzicare la fortuna
In mezzo al mare
C’è un pesce tondo
Che quando vede le brutte
Va sul fondo
In mezzo al mare
C’è un pesce palla
Che quando vede le belle
Viene a galla
E al posto degli anni che erano diciannove
Si sono presi le gambe e le mie braccia
Da allora la canzone l’ha cantata il tamburo
E il lavoro è diventato fatica
Voga devi vogare prigioniero
E spingi spingi il remo fino al piede
Voga devi vogare imbuto
E tira tira il remo fino al cuore
E questa è la mia storia
E te la voglio raccontare
Un po’ prima che la vecchiaia
Mi pesti nel mortaio
E questa è la memoria
La memoria del cicala
Ma sui libri di storia
[è noto come] sinán capudán pasciá
E sotto il timone del gran carro
Con la faccia in un brodo di farro
Una notte che il freddo ti morde
Ti mastica ti sputa e ti rimorde
E il bey seduto pensa alla mecca
E vede le uri su una secca
Gli giro il timone a libeccio
Salvandogli la vita e lo sciabecco
Amore mio bell’amore
La sfortuna è un avvoltoio
Che gira intorno alla testa dell’imbecille
Amore mio bell’amore
La sfortuna è un cazzo
Che vola intorno al sedere più vicino
E questa è la mia storia
E te la voglio raccontare
Un po’ prima che la vecchiaia
Mi pesti nel mortaio
E questa è la memoria
La memoria di cicala
Ma sui libri di storia
[è noto come] sinán capudán pasciá
E digli a chi mi chiama rinnegato
Che a tutte le ricchezze all’argento e all’oro
Sinán ha concesso di luccicare al sole
Bestemmiando maometto al posto del signore
In mezzo al mare
C’e un pesce tondo
Che quando vede le brutte
Va sul fondo
In mezzo al mare
C’è un pesce palla
Che quando vede le belle
Viene a galla

scritto da paolacon il 23 08 2015

condomini

Guglielmo, il fiorentino, riflette su come sono cambiati i rapporti tra vicini di casa e soprattutto la vita nei “quartieri”.
Posso dirlo anche io, che a Roma sono cresciuta in una grande casa, dove le porte restavano sempre aperte e, quando si scendevano le scale, si vedevano dall’uscio le persone, intente ai loro affari in casa e ci si salutava.

Che ricordi avete voi? la vita era davvero migliore allora?

vivere insieme vicini

La vita nei quartieri era meglio prima?
Adesso le porte delle abitazioni sono blindate.
Nella mia gioventù le porte erano aperte con la chiave infilata nella porta.

Usiamo gli allarmi antirapina, telecamere alle porte. Alle finestre cancelli.

Non sappiamo chi vive sopra la nostra testa. Il vernacolo fiorentino e’ quasi scomparso.
quartiere cucina Panni-stesi

Dove si lavorava con lavori artigianali, al loro posto ci sono fast food, paninoteche, kebab. I punti dove ci si ritrovava, il “circolo”, sono scomparsi dai quartieri, erano luoghi di ritrovo dopo una giornata di lavoro.

Non ci si aiuta, nella mia gioventù l’aiuto era nell’animo di tutti. Quando una famiglia era in difficoltà scattava la solidarietà, adesso ci salutiamo a mala pena.
vicini-di-casaVicinidicasa

Il cambiamento dei tempi ci ha portato a questo…

mi domando: era meglio quel momento di vita o adesso?… Gugli

scritto da paolacon il 17 08 2015

virginia_woolf

Virginia Woolf ritratto di Roger Fry

Virginia Woolf
ritratto di Roger Fry

VIRGINIA WOOLF (25 gennaio 1882, Kensington, Londra, UK – 28 marzo 1941, Ouse, UK)
Momenti di essere

Se la vita ha una base su cui poggia, se è una tazza in cui si mettono cose, e di nuovo cose, e si colma – allora la mia tazza senza dubbio poggia su questo ricordo. È il ricordo di giacere mezzo addormentata, mezzo sveglia, nel mio letto della stanza dei bambini a St. Ives. Di udire le onde frangersi, uno, due, uno, due, mandando spruzzi d’acqua sulla spiaggia; il frangersi delle onde, uno, due, uno, due, dietro la tenda gialla. È di udire la tenda strascicare la sua piccola nappa sul pavimento quando il vento la sospinge in fuori. È di stare sdraiata e udire gli spruzzi e vedere questa luce, e pensare, è quasi impossibile che io sia qui; è di provare l’estasi più pura che io sappia immaginare.

(da Momenti di essere. Scritti autobiografici, trad. it. a cura di A. Bottini, La Tartaruga, Milano 2003, pp. 81-82)

Antonio Vivaldi Concerto per Chitarra
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Frida Kahlo, (Coyoacán, 6 luglio 1907 – Coyoacán, 13 luglio 1954) è stata una pittrice messicana, moglie di Diego Rivera.

autoritratto con scimmie

autoritratto con scimmie

 

Le due Frida

Le due Frida

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scritto da paolacon il 14 08 2015

cocomero

BUON FERRAGOSTO A TUTTI
BUON COCOMERO, COME DA TRADIZIONE, BUON MELONE, UN VINELLO BIANCO, MUSICA E TANTA ALLEGRA COMPAGNIA

 

ferragosto

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scritto da paolacon il 13 08 2015

Islanda-Aurora-Boreale

Islanda-Aurora-Boreale

aurora boreale

aurora boreale

aurora boreale

Lýðveldið Ísland, Islanda terra di Geyser e di Aurore Boreali.
L’Islanda è il paese meno abitato d’Europa e l’isola vulcanica più grande del mondo; il paesaggio è caratterizzato dall’attività vulcanica e geotermica e dalla mancanza di alberi.
I Geyser sono schizzi poderosi di acqua bollente, che esce dal terreno a intervalli più o meno regolari, molto spettacolari. Quest’acqua viene incanalata poi, per riscaldare le case durante l’inverno. Anche se attualmente si usa il gas. Una curiosità inaspettata, in Islanda vengono coltivate anche le banane, nelle numerosissime serre scaldate dall’acqua dei Geyser.
geyser

Inoltre… si nota che… non ci sono boschi, non ci sono alberi.
Quando l’isola è stata colonizzata la situazione era differente, ma in seguito alla costruzione di navi e case, alla forte presenza di pecore, il disboscamento col tempo è stato praticamente totale. In Islanda, anche a causa del clima, la vegetazione non è molto sviluppata, si riduce a muschi, prati e piccoli boschi. Ma è da considerare anche che il territorio islandese è roccioso, lavico ed è quindi piuttosto difficile far crescere gli alberi. Infatti uscendo dall’aeroporto di Keflavik per andare nella capitale Reykjavik, sembra di essere sulla luna, poiché tutto è silenzioso con un vento perenne che flagella l’ isola.
Un altro mondo davvero con Aurore Boreali bellissime e colorate. Merita un viaggio un luogo così diverso e affascinante. Ve lo consiglio

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scritto da paolacon il 12 08 2015

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GIUSEPPE UNGARETTI

Risvegli

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

(da Vita d’un uomo. Tutte le poesie, a cura di L. Piccioni, Mondadori, Milano 1969, p. 36)

 

John William Waterhouse il risveglio di Adone 1900

John William Waterhouse il risveglio di Adone 1900

 

 

scritto da paolacon il 10 08 2015
Moses Levy  A Viareggio tra le onde

Moses Levy A viareggio tra le onde

Estate, calda estate, mare. Viareggio.

Il pittore Moses Levy, nacque a Tunisi nel 1885, all’età di dieci anni si trasferì in Italia con la famiglia. La sua città prediletta fu Viareggio che frequentò nel periodo tra le due guerre. In quel ventennio era una città cosmopolita e ci villeggiava soprattutto un’elite culturale, come per esempio Lorenzo Viani, Enrico Pea, Giacomo Puccini e Mario Tobino.

Questi quadri celebrano Viareggio, fissandone la luce estiva, lo scintillio dell’acqua e i colori dei bagnanti che, all’epoca, facevano parte di una élite privilegiata. La villeggiatura non era ancora diventata un fenomeno di massa.

Mareggiata
Mareggiata
Spiaggia di Viareggio Sul-pattino-a-chiacchierare
Spiaggia di Viareggio
Sul-pattino-a-chiacchierare

Dipinto Moses Levy per mostra Centro Matteucci a Viareggio 2014

Ritorno a Tunisi

Ritorno a Tunisi

scritto da paolacon il 10 08 2015

 

stelle-cadenti-notte-di-san-lorenzo

      Un augurio a tutti i Lorenzo ed in particolare al             nostro Lorenzo d’Agata

« San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla… »
Da “X agosto” poesia di Giovanni Pascoli

(Per un fenomeno astronomico, il 10 agosto, si manifesta una pioggia di stelle cadenti, che il poeta interpreta, come lacrime cadute dal cielo)

Esprimiamo un desiderio

Esprimiamo un desiderio

scritto da paolacon il 9 08 2015

 

Marc Chagall: coppia in blu

Marc Chagall:
coppia in blu

Non avevano nient’altro da dirsi? I loro occhi, però, traboccavano di parole più gravi. Mentre si sforzavano di trovare frasi banali, si sentivano riempire tutti e due da uno stesso languore. Era come un mormorio dell’anima, profondo, continuo, che l’aveva vinta sulla voce. Stupiti da questo questo nuovo, soave sentimento, non pensavano neppure a spiegarne il senso, a scoprirne la causa. Le felicità future, come le rive dei tropici, proiettavano, sulla immensità che le precede, il loro molle sentore come una brezza profumata: si scivola in quell’estasi e non importa se l’orizzonte non si vede.

Gustave Flaubert dal libro “Madame Bovary”

 

Marc Chagall, La passeggiata (1917‐1918).Olio su tela.State Russian Museum,San Pietroburgo

Marc Chagall, La passeggiata (1917‐1918).Olio su tela.State Russian Museum, San Pietroburgo

 

scritto da paolacon il 7 08 2015

Agnes Slott-Møller, nata Rambusch (10 giugno 1862, in Nyboder - 11 giugno 1937 a Løgismose) era la figlia del comandante della Marina Jacob Heinrich Victor .
Lo spettacolo dei Saltimbanchi dipinto da Agnes Slott-Møller, nata Rambusch (10 giugno 1862, in Nyboder – 11 giugno 1937 a Løgismose)  pittrice danese preraffaellita.

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scritto da paolacon il 5 08 2015
Claude Monet arrivo del treno alla stazione di Saint Lazare

Claude Monet arrivo del treno alla stazione di Saint Lazare

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DOPO UN ANNO CHE È STATO DAVVERO COMPLICATO PER ME, RIESCO A PARTIRE PER QUALCHE GIORNO DI VACANZA, CON LA MIA FAMIGLIA.

UN SALUTO AGLI ELDYANI, A TUTTI QUELLI CHE PASSANO DAL BLOG PARLIAMONE, AI REDATTORI DEGLI ALTRI BLOG E UN CORDIALE: BUONA ESTATE!

VI LASCIO DELLE IMMAGINI SPARSE, DEI FLASH, DEI RITRATTINI, ALCUNE MUSICHE, QUALCHE AFORISMA E DEI BRANI DI LIBRI PER TENERE UN PO’ DI COMPAGNIA A CHI RESTA.

A PRESTO

  Paola
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(Mi piaceva così tanto…)

a verba volant
Sandro-Alfred è sempre molto curioso. Ha ascoltato spesso di nascosto le conversazioni-discussione tra Al e Fred.

Oggi ha intercettato il dialogo tra un professore di lettere ed un suo studente. È perplesso lo studente, è perplesso il Professore, ma lo è anche Alfred-Sandro.
Dov’è la ragione? Dov’è la verità?

alibri

Allora? hai studiato?
Si Proff. ma cambia poco…..
Come sarebbe?
Sarebbe che non mi entra in capa!
Eppure te l’ho spieigato, l’ho spiegato a tutti voi!!
Si Professore, è vero. È un canto dell’inferno…. ma….
Ma…?
Ascolti professore, mi permette di chiederLe una cosa?
Certo!
Ecco: mi chiedo a che serva studiare la Divina Commedia!
Come a che serve??? Ma stai scherzando vero? Ma tutto questo serve ad imparare Spiegati meglio!
Mi spiego, o almeno ci provo.
Bene.
Studiando Dante, e non solo Dante, Petrarca, …che so… Omero… l’Iliade, l’Odiseea, ma anche i poeti più recenti come possono essere il Pascoli, il Carducci, Foscolo!…….. mi viene spontaneo chiedermi: ma chi parla cosi oggi?
Perché devo studiare una cosa che mai e poi mai userò?
a vocabolario_accademia_cruscaa manoscritto medievaleA comoedia
Ma tutto questo è sempre servito agli studenti per imparare a parlare correttamente l’italiano!
Correttamente? Proff. ma nessuno parla cosi…….Che mi direbbe se rivolgendomi a Lei Le dicessi: <Fatto non fosti per vivere come un bruto ma per seguir…>
Beh, in effetti……!
Proff, molti dei nostri genitori hanno perso ore ed ore sui banchi di scuola per studiare tutto questo, poi, finita la scuola, non hanno mai più usato una sola parola, una sola frase, di quelle usate in poesia. Nessuno che parli comunemente in prosa o in rima.
Anzi, al contrario viene biasimato chi, scrivendo o parlando fa uso della retorica!
Ma è necessario che tu, che voi la conosciate!
Per cosa? A che mi serve conoscere le figure della retorica? A che mi serve sapere che esiste il trapassato remoto: mi sembra che si parli di un mio antenato! Ed il gerundio che significa? Come d’altronde il participio! Allitterazione, Omoteleuto, Onomatopea, Paronomasia, tra gli scogli parlotta la maretta……..
Anafora ed Epifora… Ma sia sincero! è meglio nel parlato comune dire:< sono affezionato a questa collina piuttosto che “sempre caro mi fu quest’ermo colle”>?
a allievo-addormentato

Professore? Sia sincero? posso mettere in un curriculum:
” Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno
e la stagione e ‘l tempo e l’ora e ‘l punto
e ‘l bel paese e ‘l loco ov’io fui ASSUNTO… (F. Petrarca)”
Beh, effettivamentente mi sembra un po’ eccessivo….
Vede! lo ammette pure LEI!
Pero sono compiaciuto perché ti esprimi bene, segno evidente che studiare ti è servito.
Professore, ad esprimermi ho imparato in casa mia, da mia madre e mio padre.
Ma caro ragazzo, la scuola ti avrà bene insegnato qualcosa!
Certamente professore, ma io sono convinto che a parità di ore di studio impiegate diversamente, potrei sapere molto di più meglio e sopratutto qualcossa di più utile!.
Ti confesso che sono lievemente imbarazzato!
Significa che in qualcosa ho ragione……?

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scritto da paolacon il 27 07 2015

3

E’ diventato un mondo veramente difficile, che ci “propone” molteplici patologie, dalle già conosciute, come le droghe e l’alcool, allo shopping esasperato,etc.
Leggevo su: “L’Espresso” di una patologia a me sconosciuta che sta mietendo vittime tra gli adolescenti, la fascia più soggetta e  più fragile.
Un vero disturbo che, nato in Giappone e chiamato Hikikomori, (Hiki komori (引きこもり) letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) si sta diffondendo anche qui da noi in Europa.
Sembra impossibile che degli adolescenti, che dovrebbero essere pieni di vita, si chiudano nella loro stanza, come dei misantropi, rifiutino il mondo esterno, la  socializzazione.
Questa società con  il progresso e  la globalizzazione, ci ha portato nuove sindromi prima sconosciute, che minano l’avvenire dei nostri figli e nipoti.
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Vi riporto l’articolo di Luciana Grosso estrapolato da”L’Espresso”.


Per anni è stato considerato una questione tutta giapponese.[…]

E invece no. Perché gli Hikikomori, cioè gli adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in camera per non uscirne più per mesi, anni o addirittura per tutta la vita, adesso ci sono anche in Europa e in Italia.
I primi casi italiani, sporadici e isolati, sono stati diagnosticati nel 2007, e da allora il fenomeno ha continuato a crescere e, seppure con numeri diversi da quelli giapponesi, a diffondersi”.
A spiegarlo è Antonio Piotti, psicoterapeuta in forze al centro milanese Il Minotauro,[…] Ad oggi non sappiamo con precisione quanti siano i giovani italiani che si sono ‘ritirati’- spiega Piotti -. Le stime parlano di 20/30 mila casi, ma il fenomeno potrebbe essere più ampio. In Francia se ne contano quasi 80 mila, mentre in Giappone, dove il fenomeno è quasi endemico, si parla di cifre che oscillano tra i 500 mila e il milione di casi.
Difficile riconoscere i sintomi di un Hikikomori,[…] Chi è depresso – spiega Piotti – tipicamente ha crisi di pianto, incapacità di relazione, continue lamentazioni su di sé e, nella sua sofferenza, c’è una forte componente di senso di colpa. Negli Hikikomori, invece, il sentimento prevalente è la vergogna. Si vive come un fallimento la distanza tra il mondo che si è immaginato e previsto per sé e quella che invece è la realtà: tanto più grande è la distanza tra la realtà che si era idealizzata e quella vera, tanto più grande sarà la vergogna che si prova”.[…] Alcuni giovanissimi fanno crash e prendono a evitare sempre di più il mondo esterno, fino a scegliere l’autoreclusione in un universo minimo, fatto solo di una stanza, in cui i contatti con il prossimo sono relegati solo all’universo virtuale dei social network o dei videogiochi e in cui non di rado il ritmo sonno veglia è completamente invertito. Tra i sintomi presentati dagli Hikikomori c’è una forte avversione per tutti i tipi di attività sociali, dall’uscire con i coetanei alla pratica di sport di gruppo, e, soprattutto, un’accentuata fobia scolare, non necessariamente motivata da brutti voti.[…] la competizione, non sempre vincente e felice, con quelli del proprio”.
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LA STANZA DI UN HIKIKOMORI

LA STANZA DI UN HIKIKOMORI

HIKIKOMORI, LA SUA STANZA di recluso

HIKIKOMORI, LA SUA STANZA di recluso

 

A saziare le esigenze di chi si taglia fuori dal mondo esterno, pensa la Rete che dà risposte e aiuta a costruire legami senza troppi pericoli e senza metter in gioco il corpo. E proprio Internet è al centro di un’ampia discussione nella quale ci si chiede se il rapporto parossistico tra Hikikomori e web sia la causa o l’effetto della malattia. In merito ci sono due teorie: secondo la prima gli Hikikomori nascono per colpa della rete. La seconda, invece, a cui credo io, sostiene che i ragazzi stanno male comunque.
Una volta che ci si è reclusi in casa, poi, la Rete è oggettivamente un posto bellissimo dove andare, potenzialmente infinito e pieno di stimoli, in cui crearsi una vita fuori dalla vita.[…] “Al terapeuta tocca trovare il modo per entrare in contatto ragazzi che, appunto, non vogliono nessun contatto e, spesso l’unico modo per farlo passa proprio internet, con Skype o con le chat”.

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scritto da paolacon il 16 07 2015

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Dalle cronache quotidiane sembra che noi anziani siamo le prede preferite di ogni tipo di truffa.
Le statistiche dicono che i raggiri sugli over 65 sono aumentati del 470 % negli ultimi anni e il 70 % di questi sono a danno di persone sole.
Infatti spesso la solitudine e la difficoltà sempre crescente di gestire le “novità” della vita, porta ad essere prede facili di delinquenti.
Questo argomento è già stato trattato con adeguati consigli , ma data la recrudescenza soprattutto nei mesi estivi , credo sia necessario riproporlo.
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Elenco qualche truffa fantasiosa che prendo dall’articolo di Antonella Barini su “Il Venerdì” e da qualche sito internet:
…..” Due suore abbordano un’anziana signora dicendole che il nuovo parroco sta benedicendo le case del quartiere, dopo poco si presentano con il falso sacerdote e mentre lei è raccolta con lui nella preghiera ..le dolci suorine la derubano”.
….” Due impostori vestiti da poliziotti suonano alla porta di un’anziana dicendo di aver recuperato della refurtiva in zona ……(a lei manca qualcosa?). Nell’andare a controllare la vittima svela dove tiene gli oggetti di valore e mentre uno la distrae con un falso verbale , l’altro sgraffigna soldi e gioielli”.
I casi sono tanti …dal saldo urgente di un debito contratto da un figlio o da un nipote….ai falsi pompieri …ai falsi funzionari dell’INPS o delle aziende distributrici gas-acqua-luce …ai falsi impiegati di enti onlus per raccogliere beneficenza.
Spesso i luoghi dove si possono annidare gli scippatori sono i meno sospetti : cimiteri, chiese , banche , uffici postali .
Anche internet è una vera fonte di imbrogli, dalle “catene di Sant’Antonio ” , ai “falsi” premi vinti, o a bollette da pagare di non ben precisati contratti ..tutto questo quasi sempre via e-mail. Il cellulare e il telefono sono ora origine di truffe che si mascherano nei quotidiani e martellanti call center.
Non si salva neppure la televisione con televendite che spesso sono delle vere e proprie “sole”.
La truffa all’anziano è estremamente odiosa e dolorosa ,perché oltre al danno e alla rabbia , si aggiunge la vergogna di confessare la propria fragilità.
L’Auser ha pubblicato un piccolo manuale “NON CI CASCO” che distribuisce gratuitamente .

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(è possibile consultarlo in rete:
http://www.auser.lombardia.it/upload/noncicascoterzaedizione.pdf)

Noi cari amici “over” , dobbiamo aumentare la nostra attenzione , capisco che sarebbe più bello vivere sciolti e sereni senza il costante tarlo del sospetto , ma il mondo è così, consoliamoci dicendo che siamo “belle persone”…un po’ fragili e con qualche neurone in meno (almeno io !).

Ma l’anziano è davvero ingenuo?
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