un fiore

Una piccola variazione nel programma, la questione di un attimo e il corso della propria vita cambia.

In tanta tragedia di queste ultime ore, con lo schianto dell’aereo dell’Airbus, compagnia Germanwings, siamo venuti a conoscenza di due fatti diametralmente opposti.
Il caso ha salvato molte vite, lo stesso caso ne ha inesorabilmente condannate altre.

Quel volo, i ragazzi della scuola tedesca, in visita a Barcellona per uno scambio culturale tra scuole, sono stati a un filo per perderlo e salvarsi da un destino atroce.
I ragazzi si sa, sono sventati ed una delle ragazze del gruppo aveva dimenticato, in casa della famiglia ospitante, a Barcellona, il passaporto e tutti i suoi documenti utili per il viaggio. Il gruppo non sarebbe potuto più partire.
Ed ecco entrare in gioco il caso, quel caso, quella sorte che i latini chiamavano fors e da cui sono derivati tanti vocaboli italiani tra cui la parola fortuna. Ma è stata una fortuna?
La sorte si è materializzata nelle vesti della famiglia ospitante, che con generosità si è precipitata in aeroporto a consegnare il nefasto passaporto, così che le 14 ragazze e i 2 ragazzi hanno potuto “felicemente” prendere quel volo e precipitare nel baratro.
fortuna

E la dea bendata ha colpito ancora, stavolta in modo positivo:
i componenti della squadra di calcio svedese:  Dalkurd Borlänge, si sono salvati per miracolo, proprio grazie ad un cambiamento di programma fatto all’ultimo minuto.
La squadra aveva giocato a Barcellona e doveva tornare in Svezia, ma ci sarebbe stata una lunga attesa per la coincidenza a Dusseldor e così è stato deciso, di cambiare volo.
I fatti parlano da soli.
Concludo con una notazione di Knut Hamsun scrittore norvegese Nobel letteratura 1920
“Un caso che finisca bene è Provvidenza, un caso che termini male è destino.”

C’entra il destino? La provvidenza?
È solo il caso che decide delle nostre vite?
Una coincidenza?
Perché?

A chi ne ha voglia una propria riflessione …
(pca)

 Piccole emozioni, ogni giorno ce ne può essere una… inaspettata…
Vita vissuta, quante cose abbiamo tutti da raccontare…
Alfred-Sandro ce ne racconta qualcuna ogni tanto.
Io mi domando e domando a chi legge: “Mi sarei comportato come lui? Oppure avrei agito diversamente?”

barbiere

..col pennello morbido, Domenico, mi spazzolava il collo e cianciava, cianciava.
Cianciava di cose di cui mi rendevo conto, ripeteva
automaticamente da chissà quanti anni a tutti quelli che da sempre gli passavano sotto per farsi tagliare i capelli, adattandosi nel tempo alle varie mode.
Da sempre, da quando ragazzino imberbe spalmava di brillantina le teste di operai bruciati in volto dal calore dei forni dell’acciaieria, alla domenica mattina prima della messa, prima di tornare a casa col paccheto delle paste.
Il grande specchio rifletteva il mondo alla rovescia e nonostosante andassi in quel locale da anni e da anni quegli specchi stessero lì, ogni volta cadevo nel trannello: le persone riflesse che passavano sul marciapiedi non andavano in direzione della chiesa ma in direzione opposta, verso la farmacia….., e questo mi occupava la mente per i venti minuti che dovevo stare sulla poltrona del parrucchiere e tutte le volte lo specchio mi imbrogliava!
Quando entrava un nuovo cliente, al rumore della porta che si apriva, se non coperto dal frastuono del phon, veniva spontaneo osservarlo riflesso nello specchio. Era alle tue spalle ma era come averlo di fronte ed era inevitabile che pure lui, entrando, guardasse nello specchio, per cui erano due sguardi che si incrociavano involontriamente, pur dandosi le spalle.
barbier   barber
E fu proprio uno sguardo furtivo come quelli, che mi fece sobbalzare dal seggiolone senza poggiatesta, perché ormai il barbiere non è più barbiere ma “acconciatore”, ” hair-studio” e gli uomini non si fanno più radere. … con le bi-tri- quadri lama e i rasoi elettrici…..non serve più!
Era meglio John Wayne quando alla richieta del barbiere del selvaggio West se avesse dovuto fargli il contropelo radendolo, gli rispose solennemente
< NO. …PULITO MA UOMO! >.
Non lo vedevo da anni, ma quello sguardo nello specchio l’ho riconosciuto immediatamente… Moltissimi anni.

Eravamo ragazzi assieme, stessa età, stesse compagnie, stessi bar, spesso lui a casa mia , spesso io a casa sua.
Anche un anno a scuola assieme…..
I film di indiani e cow-boys ci avevano convinti a diventare “fratelli si sangue”: ci siamo procurati una lieve ferita al polso per essere fratelli con lo stesso cerimoniale dei films.
Arco-e-Frecce
Eravamo poveri allora. I giochi erano in strada. Decine di bambini che giocavano allegri, vocianti , sudati e sporchi, con le ginocchia e i gomiti spellati, sporchi e spettinati…….. ma felici.
Non c’erano pericoli allora. Andavamo noi a cercarci i pericoli arrampicandoci sui muri , sugli alberi, con le spade di legno e gli archi e le frecce fatte con rami freschi, flessibili.
arcoarcl'arco
Mi guardò anche lui per un attimo nello specchio, entrando… Certamente mi vide, non sono certo che mi riconobbe.
Erano davvero passati tanti anni, troppi. Eravamo cambiati. Cambiati nell’aspetto, cambiati nella testa, cambiati in tutto.
Eravamo molto poveri allora..
Alessandro Pomi l'ubriacoQuando suo padre tornava a casa ubriaco, incerto sulle gambe con stuoli di bambini che lo rincorrevano, lo deridevano, lo spingevano, gli urlavano in coro spregiativamente “spassin, spassin, spassin…” (spazzino) perché era netturbino e le poche volte che che non beveva o aveva bevuto poco riusciva a recarsi al lavoro.

Pieter Brueghel il Giovane L'ubriaco portato a casa dalla moglie (1616)

Pieter Brueghel il Giovane L’ubriaco portato a casa dalla moglie (1616)

E lui, se ne vergognava….

I bambini sanno essere molto crudeli……

 

Ho incrociato il suo sguardo attraverso lo specchio seduto sul seggiolone del barbiere e ho rivisto Peppe per un attimo, lungo in terra, sulla soglia di casa mentre blaterava qualcosa di incomprensibile e la moglie venirgli incontro con gli ochi lucidi.
Ho pensato che forse anche lui incrociando il mio sguardo abbia avuto la stessa visione …
forse ha rimosso tutto, forse veramente non mi ha irconosciuto

Ho pensato fosse giusto rimuovere pure io…… fare finta di non riconoscerlo.

Domenico mi ha tolto gli ultimi capelli dal collo col morbido pennello, un ultimo colpo di spazzola…..sono uscito dal locale senza voltarmi ……

senza salutare…… col groppo in gola!

scritto da paolacon il 11 03 2015

TURNER
Joseph Mallord William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851) pittore romantico inglese, precursore dell’Impressionismo.

 

nona  undicesima

Turner il pittore della luce, maestro di grandi paesaggi ad olio, anche abilissimo acquarellista.
Il pittore del mare, delle grandi battaglie, della Laguna e di Venezia

William Turner - La Battaglia di Trafalgar

William Turner – La Battaglia di Trafalgar

William Turner - La Battaglia di Trafalgar 1822

William Turner – La Battaglia di Trafalgar 1822

 Ancora un omaggio a Venezia

pescatore in Laguna

pescatore in Laguna

scritto da paolacon il 8 03 2015

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

scritto da paolacon il 25 02 2015

 Franco ci parla del sonno e dell’insonnia, dandoci tanti consigli per dormire bene ed io faccio una carrellata di pittori che hanno dipinto i “dormienti”…

Sonia Delaunné Jeune fille endormie 1907

Sonia Delaunay Jeune fille endormie 1907

 

La poesia di Antonino  ” notte calda “, pubblicata di recente mi ha fatto scattare la voglia di parlare del “sonno” che con l’età può diventare un problema.
Le romancier Raymond Radiguet, vieJean Desbordes, from 25 Dessins d'un Dormeur, 1929Desbordes dormeur5dessins_dormeur_cocteau_II

Quanti prendono “la pillolina”, la valeriana, la melatonina, la camomilla, quanti si svegliano dieci volte per notte  per il malino alla spalla, per il cuscino troppo duro, per l’incontinenza . Stai lì con gli occhi spalancati a guardare le fessure delle tapparelle non completamente abbassate, non vuoi disturbare la compagna o il compagno che sembrano vecchi diesel appena avviati……hai un bel da mettere i tappi nelle orecchie ! Ti alzi piano piano e vai davanti alla televisione, che alle ore piccole ti propina le cose più impensate ….e tanto interessanti che dopo dieci minuti ronfi come un contrabbasso.

albert anker la sieste

Ho letto che ci sono cose che assolutamente non si devono fare prima di coricarsi:

1) non si deve mangiare subito prima di andare a dormire perché gli “spuntini della mezzanotte” alzano il livello di insulina nel sangue
2) non si deve dormire con troppa luce nella stanza, perché la luce interferisce con la melatonina che regola il ritmo sonno-veglia
3) non si devono assumere troppi liquidi prima di andare a dormire ….per evitare le corse al bagno
4) non si deve fare attività fisica troppo tardi, perché aumentano dopamina e adrenalina ….eccitanti
5) non si deve usare il computer a letto perché le luci del monitor interferiscono con la melatonina
6) non si deve tenere nella camera da letto la temperatura troppo  alta perché il corpo fa fatica a raffreddarsi per il sonno
7) non si devono indossare indumenti troppo stretti che intralciano i movimenti involontari
8) non  si deve  andare a dormire “quando ti capita”, i ritmi circadiani aiutano la fase del sonno
9) non  si deve fumare e assumere alcolici prima di dormire
10) se non dormi non stare a rigirati per il letto….e peggio !
schlafender_knabe

Se proprio non riuscite a dormire, oltre che contare le pecore, come già detto, cercate in TV un qualche talkshow politico (avete l’imbarazzo della scelta), una volta facevano inc…are………ora fanno dormire.

 

a Giordano Bruno

Alla luce dei nuovi orrori commessi dall’Isis …ragionavo su di un articolo di Corrado Augias , che paragonava la tremenda esecuzione del militare della Giordania al rogo di Giordano Bruno nel 1600. Dice che il cardinal Bellarmino voleva dare dell’esecuzione una enfasi mediatica , come fanno questi folli integralisti,  per spaventare l’Europa settentrionale , che stava sposando in massa la tesi luterana.

….”Lo spettacolo del filosofo legato al palo, la lingua inchiodata dalla mordacchia, avvolto dalle fiamme doveva servire di ammonimento a chi fosse tentato di lasciare la retta via per seguire i protestanti “…..

Il paragone ci può stare perché l’Isis  sta facendo di tutto per “spaventare”  con filmati di una crudezza estrema….mi pare però che la reazione dell’Islam sia ,ora, abbastanza decisa. La Giordania ha immediatamente impiccata la terrorista che aveva nelle sue carceri .

Adriano Sofri scrive un articolo intitolato ” quando il perdono è più forte della vendetta” ,dicendo che l’esecuzione della donna obbedisce all’automatismo della ritorsione.

Quando nel medioevo scendevano sulle pacifiche terre sud Europa  le orde barbariche , l’unica cosa era difendersi e cercare di abbattere questa furia devastatrice che non rispettava nessun canone morale.

Forse Sofri si rivolge agli individui ,che singolarmente possono anche perdonare , ma le orde barbariche, non sono più da considerarsi consessi di esseri umani, ma branchi di lupi rabbiosi …se poi sono degradati da una teocrazia mal interpretata ed assassina ,sono solo da sterminare.

Quindi non vendetta, non automatismo della ritorsione , ma necessaria difesa di quei valori di civiltà ,che fino ad ora abbiamo bene o male conquistato, per non ritornare in un medioevo prossimo venturo.
GiordanoBruno mnemonic

scritto da paolacon il 27 01 2015

Franco Muzzioli ci propone di riflettere e discutere su una domanda ben precisa

Il terrorismo è una malattia?

Ho letto un articolo sulla neurologa Kathleen Taylor dell’Università di Oxford dove si afferma che il fondamentalismo religioso ed altre forme ideologiche nocive alla società , potranno essere curate come malattie mentali.

La strategia anti-terrorismo futura è la neuroscienza, perché gli sviluppi nella  ricerca mostrano che saremo in  grado di controllare la nostra mente ed anche prevenire forme di convincimenti estremi ……..”Smetteremo di vedere la radicalizzazione basata su una ideologia o un culto ,come una scelta personale frutto di libero arbitrio “.  La Taylor ha dichiarato che varie forme di estremismo potranno essere considerate una sorta di devianza psicologica e quindi un disturbo mentale. La ricercatrice ha dichiarato di non riferirsi esclusivamente al fondamentalismo islamico , ma ad ogni forma di convinzione estrema suscettibile di provocare danni sociali.

Fin qui è la notizia…….personalmente sono certo che ogni tipo di fondamentalismo è la negazione della ragione ….ma mi sorgono tante perplessità. Dove finisce il raziocinio e comincia la patologia ?

Buttare cibo in quantità industriali, mentre popolazioni vicine muoiono di fame, non è forse una “pulsione” patologica che fa danni sociali ?

Votare embarghi contro le armi e contemporaneamente produrne sempre di più e più sofisticate …non è un ossimoro sociale patologico ?

Si potrebbe abbondantemente spaziare nei plagi della pubblicità, della moda, della politica…..ed in generale della “religione del consumismo”.

Non vorrei dilungarmi troppo perché  gradirei un vostro parere su di un argomento che mi pare abbastanza spiazzante.

Le stragi di questi ultimi giorni a Parigi.
Avreste o avete partecipato alle manifestazioni di solidarietà?

Lo ritenete utile e significativo?
Charlie Hebdo manif

scritto da paolacon il 8 01 2015

 

Che spaventoso risveglio la mattina dopo della Befana!
La libertà di stampa e di espressione prima di tutto.
Libertà alla critica e all’umorismo.
In ricordo delle 12 vittime di Charlie Hebdo: “Nous sommes tous Charlie”

Leviamo le matite in segno di solidarietà
Leviamo le matite in segno di solidarietà
scritto da paolacon il 6 01 2015
Bartolomei Pinelli Befana

Bartolomeo Pinelli Befana 1821

In molti paesi il 6 di gennaio, si festeggiano i Re Magi che portano doni, a Roma, nella tipica tradizione romana, c’è la “BEFANA”, storpiatura della parola Epifania (parola di origine greca, come buona parte del nostro vocabolario e che significa “manifestazione”, cioè manifestazione del Cristo in forma umana e divina ai Magi)
Ma la “befana” romana è una veccia signora, molto rugosa, ricorda un po’ una strega, vola su una scopa,  porta doni. Contrasto di sentimenti nei bambini che ne hanno paura, ma l’aspettano trepidanti e la mattina del 6 gennaio corrono a controllare se le calze che hanno appeso la sera prima, sono state riempite di dolciumi o di carbone.
L’incisore e pittore romano Bartolomeo Pinelli (Roma, 20 novembre 1781 – Roma, 1º aprile 1835) ha dedicato varie sue opere alla tradizione della Befana
Spero abbiate passato una BUONA BEFANA

Befana a piazza Sant'Eustacchio

Befana a piazza Sant’Eustacchio

E siccome con la Befana, finiscono tutte le feste di questo periodo, torniamo alacremente a lavorare…

scritto da paolacon il 26 12 2014

NATIVITà NELL’ARTE E NEI SECOLI

Lorenzo Lotto, Natività, 1523

Lorenzo Lotto, Natività, 1523

 

Giorgione, L'Adorazione dei pastori, o meglio 'Natività Allendale' 1500-1505 circa

Giorgione, L’Adorazione dei pastori, o meglio ‘Natività Allendale’ 1500-1505 circa

 

Albrecht Dürer  “Altare Paumgartner”  1496-1504

Albrecht Dürer “Altare Paumgartner” 1496-1504

 

Andrea Mantegna L’Adorazione dei pastori’ 1450-1451

Andrea Mantegna L’Adorazione dei pastori’ 1450-1451

 

Beato Angelico ‘Natività’ 1446/50

Beato Angelico ‘Natività’ 1446/50

 

Bramantino  “Adorazione del Bambino” 1485

Bramantino “Adorazione del Bambino” 1485

 

Caravaggio ‘Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi’ 1609

Caravaggio ‘Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi’ 1609

 

Correggio ‘Natività con i santi Elisabetta e Giovannino’ 1512

Correggio ‘Natività con i santi Elisabetta e Giovannino’ 1512

 

Alessandro Filipepi detto il Botticelli “Natività mistica” 1501

Alessandro Filipepi detto il Botticelli “Natività mistica” 1501

 

Giotto “Natività di Gesù e l’annuncio dei pastori” 1305

Giotto “Natività di Gesù e l’annuncio dei pastori” 1305

 

Leonardo Da Vinci “Adorazione dei Magi” 1482

Leonardo Da Vinci “Adorazione dei Magi” 1482

Completiamo questa galleria d’arte con l’Oratorio di Natale di Bach

Nativita_con_i_santi_Francesco_e_Lorenzo

Un caro amico di Eldy, Leo, ha ritrovato qui in Parliamone questo bellissimo e suggestivo articolo di Pino (adesso Pino5.rm)
Profondo nel suo ricordarci un Natale spirituale.
Ve lo ripropongo così com’è, inclusi i commenti di allora, il post non ha preso una ruga, sebbene siano passati ben 5 anni. Farà piacere leggerlo a chi allora non c’era.
Buona lettura, nella vigilia di un sereno Natale.
Colgo l’occasione per porgervi i miei AUGURI di cuore! (pca)

Cari Eldyani, in attesa del Natale vi sottopongo alcune riflessioni su una delle feste più belle dell’anno. Penso che a volte le tradizioni, se pur belle perché cadenzano e sottolineano la ricorrenza, a lungo andare negli anni, soffocano e fanno perdere il valore intrinseco della festa. Senza alcun dubbio la convivialità, il pranzo, lo scambio di auguri, lo scambio di regali, dovrebbero corroborare ed accompagnare la gioia del Natale che comunque non dovrebbe scaturire da queste attività ma dal valore profondo della festa.

Purtroppo le stringenti proposte commerciali del periodo, la spinta ad un consumo sfrenato per la organizzazione di pranzi luculliani e le preoccupazioni di cosa regalare all’uno o all’altro, contribuiscono a far perdere il vero significato della festa.

nativita  3 Il Natale è la celebrazione della nascita di Gesù, nato da Maria a Betlemme, dove Lei e suo marito Giuseppe si recarono per partecipare al censimento della popolazione organizzato dai Romani, (infatti le famiglie avevano l’obbligo di farsi registrare nei luoghi di origine del capo famiglia). Tale celebrazione, non annoverata tra le festività cristiane dei primi due secoli, comincia a comparire a partire dal terzo secolo subentrando probabilmente a precedenti festività pagane: le celebrazioni del solstizio di inverno o le feste dei saturnali romani. L’ipotesi che la festa liturgica del Natale sia sorta per sostituire la festa pagana, nel tempo sembra si sia ridimensionata a favore di una origine autonoma della festa avvenuta all’interno delle comunità cristiane.
Le prime comunità cristiane festeggiavano la natività del Natale congiuntamente alla Epifania, (parola greca dal significato di: manifestazione, comparsa, nascita) che commemora la visita dei magi (dignitari e ministri di altre nazioni) che portarono alcuni doni a Gesù riconoscendone la sua Maestà. Come dice Papa Ratzinger  “Lo sguardo dei Magi arrivava lontano: erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi di se stessi…”
Il Natale dovrebbe quindi porre in evidenza il realizzarsi dell’“Emmanuele, il Dio con noi”; quindi la nascita di Gesù determina un’entrata a piè pari del divino nella natura. Cioè il Dio che, ripiegatosi verso la natura creata, si presenta all’uomo nella persona di Gesù e parla all’uomo faccia a faccia, senza più veli o intermediari; quindi lo Spirito che prima aleggiava nel mondo e parlava attraverso i profeti, ora parla all’uomo in via diretta, tanto direttamente che lo stesso Gesù viene appellato come il “LOGOS” il “ DEI VERBUM ” che tradotto è “Parola, Discorso di Dio” il suo parlare, rivela all’uomo il pensiero e la vera natura di DIO, di un DIO non come era pensato precedentemente: Dio giustiziere, fustigatore, pronto a colpire l’uomo in caso di errore, ma di un Dio PADRE, di un Dio AMORE, comprensivo aperto al perdono e pronto ad accogliere a braccia aperte l’uomo che, esercitando il libero arbitrio, sceglie di invertire la rotta ed intraprendere la strada giusta.
nativita Il Padre, attraverso Gesù, ha dato all’uomo una “buona notizia”, una novità, una promessa, una “sicura Speranza” come dice San Paolo, racchiusa nel riconoscere Lui unico vero Dio al di sopra di tutto; ha dato la buona notizia di una vita eterna concreta, una vita vera, una vita nuova che inizia proprio quando tutto sembra perduto: “La risurrezione”.
Queste sono le cose che dovrebbero far generare la gioia profonda del Natale; purtroppo, come dicevo prima, a lungo andare il corollario ed il contenitore è diventato contenuto, ed il contenuto si è perso o per lo meno non appare più.
Noi più che farci travolgere dalle tradizioni troppo spinte ed abbandonarci ad inutili sfrenatezze che sempre accompagnano tali periodi di feste, dovremmo trovarci sempre in uno stato vigile  “… vegliare è quindi vivere liberi nei confronti delle cose presenti, è vivere nell’invisibile, è vivere nel pensiero di Cristo tale quale è venuto una prima volta e tale quale deve venire, è desiderare la sua seconda venuta, nella memoria piena di amore e di riconoscenza per la sua prima venuta.” Cardinal John Henry Newman(1801-1890)
è con tali pensieri che auguro a voi tutti il buon Natale.
Pino.sa        21Dicembre 2009

scritto da paolacon il 18 12 2014

 chattare1°3

Alfred-Sandro ci manda questo messaggio e questo post che mi sembra molto utile, è quasi una conseguenza dell’articolo precedente di Bracco.
ho trovato questo in rete (http://www.inter-ware.it/cgi-bin/articoli.exe/?id=19383)
e lo ripropongo tale e quale senza alcun commento da parte mia.
Che ne dite?
alfred
Allora ho pensato che pubblicarlo in Parliamone fosse un’ottima cosa; quanti di noi si ritroveranno nelle parole che leggeranno? nel pensiero di chi le scrive? Quanti di noi hanno interpretato male la chat, ne sono rimasti delusi?
Solo facendo un esame di coscienza potranno dire onestamente se è vero o no.

A voi buona lettura e buona eventuale condivisione di pensiero.

 

Psicologia della chat   Chat e dintorni
(HOMENEWS ARTICOLO DEL 18/12/2014 di: C.d.R.)

 

Chattare protetti! Quando si parla di internet inevitabilmente si finirà con il parlare di chat ed altrettanto inevitabilmente si creeranno degli schieramenti. Da una parte ci saranno i chatters che cercheranno di esaltare questo mondo virtuale e dall’altra quelli che amano definirsi “realisti” che lo disprezzeranno.
Io sono stata sia da una parte che dall’altra dello schieramento.
Alcuni anni fa abbiamo comprato un pc e la prima cosa che abbiamo imparato è stata entrare in rete e navigare. Per chi non ha mai navigato iniziare è una cosa entusiasmante. Rifiutavo però l’idea della chat consideravo “stupido e inutile conversare con un monitor“. Non ne ero minimamente attratta, non riuscivo a capire, non rientrava nel mio ordine di idee.
Una sera, non avendo niente di meglio da fare, mi sono lasciata tentare e la curiosità ha fatto il resto. Dopo i primi momenti di imbarazzo ho incominciato a “conversare” e mi si è aperto un mondo nuovo. Essendo cronicamente timida ho scoperto che in chat riuscivo a esprimere ogni mia opinione e ogni mio pensiero senza remore e senza vergogna “tanto non mi vedono, non mi guardano in faccia, non mi giudicano” pensavo.
1°1   1°5   1°2
Così è iniziato uno dei periodi più importanti e allo stesso tempo deludenti della mia vita.
Dopo un po’ mi sono ritrovata a considerare la chat come l’unico luogo dove poter parlare, consideravo amici gli altri chatters, passavo ogni sera davanti al pc.
Dico che è stato uno dei momenti più importanti della mia vita perché ha cambiato il mio modo di essere. Ho imparato a dire la mia, senza palpitazioni o paura. Quello che dicevo in chat riuscivo a dirlo anche fuori dalla chat. Ho preso coscienza della mia personalità e sono diventata più forte. Sembra assurdo ma la chat mi ha aiutata molto.

Poi ho fatto l’errore di vivere per chattare. Non uscivo, non esisteva festa, ristorante o pizzeria che potesse distogliermi. Era diventata una droga.
Ma chattare così tanto ha portato alla luce il retro della medaglia.
Perché se da una parte mi ha aiutata dall’altra mi ha molto delusa, o meglio la gente mi ha delusa.
Ad un certo punto mi sono resa conto che per la stragrande maggioranza delle persone è solo un luogo dove potersi inventare una nuova vita ed essere liberi di mentire spudoratamente.
Sono poche le persone che chattano solo per il piacere di scambiare opinioni e di passare qualche ora di relax.
1°6
Se una ragazza entra in una chat può essere sicura che vedrà apparire sul monitor frasi del tipo “tu sei speciale”, “ti voglio bene”, “mandami una foto”, “dammi il tuo numero di telefono”.
Le tecniche, credo si possano definire così, sono diverse e a volte non dirette, ma è solo questione di tempo, prima o poi tutti finiscono con il dire le stesse cose. La cosa che più mi ha sorpresa è stata quella di sentirmi rivolgere queste attenzioni da gente dichiaratamente sposata e con figli, da ragazzi sentimentalmente impegnati. Ho capito che per molti la chat è solo un posto per rimorchiare, per trovare un’avventura.
Il grande pericolo di internet è che davanti ad un monitor le parole che leggiamo hanno il tono, la dolcezza, contengono l’amore che noi vogliamo.

Non è chi scrive che trasuda amore per noi, siamo noi che lo desideriamo ed allora lo “sentiamo”.
È un vero e proprio tranello psicologico ed è molto pericoloso per le adolescenti, secondo me, perché illuderle è un gioco per chi ci sa fare con le parole, rischiano così di ritrovarsi coinvolte da qualcuno che non esiste, che in realtà può essere chiunque e che vuole tutto tranne che amarle davvero.

Un altra cosa che ho capito tramite le chat è che la famiglia ha un altro nemico. Si parla sempre della tv come il grande nemico che divide le famiglie ma la chat separa i mariti dalle mogli e questo è ancora più sconvolgente. Tantissimi uomini sposati restano davanti al pc a chattare fino a notte inoltrata con le mogli che dormono tranquillamente. È allarmante capire che per chattare un uomo rinuncia alla compagnia della proprio donna e viceversa. Internet possiede la caratteristica di ipnotizzare la mente, tutto diventa secondario: la famiglia, gli amici, la propria sicurezza. Se ci si lascia coinvolgere si perde il contatto con la realtà.
Non bisogna fare lo sbaglio di crederci, non è vita reale e spesso non è gente “reale” quella con cui parliamo ma solo il frutto della fantasia di un’altra persona.
Bisogna fare attenzione, chattare ma con prudenza, non fidarsi mai e se proprio si vuole cedere alla curiosità di un incontro avere delle informazioni concrete sull’altro, pretendere di averle.

gabbiani

 

faintendimenti2

 

 

Ma le incomprensioni ed i “non capito” continuano ad esserci, sempre…
Bracco, dopo aver partecipato alla discussione del post precedente, mi ha inviato questo scritto, decisamente Ad Hoc.

 siccome non ho capito

Peggio che non essere capiti è essere fraintesi.
Cit.

Riflessione su una frase di C. Shine.
“La lettera nel momento in cui la infili in una busta cambia completamente. Finisce di essere la mia e diventa la tua. Quello che volevo dire io è sparito, resta solo quello che capisci tu”.

Il rischio di essere fraintesi, equivocati sui forum, blog ecc. è sempre in agguato. (più che nella vita reale aggiungo io, Paola)
Può capitare a tutti di essere fraintesi in qualche circostanza o di non essere riusciti a esprimere un concetto nella forma in cui avreste voluto. Si preferiscono la rapidità e la facilità, dimenticando che queste caratteristiche, sommate a brevità e sintesi, sono i peggiori nemici della chiarezza.
Chi legge non sempre ha la possibilità o la volontà di andare oltre a quello che vede, non esiste un modo per far combaciare perfettamente il funzionamento di due o più menti diverse. Possiamo affinare il nostro stile fino a scegliere le parole con la massima cura, ma la sensazione del ricevente sarà sempre filtrata attraverso le sue attese, i suoi pregiudizi, la sua disposizione verso il mittente:

Se la persona che scrive non mi è tanto simpatica ecco che divento un lettore superficiale!

A volte è inutile anche un chiarimento.
Perché succede che il mittente si rende conto di essere stato frainteso da un certo interlocutore (quello poco simpatico), che a sua volta ha visto cose che “non ci sono”, e cerca di chiarire.
Il mittente continua a essere frainteso dal suo interlocutore, e ogni volta che l’interlocutore legge qualcosa di nuovo dello stesso mittente, vede cose che “non esistono”.
In questi casi sorge un dubbio:
Non sarà che il mittente ci teneva a farsi “fraintendere”, per poi ridersela sotto i baffi?

Anche voi, almeno una volta siete stati fraintesi volete raccontare la vostra esperienza; anche perché, come ben sappiamo, a volte i malintesi possono anche diventare oggetto di situazioni divertenti o, nel peggiore dei casi (per chi ne è protagonista), anche imbarazzanti, per non parlare poi di quando si finisce per essere bannati a causa di un malinteso!

fraintendimenti Equivoci color non ho capito

 

 

Qualche tempo fa, sul blog “Incontriamoci” Alba Morsilli ha posto un quesito: si era trovata in imbarazzo a rispondere al nipotino che chiedeva come mai un suo compagno di scuola aveva due papà e chiedeva consigli.

Leggo un articolo di Roberto Saviano proprio su questo argomento dal titolo: “È facile spiegare i gay ai bambini”

Capita ad hoc e mi sembra interessante riparlarne, sempre che ne abbiate voglia. L’articolo è apparso su “l’Espresso” oggi.

Il movimento delle “sentinelle in piedi” organizza manifestazioni contro i matrimoni omosessuali e ritiene che tali matrimoni siano “innaturali”. Inoltre il movimento afferma che è impossibile parlare di questo argomento con i bambini.

Saviano prende spunto da queste due teorie delle “sentinelle in piedi” e replica…

Io, da parte mia vorrei solo spezzare una lancia in favore di tali matrimoni che non servono per confermare il “ti amo” ma per assicurare alla coppia i diritti basilari, come quello di accudire il partner se finisce in ospedale (solo i parenti riconosciuti possono farlo) oppure eliminare l’ingiustizia nel caso in cui, se una madre o un padre gay muore l’orfano non viene lasciato col partner della madre o del padre, ma affidato ad un istituto, così è orfano due volte.
Buona lettura e buona eventuale discussione. (PCA)

 

Segue l’articolo di Roberto Saviano.

“È facile spiegare i gay ai bambini”

Le “Sentinelle in piedi” manifestano contro i matrimoni omosessuali. Sostenendo che sono “innaturali”. E che non ci sono le parole per parlarne ai figli. Ma il problema è tutto degli adulti e del loro rifiuto dell’“altro”

1°sentinelle in piedi

Chi sa cosa vorrà mai dire: bisogna procreare in maniera naturale, le coppie devono essere quelle naturali, ci si deve amare in maniera naturale, i rapporti sessuali devono essere naturali. Chi sa perché l’aggettivo “naturale” viene così spesso utilizzato per neutralizzare concetti che si ritiene difficile riuscire a spiegare. Difficile perché la nostra formazione culturale non ci consente talvolta di trovare le parole più adatte. O difficile perché tabù che abbiamo iniziato a considerare naturali – anch’essi naturali – ci impediscono di scorgere quanto di naturale ci sia in mondi che sembrano da noi lontani.

Con la complessità della vita, della nostra e di quella altrui, dobbiamo abituarci a fare i conti e a trovare parole, quelle adatte, per descrivere i nostri stati d’animo di fronte a fatti che non riusciamo a spiegarci. Potremmo comprendere che ciò che detestiamo, ciò che non sopportiamo, ciò che vorremmo lontano da noi, in realtà ci somiglia. E che l’odio e la repulsione nascono dalla mancanza di conoscenza, dalla paura dell’altro. Di un altro che ci sembra troppo diverso perché si possa avere un reale contatto.

In rete si trovano dei video che riprendono le manifestazioni che lo scorso ottobre hanno animato molte piazze italiane intorno al ddl Scalfarotto. Una legge che in sostanza estende la Mancino-Reale sulle discriminazioni etniche, razziali e religiose ad atti motivati da omofobia e transfobia. Naturalmente un conto è dare un parere giuridico sulla norma, un altro è scendere in piazza, come hanno fatto le Sentinelle in piedi, per dire in maniera troppo semplice che non esistono matrimoni (e unioni) differenti da quelle tra uomo e donna. Che non esiste un modo per avere figli diverso dalla procreazione che ci siamo purtroppo con leggerezza abituati a definire naturale.

Un conto è analizzare la norma e comprendere quali potrebbero essere gli eventuali vuoti interpretativi, un conto è dire ai microfoni dei giornalisti presenti in piazza che l’amore omosessuale dovrebbe essere segreto e nascosto perché non si sanno trovare le parole per spiegarlo a un bambino. Che se si inizia a istituzionalizzare l’amore omosessuale poi si finirà con l’istituzionalizzare l’amore tra esseri umani e cavalli o maiali. Queste parole sono state pronunciate a Napoli, ma scommetto che avremmo potuto sentirle in qualsiasi altra piazza d’Italia. A Torino invece le Sentinelle in piedi chiamano le forze dell’ordine per allontanare pochi manifestanti con cartelli contro l’omofobia. Cristiani che preferirebbero che i loro figli non giocassero con figli di coppie gay, che se escono in strada hanno fastidio nel vedere due uomini o due donne che passeggiano mano nella mano.

Matthew Bourne è un coreografo noto per la sua stravaganza. Bourne ha completamente stravolto il “Lago dei Cigni” sostituendo lo stormo di ballerine con cigni maschi. Il principe Sigfried, quindi, si innamora di una Odette maschio con tutto ciò che comporta. Deve non solo prendere atto della propria omosessualità, anche fare i conti con una società che non è pronta a superare quel tabù. Sabato scorso il balletto era in scena a Milano al Teatro degli Arcimboldi e lo spettacolo era pomeridiano. In sala c’erano bambini che hanno chiesto ai loro accompagnatori adulti come fosse possibile che un uomo potesse innamorarsi di un altro uomo. Con quei bambini c’erano degli adulti che hanno trovato le parole per spiegare che esiste un’altra forma di amore, diversa da quella tra uomo e donna.
I bambini alla fine dello spettacolo si sono commossi e hanno dimenticato che quello non era l’amore “normale” che vedono a casa tra la loro mamma e il loro papà.