
Ti conosco mascherina… era un album di canzoni di Mina di qualche tempo fa. 
Carnevale è tempo di travestimenti! Una volta il travestimento aveva uno scopo ben preciso, che oggi non si usa più, ci si nascondeva dietro una maschera, occultando la propria identità, ci si comportava come meglio si credeva, per chi non aveva il coraggio delle proprie azioni a viso scoperto. La maschera come parola sia di lingua greca e latina “Mettere una maschera sul volto, ha il significato di assumere quella personalità e mostrare quel carattere”.
Il carnevale è tempo di scherzi, di trasgressione, di allegria, di carri pittoreschi con mille colori e scenografie, per strappare un sorriso.
Come dicevo… Carne vale, tempo di gioia che va d’accordo con la burla e si sposa con il buonumore.
Mascherandosi si potevano invertire i ruoli, ci si burlava dei potenti ed era ammesso fare la caricatura di vizi o malcostumi.
Indossiamo a volte una maschera per proteggere il cuore, da brutti incontri.
Mostrare il vero volto, è un percorso molto difficile accettarsi con il vero volto che sei; ecco che allora indossiamo maschere di protezione e copertura e nascondiamo la nostra vera personalità.
La maschera deve essere quello che sei, tutti abbiamo una maschera da mostrare, nella vita, la maschera deve essere quello che sei, non nascondere la reale identità, usa la maschera di quello che sei, quella del cuore, una maschera che tutti noi una volta abbiamo messo. Condividiamo il carnevale con gioia e un sorriso. Che dietro la tua maschera ci siano sogni da raccogliere con mille mani pronte a raccoglierli. (Guglielmo)


Una riflessione mi viene da fare, però: non è che la nostra maschera, il nostro modo di dissimularci, ci viene agevolato proprio dalla tecnologia?
Che Gianduia o Arlecchino, Pantalone, Colombina o Balanzone, Meo Patacca o addirittura Pulcinella si nascondano dietro lo schermo del computer?
O non ci sia invece un timido e tenero Pierrot pieno di romanticismo?

In questa atmosfera smaliziata di bizzarria, molte cose sono concesse e c’è spazio anche per cibi tradizionali legati a questo periodo. Che si chiamino “bugie” o “cenci”, “chiacchiere” o “crostoli”, “stracci” o “sfrappole” sono sempre le amatissime frappe di Carnevale e Sandra, molto gentilmente, ci ha inviato una ricetta infallibile, che vi trascrivo qui.
Infine per completare la singolarità di questo <Martedì Grasso>, come ci fa notare Lucia, la data è anche un palindromo: 21/02/2012. Si sarà mascherata anche lei?
Ma lasciamo le riflessioni a chi ha voglia di soffermarcisi e godiamoci le croccanti e profumate “chiacchiere” di Sandra!
Pronti per le frappe? Sono ancora fumanti… Non avete già l’acquolina in bocca?…(pca)
Chiacchere :
500 gr. di farina
40 gr. di burro
40 gr. di zucchero
2 uova
1/2 bicchiere di grappa
mettere la farina a fontana, aggiungere tutti gli ingredienti (il burro fuso), fare una palla e lasciare riposare mezz’ ora.
Poi si tirano sfoglie sottilissime (con la macchina o a mano),
si tagliano pezzi di ca 10 cm sui quali si praticano due tagli e si fa passare un angolo dentro il taglio.
Si friggono nell’olio bollente.
Infine si spolverano di zucchero a velo.
E si mangiano…

Sul meteo.it ho potuto vedere questo bellissimo filmato (forum.ilmeteo.it/showthread.php?t=159546) effettuato nel mari dell’Antartide, si tratta di una bizzarra stallatite di ghiaccio (fenomeno di brinicle), che appena tocca il fondo ghiaccia tutto ciò che incontra. Questo “fulmine” di ghiaccio colpisce una estesa colonia di stelle marine ma solo una esigua striscia ne viene colpita ed uccisa.
Da qui il mio ragionamento, era scritto che queste stelle marine dovessero morire in quel modo e perché solo quelle?
Quante volte ci è capitato di sentire di una persona che si è salvata da un disastro aereo, perché per vari motivi non era partita e si è detto “evidentemente non era il suo momento”.
Oppure altra persona che si è salvata da un evento catastrofico, poi uscendo di casa cade malamente e muore. .. ed anche qui si dice. ..”era scritto che doveva morire”.
Scusate l’incipit, ma è proprio qui che voglio parare. ..parlare del “destino”, cioè di quella specie di “libro divino” dove dovrebbero essere scritti tutti gli accadimenti della nostra vita.
Ovviamente da laico incallito non credo che ci sia nessun libro divino e quantomeno ci possa essere una siffatta impostazione dell’esistenza.
Dove andrebbe a finire il nostro libero arbitrio?
La vita è si un libro, ma con pagine bianche che solo noi possiamo riempire… poi saremo condizionati dalle casualità… che sono assolutamente caotiche e non prefissate.
L’unico libro certo è il nostro codice genetico, quello sì assomiglia un po’ al destino… ci dice se siamo predisposti a certe malattie, ma anche in questo caso il dato non è assoluto, perché con il nostro stile di vita possiamo variare o almeno compensare, questo “libro della vita”.
Mi ricordo di un amico, il padre del quale era morto di tumore ai polmoni e lui, indefesso fumatore, non considerò mai questo fatto, purtroppo si ammalò anche lui di tumore e morì, ricordo che qualcuno disse: “se era la sua ora sarebbe morto di qualche cosa d’altro”.
Non voglio dilungarmi con esempi ed elucubrazioni filosofico-religiose, anche perché mi aspetto un acceso dibattito in proposito.



Arriva San Valentino e arrivano, puntuali come ogni anno,
anche i consigli sull’amore degli esperti. …
Quest’anno è uscito in tutte le librerie addirittura una “bibbia dell’amore” redatta da 80 psicoterapeuti di fama internazionale.
Il libro s’intitola, con molta fantasia, ”I dieci comandamenti della coppia”, con consigli per creare e rafforzare l’amore! (sic).
Con il passare degli anni, questo giorno, è diventato sempre di più una festa commerciale.
Ci sono innamorati che sentono (giustamente?) puzza di sfruttamento e così, a fronte di un 70 per cento delle coppie italiane irriducibili che dichiara di festeggiare San Valentino con le cenette e i regali come da copione, c’è pure un buon 30 per cento di esse che rinuncerà al consumismo comandato non ritenendolo manifestazione di vero amore.
Stabilito che San Valentino è la festa degli innamorati e quindi, almeno sulla carta dovrebbe interessare solo chi ha accanto a sé un compagno o una compagna che ama, e quelli che non hanno un compagno o una compagna?
Non festeggiano il 14 febbraio ma si sono creati una festa alternativa il 15 febbraio, giorno di San Faustino patrono dei cuori solitari.
Tutti sistemati con la loro festa?
Noooooooooooooo e gli amanti clandestini?
Tranquilli anche loro festeggiano, Alberto Caputo, psichiatra e sessuologo, ha scritto un manuale diventato ‘bibbia’ tra i clandestini dell’amore:
”Circa un terzo degli italiani in coppia tradisce il partner” e questi, non potendo festeggiare con l’amato il 14 febbraio hanno trovato un escamotage per rifarsi. Ogni anno il 13 febbraio ricorre così l’anti-San Valentino: “La festa della trasgressione “.

13 febbraio giorno in cui si scopre un mondo parallelo fatto di sguardi d’intesa, mani che sfiorano, baci rubati…
A questo punto mi viene da pensare chi ha il compagno o compagna e anche l’amante festeggia due volte!!
A parte le battute non è che il 14 di febbraio bisogna dimostrare il proprio amore ma ci sono 365 giorni per farlo se si ama veramente.
Non prendere mai alla leggera l’amore. Che duri solo oggi e una parte di domani, oppure tutta una lunga vita è la cosa più importante che possa capitare a un essere umano.
(Ernest Hemingway)
E adesso i commenti, se volete e gli auguri a chi preferite.


In questi giorni di grande freddo mi sono ricordata di una storia umana molto bella quella di un uomo straordinario e della sua tenacia. E ve la vorrei raccontare.
A volte la caparbietà, se come obiettivo ha una causa giusta, paga.
Dobbiamo tornare indietro all’inverno del 1954, a Parigi e in tutta la Francia, l’inverno era più rigido del solito e la notte si arrivava facilmente a raggiungere temperature di 15, 20 gradi sotto lo zero. Il freddo non dava scampo ai mendicanti e in generale ai senzatetto, che cercavano di difendersi con carte di giornale. E proprio in quel periodo non era stato approvato in parlamento un provvedimento sugli alloggi, per cui gli sfrattati, che non riuscivano a pagare gli affitti aumentati, erano numerosissimi. Nella notte un uomo: l’Abbé Pierre e i suoi compagni, che portavano pane, vino, minestra e coperte alla gente, cercavano di alleviare una situazione drammatica.
Ma nonostante ciò molti erano i morti assiderati, senza che si potesse fare niente.
Quando l’Abbé ricevette la notizia che una donna era morta, alle tre del mattino, assiderata, con in mano il biglietto con cui era stata sfrattata, perché non poteva permettersi gli ottomila franchi di affitto, decise di agire sollecitamente e in maniera più radicale. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, l’Abbé Pierre si rese conto che quello che faceva lui era troppo poco, l’intervento doveva essere massiccio. Dalla radio Luxembourg, angosciato, lanciò un appello memorabile, alle ore 12 del 1° febbraio 1954, in cui chiedeva aiuto alla popolazione e che fortunatamente commosse la Francia tutta.
” Mes amis, au secours! Amici, aiuto!… Ogni notte ci sono più di duemila poveri sui nostri marciapiedi che soffrono il freddo, muoiono senza cibo, senza pane, senza tetto. [… ] “Ascoltatemi. C’è bisogno di coperte, paglia, minestre ed un sorriso di gente amica. [… ] “I bollettini meteorologici annunciano un mese di gelo terribile. [… ] Da cotanto dolore, lasciate che ci venga data una cosa meravigliosa: lo spirito di condivisione della Francia. Grazie! Ognuno può aiutare questi senzatetto. Per questa notte, al più tardi per domani, ci occorrono cinquemila coperte, trecento grosse tende militari, duecento stufe catalitiche. Grazie.”
Il giorno dopo i giornali titolavano: “inverno 1954: l’insurrezione della bontà”
Il discorso dell’abate fece raccogliere 500 milioni di franchi (di cui solo 2 milioni donati da Charlie Chaplin che disse in quest’occasione : « Questi soldi non li regalo, io li restituisco, appartengono al vagabondo chge sono stato e che ho impersonato.») Fu una somma enorme per quell’epoca e del tutto imprevista. I doni in natura furono talmente tanti che ci vollero due settimane per catalogarli.
Intanto la battaglia dell’Abbé Pierre vinse su due punti importantissimi: si ottenne che le stazioni della metro non venissero chiuse durante i mesi invernali, per permettere a chi era senza dimora di ripararcisi e venne promulgata, in Francia, una legge che proibì lo sfratto, durante il periodo invernale.
Questo prete ostinato, con il basco messo di traverso, una barbetta rada, una pellegrina di lana sulle spalle, che è ricordato come colui che fu capace di abbattere il muro d’indifferenza ed egoismo e di entrare nel cuore dei francesi, diede la scintilla per scatenare “l’insurrezione della bontà” e instaurare una catena di solidarietà.
Ardente difensore dei diritti dell’uomo ed in particolare del diritto ad un alloggio, l’abbé Pierre non smise mai, in tutta la sua lunga vita, di occuparsi dei diseredati e di chi aveva bisogno.
[Henri Antoine Grouès (Lione, 5 agosto 1912 – Parigi, 22 gennaio 2007), prese il nome di Abbé Pierre nel periodo in cui partecipò attivamente alla guerra come partigiano, salvando un numero considerevole di bambini ebrei ai quali fece attraversare il confine con la Svizzera, fu un presbitero cattolico francese, un uomo politico e il fondatore nel 1949 dei Compagnons d'Emmaüs, un'organizzazione per i poveri ed i rifugiati. Ai suoi funerali, che in segno d'omaggio nazionale si tennero nella Cattedrale di Notre-Dame, parteciparono l’allora Presidente della Repubblica Jacques Chirac, l'ex presidente Valéry Giscard d'Estaing, il primo ministro Dominique de Villepin e tutti i Compagnons d'Emmaüs]
Che combinazione! Proprio ora che in Parliamone si discute di internet e bambini, del ruolo dei genitori, di come sono permissivi, di come controllano o non controllano i figli, ecco che sul Corriere della Sera, Antonio Polito, oggi 31 gennaio 2012, pubblica un articolo direi proprio ad hoc, in cui fa un interessante predicozzo ai genitori, anzi, come li chiama lui, ai “sindacalisti della prole”.
Lo trascrivo per intero, anche se non è mia abitudine farlo, perché mi sembra interessante quello che dice e penso che sia utile ”allargare l’argomento” proposto precedentemente. (pca)
“Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli”
Dunque, ricapitoliamo. I nostri figli hanno diritto ad essere fuori corso anche dopo i 28 anni senza che austeri ministri li definiscano «bamboccioni» o frivoli viceministri diano loro degli «sfigati». Però, a 28 anni, hanno diritto a un posto di lavoro non solo stabile e comparabile alle loro aspirazioni, il che è ragionevole, ma anche inamovibile e sorvegliato da un giudice ex articolo 18.
Hanno inoltre diritto a una facoltà nel raggio di 20 chilometri da casa, così che non debbano vivere lontano dalla famiglia, e dunque hanno diritto a non fare quei «Mcjob» (commessi, camerieri, pony express), che i loro più sfortunati coetanei americani sono costretti ad accettare temporaneamente per mantenersi agli studi. Infatti i nostri figli non devono mantenersi agli studi, perché lo Stato chiede a ciascuno di loro tra i mille e i duemila euro l’anno mentre ne spende in media settemila (e molto di più per formare, per esempio, un medico); dunque a mantenerli agli studi ci pensa la fiscalità generale, cioè le tasse pagate anche da chi i figli all’università non li manda. Frequentando l’ateneo con comodo e senza fretta, i nostri figli hanno anche diritto a che il valore legale della loro laurea sia identico a quello di chi la laurea se l’è sudata un po’ di più, magari emigrando, magari in cinque anni, magari in un’università in cui i 110 non fioccano dal cielo, perché in una società veramente egualitaria tutte le lauree devono essere uguali come tutti i gatti di notte devono essere bigi. Se poi i nostri figli per caso volessero continuare la loro carriera universitaria dopo la laurea, hanno diritto a non farlo all’estero, lì dove fuggono i cervelli, ma in patria, lì dove ammuffiscono i cervelli. Naturalmente, hanno infine il diritto di protestare contro questo stato di cose e contro chi ruba loro il futuro, «Occupyando» qua e là tra gli applausi dei contestati medesimi.
Questo elenco di «diritti» può apparire paradossale, ma è quello che si evince dal dibattito pubblico che in queste settimane si è finalmente acceso sulla questione giovanile (fino a qualche mese fa verteva di più su temi come il mestiere di velina o l’età dell’emancipazione sessuale). Diciamoci la verità: il senso comune degli italiani, in quanto genitori, è questo. Al punto che perfino un governo di professori e di liberali si è ritratto inorridito di fronte all’ipotesi di cancellare il valore legale del titolo di studio, cavallo di battaglia dei professori liberali dai tempi di Einaudi. A questo universo morale in cui non compare mai la parola «dovere», o «responsabilità», si deve aggiungere una crescente condanna popolare e mediatica per il «successo», sempre più considerato solo un’altra manifestazione della tanto deprecata ineguaglianza, quasi come se non si potesse avere successo senza una raccomandazione, un’illegalità, un’evasione fiscale. Ne esce così rafforzato all’inverosimile un malinteso senso di protezione verso i nostri figli; malinteso perché in realtà tradisce una sfiducia collettiva nei loro mezzi, una paura di lasciarli nuotare con le loro forze e il prima possibile, che a sua volta contribuisce a deprimere la loro autostima, assuefacendoli all’insuccesso col metadone di una potente giustificazione morale e sociale. Senza capire che l’unico vero antidoto all’ineguaglianza è la lotta del merito e del talento per emergere negli anni dell’educazione, affrancandosi così dalla condizione sociale, familiare o geografica.
Protagonisti di questo paternalismo (o maternalismo) non potevamo che essere noi, la generazione dei baby boomer , la prima generazione ad aver disobbedito ai padri e la prima ad aver obbedito ai figli. Invece che fare i genitori, ci siamo trasformati a poco a poco nei sindacalisti della nostra prole, sempre pronti a batterci perché venga loro spianata la strada verso il nulla, perché non c’è meta ambiziosa la cui strada non sia impervia. È un grande fenomeno culturale, e sempre più un carattere nazionale, forse in qualche relazione contorta e perversa con il calo delle nascite, come se ne volessimo pochi per poterli coccolare meglio e più a lungo. Ed è un grande fattore di freno alla crescita, non solo economica ma anche psicologica della nazione. Mentre negli Usa infuria il dibattito sulle mamme-tigri, asiatiche che spingono i figli fin oltre il limite della competizione con se stessi e con gli altri, da noi comandano i papà-orsetti, pronti a lenire con il calore del loro abbraccio il freddo del mondo reale, così spietato e competitivo.
Antonio Polito sul Corriere della Sera /31 gennaio 2012 | 13:26
Giulian.rm e Paolacon vi propongono…
UN IMPORTANTE ARGOMENTO DI DISCUSSIONE VISTO ESAMINANDONE DUE ASPETTI
Negli ultimi anni è cresciuta l’utenza domestica della rete ed è aumentato il numero di giovani utenti, bambini e ragazzi, che utilizzano internet per divertirsi e imparare.
I nostri ragazzi ne sanno forse più di noi della Rete: la navigano con estrema spontaneità per comunicare, cercare, curiosare e divertirsi. Conoscono gli strumenti più evoluti, e usano un gergo tecnico che spesso noi adulti non comprendiamo.
Attenzione, però i ragazzi ne sono poco consapevoli ma Internet nasconde anche molte, moltissime insidie che, come raccontano le cronache, possono avere effetti devastanti per la vita delle persone.
Qualche giorno fa ho letto una notizia che mi ha lasciato allibito:
Una bambina di dieci anni ha postato una sua foto nuda su Facebook!

Bisognerebbe avere almeno tredici anni per potersi iscrivere, che a mio parere sono pochi, e il controllo sulle registrazioni da parte del Network?
Questa è un’altra pecca oltre a quella di violare fin troppo la privacy delle persone.
Questa la notizia:
La ragazzina si è scattata una foto allo specchio che la ritraeva nuda e l’ha pubblicata sulla bacheca del suo profilo FB rendendola visibile non solo agli amici ma anche a tutti gli utenti.
Alcuni di loro che hanno visto la foto hanno invitato l’autrice a rimuoverla, ma la risposta è stata: “Se la levo, finisce ‘sta barzelletta”.
E’ intervenuta la polizia postale, che controlla costantemente la rete, e ha prontamente fatto oscurare la pagina.
Questo episodio dimostra la facilità con cui i bambini possono accedere al social network che diventano uno strumento pericolosissimo nelle loro mani. Un’altra cosa mi dà da pensare, ma i genitori di questi bambini, dove sono? Spesso i bambini emulano gli atti degli adulti e mentre mamma e papà sono impegnati nelle loro faccende preferite, i piccoli, lasciati soli, senza controllo, esplorano il mondo virtuale in modo scorretto e si addentrano nel Web avventatamente correndo seri pericoli.
Questo fenomeno ha sollevato una questione: Internet è un mondo a misura di bambino?
Oltre a delle misure preventive sarebbe necessario far capire ai più giovani che internet, come il mondo reale, ha le sue regole e suggerire loro una metodologia per affrontare con spirito critico gli strumenti di ricerca messi a punto dagli adulti per gli adulti.
Il dialogo con i ragazzi sicuramente è la forma più efficace per tutelarli all’interno del vasto oceano della rete.
Alcuni pericoli forse sono poco conosciuti e approfonditi, ma non per questo bisogna sottovalutarli o prenderli con leggerezza.
Un consiglio:
Se ci sono minori che usano il vostro PC attivate, il protocollo “https” per la navigazione in FB.
Bambini e internet. I dati

Da un’indagine condotta su un campione di ragazzi tra i nove e i sedici anni e dei loro genitori, realizzata nell’ambito del Safer Internet Programme della Commissione Europea, è emerso che i bambini italiani sono agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda l’alfabetizzazione digitale. Anche gli insegnanti italiani si posizionano all’ultimo posto in Europa per l’utilizzo di internet a scuola (65% contro la media europea del 73%), mentre i genitori, dal canto loro, appaiono i meno consapevoli dei rischi che i loro figli possono correre sul web. E i dati sembrano parlare chiaro: ben il 73% dei genitori italiani ritiene che non vi siano pericoli d’incontri turbativi o sconvolgenti per i loro figli in internet e solo il 9% di essi dichiara di avere sufficienti informazioni sui sistemi di sicurezza in rete. Sono poi molto basse le percentuali dei genitori che bloccano e filtrano i website non ritenuti idonei ai minori (28%) o che controllano regolarmente i siti visitati dai figli (24%).
Giulian.rm
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Altre considerazioni
Adesso il caso della ragazzina è davvero un caso limite e ci si domanda: ma che faceva la madre, mentre sua figlia si fotografava nuda e metteva poi le foto in rete?
Ma c’è da pensare che alle volte sono le madri stesse che spingono le proprie figlie a mettersi in mostra, e qui esuliamo un po’ dal discorso sicurezza in internet, per allargarci.
Vi ricordate un vecchio film con Anna Magnani: “Bellissima” di Luchino Visconti? Una madre fa di tutto perché la figlia bambina venga scelta per recitare in un film. Era indicativo dell’ambizione di certe madri e di certi genitori. Ma quanti casi conosciamo di attori bambini, che spinti dalla famiglia a recitare, hanno poi avuto la vita rovinata, una volta finito il successo.
Proprio l’altro giorno ho trovato una foto della figlia “modella” di Cindy Crawford, niente di straordinario, solo che la bimba ha 10 anni.
Pur di far diventare i figli una celebrità, alcuni genitori fanno follie ed escono completamente di testa. Come il caso di quella madre americana, letteralmente impazzita, che pensava di creare un futuro da star per la sua piccola Bree. Come? Con iniezioni di botulino alla figlia, dopo averle già fatto le sopracciglia tatuate: a 7 anni.
Che pensare di tutto ciò?
I figli vanno seguiti passo passo e se non lo dovessero per un momento fare i genitori, ci dovrebbero essere i nonni a non perdere di vista il bene vero dei bambini.
Paolacon
E adesso giochiamo con le lettere!!! con le parole e anche con le immagini.
Abbiamo scherzato con i numeri e Paola ci invita a scherzare con le lettere. Mi viene subito in mente l’anagramma, pratica antichissima nota tra gli ebrei dove i cabalisti giocavano con “i misteri ed i segreti che sono intrecciati nei versi di lettere”.
Gli anagrammi, noti ai greci ed ai romani, servivano spesso per effettuare pratiche magiche come nell’oniromanzia.
Spesso servivano a scoprire i caratteri personali che si pensava fossero celati dentro la parola o il nome.
Molti li hanno usati come pseudonimo, vedi l’esempio del poeta romanesco Trilussa, anagramma di Salustri.
Infatti certi anagrammi come quello di Roberto Benigni, che è “birbone integro” fa pensare veramente che “nome omen“,
come se il nome fosse artefice del destino …. però se pensiamo a:
Giulio Andreotti…………..”già lui…ò drittone“
oppure
Emilio Fede………………….è mio fedel
Serena Grandi……………..gran sederina
Monica Bellucci …………..colma i cineclub
Silvio Berlusconi………….il visino burlesco (sic.)
Giorgio Armani………….grigio armonia
ma la più bella è
Azienda Camorristica = Democrazia Cristiana
Potremmo andare avanti all’infinito…….
ad esempio il nostro grande direttore Enrico, anagrammato è cerino (non me ne voglia), ma possiamo divertirci anche con alcuni eldyani….
il caro amico Angelo diventa Galeno, il poetico Domenico si anagramma in Nicodemo, il maledetto toscano Giulio diventa il napoletanissimo ò Luigi,
la cara Alba si trasforma in Baal (dio cartaginese), ovviamente non potevo mancare ….
Franco Muzzioli si trasforma in un razzo filmico (cioè in un razzo da cinema ……almeno lo ero !!!!!),
come non citare la nostra redattrice ed amica Paola Contri che diventa pan articolo (cioè un articolo onnicomprensivo ….pensate un pò!),
ma il più bello è l’anagramma di PARLIAMONE , che è MANIPOLARE…..e non c’è magia nelle parole?
(FrancoMuzzioli o meglio “razzo filmico”)
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Quando alla fine dell’articolo di Franco Muzzioli sui numeri ed i giochi con i numeri, vi dissi che si poteva giocare anche con le lettere, accennai al più famoso palindromo dell’antichità che nasconde tanti misteri nel suo significato arcano: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS e dissi che ne avremmo riparlato…
(adesso però lascio a voi il divertimento di cercare la soluzione…)
Infatti con le lettere e con le parole ci si può divertire moltissimo, numerosissimi sono i giochi. Franco ve ne ha mostrato un tipo: gli anagrammi. Io ve ne propongo altri.
I palindromi (parole che si possono leggere in tutti e due i sensi sia da sinistra a destra che al contrario) possono essere sul tipo di ANILINA-ANILINA o di ENOTECA-ACETONE e si possono comporre anche frasi intere.
Volete qualche esempio?
Palindromi del tipo enoteca-acetone possono essere:
eresse-essere
avaro-orava
ave-Eva
Ivan-navi
Palindromi del tipo anilina-anilina
ingegni
ossesso
radar
aerea
la parola più lunga di significato compiuto è “onorarono”
Poi ci sono le parole inventate che hanno una parvenza di significato, come:
l’otturarutto (strumento idraulico) e l’accavallavacca: (macchina per stivare una vacca su una vacca, o anche una vacca su un cavallo).
E infine, ma giusto una curiosità: Saippuakivikauppias (in finlandese, “venditore di lisciva”: è la parola palindroma -19 lettere- più lunga del mondo)
Per quanto riguarda le frasi intere la tentazione di scrivere enunciati di questo tipo la ebbero già i greci e i romani: “In girum imus nocte et consumimur igni” (andiamo in giro di notte e siamo consumate dal fuoco) che si riferisce alle falene o alle torce o ad altro…
Altri esempi:
è avida mara, ma diva è
era poeta e di nome Semonide, ateo, pare
i tre sedili deserti
e infine addirittura in inglese: madam i’m Adam (l’ipotetica prima frase di un essere umano)
Ma, ve lo dico, ve l’ho detto, ve lo torno a dir di nuovo… ci sono ancora tantissimi giochi con parole o lettere.
Per chiudere ve ne propongo uno basato sull’omofonia di parole che si scrivono in maniera identica o simile, ma hanno significato diverso. Praticamente un bisticcio con lo stesso suono.
Tentiamo di vedere se esistono altre frasi a quadrupla lettura? Sul tipo di questa?
signora che soffre;
signora che s’offre;
s’ignora che soffre;
s’ignora che s’offre.
Ci volete provare voi?
Mi rendo conto che il compito è difficile; infatti, bisogna trovare delle frasi che si prestino ad essere tagliate… per fette perfette.
Su molti fonti battesimali è incisa questa frase: “Νίψον ανομήματα μη μόναν όψιν”, in particolare nella chiesa di Santa Sofia a Istambul. Chi trova il significato?
Ancora un esempio…ma è l’ultimo
Mente sicura è di odio semente: / men tesi cura e…. Dio, Dio se mente!
(pca)
Ed ora tocca a Voi ….divertitevi e, con un po’ di pazienza, giocate anche Voi e proponete.
L’articolo precedente, sulla fortuna, si chiude con un commento di Lucia che sottolinea la credibilità dei numeri “fortunati” o “sfortunati”.
In certe culture il 13 è sfortunato in altre lo è il 17. Allora come la mettiamo?
Franco, a questo punto ci racconta qualcosa sui numeri magici e giocosi. Divertiamoci a leggere e se conoscete altri aneddoti raccontateceli. Altre notizie sono graditissime.
Il fascino dei numeri non è confinato agli studi matematici, fisici ed astronomici, essi possono anche essere gioco e magia. Un primo esempio può essere quello della incisione del Dùrer dal titolo “melanconia”, che potete trovare ovunque e che riporta un piccolo quadrato “magico” con numeri che vanno dall’1 al 16:
16 3 2 13
5 10 11 8
9 6 7 12
4 15 14 1
questo quadrato ha la particolarità di dare sempre lo stesso risultato (34) sia che si sommino i numeri in orizzontale, in verticale e in diagonale.
Altro piacevole giochetto è dato da quest’altro quadrato:
19 8 11 25 7
12 1 4 18 0
16 5 8 22 4
21 10 13 27 9
14 3 6 20 2
Fatelo con i vostri amici, iniziate scrivendo il risultato di un ipotetico conteggio e mettetelo in una busta chiusa, poi chiedete ad un amico di segnare con la matita un numero della tabella, cancellate quindi tutti i numeri della stessa riga e della stessa colonna (orizz. e vert.). Fate poi segnare uno dei numeri rimasti liberi ad un altro amico e ripetete l’operazione. Fate questo per cinque volte (cinque amici). Sommate i cinque numeri segnati in partenza confrontate il risultato con la vostra previsione e voilà avete indovinato ….il 57 perché qualsiasi sia l’operazione il risultato sarà sempre solo quello.
Il numero è anche intrigante come con la cabala ebraica che riducendo in numeri le lettere dà la possibilità di ottenere il “numero del destino”. Utilizzando questa tabella :
1 2 3 4 5 6 7 8 9
A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R
S T U V W X Y Z
Esempio…Paola = 7 – 1 – 6 – 3 – 1 ..sommo ed ottengo 18 dato che i numeri magici vanno da 1 a 9 si avrà 1+8 = 9
Per ottenere il numero del destino questa operazione la si fa anche con il cognome e con la data di nascita, altro esempio:
Franco Muzzioli 19/10/1937 = 6 – 9 – 1 – 5 – 3 – 6 – 4 -3 – 8 – 8 – 9 – 6 – 3 – 9 – 1 – 9 – 1 - 0 – 1- 9 - 3 – 7 = 111
Come abbiamo già fatto con Paola sommiamo 1+1+1 = 3 ….che è il mio numero del destino…ed ora possiamo guardarne i significati:
1 – è il numero della creazione, dell’inizio, rappresenta Dio ed il primo uomo…il Sole ..la razionalità. Chi lo porta è destinato ad aprire nuove vie, a seguire una strada individuale, a guidare gli altri, imponendo la propria opinione. Autonomo, ambizioso, creativo, intraprendente..è anche leale e generoso, può essere però superbo ed arrogante ..può diventare un leader se sa dominare i lati negativi.
2 – corrisponde alla natura alla luna, quindi alla donna e alle doti femminili, bellezza, intuizione, sentimenti. Chi porta questo numero ama le cose raffinate e sa essere affascinante. E’ un buon partner sia nel lavoro che nella vita ed è un amico fidato. Può avere una sensibilità esasperata ed indulgere nella pigrizia, può essere instabile ed insicuro.
3 - è il numero della completezza, della saggezza e dell’illuminazione che rivela una persona interessante, generosa ed intuitiva, sempre pronto a sacrificarsi per un ideale, ama la vita e gli piace circondarsi di gente. Può però essere superficiale e presuntuoso e spesso inconcludente.
4 – è il numero dell’ordine del completamento della sicurezza, dell’amicizia, ma anche dell’ambizione. Chi lo porta è pronto a raggiungere il traguardo che si è prefissato senza paura di ostacoli. E’ fedele alle persone ed alle sue idee, ma può essere noioso, polemico e pigro.
5 – è il numero della ricerca della libertà interiore. Chi lo porta ama l’avventura, i viaggi, i cambiamenti. E’ ottimista e socievole. Non ama la routine ed è pronto ad ogni esperienza, può però essere incostante ed incerto ed abusare in un certo modo della libertà.
6 – rappresenta due polarità quindi è il numero dell’equilibrio ed in certi casi della dualità. Chi lo porta è idealista e fidato, socievole e coscienzioso. Può però essere meschino e geloso e sprofondare irresponsabilmente nelle sue ansie.
7 – è un numero magico che porta fama, onore e vittoria. Chi lo porta ha capacità creative ed intellettuali ed ha anche un notevole magnetismo, ha doti positive che si esprimono nel lavoro e nell’amicizia. Può però essere introverso, ansioso e depresso. E’ portato per la ricerca scientifica.
8 – è il numero della giustizia della genialità. Chi lo porta ha una personalità molto forte ed una grande volontà, però questo può portare all’egoismo ed alla vendetta.
9 – è il numero della conoscenza individuale e spirituale, della saggezza e del mistero. Chi lo porta è ragionevole ed obbiettivo, intuitivo e può sviluppare creatività nell’ambito artistico ed intellettuale. Può essere lunatico ed egoista con certe punte di autolesionismo.
Termino con qualche chicca, che forse conoscevate già:
il 13 è negativo perché rappresenta i “tredici” dell’ultima cena;
il 17 è sfortunato perché in cifre romane è XVII che anagrammato è VIXI …vissi, cioè sono morto!!!
Visto i numeri quanto possono essere simpatici!
E le lettere?
Abbiamo a che fare con il più famoso palindromo … ma si tratta di un’altra storia…


























