scritto da paolacon il 20 04 2014

tanti auguri a tutti gli eldyani

scritto da paolacon il 19 04 2014


Marc 52 ci augura la Buona Pasqua riportandoci informazioni, prese in rete, sull’origine e il significato di questa grande festa.

Ci propone anche due video

PER UNA PASQUA MIGLIORE

Le origini della Pasqua

Pasqua La Pasqua Cristiana è la massima festività della liturgia cristiana, perché celebra la Passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. Il nome “Pasqua “deriva dal latino “pascha” e dall’ebraico “pesah”. La datazione della PASQUA è legata alla crocefissione di Gesù, che avvenne, dietro Nuovo Testamento, alla vigilia di Pasqua.

Nei primissimi tempi del cristianesimo, i cristiani di origine ebraica celebravano la Resurrezione di Cristo subito dopo la Pasqua ebraica, che veniva calcolata in base al calendario lunare babilonese e cadeva ogni anno in un diverso giorno.

Mentre i cristiani di origine pagana celebravano la Pasqua ogni domenica,questo portò nell’interno del mondo cristiano a gravi controversie, che si risolsero nel 325 con il concilio di Nicea, in cui si stabilì definitivamente che la Pasqua doveva essere celebrata da tutta la comunità cristiana la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l’equinozio di primavera, inoltre nel 525 si stabilì che la data doveva trovarsi fra il 22 Marzo e il 25 Aprile. 

Anche per gli Ebrei la Pasqua era una festa molto importante,inizialmente era una festa agricola, in cui si offrivano le primizie della mietitura attraverso la cottura del pane azzimo, solo più tardi Mosè ne diede un nuovo significato, la fece coincidere con la fuga del popolo ebraico dall’Egitto.

Mosè dopo aver ordinato ad ogni famiglia prima di abbandonare l’Egitto,di immolare un capo agnello, pecora o capra senza difetto e di 1 anno di età, di bagnare quindi gli stipiti e il frontone delle porte delle case affinché i primogeniti al passaggio dell’angelo di Dio fossero risparmiati.

In piedi col bastone in mano i membri delle famiglie consumarono il pasto, nel corso dei secoli,il rituale della Pasqua, pur sottoposto a variazioni e a modifiche, è rimasto sostanzialmente uguale e la festa è tuttora celebrata da tutti gli Ebrei con la massima sollenità e per la durata di 7 giorni.

Secondo una narrazione evangelica, fu proprio nel corso di una celebrazione pasquale che Gesù Cristo istituì il Sacramento dell’Eucarestia.
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La polvere dell’aia … un ricordo che torna con le belle giornate…

Nel lontano 1944 ero a Campogalliano

nella villa dello zio e l’odore della polvere dell’aia la sento ancora , come se la memoria rimanesse nell’olfatto. Sapeva di stallatico  , di terra bagnata , di erba e di fieno , era il centro di questo grosso agglomerato di case , dove scorrazzavano  le oche e noi ragazzi.

Eravamo in tanti , io , nipote del padrone ed una decina di figli dei contadini ….bimbetti dai cinque agli undici anni. Li ricordo ancora, Maria , la mia fidanzata (aveva sette anni come me) , la Cippa , la Romilde , Romano, Mirko , Pepo , Ghega , la Germana  e le gemelle Bocia e Grìlein  (una grassotella ed una magrina). Molti avevano un soprannome e come si usa dalle nostre parti , davanti al nome delle femmine  c’era sempre l’articolo.

In quell’aia si trebbiava il grano , si ammazzava il maiale , si batteva il frumentone (mais) ,si ballava e si cantava all’epoca della pigiatura dell’uva. Ecco perché quella terra conservava tanti odori , era una polvere fina che col vento della sera si sollevava leggera assieme a qualche piuma d’oca o a qualche foglia secca.

Noi correvamo sempre , scalzi o con le scarpe , scansando buazze ed escrementi dei cavalli che transitavano lenti trainando i carri colmi di erba. Andavamo verso il canale a catturare rane , Ghega , che era il maschio più grande , era il cacciatore specializzato , aveva un fil di ferro ad anello posto nella cintura e ad una ad una infilzava le rane , che continuavano a scalciare nella crudele agonia.  Poi tutti a fare pipì , le femmine accovacciate nelle erbe alte , e noi maschi a zampillare nelle lente acque del canale , che mandavano bagliori dorati nella luce del tramonto.

La sera l’aia non era morta , si riempiva di sedie e i contadini stanchi , bevevano, fumavano e chiacchieravano alla luce della luna , uno intonava …”vilàn pèra so chi boò”  (villano guida quei buoi) …e il canto …quasi sottovoce , accoglieva la notte tranquilla il quel piccolo territorio, mentre non molto lontano c’era  chi moriva per una assurda guerra.

 

scritto da paolacon il 10 04 2014

Ma che è la vergogna?
….vergognati!
è vergognoso! ( per indicare una persona timida)
è vergognoso! ( per indicare una cosa disdicevole)
è vergognosamente ricco ……..
è vergognosamente grasso!
si veste in modo vergognoso……..
non ha vergogna di nulla!
Allora cosa è la vergogna?
E’ la paura del giudizio degli altri?
E’ insicurezza?
È uscire dagli stereotipi?

Io credo che spesso la vergogna alberghi abusivamente nella nostra testa:
penso che succeda quando noi stessi abbiamo la pretesa di sapere quello che gli altri si aspettano da noi e
non siamo sicuri di dare quello che forse crediamo che gli altri si attendono da noi.
Mi spiego: Carletto canta bene. Sa di cantare discretamente bene.
 Ma Carletto teme di non cantare sufficientemente bene.
Carletto crede, (lo crede lui) che il possibile pubblico voglia da lui la perfezione e sa, o meglio non è sicuro di averla.
È convinto che deluderà il pubblico: lui sa che è il pubblico che sbaglia nel giudicarlo ma sa anche che (crede di sapere) il giudizio di quel pubblico, anche se sbagliato, sarà negativo nei suoi confronti e che non avrebbe meritato di esere giuidicato negativamente. Meritava di essere apprezzato!!!!!
In altre circostanze simili il pubblico ha riso e Carletto lo sa bene. Forse lo ha fatto anche lui con altri.
Carletto canta bene ma non sa quanto: non è il suo giudizio che conta ma quello degli altri.
E il giudizio degli altri non lo ha ancora sentito. Lo ha soltanto supposto.
Ha creduto di saperlo interpretare a priori.
Carletto sa che gli altri potrebbero ridere e non vuole che si rida di lui perchè sa di cantare discretamente,
 ma non in modo perfetto come crede che gli altri si aspettano.
Allora cerca il modo di evitare quella che lui ritiene la probabile critica: si schernisce, arrossisce,
si vergogna, prova ad evitare di essere giudicato!
Carletto evita così il confronto.
Carletto è timido?
Quella di Carletto è timidezza o… presunzione?!
Accade la stessa cosa al Carletto adulto?
Perchè decidiamo ed in base a cosa decidiamo che un altro dovrebbe vergognarsi di qualcosa?

scritto da paolacon il 6 04 2014

Don Luciano era un prete di campagna, un prete di quelli all’antica. Un prete di quelli che lavoravano la terra.
Aveva l’orto dietro la canonica.
Don Luciano era anche parroco di alcune fabbriche e stabilimenti della periferia di Genova.
Andava a celebrare la Messa per i lavoratori in occasione delle festività Pasquali dando la sua benedizione.
In quegli anni c’era davvero bisogno della benedizione.
Era nell’immediato dopoguerra, lavoro ce ne era poco. Soldi, ancora meno…
Mia madre, rimasta sola con due figli, lavorava, ma i soldi che guadagnava erano pochi
Mio fratello neppure quattordicenne, trovò lavoro come garzonetto da un rivenditore di metalli e io sarei dovuto andare in quinta elementare, ma mamma aveva grosse difficoltà a tirare avanti.

< Don Luciano? Non avrebbe un posto dove poter mettere Sandro? Io non riesco a mantenerli tutti e due e non posso smettere di lavorare per occuparmi di loro!>

<Il grande lavora, ma il piccolo…. sarebbe in giro tutto il gorno!>
Parlerò con un amico prete che è in un collegio qui vicino e vedrò che possiamo fare.
Era difficile per un bambino di dieci anni capire perchè lui sarebbe dovuto andare in collegio:  era vivace, si era vivace ma non cattivo. Non cattivo da collegio! In collegio ci mettevano i bambini cattivi ed io non ero cattivo.
Vivace, molto vivace. Non cattivo!
Eppoi, perchè io e mio fratello no? Non eravamo uguali? Si, era più grande di me, lavorava già, portava a casa qualche soldo, ma erano talmente pochi che mamma avrebbe risparmiato di più mettendo anche lui in collegio!
Forse voleva più bene a lui? Somigliavo molto a papa io: era per questo che mi metteva in collegio?
C’era una lunga salita da fare a piedi prima di arrivare al collegio.
Era la prima domenica di ottobre. Faceva ancora caldo. Un caldo autunnale, umido, afoso!
Un caldo afoso come spesso capita a Genova quando non tira la tramontana.
La salita che portava al collegio terminava davanti al grande piazzale antistante il grande caseggiato grigio.
Sentivo voci di ragazzi provenire dal retro. C’era un campetto da calcio dietro. Forse i ragazzi ospiti del collegio stavano giocando… Non mi spiaceva l’idea!
Buon giorno, sono don Dante. Sono il direttore del collegio disse. Mi sembrava molto vecchio quel prete con i suoi capelli bianchi e le spalle un po’ curve.
Vedrai Sandro, ti troverai bene qui con noi. Ci sono altri ragazzi come te, vedrai…
Rimasi solo. Solo con le mie domande a cui non mi riusciva di rispondere.
Questo è il tuo letto, dovrai imparare a rifartelo da solo tutte le mattine, dopo che ti sarai lavato alla svelta.
Poi scenderai di sotto per dire le orazioni prima della colazione, sempre in silenzio.
Dopo la colazione andrai a scuola e dovrai studiare. Ricordati che dovrai essere sempre obbediente e disciplinato.
Non ammettevano obiezioni quelle parole pronunciate autoritariamente.
Mi venne da piangere.
Ti passerà presto, mi disse quel ragazzo alto, col maglione marrone, sbucato all’improvviso da non so dove!
Sono Toni… Tonino…. mi disse sorridendomi e porgendomi la mano.
Era un govanotto, un adulto o quasi.
Sarò il vostro assistente quando non ci sarà don Felice, il vostro insegnate.
Era un bel ragazzo Tonino, sembrava un uomo fatto agli occhi di noi bimbi di dieci , undici anni.
Ci faceva giocare, ci seguiva nel fare i compiti nel pomeriggio, ci raccontava storie.
Era bello stare con lui.

 


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-*- Ciao, come stai?
- bene, tu?
-*-  sìììì, abbastanza….. tu?
- C’è poca gente questa sera!
-*- È vero, ma vedrai che tra non molto arrivano.
- Raccontami un po’ di te!
-*-  Che vuoi che ti racconti? ho figli,  ho avuto una vita difficile….
- Pure io,
sono stato in collegio… a Genova….

-*-  Pure mio marito è stato in collegio, a Genova….
- davvero?
-*-   Sì…..  si chiamava Tonino….
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scritto da paolacon il 2 04 2014


Aggressività

Recentemente a Milano un pedone, per uno stupido fatto di precedenza, spacca sulla testa di un tassista delle bottiglie e lo uccide.

L’aggressività si tocca in ogni momento della giornata, i dialoghi difficilmente sono pacati anche se scherzosi o ironici, diventano subito violenti, offensivi, rancorosi e giudicanti.

Forse ci ha abituato la politica, almeno certa politica, a questi eccessi comportamentali …..allo sproloquio e all’offesa a getto continuo.

La violenza verbale e il turpiloquio sono una costante nei talk show, nelle manifestazioni di piazza…e forse in certe case.

Non credo si debba scomodare Lombroso per cercare di individuare le basi biologiche dell’aggressività, credo sia più un fatto culturale, di emulazione e di frustrazioni compresse.

Freud parla di mancata soddisfazione di un bisogno e di una pulsione di morte che produce energia distruttiva, c’è  chi ipotizza ancestrali istinti di difesa per primitive esperienze di paura, fatto sta che questa forma bestiale di comportamento si coglie ogni giorno di più.

E’ quotidiana l’aggressività verso le donne, spesso scatenata da futili motivi.

Io credo molto che le cause maggiori siano le frustrazioni e l’emulazione.

La violenza è il pane quotidiano delle televisioni e dei giornali, spesso mangiamo la nostra minestrina  guardando morti,  guerre, violenze  ed ascoltando politici che offendono e che sparlano, quindi l’aggressività diventa un modo automatico d’agire, dettato sostanzialmente dalla risposta emotiva interna.

Forse siamo come bicchieri pieni fino all’orlo, basta una goccia in più per farci “traboccare”.

Credo che una maggiore introspezione ed autocritica non faccia male.

 

 

scritto da paolacon il 28 03 2014

Vi propongo un argomento serio, molto, scritto da Cactus

La terra dei fuochi

Quando leggo articoli su questo argomento, mi si torcono le budella e mi verrebbe anche da ridere, se fosse che da ridere c’è ben poco.

Scusate se mi esprimo utilizzando parole  non adatte per un argomento che si riferisce ad una tragedia che ha minato e continua a minare la salute di migliaia di abitanti nel Casertano, ma che presto uscirà da questi confini trasformando, se non saranno presi seri provvedimenti, mezza Italia in una discarica abusiva di rifiuti pericolosi. Ho assistito giorni fa a una intervista in TV durante la quale due Mamme raccontavano della loro odissea culminata con la morte dei rispettivi figli di 8 e 10 anni a causa di un tumore. Guardavo i loro occhi, ormai asciutti e incapaci di piangere; ascoltavo le loro parole piene di rassegnazione per una tragedia che poteva essere evitata. Ascoltavo anche le domande poste dall’intervistatore… che più stupide non potevano essere. Come si fa a chiedere a una Mamma che ha perso un figlio cosa sta provando o cosa pensa di coloro che hanno sepolto questi veleni?

Certo, il servizio si doveva fare… e più è commovente più “vende” !!!!!

Ma ciò che più mi ha disgustato è il fatto che tutti sono (siamo) consapevoli di ciò che per anni è successo… e questo dall’ultimo cittadino fino ad arrivare al nostro Presidente della Repubblica, passando per tutti i politici che ci rappresentano, almeno sulla carta. E colpevoli sono anche gli abitanti di questa cosiddetta “terra dei fuochi” perché a conoscenza  di ciò che stava succedendo intorno a loro. Ma almeno loro hanno una scusante: la paura di mettersi contro la Camorra che nel Casertano detta legge. Ma che dire dei politici locali che con queste “pratiche” si arricchiscono? E dei “personaggi” ( Responsabili di aziende del Nord Italia, come hanno scritto vari giornali) che conferiscono i loro rifiuti a Terzi senza avere le garanzie per un corretto trattamento degli stessi? Ma già… l’importante è risparmiare e se poi ci si guadagna, ben venga. Che cosa contano queste morti di fronte alla possibilità di vacanze esotiche per tutta la famiglia con amante al seguito? E poi…neppure verranno a sapere se tra queste vittime innocenti ci sono anche bambini. I loro figli sono in Svizzera a respirare aria pulita e a riprendersi dalla fatica degli studi (!), mentre le loro mogli sono occupate a perdere qualche chilo in qualche beauty farm!

E i giornali scrivono…e i politici parlano… e i talk show ci riempiono la testa di paroloni… e le Commissioni spuntano come funghi… e i responsabili di far rispettare le leggi (che ci sono) arrestano questi criminale… e i tribunali li condannano (salvo poi lasciarli molte volte in libertà per i motivi più disparati, ma logicamente sempre ineccepibili!).

E LE PERSONE CONTINUANO A MORIRE!!!!!

  Scusatemi se ho iniziato con una risata, perché anch’io sono colpevole, come tutti noi che ci scandalizziamo. E l’arrabbiarsi non serve a niente se poi non facciamo pressioni per cercare di modificare tanto scempio e ottenere che la parola Giustizia abbia ancora un senso!
Cactus

Aggiungo un filmato molto significativo che mi hanno mandato

QUI SI MUORE, QUI… L’ECONOMIA VA IN MALORA

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scritto da paolacon il 19 03 2014

 

LIGABUE Antonio Ligabue,
nato Antonio Laccabue (Zurigo, 18 dicembre 1899 – Gualtieri, 27 maggio 1965).

L’immagine della belva feroce lo ossessionava, l’aveva sempre davanti agli occhi quella enorme bocca spalancata, a due dita dalla sua fronte.

Riusciva a vedere il fondo della sua gola rossa ed il vibrante, terribile, assordante ruggito lo terrorizzava, al punto da cercare riparo sotto il letto.

Vedeva quegli enormi denti bianchissimi, aguzzi, bagnati dalla bava che colava al lati delle fauci. Ne sentiva l’alito pesante, caldo soffiargli in viso.

Le labbra della belva nel ruggito, si ritiravano scoprendo i denti bianchissimi in una terribile minaccia.

La zampa sinistra alzata, pronta a colpire, con quelle unghie affilatissime pronte a ghermirlo, lo costringeva a retrocedere fino ad arrivare all’angolo più lontano e buio della sua cameretta, dove papà lo rinchiudeva spesso in crudele castigo.

E quegli occhi… quegli occhi terribili, gelidi, che lo fissavano immobili.

Se avesse urlato per la paura sarebbe stato peggio: papa lo avrebbe bastonato.

<Se non stai bravo ti chiudo nella tua camera al buio e le bestie feroci ti sbraneranno> minacciava sempre!

Lui, Antonio, le bestie feroci le vedeva davvero. Le vedeva bene. Erano dentro di lui, nella sua testa.

Non le aveva mai viste dal vero, se le era inventate.

Vedeva bene quegli animali ma non li sapeva descrivere, non ne era capace.

Ci provava, ma per Antonio le parole erano pezzi di sapone: appena ne afferrava una gli scivolava subito via, lontano!

Allora ne cercava un altra ma, anche quella, ugualmente scivolava via, lontano. Tutte le sue parole erano insaponate, tutte scivolose.

Tutte le parole che cercava di usare sfuggivano lontane da lui, perdendosi nel vuoto della sua mente e gli rimbombavano in testa, come l’accozzaglia di suoni degli strumenti della banda del paese, quando i musici provavano gli strumenti.

* TU PROVA  AD AVERE UN MONDO NEL CUORE E NON RIESCI AD ESPRIMERLO CON LE PAROLE.

E LA LUCE DEL SOLE DIVIDE LA PIAZZA, TRA UN VILLAGGIO CHE RIDE E TE, LO SCEMO CHE PASSA! (un matto: Fabrizio De Andrè)

Antonio era figlio di una famiglia difficile e nel corso della sua infanzia subì varie angherie.

Odiava il padre, ritenendolo responsabile della morte della madre.

*E senza sapere a chi dovessi la vita

in un manicomio io l’ho restituita:

qui sulla collina dormo malvolentieri

eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,

qui nella penombra ora invento parole

ma rimpiango una luce, la luce del sole. (un matto)

Antonio oggi sarebbe considerato un ragazzo disadattato, bisognoso di assistenza, ma allora le cose erano molto diverse, molto!

Venne prima affidato ad una famiglia di contadini svizzeri ma il suo difficile, irascibile carattere, lo costrinse a cambiare diverse scuole.

Una violenta crisi nervosa obbligò le autorità a rinchiuderlo in manicomio.

Fino ad allora  Antono aveva vissuto in Svizzera con i genitori adottivi ma, espulso proprio per il suo carattere violento, tornò in Italia,  dove trovò ospitalità in un istituto  nei pressi del suo paese di origine.

Non riusciva ancora ad esprimere  un pensiero completo, coerente. Non conosceva neppure l’italiano.

Sempre più perseguitato dalle orribili visioni di belve terribili che minacciavano la sua debole mente cominciò a rappresentarle con disegni.

  

Dapprima semplici figure, poi via via sempre più complesse,definite, colorate.

Con la pittura riusciva ad esprimere quello che lo tormentava, quello che la sua mente malata vedeva, le sue paure, i suoi incubi.

Qualcuno si accorse delle potenzialità nascoste in quell’uomo.

Prendendosi cura di lui, insegnandogli i primi rudimenti della pittura, insegna a Ligabue come usare colori e strumenti.

Comincia ad essere conosciuto, le sue figure fantastiche lo rendono famoso e apprezzato come pittore naif.

Tigri, leoni, serpenti, animali che combattono tra loro, belve che minacciano, aggrediscono…. si alternano con paesaggi campestri raggianti di luce e tanta pace.

Autoritratti, tanti autoritratti…

Finalmente a Ligabue è stata data la dignità di uomo grazie alla sua pittura permettendogli di esprimere quello che sentiva.

Dignità che spetta a chiunque, senza che altri pretendano che, per potersi esprimere, si debba necessariamente avere cattedre a disposizione.

*Le mie ossa regalano ancora alla vita:

le regalano ancora erba fiorita.

Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina

di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;

di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia

“Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.  (un matto).

Molti anni fa la Rai-tv mandò in onda uno sceneggiato, dedicato ad Antonio Ligabue, che riscosse molto successo di pubblico e di critica, permettendo a molti Italiani di conoscere questo sfortunato artista.

Notizie e spunti biografici tratti dalla rete.


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scritto da paolacon il 16 03 2014



Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire è un detto popolare molto vero.

 

Se l’utente di Eldy, che si lamenta in continuazione, perché vede moderati i propri commenti (come se poi fosse un’onta averli in moderazione), avesse avuto la compiacenza di leggere la spiegazione tecnica, che è stata postata in questo blog, forse non si lamenterebbe più.

Ma o non vuole capire, o quest’utente non sa leggere bene, o deve affermarsi in qualche modo, visto che non ci riesce in altri.

Sono moltissimi i blog che adottano il sistema di mettere in moderazione automatica tutti i commenti, indistintamente (vedi Incontriamoci); io ho scelto di non farlo e la mia intenzione è di non cambiare metodo. Bisogna però chiarire che il sistema, a volte, blocca i commenti, per le ragioni più svariate e non per fare un dispetto a chi ha postato il commento.

È stato già spiegato abbondantemente tutto questo e non una volta sola, ma c’è chi pensa di saperne di più degli altri e di essere più furbo e allora spande insinuazioni ridicole e calunniose.

Riporto quindi qui, ancora una volta, una chiarissima spiegazione.

Preciso, per chi mi chiede di sbloccare i commenti in Incontriamoci, che io non posso farlo, non ho nessuna possibilità di intervenire, ci si deve rivolgere ai gestori di quel blog.

 

E ADESSO VEDIAMO PERCHè ACCADE CHE ALCUNE VOLTE I COMMENTI VADANO IN MODERAZIONE, SE NON ADDIRITTURA SIANO TRATTATI COME SPAM.

Eldy ha un antispam: Akismet

Akismet è un plugin installato per combattere lo spam.

Ogni qualvolta si scrive un commento a un post, questo viene controllato da Akismet e, se riconosciuto come spam, lo sposta in una cartella apposita in attesa di essere controllato dall’amministratore del blog. Akismet filtra tutto alla ricerca di determinati criteri che sia l’indirizzo IP del mittente, determinate parole chiave, il numero di link o i link stessi all’interno del commento.

Preciso ancora: viene messo in moderazione il commento di un utente che commenta per la prima volta (ma occasionalmente anche una seconda o una terza), è “moderato” il commento che ha parole che potrebbero sembrare straniere. Infatti gli spam sono spesso nascosti in annunci in inglese o altra lingua e addirittura parole come xkè, x, portano alla moderazione.

 

 

 

AKISMET PUÒ COMMETTERE DEGLI ERRORI:

“IL COMPUTER NON È UNA MACCHINA INTELLIGENTE CHE AIUTA LE PERSONE STUPIDE; AL CONTRARIO, È UNA MACCHINA STUPIDA CHE FUNZIONA SOLO NELLE MANI DELLE PERSONE INTELLIGENTI”.
U.Eco

I commenti sono sbloccati manualmente dal gestore del blog, quando ha tempo per andare a controllare!
Però i commenti sono cancellati dal programma, ma solo se non sono stati sbloccati, dopo 15 giorni.

Ecco chi mette in moderazione i commenti.

Spero proprio sia tutto chiaro adesso.

 

Le donne che leggono sono pericolose

Le donne uccise in Italia nel 2013 sono state 128 , spesso dai mariti , fidanzati , compagni e ex.
Non è un fatto di età e di cultura perché le uccise andavano dai 35 ai 54 anni , il 53% aveva un diploma  ed il 22% era laureata.
Ogni anno la violenza sulle donne ha un costo economico altissimo , oltre al fatto in se stesso , vengono spesi ben 17 miliardi di euro per giustizia , sanità , ordine pubblico ecc.
Ho voluto  cominciare con un po’ di numeri queste considerazioni sull’8 marzo , data che non vorrei più ricordare , perché la parità di genere dovrebbe essere così sentita e generalizzata , da non aver più bisogno di commemorazioni.

La donna che legge è pericolosa

donna pericolosa perché legge

Nelle TV , la donna è quasi sempre una ” immagine oggetto ” ……..e dalla donna oggetto in TV e nella pubblicità  alla violenza il passo è breve.
C’è un ammiccamento sul sesso solo voyeuristico , ammantato di piacere e di sfruttamento , che soprattutto nelle adolescenti , non ancora formate , fa scattare aberrazioni  che si possono riscontrare ormai quotidianamente nel web.
***************************************************
Vorrei almeno oggi ricordare le donne madri , le donne che lavorano ed accudiscono i figli , le donne fedeli compagne di una vita , le donne sagge e determinate in politica , le donne che volitivamente amministrano e dirigono , le donne che non riempiono le copertine dei rotocalchi e non sculettano negli spettacoli televisivi , ma che sono l’altra indispensabile , meravigliosa , adorabile altra metà del cielo.

scritto da paolacon il 5 03 2014

Carnevale è finito addirittura con acqua alta a Venezia!!!

Carnevale è finito e si torna alle cose serie o presunte tali.

Vi presento Bracco, questo è il suo nickname. È un tipo allegro.
Bracco è uno che indaga, ficca il naso e va a cercare curiosità, leggerezze e piacevolezze.

Bracco viene da lontano e come altri collaboratori di Parliamone o di Poesie ha scoperto il blog ed Eldy attraverso internet.
Bracco mi ha pregato di postare questo scritto per Parliamone ed ha detto che se incontra la nostra approvazione ci manderà anche altro. Lui non ha timore di scrivere, ha fatto un’indagine per raccontare “la virgola”.
Io lo accolgo con simpatia, ci porta una nota nuova, spero piaccia anche a voi e vi invito ad esprimere il vostro parere.

L’importanza della punteggiatura, specialmente della virgola:
basta spostare una
 virgola e il senso della frase cambia!

Spesso e volentieri ci capita di leggere testi che sembrano scritti tutti di un fiato senza un punto o anche una virgola. E’ forse una nuova forma stilistica o è tutto dalla fretta di scrivere?

La virgola è la porta girevole del pensiero”.

Così scriveva il poeta e scrittore argentino Julio Cortázar facendo questo esempio:

“Se l’uomo conoscesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca”.

Una donna, certamente inserirebbe una virgola dopo la parola “donna” ottenendo:
“Se l’uomo conoscesse realmente il valore che ha la donna, andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca”.

Un uomo, certamente metterebbe una virgola dopo la parola “ha” ottenendo:
“Se l’uomo conoscesse realmente il valore che ha, la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca”.

E’ importante anche sapere dove e come metterla, quello che segue è successo veramente:

Davanti a un giudice di pace si sono presentati due amici e un agente di polizia municipale per un verbale per insulto a pubblico ufficiale.

Il giudice ha chiesto al vigile cos’è successo, e il vigile ha raccontato:
Ho fermato queste due persone perché andavano in motorino senza casco. Quando ho fatto segno di fermarsi, ho sentito chiaramente quello che stava dietro dire:
“MA GUARDA IL VIGILE STUPIDO!”

Il giudice ha interpellato i due ragazzi chiedendo se fosse vero… e quello che guidava ha detto: Signor giudice, il mio amico è stato frainteso! Le parole sono esatte, ma l’insulto era diretto a me e poiché siamo amici, non intendo denunciarlo.

Il giudice ha chiesto come fosse possibile una cosa simile… e il ragazzo ha precisato:
Sì, il mio amico ha detto a me
MA GUARDA IL VIGILE – VIRGOLA – STUPIDO!

I due amici hanno pagato solo la multa per la mancanza del casco. Il giudice ha riconosciuto l’importanza della virgola!

Un esempio latino molto celebre è “ibis redibis non morieris in bello” che rappresenta il responso dato dalla Sibilla a un soldato che l’aveva consultata prima di andare in guerra.
La posizione della virgola cambia tutto:

Ibis, redibis, non morieris in bello (andrai, ritornerai e non morirai in guerra.)

Ibis, redibis non, morieris in bello (andrai, non ritornerai e morirai in guerra.)

Trattandosi di un oracolo, l’ambiguità è voluta e cercata ma ci fa capire che a volte, si può modificare il senso della frase solo spostando una virgola.

Gianni Rodari (raccolta Filastrocche in cielo e in terra, Torino 1972) la metteva in forma di burla, ma rileggendola con attenzione… quanta verità in una filastrocca “per bambini”.

C’era una volta

una povera virgola

che per colpa di uno scolaro

disattento

capitò al posto di un punto

dopo l’ultima parola

del componimento.

La poverina, da sola,

doveva reggere il peso

di cento paroloni,

alcuni perfino con l’accento.

Per la fatica atroce morì.

Fu seppellita

sotto una croce

dalla matita blu

del maestro,

e al posto di crisantemi e sempreverdi

s’ebbe un mazzetto

di punti esclamativi.

scritto da paolacon il 1 03 2014

Buongiorno signora maschera

Il carnevale di Venezia, il più aristocratico carnevale del mondo!

Nasce nel 1094, lo testimonia un documento del Doge Vitale Falier.

La Serenissima, le oligarchie veneziane, riprendendo da panem et circenses (pane e circo, giochi, divertimento) dell’antica Roma, dando la possibilità ai suoi concittadini di potersi sfogare per allentare in molti casi le tensioni sociali, rivolgendosi soprattutto ai ceti più bassi.
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Giochi, musica, balli in maschera. Con la possibilità dell’anonimato, dettate da maschere e costumi. Dando loro la possibilità di sfrenarsi anche in modo ironico e goliardico, prendendosi gioco di loro con irriverenze, nei confronti dell’aristocrazia, dei potenti e dei governanti.

Nel 1296, con un editto, il carnevale a Venezia diventa una festa pubblica, dichiarando festivo il giorno precedente la Quaresima.
Allora il carnevale cominciava il 26 dicembre e finiva al mercoledì delle ceneri. I cittadini si mascheravano nascondendo la propria identità, celando estrazione, ceto sociale, sesso, religione. I mascherati si adeguavano al loro mascheramento disinibendosi, diventando delle altre persone.

Anche il saluto diventava anonimo “buongiorno signora maschera”.

Pregiudizi, inibizioni e maldicenze si perdevano in un grande palcoscenico fatto di attori e spettatori.
Il 1271, segna la data di una vera produzione e  nascono scuole di tecniche per la costruzione delle maschere, con vari materiali quali l’argilla, la cartapesta, le garze, il gesso.

Nel XVIII secolo nascono maschere classiche come:

la Baùta: maschera bianca, con mantello nero, indossata da uomini e donne e che serviva per celare i corteggiamenti

Baùta

La Gnaga: travestimento da donna per gli uomini una maschera con le sembianze da gatta, unita ad abiti femminili

Gnaga

La Moretta: travestimento femminile con cappellino e un bottone in bocca (detta muto) e una piccola maschera di velluto nero

Moretta

Piazza san Marco, Riva dei Schiavoni e tutti i maggiori campi di Venezia erano i luoghi dove ci si divertiva, ci si sollazzava con scherzi, burla e spettacoli.

Il carnevale si svolgeva non solo in luoghi aperti, ma… anche in ville, case private, dove la trasgressione prendeva aspetti anche estremi.

Giacomo Casanova, grande libertino, ne faceva da padrone e emulatore.

Due manifestazioni all’interno del carnevale facevano da contorno:

La festa delle Marie, con la benedizione delle future sposeImmagine anteprima YouTube

e il Volo dell’AngeloImmagine anteprima YouTube

Quest’ultima manifestazione fu attribuita, per la prima volta, all’esibizione di  un equilibrista turco, che traversò lo spazio che congiungeva Palazzo Ducale al campanile di San Marco, camminando in equilibrio su una corda, con un bilanciere da funambulo.

Quest’anno il carnevale veneziano è iniziato il 14 febbraio e termina il 4 di marzo, un evento mondiale, che raccoglie visitatori da tutto il mondo.

La realizzazione delle maschere è diventa una vera arte culturale che si tramanda da padre in figlio, con artisti artigiani che nelle loro botteghe e nei loro studi costruiscono delle vere opere d’arte. Insomma il carnevale più “aristocratico del mondo”,  un carnevale dove l’arte si unisce alla cultura e la tradizione è di casa.

Pietro Longhi Carnevale a Venezia

Immagine anteprima YouTube

scritto da paolacon il 23 02 2014

Il merlo raccontino tra il faceto e il serioso scritto da Franco Muzzioli

Con uno svolazzo plana leggero sul selciato, saltella ed avanza a piccoli passi di fronte alla portafinestra, gira il capino intorno per assicurarsi che nessuno lo segua, poi con il becco martella il terreno…………”ho capito Gustavo …vuoi da mangiare!” Spezzetto un po’ di pane avanzato e lo spargo nel solito posto, sulla scolina del giardino. Il merlo arretra di qualche passo, ma non vola via, sa che questo grosso animale avvolto in un accappatoio azzurro non fa del male, anzi porta un cibo sempre molto buono….briciole di pane, di biscotti e di torta.

Lo guardo ed imito il suo fischio  per qualche istante,  poi ritorno in casa e chiudo la porta.

Rassicurato rimane a guardare per qualche momento  poi si avvicina deciso ed incomincia a beccare.

Passano pochi secondi e da dietro di una siepe, sbuca, sua moglie, meno appariscentemente  nera, con un becco grigiastro che si confonde con il piumaggio, mentre Gustavo mostra con ambizione il suo bellissimo becco giallo. Spesso cerco di colloquiare con lui, con qualche trillo e qualche fischio, ma ho l’impressione che mi snobbi, ha un approccio solo utilitaristico…..” tu mi dai da mangiare e io ti concedo un contatto ravvicinato “.

Perché poi si dà del “merlo” ad una persona che si prende in giro facilmente ?

I merli sono tra i pochi uccelli rimasti nei nostri giardini, con insospettata astuzia e padronanza del territorio.


Vorrei proporre una poesia del grande Trilussa, che a mio parere identifica bene il merlo:

Appena se ne va l’urtima stella
e diventa più pallida la luna
c’è un Merlo che me becca una per una
tutte le rose de la finestrella:
s’agguatta fra li rami de la pianta,
sgrulla la guazza, s’arinfresca e canta.

L’antra matina scesi giù dar letto
cò l’idea de vedello da vicino,
e er Merlo furbo che capì el latino
spalancò l’ale e se n’annò sur tetto.
— Scemo! — je dissi — Nun t’acchiappo mica… –
E je buttai dù pezzi de mollica.

– Nun è — rispose er Merlo — che nun ciabbia
fiducia in te, ché invece me ne fido:
lo so che nu m’infili in uno spido,
lo so che nun me chiudi in una gabbia:
ma sei poeta, e la paura mia
è che me schiaffi in una poesia.

È un pezzo che ce scocci cò li trilli!
Per te, l’ucelli, fanno solo questo:
chiucchiù, ciccì, pipì… Te pare onesto
de facce fa la parte d’imbecilli
senza capì nemmanco una parola
de quello che ce sorte da la gola?

Nove vorte su dieci er cinguettio
che te consola e t’arillegra er core
nun è pè gnente er canto de l’amore
o l’inno ar sole, o la preghiera a Dio:
ma solamente la soddisfazzione
d’avè fatto una bona diggestione.

Vuoi vedere che, coi politici e il mondo che ci sta intorno, i veri ed unici “merli” siamo noi!

 

In momenti di crisi, si dimezza la povertà mondiale

Leggevo nel blog di Camillo sul ”Sole 24 ORE” ,  un post interessante, che ci fa capire come la globalizzazione, l’apertura di nuovi mercati, di un nuovo capitalismo progressista, adottato negli anni Novanta da Tony Blair e da Bill Clinton, abbia portato al quasi dimezzamento della povertà mondiale, aumentando di conseguenza la ricchezza, raddoppiandola addirittura.
Dati alla mano: 1990, i super poveri del pianeta erano due miliardi, mentre oggi, nonostante l’aumento della popolazione,la povertà mondiale  si è dimezzata.

Nel 1990 i super poveri erano due miliardi e negli ultimi vent’anni un miliardo di persone è uscito dalla povertà estrema.

Riporto alcuni dati: Secondo la Brookings Institution di Washington, entro il 2030 uscirà dall’indigenza un altro miliardo. «Verso la fine della povertà», ha titolato qualche mese fa il settimanale “The Economist”.

Nel   2000 la ricchezza globale era di 113mila miliardi di dollari; nel 2013 è diventata di 241mila miliardi. Nel 2018, secondo una  relazione del Credit Suisse, sarà di 334mila miliardi.

“Il futuro è migliore di quanto pensiate” di Peter Diamandis e Steven Kotler e “Sull’orlo del boom. I miracoli economici del mondo che verrà” di Ruchir Sharma sono due nuovi saggi sul tema, in uscita nelle librerie italiane.

Sul fronte della povertà si è passati da 1.9 miliardi di persone (il 43 per cento del pianeta) che nel 1990 vivevano sotto il livello di povertà estrema, a 1.2 nel 2010 (il 21 per cento).
La proiezione per il 2020 è di una riduzione al 9,9 per cento della popolazione che vive in povertà estrema (fissata dalla Banca mondiale a 1.25 dollari al giorno).

Nel 2030 dovrebbe uscire dalla povertà un altro miliardo di persone, riducendo i super poveri a 386 milioni.

Un progresso straordinario. C’è da chiedersi che cosa ha consentito a un miliardo di persone di non far più la fame.

Quale sistema ha ridistribuito geograficamente e raddoppiato velocemente la ricchezza mondiale?

Quale politica economica dà, ogni anno, maggiore speranza per un futuro migliore a centinaia di milioni di persone?

La risposta è semplice: la globalizzazione dei mercati e la liberalizzazione del commercio, un avvicinamento al lavoro, all’economia dei redditi bassissimi e inesistenti, per una domanda di manodopera a bassi costi oltre che a una migliore redistribuzione del reddito, in Cina in India e nel resto del mondo.

In una parola: Il capitalismo nella sua versione progressista e globalizzata.

E tutto questo grazie anche alla politica economica di liberazione, attuata 10 anni prima dai conservatori Margaret Thatcher e Ronald Reagan.

Sarà in parte difficile, tenendo conto della recessione in atto nei paesi più industrializzati, oggi credere a questo miracolo dei poveri e delle nazioni che hanno sempre sofferto la fame più nera.

Oggi ci si pone il dilemma: meno libertà dei mercati più stato? O più libertà dei mercati e meno stato? Sembra che chi pratichi politiche protezionistiche e di indifferenza  rimanga indietro. L’Italia si è persa negli anni 90 con mani pulite, con Berlusconi, con le diatribe sinistra-destra, con la casta, con le politiche sballate e non lungimiranti a largo respiro sul lavoro, riforme elettorali, nessuna politica riformista rilevante, ciò non ci ha  permesso di adeguarci, di attuare quello che gli altri paesi hanno saputo fare con lungimiranza. Oggi indubbiamente siamo un paese disperato, senza lavoro, senza avvenire per i figli. Un 2014 che dà un pareggio del PIL 0-01%, mentre gli Stati Uniti viaggiano già al 3-4 %, la Cina al quasi al 7%, il Sudamerica al 4- 5%. Mentre da noi, la stessa politica, non sembra più capace di dare risposte positive, alternative, concrete, ad una crisi  economica sempre più pesante.

 

Stiamo a vedere quello che succederà. E voi che opinione avete? Che ne pensate?


AGGIUNGO QUALCHE INFORMAZIONE

Ecco ora il raffronto tra i 10 Paesi UE più sviluppati e altrettante “economie emergenti” di Asia e America Latina (la fonte è ancora il CIA World Factbook 2013)

 PIL =prodotto interno lordo annuo, in dollari USA $, calcolato per persona

Paesi UE
———————–
Austria
Paesi Bassi
Svezia
Germania
Belgio
Danimarca
Regno Unito
Finlandia
Francia
Italia

PIL in $
———————-
42.500
42.300
41.700
39.100
38.100
37.000
36.700
36.500
35.500
30.100

Paesi “emergenti”
———————-
Corea del Sud
Federaz. russa
Messico
Turchia
Brasile
Sudafrica
Colombia
Perù
Cina
India

PIL in $
———————
——————-
32.400
17.700
15.300
15.000
12.000
11.300
10.700
10.700
9.100
3.900


Ecco anche la “classifica” dei 15 Paesi più ricchi e più poveri del mondo rispetto a questo indicatore, secondo i dati forniti dal CIA World Factbook 2013:

 

Paesi sviluppati
——————–
Qatar
Liechtenstein
Lussemburgo
Princ. di Monaco
Singapore
Norvegia
Hong Kong
Brunei
USA
Emirati Arabi
Svizzera
Kuwait
Austria
Australia

PIL in $
———————-
102.800
89.400
80.700
63.400
60.900
55.300
50.700
50.500
49.800
49.000
45.300
43.800
42.500
42.400

paesi più poveri
———————-
Rep. Dem. Congo
Zimbabwe
Burundi
Somalia
Liberia
Eritrea
Niger
Malawi
Madagascar
Afghanistan
Togo
Guinea-Bissau
Guinea
Etiopia

PIL in $
———————-
400
500
600
600
700
800
900
900
1.000
1.000
1.100
1.100
1.100
1.200

 

 

 

scritto da paolacon il 14 02 2014

In questo giorno di San Valentino mi piace fare gli auguri a tutti, è un discorso di amore, ma non solo per la persona amata, per gli amici, per le persone che ci sono vicine, per i familiari ed anche per gli animali. Lo sappiamo bene che ci si deve voler bene, sempre, ma onestamente chi ci riesce davvero, sempre?
Allora oggi, lasciamo da parte i cioccolatini ed i regaletti, ma facciamo davvero qualcosa per le persone a cui vogliamo bene.
Vi propongo un racconto delicato, tenero, un po’ fantasioso e leggero come una fiaba o una farfalla. Lo ha scritto una mia cara amica: Paola O.
Forse allevia un pochino la pesantezza della quotidianità.
Io anche, invio un bacio affettuoso ad una persona lontana, sono sicura di riceverne di ritorno un altro, come nel racconto. Penso che succederà anche  a voi. Basta provare.

IL VIAGGIO DEL BACIO scritto da Paola O.

Il bacio aveva iniziato il suo volo all’alba, quando la rugiada copre le piante, gli insetti si smuovono piano piano dal loro sonno notturno, e le tante creature, umane e non, si coccolano nei loro letti, nelle loro cucce, nelle loro tante, sui rami degli alberi o forse sulla luce delle stelle.
Lui lo aveva inviato a lei dopo averlo istruito per giorni e giorni: “ Non la posso vedere” gli aveva detto.” Non posso proprio mai muovermi da qui ! Ma vorrei darle un bacio almeno un bacio!”
L’aveva allora posato per qualche giorno su un vaso di fiori, il suo bacio. Aveva passato il tempo a spiegargli il percorso, a dargli le indicazioni per il suo volo.
Il giorno giusto poi, era arrivato. Prima di lasciarlo andare, ripete tutte le istruzioni tante volte sillabate. “Non ti distrarre, percorri la via maestra, segui quella asfaltata. Subirai minori tentazioni. Le città pullulano di belle ragazze. Ma non dimenticare mai, il bacio è per lei. Resisti dal distribuirlo alle fanciulle che incontrerai!”
Gli ammonimenti non erano mai troppi. Era quello un bacio sbarazzino, pieno di sogni e di fantasia, e si sa, sogni e fantasia sono belli ma possono portare lontano.
Potevano sviarlo da lei. Poteva vederla altrove.
“Mi raccomando” -gli ripeteva- “tu sei mio e credimi, non potrai che riconoscerla anche se tante sembrano come lei.”
Era convinto che il bacio capisse: si illuminava, vibrava quasi a rispondere. Eppure il suo aspetto furbetto non lo rassicurava mai del tutto. Non rimaneva che rischiare.
E così decise e gli diede il via. Lo vide allontanarsi felice, simile a una farfalla che nuota nello spazio. Lo seguì a lungo, lasciava un tunnel nell’aria. Riconoscibile da un sottile turbinio di piccole pagliuzze dorate. Forse apriva la strada a tanti baci che nessuno aveva pensato di addestrare. Fu un volo lunghissimo.

Sulla strada sembravano aspettarlo. Mani danzanti nell’aria cercavano di prenderlo. Era attratto da guance rosate e tenere labbra. Girò attorno a mille fanciulle.
Più e più volte pensò di posarsi. Ma continuò il suo volo, allegro e sempre più vibrante e veloce. Lui glielo aveva spiegato bene: “Se ti darai, la prima volta, alla persona sbagliata, non ti potrai alzare più. Ogni bacio è unico e solo. Tu sei il mio bacio. Non lasciarti andare. T’ho destinato
a lei. Ma  -aveva aggiunto- se percorrerai bene il tuo primo cammino, vedrai, poi potrai girare il mondo. Da un bacio nasce sempre un nuovo bacio.
Dall’amore nasce sempre nuovo amore, tanto da distribuirne tutto intorno. Tanto da non essere più esclusivo.”
Finalmente la vide, stava ridendo, circondata di gente. Si fermò un attimo, stordito. La salutavano affettuosamente, la stringevano, la baciavano. Lui era lì e non decideva.
Non sapeva decidere. Non poteva e non voleva mescolarsi ad altri baci. Si sentiva prezioso, unico.
Ora poiché aveva resistito a tante tentazioni, poiché aveva riconfermato a sé tante volte di essere per lei; posatosi su un geranio attese giocando con un ape gentile. Finalmente lei si sedette. Era rimasta sola. Il suo aspetto appariva sereno, eppure a guardarla bene, lo sguardo era velato da una dolce malinconia.
Il bacio si alzò lieve e mentre fremendo le si avvicinava, ricordò che nell’inviarlo lui non gli aveva detto dove posarsi. Provò un moto di gratitudine. Nella missione affidatagli di certo aveva voluto lasciare un piccolo ma importante spazio di libertà.
E che libertà pensò. E lui scelse. Si posò leggero sui suoi occhi. Lei li chiuse! Rimase a lungo sulle sue palpebre, ma poi piano piano discese sulle sue guance tiepide di sole e ancora sulle labbra.
Lei aprì gli occhi dolcissimi, la malinconia era svanita. Brillavano.
Di certo lo aveva sentito e come in una favola lo ricambiò.
Furono baci teneri e appassionati e poi …
Le istruzioni finivano lì, con l’aggiunta di una magica promessa.
Ecco lei socchiuse gli occhi. Portò il palmo della mano vicino alle labbra e soffiò un bacio, lontano… “ Vai da lui gli disse!”

Il volo ricominciò, perché il nostro sapeva che un bacio senza insegnamenti si sarebbe immediatamente perso. Decise allora di accompagnarlo, tenendolo teneramente stretto a se.
Arrivarono che l’uomo dormiva. Il bacio di lei si posò. Lui si svegliò, capì e sorrise. E poi, volgendosi verso il geranio, dove intravide il vibrare di una luce lunare disse: “Ora vai sei libero.
Puoi volare e fermarti dove vorrai. Ma non scordare: Ogni tanto passa da lei e ricordale che l’amo.
Cominciò la sua storia infinita. Sognante e fantasioso, girò e girò il mondo: rese felici amanti appassionati, bimbi morbidi e birichini, sfiorò mani e labbra di tante età, occhi e fronti dai mille colori.
Ogni tanto però tornava da lei. Si accoccolava sui fiori del suo terrazzo, per qualche ora, talvolta per qualche giorno. E, quando la vedeva fermarsi un attimo, incantata a pensare chissà a che, le volava accanto e la baciava. Era così dolce quell’incontro. Non vi avrebbe rinunciato mai. Quasi che tutto il resto prendesse vita, energia e ragion d’essere proprio da lì.
Lei lo percepiva, ne era certo. E ogni volta ricambiava inviando un nuovo dolcissimo bacio che decollava dalla sua mano. E lui ripeteva il suo “viaggio”, stringendolo forte. Sempre come fosse
la prima volta.
Erano i giorni più felici in cui gioiva di quel bacio ricambiato.
Sapeva di far esistere un amore al di là del tempo e dello spazio.
Vivo per sempre.
Paola O.