Qualche tempo fa, sul blog “Incontriamoci” Alba Morsilli ha posto un quesito: si era trovata in imbarazzo a rispondere al nipotino che chiedeva come mai un suo compagno di scuola aveva due papà e chiedeva consigli.

Leggo un articolo di Roberto Saviano proprio su questo argomento dal titolo: “È facile spiegare i gay ai bambini”

Capita ad hoc e mi sembra interessante riparlarne, sempre che ne abbiate voglia. L’articolo è apparso su “l’Espresso” oggi.

Il movimento delle “sentinelle in piedi” organizza manifestazioni contro i matrimoni omosessuali e ritiene che tali matrimoni siano “innaturali”. Inoltre il movimento afferma che è impossibile parlare di questo argomento con i bambini.

Saviano prende spunto da queste due teorie delle “sentinelle in piedi” e replica…

Io, da parte mia vorrei solo spezzare una lancia in favore di tali matrimoni che non servono per confermare il “ti amo” ma per assicurare alla coppia i diritti basilari, come quello di accudire il partner se finisce in ospedale (solo i parenti riconosciuti possono farlo) oppure eliminare l’ingiustizia nel caso in cui, se una madre o un padre gay muore l’orfano non viene lasciato col partner della madre o del padre, ma affidato ad un istituto, così è orfano due volte.
Buona lettura e buona eventuale discussione. (PCA)

 

Segue l’articolo di Roberto Saviano.

“È facile spiegare i gay ai bambini”

Le “Sentinelle in piedi” manifestano contro i matrimoni omosessuali. Sostenendo che sono “innaturali”. E che non ci sono le parole per parlarne ai figli. Ma il problema è tutto degli adulti e del loro rifiuto dell’“altro”

1°sentinelle in piedi

Chi sa cosa vorrà mai dire: bisogna procreare in maniera naturale, le coppie devono essere quelle naturali, ci si deve amare in maniera naturale, i rapporti sessuali devono essere naturali. Chi sa perché l’aggettivo “naturale” viene così spesso utilizzato per neutralizzare concetti che si ritiene difficile riuscire a spiegare. Difficile perché la nostra formazione culturale non ci consente talvolta di trovare le parole più adatte. O difficile perché tabù che abbiamo iniziato a considerare naturali – anch’essi naturali – ci impediscono di scorgere quanto di naturale ci sia in mondi che sembrano da noi lontani.

Con la complessità della vita, della nostra e di quella altrui, dobbiamo abituarci a fare i conti e a trovare parole, quelle adatte, per descrivere i nostri stati d’animo di fronte a fatti che non riusciamo a spiegarci. Potremmo comprendere che ciò che detestiamo, ciò che non sopportiamo, ciò che vorremmo lontano da noi, in realtà ci somiglia. E che l’odio e la repulsione nascono dalla mancanza di conoscenza, dalla paura dell’altro. Di un altro che ci sembra troppo diverso perché si possa avere un reale contatto.

In rete si trovano dei video che riprendono le manifestazioni che lo scorso ottobre hanno animato molte piazze italiane intorno al ddl Scalfarotto. Una legge che in sostanza estende la Mancino-Reale sulle discriminazioni etniche, razziali e religiose ad atti motivati da omofobia e transfobia. Naturalmente un conto è dare un parere giuridico sulla norma, un altro è scendere in piazza, come hanno fatto le Sentinelle in piedi, per dire in maniera troppo semplice che non esistono matrimoni (e unioni) differenti da quelle tra uomo e donna. Che non esiste un modo per avere figli diverso dalla procreazione che ci siamo purtroppo con leggerezza abituati a definire naturale.

Un conto è analizzare la norma e comprendere quali potrebbero essere gli eventuali vuoti interpretativi, un conto è dire ai microfoni dei giornalisti presenti in piazza che l’amore omosessuale dovrebbe essere segreto e nascosto perché non si sanno trovare le parole per spiegarlo a un bambino. Che se si inizia a istituzionalizzare l’amore omosessuale poi si finirà con l’istituzionalizzare l’amore tra esseri umani e cavalli o maiali. Queste parole sono state pronunciate a Napoli, ma scommetto che avremmo potuto sentirle in qualsiasi altra piazza d’Italia. A Torino invece le Sentinelle in piedi chiamano le forze dell’ordine per allontanare pochi manifestanti con cartelli contro l’omofobia. Cristiani che preferirebbero che i loro figli non giocassero con figli di coppie gay, che se escono in strada hanno fastidio nel vedere due uomini o due donne che passeggiano mano nella mano.

Matthew Bourne è un coreografo noto per la sua stravaganza. Bourne ha completamente stravolto il “Lago dei Cigni” sostituendo lo stormo di ballerine con cigni maschi. Il principe Sigfried, quindi, si innamora di una Odette maschio con tutto ciò che comporta. Deve non solo prendere atto della propria omosessualità, anche fare i conti con una società che non è pronta a superare quel tabù. Sabato scorso il balletto era in scena a Milano al Teatro degli Arcimboldi e lo spettacolo era pomeridiano. In sala c’erano bambini che hanno chiesto ai loro accompagnatori adulti come fosse possibile che un uomo potesse innamorarsi di un altro uomo. Con quei bambini c’erano degli adulti che hanno trovato le parole per spiegare che esiste un’altra forma di amore, diversa da quella tra uomo e donna.
I bambini alla fine dello spettacolo si sono commossi e hanno dimenticato che quello non era l’amore “normale” che vedono a casa tra la loro mamma e il loro papà.

http://youtu.be/9yIz0Q9S5gs

scritto da paolacon il 12 11 2014

Alba ha citato alcuni degli “altri muri” che ci sono nel mondo e che ancora non sono stati abbattuti, muri che dividono, ma ci sono anche muri che uniscono.

Cominciamo da un muro della memoria, un muro simbolico che ricorda un passato che deve restare impresso in noi.

È un muro antichissimo che non divide, ma unisce, in nome delle tre religioni monoteiste: è questo il Muro del Pianto.

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Ma allo stesso tempo, nello stesso paese c’è un muro che divide, separa, taglia fuori, disgrega. È la  barriera di sicurezza tra Israele e la Cisgiordania: 730 chilometri di reticolato e cemento tra i quartieri di Gerusalemme e Betlemme, simbolo purtroppo dell’impossibilità di un’intesa  tra i due popoli israeliano e palestinese

2

Tra Tijuana (Mexico) e San Diego (California) c’è un abisso: la prima poverissima, la seconda ricca e fiorente, una corrotta, dove il crimine è legge, l’altra democratica e ridente.

Un muro di lamiera lungo 22 km e alto 3 mt, divide le due zone ed è stato costruito per impedire ai messicani ed ai sudamericani di approdare in quella terra che è per loro di Bengodi. In realtà i disperati riescono ad immigrare ugualmente in buona parte, a costo purtroppo di tantissime vite.

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Ancora una barriera che divide ed emargina le “Peace Lines” in Irlanda del Nord. Queste barriere sono state costruite negli anni 70 per tenere divise le comunità cattoliche da quelle protestanti.

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Non basta purtroppo una Trabant a sfondare questi muri, anche se è un buon esempio per l’umanità il crollo del Muro a Berlino.
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Barriere violano i diritti fondamentali degli uomini: diritto alla salute, al lavoro, all’acqua, al cibo, all’istruzione, alla libertà.

20141109BERLINO1

scritto da paolacon il 9 11 2014

vicino alla porta di Brandeburgolichtgrenze

25 anni dalla “caduta del Muro di Berlino” per non dimenticare quello che purtroppo l’uomo è capace di fare agli altri uomini.
Questo simbolo della guerra fredda, della divisione, che misurava 106 km di lunghezza e 3,60 m di altezza, costruito in calcestruzzo, pesante, imponente e che tanto dolore aveva procurato, separando famiglie, amici, compagni di scuola e di lavoro, questo simbolo, ripeto, dell’oscuratismo e della gravosità del regime, è stato sostituito dalla leggerezza, per celebrarne la caduta, nel 25esimo anniversario.

Infatti gli artisti per commemorare questo evento hanno creato una frontiera di luce, un forte contrasto: Berlino, divisa nuovamente per non dimenticare, ma separata in due da un Muro di luce.
Lichtgrenze” = frontiera di luce.

 

lungo lo Spree

lungo lo Spree

lungo lo Spree

lungo il muro

 

8000 palloncini bianchi, luminosi hanno rimpiazzato il muro. Oggi 9 novembre 2014, alle 19:20, ora del primo colpo di piccone, saranno liberati in cielo gli 8000 palloni di elio, affidati ognuno ad un padrino.

E un’altra cosa è stata usata in questo giorno del Giubileo: le rose. Un numero enorme di rose è stato infilato nei tratti di muro, che sono ancora lì perché non si dimentichi mai.

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Cosa c’è di più bello di una gioia collettiva? Una esplosione di gioia collettiva che unisce. Un’immensa emozione completata proprio con “l’Inno alla gioia dalla Nona sinfinia di Beethoven

reiki-chakras 

 

Stavano limitando il nostro spazio. Era come fossero nostri ospiti ed invece erano estranei.
Non li avevamo mica chiamati noi!
Ce li siamo visti arrivare lì un pomeriggio con borse, zaini, sacchetti di plastica.
campeggiatori

Erano accompagnati dal figlio della padrona, un tipo scorbutico, antipatico e maleducato. Per lui e sua madre contavano soltanto i soldi. Fare soldi, soldi, soldi a palate. Se avessero potuto ti avrebbero fatto pagare anche l’aria per respirare.
-Mettetevi qui-, disse a quei due ragazzi e indicò lo spazio rimasto tra la roulotte di Mimmo ed il muro di cinta che delimitava il campeggio.
Era il punto più lontano da tutto: dalla spiaggia, dai servizi, dal bar-ristorante, dalla direzione.

Lo aveva affittato Mimmo perché facendo tutta la stagione estiva gli avevano fatto un prezzo conveniente e quello era ormai il suo posto, da anni. Erano in tre: Mimmo, la moglie e la figlia, una ragazza di 18 anni. Li avrebbe compiuti in quei giorni.
La loro non era un piazzuola normale come tutte le altre, regolare, quadrata, delimitata da siepi, no, non era neppure una piazzola. Era un avanzo, insufficiente per farci un’altra piazzola, ma a Mimmo e famiglia andava bene così. La loro roulotte era piccolina.
Noi, mia moglie, io, ed i nostri amici eravamo alcuni posti più in là, più al centro del campeggio. Indubbiamente là in fondo da Mimmo c’era più tranquillità, meno rumore, nessuno che ti passasse davanti. Insomma c’erano i pro e i contro.
1°acampeggio
Quei due ragazzi, forse fidanzati oppure solo amici, chissà, si sono guardati in giro e afferrando al volo il nostro disappunto per quella invasione, hanno fatto spallucce, timidamente, accennando un sorriso: -siamo di passaggio staremo solo qualche giorno. Scusateci!-
Poveretti, erano vittime dell’avidità altrui e noi li avevamo egoisticamente colpevolizzati.
Hanno aperto un sacchetto grigio scuro da cui hanno estratto una piccola tenda ad igloo che montarono in un attimo, divertiti dalla nostra meraviglia mentre li osservavamo.
1°apiazzuole
-Vogliamo girare l’Italia,… un po’ qui, un po’ là…. dobbiamo risparmiare perché……. – disse la ragazza come per scusarsi.
Era una bella ragazza, con un bel viso pulito, senza trucco; capelli lunghi sulle spalle, castani, lisci. Non formosa ma piacente.
Lui, viso da universitario, alto, magro, capelli corti, gli occhi scuri, vispi, molto mobili.
In breve tempo sistemarono le poche cose che avevano – Andiamo in spiaggia per riposarci un po’- dissero a Ramona, la figlia di Mimmo… – vieni anche tu?-
Si avviarono verso la spiaggia salutando con la mano.

-Sai Sandro? Sono molto simpatici quei ragazzi. Ieri pomeriggio in spiaggia abbiamo parlato parecchio e mi hanno raccontato tante cose di loro. Sono torinesi……-
Con quel “sono torinesi” capii subito che dietro ci doveva essere qualcosa ma non riuscii ad afferrare…
Solo quando mi disse che parlarono anche di sedute spiritiche riuscii a cogliere il nesso: avevo letto poco tempo prima che Torino è una delle città “misteriose” d’Italia.
La buttai lì, quasi scherzosamente: -ma fanno sedute spiritiche?- La cosa mi intrigava.
-Sì, rispose Ramona, -ma non ne fanno con persone che non conoscono!-
-Peccato!
-Ma mi hanno promesso che quando andranno via tra due giorni, mi lasceranno scritto come fare. C’è tutto un rituale da seguire……-
Passarono alcuni giorni ma non scambiammo molti discorsi, anche per via della differenza di età…. e venne il momento che ripartirono per il loro giro d’Italia.
Finalmente ci rioccupavamo del nostro spazio!

la_misteriosa_lapide

-Guarda Sandro, mi disse Ramona mostrandomi un foglio scritto a penna con una calligrafia piccolissima e disordinata.
-Questa è la preghiera che si deve dire prima di iniziare la seduta. Ho dovuto insistere perché acconsentissero a trascrivermela!
Scoppiai a ridere: Ramona mi stava dicendo che avrei dovuto pregare!
Era eccitata, lo si vedeva da distante. Era impaziente di fare la seduta e lo stava dicendo a me che sono il più scettico degli scettici.
-Dai, Sandro, la facciamo questa sera? Lo diciamo a papà, a Gianna, alla mamma, e a qualcun altro: si deve essere almeno in sei.-
La cosa mi divertiva.
-Va bene. La faremo nella mia roulotte questa sera. Procurati il necessario.-

Ramona arrivò quando era buio. Aveva un foglio bianco, una biro, un paio di forbicine ed una candela con un piattino dove poterla posare.
-Dobbiamo scrivere le lettere dell’alfabeto sul foglio, ritagliarle e disporle in cerchio ma non in ordine sul tavolo e dovremo stare al buio solo con la candela accesa!-
Vennero: Franco, il nostro amico, Ramona, Mimmo, Gianna mia moglie, Sara la mamma di Ramona ed io.

Seduta-spiritica

Si cominciò subito a ridere con le battute sugli spiriti anche per esorcizzare un po’ quel lieve “imbarazzo” che ci aveva preso.
Ramona dispose le ventuno lettere ritagliate in cerchio sul tavolino della dinette con le lettere visibili e disposte a casaccio.
Accesi la candela e la posai sul ripiano della cucina, spensi le luci.
Il tremolio della fiamma della candela rendeva l’atmosfera suggestiva e particolare.
-Sandro, serve una tazzina da caffè col manico!-
Ramona apre il foglio scritto a mano e comincia a leggere la “preghiera-formula magica” che introduce alla chiamata degli spiriti.
Dispongo la tazzina capovolta al centro del cerchio di lettere di carta. Mentre Ramona legge, noi tutti appoggiamo il dito indice della mano sinistra sul fondo della tazzina secondo le istruzioni date dai ragazzi.
Finita l’invocazione agli spiriti….. silenzio……….
Qualcuno sogghigna sommessamente…..

seduta-spiritica1
Mi concentro. Voglio vedere che succede. Sono curioso di osservare il comportamento degli altri. Voglio scoprire il trucco, perché sono convinto che il trucco ci sia………
Sono scettico, molto scettico, ma decido di calarmi nella parte, seriamente.
Sara chiede a voce alta se gli spiriti sono presenti.

La candela pare abbia un sobbalzo.candela-

Sotto le nostre dita la tazzina comincia a camminare, a scivolar sul piano del tavolino, va a fermarsi in prossimità della lettera ESSE e immediatamente dopo alla lettera I …… SI….
Sono sconcertato: sei persone diverse non possono concertare di spostarsi tutti nella stessa direzione spingendo o tirando la tazzina.
Cerco di fare ancora più attenzione per scoprire il trucco.
-Chi sei, spirito?- chiede Ramona?
La tazzina prende a muoversi scivolando dalla U alla Enne alla Bi….. fino a comporre la frase: UN BAMBINO!
Gira sotto le nostre dita spostando il manico per segnare le lettere da leggere……
Non riesco a capacitarmi……. non è possibile………
Mi lascio coinvolgere totalmente e urlo: -SPIRITO!!!! PALESATI!!!!-
Mimmo terrorizzato si alza, scappa via dalla roulotte….. Gianna anche lei esce dicendo che non le riesce di concentrarsi…
Restiamo in quattro……
Alle nostre domande seguono risposte logiche, segnate lettera per lettera seguendo la tazzina, che a momenti sembra impazzita e pare voglia scappare dal ripiano del tavolino, arrivando al bordo senza mai cadere.
Sollevo il mio dito dalla tazzina, sfiorandola appena, per essere certo di non essere complice involontario di un trucco: prosegue lo stesso nella scrittura rispondendo alle domande formulate.
Sara chiede: -che dobbiamo fare?-
lettera PI poi O poi ERRE poi TI e via di seguito fino a comporre la frase: portate dei fiori sulla tomba di LEONE TREDICI.
Quel giorno era un giorno di luglio, era il 20 luglio.

Ero scettico ancora ma avevo assistito a qualcosa di inspiegabile.
Controllai quella data sull’enciclopedia: PAPA LEONE XIII morì il 20\7\1903.

 LeoneXIII

Renato Sacchelli ci vuole fare partecipi di questo suo scritto anche se si rende conto che è piuttosto lungo.
Ho ritenuto interessante pubblicarlo oggi, 4 novembre, giornata celebrativa delle forze armate, per stimolare un dialogo, che sia esso pro o contro e conoscere le vostre opinioni.

Con questo mio elaborato, intitolato “Le forze armate: il coraggio della solidarietà”, ho partecipato al concorso di letteratura indetto nell’anno in corso dal circolo ufficiali in congedo di Chiavari, riservato ai militari in servizio ed in congedo.. Non  figuro tra i tre concorrenti premiati. Dovrei essere stato classificato al quinto posto.  Grazie, buona lettura e cordiali saluti,
Renato Sacchelli

Le Forze Armate: il coraggio della solidarietà

Ne ha fatta di strada l’uomo da quando accese il fuoco e inventò la ruota, uscì dalla grotte e dalle palafitte e costruì le città. Le sue opere hanno esaltato la propria intelligenza in tutti campi della scienza, della medicina e dell’arte. È arrivato persino a mettere i piedi sulla Luna e a “passeggiare” nello spazio. Soltanto in un campo non è progredito: sin dall’antichità, infatti, anziché vivere in pace ha sempre combattuto sanguinose battaglie coi propri simili,  con milioni e milioni di morti, feriti e cumuli di rovine. Le guerre, motivate quasi sempre da mire espansionistiche e dalla brama di appropriarsi delle ricchezze altrui, considerate bottino di guerra, hanno rallentato il progresso umano.
Mettere in campo forze armate per difendersi e, ove necessario, attaccare, ha comportato e sempre comporterà lo spreco di ingenti somme di denaro che, se impiegate nella costruzione di opere pubbliche e nella ricerca scientifica, ad esempio per trovare nuove cure alle malattie, ci avrebbero consegnato se non un mondo perfetto quantomeno uno migliore. Nel 1950, quando i caschi blu dell’Onu intervennero nella guerra scatenata dalla Corea del Nord contro quella del Sud, per ripristinare lo “status quo ante” e restituire l’indipendenza a Seul, ebbi modo di pensare che soltanto le Nazioni Unite, avvalendosi di contingenti militari internazionali, potessero far cessare gli scontri armati senza far incancrenire i conflitti tra gli Stati e ripristinando in tempi abbastanza rapidi la pace. Purtroppo le numerose guerre che si sono susseguite fino ai nostri giorni mi inducono a pensare che mi ero sbagliato. Le mie convinzioni iniziarono a vacillare negli anni della guerra civile in Libano. Il 23 ottobre 1983, una domenica, un contingente militare costituito da marines americani, sotto l’egida dell’Onu, inviato pochi mesi prima per porre termine a una guerra fratricida, fu preso d’assalto in una caserma: persero la vita 241 soldati americani, e in un altro attentato, quasi simultaneo, furono trucidati altri 56 militari francesi. La storia va avanti ma le tragedie si ripetono. Il 12 novembre 2003 a Nassiriya, nel sud dell’Iraq, un altro sanguinoso attentato stroncò la vita a 28 uomini, tra cui 19 italiani (diciassette erano militari) e nove iracheni. Sono anni che mi domando a cosa servano davvero le Nazioni Unite se non riescono a impedire i conflitti che scoppiano nel mondo, tenuto conto che questi è il loro primo compito istituzionale.
Mi soffermo su due recenti interventi militari: la prima guerra del Golfo (1991), che una coalizione internazionale, sotto l’egida dell’Onu, dichiarò all’Iraq che aveva invaso il Kuwait; la seconda guerra del Golfo (2003), voluta da Stati Uniti e Gran Bretagna, per eliminare il regime di Saddam Hussein, accusato di essere un pericolo per la sicurezza internazionale perché in possesso di pericolose armi di distruzione di massa (mai trovate). Persa la guerra Saddam fu catturato, processato e condannato a morte per i crimini commessi nel corso degli anni sia contro i propri oppositori, sia contro le popolazioni curde. Se nel primo caso l’intervento militare fu legittimato dalla palese violazione da parte dell’Iraq di una risoluzione dell’Onu, tesa a ridare piena sovranità ad uno Stato invaso, nel secondo a scatenare la guerra furono motivazioni geopolitiche, e il Palazzo di Vetro fu beffato da chi spacciò per vero, un rapporto sulla sicurezza, palesemente inventato (quello che dava per certo il possesso, da parte di Bagdad, degli ordigni di distruzione di massa).
Un breve accenno anche alla guerra in Afghanistan, dove tuttora operano, su mandato Onu, i contingenti militari di diverse nazioni, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia e altri otto Stati. Il conflitto è scoppiato nel 2001 per porre fine al dominio dei talebani, che davano asilo a Osama Bin Laden e da anni facevano vivere il paese nel terrore. I militari italiani inviati in Afghanistan, è bene ricordarlo, sono soldati di pace, alla luce dell’articolo 11 della nostra Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…”). I nostri soldati avrebbero dovuto essere accolti con gioia, invece fino ad ora ben 54 di loro sono stati uccisi nel corso di scontri armati e attentati compiuti dai filo talebani. È incredibile che così tanti giovani militari inviati in quella terra non per aggredire, uccidere o conquistare terreni, ma per riportare sicurezza e pace tra la popolazione afgana, siano rimasti uccisi. Ma torniamo alle Nazioni Unite.
Cosa fecero per evitare la violenza criminale del dittatore serbo Slobodan Milosevic, che si macchiò di un’efferata pulizia etnica, da Vukovar a Dubrovnik e nel Kosovo, dai campi di concentramento di Prjedor e Omarska, all’eccidio di Sebrenica, causando ovunque morti e distruzione?
L’Onu non riuscì ad opporsi con fermezza a quel dittatore sanguinario: per bloccarlo fu necessario un intervento della Nato, sotto l’ombrello giuridico della palese violazione dei diritti umani. E il Palazzo di Vetro nulla riesce a fare per porre termine alle gravi tensioni che da decenni minacciano il Medio Oriente, la terra in cui nacque Gesù, dove non si placa lo scontro tra israeliani e palestinesi.
Dopo la Prima guerra mondiale, su iniziativa del presidente americano Woodrow Wilson, nacque la Società delle nazioni, con sede a Ginevra, allo scopo di salvaguardare la pace e la sicurezza universale e favorire la cooperazione economica, sociale e culturale fra tutti gli Stati. Si estinse il 18 aprile 1946, a causa della sua manifesta impotenza nell’aver impedito lo scoppio del secondo tragico conflitto mondiale. Dalle sue ceneri nacque l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a New York, costituita dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale: Cina, Francia, Gran Bretagna, Unione sovietica e Stati Uniti d’America. In considerazione della brutta situazione che stiamo vivendo in questi tempi, con numerosi focolai di guerra accesi in vari angoli del mondo, dobbiamo purtroppo prendere atto che l’Onu è priva degli strumenti necessari a imporre, agli stati membri, le proprie risoluzioni per la salvaguardia della pace e della sicurezza. Le Nazioni unite, infatti, non dispongono di proprie forze armate e non hanno, quindi, un’opzione militare su cui far leva come minaccia e per intervenire tempestivamente laddove necessario. Restano solo i moniti del segretario generale dell’Onu, che quasi sempre rimangono inascoltati, a meno che qualche altro organismo più ristretto (G8) non agisca per proprio conto, facendo leva sulle sanzioni economiche (vedi caso della Russia per l’occupazione della Crimea) o su interventi militari veri e propri promossi dai singoli stati: uno degli ultimi casi è la guerra in Libia contro Gheddafi (2011), combattuta da una coalizione internazionale composta in tutto da 19 stati e guidata dalla Nato. Autorizzata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che aveva istituito una zona d’interdizione al volo sul paese nordafricano, la guerra “ufficialmente” fu combattuta per tutelare l’incolumità della popolazione civile dai combattimenti tra le forze lealiste e i ribelli.

Ma torniamo al nostro Paese. Le Forze armate italiane sono il primo baluardo per la difesa delle nostre frontiere. Fra i propri doveri vi è anche quello della solidarietà, che impone comportamenti relativi agli alti valori di carattere etico-sociale in ordine ai quali occorre aiutare chi è in difficoltà. Con il “Trattato di Lisbona” del 2007 (in vigore dal 2009) è stato modificato il “Trattato istitutivo della Comunità Europea” che ha introdotto una clausola di solidarietà (art. 222) che impone agli Stati membri di agire con spirito di solidarietà, impiegando tutti i mezzi possibili, compresi quelli militari, in caso di richiesta di aiuto per attentati terroristici e per calamità naturali o causate dall’uomo. Gloriosa è la storia delle nostre Forze armate, ricca di pagine di epico valore scritte col sangue dei soldati che le hanno vissute. Mi riferisco, in primo luogo, ai conflitti combattuti per unificare la nostra Patria, per secoli divisa in diversi piccoli staterelli, com’era solito dire il mio maestro della scuola elementare – che frequentai durante gli anni ’30 – che mai ho dimenticato, tanto da farmi pensare che l’eroismo con cui furono combattute dai nostri soldati le battaglie sul Carso, sull’Adamello, sul Piave e su ogni altro fronte fosse derivato dall’amore per la Patria. Un sentimento che, unito ad altre circostanze a nostro favore, ci permise di vincere la Prima guerra mondiale. Da bambino mi capitava di piangere quando la banda musicale del mio paese suonava l’inno del Piave, davanti al monumento ai Caduti del mio paese, durante la ricorrenza della vittoria celebrata ogni anno il 4 novembre. Ancora oggi, dopo tanti anni, quando ascolto le note musicali del nostro inno i miei occhi si riempiono di lacrime. Mi è di conforto sapere che i nostri Padri costituenti nell’articolo 11 della Carta Costituzionale abbiano scritto: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Al di là di ogni retorica, per l’importanza che hanno, queste parole dovrebbero essere “scolpite” nella Carta costituzionale di tutte le nazioni il mondo. Molto importanti e significativi sono anche gli articoli 52 e 54 della Carta costituzionale: il primo sancisce che la difesa della Patria è un dovere sacro del cittadino e che l’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica; il secondo precisa che tutti i cittadini hanno il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato. Inoltre chi esplica funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
Devo riconoscere che, nel corso degli anni, mi ha favorevolmente impressionato la sensibilità dimostrata dai governi che si sono succeduti e dalle autorità militari, sempre protesi a garantire il soccorso alle popolazioni colpite da terremoti, allagamenti o altri disastri. Ricordo la tragedia del Vajont, provocata dall’enorme massa d’acqua fuoriuscita dalla diga quando una parte del monte Toc sprofondò nel bacino: acqua e fango spazzarono via Longarone con tutti suoi abitanti. Rivedo, davanti ai miei occhi, le immagini trasmesse dalla tv, coi soldati che cercavano nella melma i corpi delle vittime. Una straziante operazione di soccorso che qualcuno doveva pur fare e che vide i nostri militari in prima linea. Anche nel terremoto di Messina, nel 1908, i primi a portare aiuto ai superstiti di quell’immane tragedia furono i nostri marinai e soldati. E lo stesso avvenne nei terremoti che sconvolsero il Friuli e l’Irpinia. Per assicurare tranquillità e sicurezza alla popolazione, i nostri militari sono stati impiegati anche in alcune città del Sud Italia, dove la criminalità organizzata è responsabile di reati gravissimi che minacciano il vivere civile di tutti noi. Non ci possono essere dubbi: altissimo è sempre stato il senso del dovere manifestato con zelo, disciplina e coraggio dai nostri soldati nei confronti degli abitanti delle zone in cui sono stati mandati a espletare il loro servizio.

Il “coraggio della solidarietà” è una bellissima qualità. Ma dove la si può trovare? Nel cuore nobile di ciascun uomo, se permeato dall’amore nei confronti dei propri simili e se sane e robuste sono le Istituzioni. Ma credo anche che vi sia un fondamento culturale frutto dell’umanesimo cristiano. Il primo a manifestare questo “coraggio della solidarietà”, infatti, fu Gesù Cristo, quando disse agli uomini: “Amate il prossimo come voi stessi”. Che si abbia fede, oppure no, come spiegò Benedetto Croce in un famoso saggio, “non possiamo non dirci cristiani”. Per il filosofo il cristianesimo aveva compiuto una rivoluzione: “Operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all’intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all’umanità” che grazie proprio a quella rivoluzione non può non dirsi “cristiana”.

Se desideriamo vivere in un mondo di pace, come credo sia nel cuore di tutti gli uomini, è fondamentale adoperarsi per risvegliare la coscienza di quei governanti che vorrebbero costruire bombe atomiche per distruggere altre nazioni, pronti a scatenare “guerre sante” strumentalizzando la religione e sfruttando l’ignoranza delle persone. Non c’è fede al mondo che possa predicare la morte anziché la vita. Chi afferma il contrario, se ha studiato i propri testi sacri di riferimento sa di dire il falso. Non è possibile, purtroppo, prevedere tragedie come quella generata dall’ideologia folle professata da Adolf Hitler, che scatenò la Seconda guerra mondiale e causò la morte di milioni e milioni di persone, provocando enormi distruzioni. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che, se vogliamo evitare che in futuro fatti analoghi si ripetano, servono adeguati strumenti di prevenzione. Occorrerebbe, ad esempio, che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu (l’organo esecutivo delle Nazioni unite) disponesse di un contingente militare fornito da tutte le nazioni iscritte all’Associazione, per agire come deterrente o, nei casi più gravi, intervenire in modo tempestivo per spegnere i conflitti. Ma bisognerebbe anche rivedere le regole, perché il sistema dei veti (un solo no espresso da un membro fisso del Consiglio di sicurezza può bloccare ogni decisione), figlio delle logiche dei blocchi del secondo dopoguerra, è ormai anacronistico e impedisce ogni decisione. Se soffermiamo la nostra attenzione sul nostro Paese, dobbiamo riconoscere che è un dovere morale attenersi ai principi filosofici dell’etica, che studia e ci mostra le scelte e i comportamenti che ogni governo nazionale dovrebbe assumere, sia per governare i popoli che per utilizzare al meglio i propri militari. Dalla condizione delle forze armate si hanno due connotazioni peculiari: la prima è quella del “professionista militare”, inteso come dirigente, la cui etica è di matrice tecnica, mentre di matrice eroica è la seconda, che qualifica “un capo per vocazione”. La matrice tecnica riguarda la modernizzazione sempre crescente dei mezzi, strumenti e armi in dotazione, mentre la matrice eroica attiene al fattore morale, che si impernia su valori etici quali,  ad esempio, lealtà, coraggio, rigore morale, senso del dovere, rispetto dei diritti e della dignità, spirito di dedizione al prossimo.
Giova evidenziare che al militare può essere richiesto, quando gravi momenti lo rendano necessario, il sacrificio della cosa più preziosa che ciascuno di noi possiede, la vita. Non può essere imposto a nessun altro. Il militare è tenuto a credere nei valori e nei compiti che gli vengono affidati, in quanto programmati nell’interesse della collettività nazionale. La sua condizione è molto diversa dalle altre professioni in quanto comporta la totale adesione ai valori che si pongono alla base della solidarietà e della capacità, di ogni soldato, a combattere. Come ricordavo prima, per tentare di costruire un mondo migliore occorrerebbe che le Nazioni Unite fossero messe nelle condizioni di agire, attraverso opportune riforme giuridiche e organizzative. E un primo intervento operativo da mettere in cantiere con urgenza sarebbe quello di impedire la produzione di gas asfissianti e di altre altre pericolose armi chimiche, o nel caso in cui esistano già, provvedere allo smantellamento degli arsenali, il cui impiego può causare spaventose stragi di esseri umani. Anche se spesso sono divisi da odi e incomprensioni, i popoli della terra sono accomunati da alcuni elementi imprescindibili: tutti sognano di vivere in pace, lavorare e acquistare il pane quotidiano e quant’altro necessario alla propria sussistenza. Hanno bisogno di amore, perché è amore lavorare, seminare la terra, far crescere le piante, raccogliere i frutti, impedire che fiumi, laghi e le acque del mare siano inquinati dai rifiuti di ogni genere. Crescere sani e forti e vedere i propri figli e nipoti farsi strada nel mondo. Qualcuno pensa che vi siano persone che, nel profondo del loro cuore, sognino davvero morte, miseria, disperazione e distruzione? Impossibile. Se non nella mente di chi vuole instillare odio nelle persone, perseguendo finalità malate.

Grande è il sentimento di amore che il popolo italiano deve sempre sentire per le proprie Forze armate, pronte a mantenere fede al giuramento di fedeltà prestato, come avvenne ad esempio all’indomani dell’Otto Settembre 1943 a Cefalonia, dove la divisione Aqui si rifiutò di consegnare le armi ai tedeschi e iniziò a combattere contro di essi. Feroce fu il comportamento dei tedeschi che, per vendetta, massacrarono i superstiti dell’intera divisione, con in testa il comandante Generale Gandin e migliaia e migliaia di uomini tra ufficiali, sottufficiali e soldati. Sappiamo per certo che le nostre Forze armate sono pronte ad aiutarci nei momenti di maggiore difficoltà, quando la vita è appesa a un filo a causa di qualche imprevedibile evento naturale. O aiutare i nostri simili che, sognando una vita migliore, scappano dal loro paese e, sfidando le onde del mare, il fame, il freddo e la sete, salgono su barconi di fortuna per raggiungere le nostre coste alla ricerca della felicità. E trovando, spesso, solo miseria e disperazione. Quanti di loro hanno trovato la morte nel Mediterraneo. Quanta indifferenza e quanto odio da parte di molti. Ma quanta bellissima solidarietà da parte, ad esempio, del popolo di Lampedusa e, soprattutto, delle nostre Forze armate, impegnate nel prestare soccorso a chi è in difficoltà in mezzo al mare. Una solidarietà che non ha confini, ideologie o secondi fini. Ma è frutto solo di amore e umanità.
Sono fermamente convinto che il coraggio della solidarietà lo debbano avere, in primis, tutti i governi e i vertici delle forze armate. Ma anche, nel proprio piccolo, ciascuno di noi. Solo questa “rivoluzione culturale” ci potrà permettere di realizzare quel fantastico sogno che hanno nel cuore tutti gli uomini di buona volontà: costruire un mondo migliore, senza più guerre, perché, come disse Papa Pio XII nell’agosto 1939, alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale, “con le guerre tutto è perduto mentre con la pace niente è perduto”. Auspico che la “rivoluzione” da me propugnata, ancorché difficile da realizzarsi, possa compiersi per il bene delle generazioni future, che potranno finalmente vivere in un mondo permeato dai valori eterni della pace e dell’amore, e dal naturale spirito di fratellanza che appartiene a ciascun essere umano.
Renato Sacchelli

scritto da paolacon il 29 10 2014

Sulla “Stampa”, proprio di ieri, è apparso un articolo sui sefie e sull’uso di genere. Ho chiesto a Franco di leggerlo e sintetizzarlo per noi, può essere interessante.


Paola  mi ha chiesto di leggere l’articolo di Giovanni Cantone …”selfie , le donne lo fanno di più”, da una ricerca condotta dalla Fondazione Ibsa e dall’Università Cattolica.
Chiedere ad un maschio di stigmatizzare un poco le femmine è come invitare un oca a bere.
Sembra che il selfie sia più amato dagli estroversi e quindi il mondo femminile ne è più coinvolto.
…”le regine del selfie sono le donne che si fotografano più degli uomini , risultano più interessanti anche le motivazioni interiori (mi faccio selfie per mostrare come sono e come mi sento). Inoltre le esponenti del gentil sesso affermano di sperare maggiormente di ricevere commenti positivi dagli amici e sui social network , ma temano anche di ricevere commenti negativi dagli altri “( o dalle altre !?!?).
…….” un selfie, spiega Giuseppe Riva, docente di psicologia ,è da considerarsi differente dall’autoscatto , il quale non prevede la componente “social” nella condivisione ,è differente anche dal self-shot , termine che nel contesto dei nuovi media identifica la fotografia di se stessi a sfondo erotico.”…. (in questi casi l’universo femminino ha certamente “più argomenti”).
Ora le donne fotografano tutto di se stesse ..oltre al corpo e al viso …..i tatuaggi , i piercing , le unghie colorate in mille modi ecc. ecc. basta apparire !
La tecnologia e la società incoraggiano queste forme comportamentali di auto espressione e narcisismo …….in fondo “la vanità è donna”………..ma noi stiamo prendendo la rincorsa.

 

Se ci fossero stati i selfie...

Parto da un articolo di Filippo Ceccarelli che appunto parla di selfie……”  Ferma emozioni. Amplifica il caos. Reinventa  le identità. Veicola la popolarità. Disperde la memoria. Scaccia la solitudine . Moltiplica gli specchi di Narciso. Decontestualizza le parole . Assolve i pensieri . Esemplifica le opere. Polverizza la storia. E dice , in buona sostanza : noi esistiamo ! “
Basterebbero queste elencazioni per definire questa “moda” che parte dai cosiddetti telefonini , dagli smartphone , insomma da tutte queste nuove  diavolerie che fanno anche “le foto”.
Ormai è diventato un vezzo mostrare il nuovo ” galaxy ” e fare “selfie” con gli amici al sabato sera mentre mangi la pizza , o quando vai alla fiera di Roccacannuccia  e ti fotografi davanti alla coloratissima bancarella dello zucchero filato. Se poi incontri un vip , che potrebbe essere anche solo un  partecipante a qualche stupito talk show  ….ecco che scatta il selfie.

E si ammucchiano a migliaia nella memoria del cellulare……queste faccette sorridenti, che spesso verranno guardate una sola volta per poi perdersi nei meandri dei circuiti elettronici. Forse solo per qualche signora , che ha la fortuna di fare selfie con George Clooney …… il suo  scatto rubato potrà assurgere alla dignità di poster.
Ma perché lo facciamo ?
Per far vedere il nuovo smartphone ? Per mettere nella memoria ogni attimo della  vita , come se fosse sufficiente una lunga sequenza di immagini per essere certi che esiste una realtà ?
Cartesio viene superato…… il suo “penso quindi esisto” ……ora sarà ….”faccio selfie quindi esisto !”


Oggi è l’immagine che conta …..l’amica ti telefona agitatissima ….”Guarda la TV locale XY alle 14 ….perché al supermercato mi hanno intervistata” ….e per trenta secondi di ripresa …ti senti vivo….importante….sei stato in TV.
Non dobbiamo stupirci … “selfie” vien fatto dai i capi di stato, dai ministri, dai pontefici ….quindi andiamo avanti così …un bel “cheese” con un sorriso a 32 denti e sommiamo immagini ad immagini , in fondo spectaculum facti sumus !!!!!

Vietato fare selfie con le banane

scritto da paolacon il 16 10 2014

Bracco, dopo molto tempo ci manda un articolo e c’è di che riflettere tanto, già dal titolo.

                                                  NELLA VITA TUTTO PASSA

 Se tutto passa attraverso la vita, solo attraverso di essa possiamo arrivare a capire che cosa significa esistere. La nostra vita avanza attraverso i suoi diversi cicli, dove ogni cosa passa. 
Quante volte ci chiediamo qual è il senso della vita, e cerchiamo di dare un significato. Nel momento che la vita la viviamo, il senso lo diamo noi, con le azioni del presente e con il progettare il futuro. Il senso della vita potrebbe essere semplicemente quello di viverla.

Se da un lato è indubbio che la vita oltre ad essere stupefacente, per certi aspetti, significa sofferenza.

La sofferenza è generata dal legame, dalla relazione dell’amore perché nel profondo di noi stessi
c’è la paura di perdere questo legame, di perdere qualcuno dei nostri cari.
L’accettazione del nuovo stato di vita è un qualcosa facile a dirsi e difficile a farsi.

Mi viene in mente un racconto di “qualche tempo fa


C’era una volta un re molto buono e saggio, nella sua lunga vita aveva costruito un regno solido, giusto e combattuto anche dure battaglie. Giunto ormai in vecchiaia senti avvicinarsi l’ora della propria morte, era sempre più debole e stanco, così una notte chiamò al suo capezzale il figlio beneamato, che sarebbe dovuto succedergli nel portare il faticoso fardello della corona.

Con le ultime forze rimaste, alla luce delle candele, gli parlò:

“Caro figlio, il mio tempo è ormai trascorso, ora tocca a te continuare ciò che io incominciai. A sigillo di quanto ti dico ti dono questo mio anello, è un anello magico e molto prezioso, al suo interno vi è un’iscrizione, io l’ho letta sempre nei momenti difficili della mia vita, ma anche nei momenti belli, dove la vita mi sorrideva meravigliosamente e mi ha sempre aiutato. Tienilo, mio caro, è il dono più importante che ti faccio”.
Queste furono le sue ultime parole, si spense serenamente il mattino come le candele che avevano rischiarato la sua ultima notte.
Il figlio, ormai re, con le lacrime agli occhi prese l’anello dalle dita ormai fredde del padre, ma prima di infilarselo al dito lesse all’interno i piccoli caratteri antichi, c’era scritto:
Tutto passa“.
Tutto passa, tutto si trasforma.

Accettare questa semplice verità richiede una grande forza, perché per natura tendiamo ad attaccarci a ciò che ci piace, a ciò che amiamo.

Per concludere una simpatica meditazione di Woody Allen.
La cosa più ingiusta della vita è come finisce.

Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo…

Cosa ottieni alla fine? La morte.

Che significa! Che cos’è la morte?

Una specie di bonus per aver vissuto?

Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.

Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva subito il pensiero.

Poi in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani.

Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare e

per quarant’anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione

Seguono, feste, alcool, erba ed il liceo.

Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità,

diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre,

passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell’orgasmo!

scritto da paolacon il 7 10 2014

 

Leggo sul giornale… un altro punto da tenere in considerazione
Che ne pensate?

– Circa l’80% dell’intelligenza dei bambini è dovuta alla loro madre.  E’ questo il quadro che emerge da uno studio condotto da. Dr. Christopher Peterson dell’Università del Michigan su un campione di oltre 3.500 bambini con un’età compresa fra i 4 e i 9 anni e i relativi genitori.

Per rintracciare la provenienza dell’intelligenza dei piccoli, Peterson ha somministrato dei test d’intelligenza alle coppie e ai bambini, riscontrando, che, le aree in cui i piccoli tendevano ad eccellere, erano in 8 casi su 10 quelle in cui anche la loro madre otteneva ottimi risultati.

Una percentuale che saliva fino al 90%  e più quando ad essere testate erano specifiche aree dell’intelligenza, ovvero:

– Intelligenza linguistica verbale (capacità di scrivere, comunicare, giocare con le parole, creare rime, poesie, filastrocche);

– Intelligenza musicale (capacità di riconoscere timbri, suoni ed imitare il tono di voce altrui);

– Intelligenza intrapersonale (comprensione di sé e delle proprie emozioni con conseguente inserimento sociale);

- Intelligenza interpersonale (comprensione delle esigenze e dell’interiorità altrui e attitudine alla leadership).

scritto da paolacon il 7 10 2014

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Il signor Giuliano Cei, che è stato utente di Eldy col nome prima di giuliano.rm e successivamente di “giulian4.rm”, mi ha pregato di precisare che lui non è più iscritto in Eldy, non intende rientrarci “né dalla porta né dalla finestra” (parole sue testuali) e non è quel Giuliano che ha commentato sia in Parliamone che in Incontriamoci.  Mi ha inviato una e-mail pregandomi di specificare che lui, Giuliano Cei, non ha nulla a che fare con il suddetto Giuliano, se non nell’omonimia e mi ha pregato di pubblicare questo chiarimento.
Il signor Giuliano Cei è venuto a conoscenza di tali commenti dietro segnalazione.
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BATRACOMIOMACHIA

- Ciao Al
– Ciao Fred
– Come va?
– Non me lo chiedere!
– Va bene allora non te lo chiedo……………..
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———–
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– …………Vabbè allora te lo dico!
– Non ti ho chiesto niente, eh io?
– Sì è vero, non hai chiesto niente ma è come se lo avessi fatto….
– Come sarebbe a dire???
– Fremi! si vede che fremi !
– Non fremo affatto!
– Si fremi!
– No, sei tu che sei impaziente di dirmi qualcosa.
– E’ vero…. non riesco mai a nasconderti qualcosa!
– Che c’è questa volta?
– ….Topi!!!!
– Topi?
– Topi!   Topi grandi come gatti…..

– Ma và!!!  e dove li hai?
– In testa……
– Ecco lo sapevo che era un’altra delle tue stupidaggini: se tu mi  dicessi che in testa hai i pidocchi, potrei anche crederti, ma i topi!!!
– Me li sogno la notte, Fred. Li sogno e sembrano veri, mi spavento!!!

– Ne hai visti durante il giorno? e dove? Perchè sai che ci sono i topi bisogna provvedere in tempo, provvedere a chiamare una di quelle ditte che fanno la disinfestazione e…
– Ecco, vedi come sei, Fred, io dico che dormo male, non riposo, ho gli incubi, mi spavento, mi rivolgo a te fiducioso e speranzoso e tu che fai?  Pensi a disinfestare !
– No, Al, cerco solo di capire come possono esserti venuti in mente questi topi!
– Già, tu trovi sempre una scusa per tutto! Della mia salute non t’importa niente!
– Piantala …e vai avanti !
– Va bene.
– Fred, tu sai cosa è la BATRACOMIOMACHIA?

– Bata…che?
– Batracomiomachia: la guerra tra  le rane e i topi!
– No, Al , mai sentito……. che roba è?
– Sai che a me piacciono le parole crociate , no?
– Sì lo so, dedichi molto tempo a risolverle.
– Sì vero.
– Ebbene che c’entra e di che si tratta?
– Ecco, ti spiego. Non conoscevo questa strana parola.  Non la conscevo, per cui mi impediva di finire lo schema.
– Neppure con gli altri incroci riuscivo a terminare.
– Embè, anche se non lo finisci uno schema non succede mica niente! Eppoi sei anche scorretto, Al, hai appena detto che te ne mancava una soltanto mentre te ne mancava altre….gli incroci!
– Certo Fred, certo. Ma solo con quella lo avrei finito lo stesso.
– D’accordo, avresti finito lo schema ma non puoi dire che lo avresti risolto tutto……ti sarebbero mancate parole lo stesso!
– Fred? devi sempe sminuire tutto quello che faccio? Lo scopo di uno schema di parole crociate  quale è? Quello di essere completato ed io l’ho fatto.!
– Non completamente!

– Questo lo dici tu, Fred, lo dici tu…… lo dici…….
– Vabbè dai, vai avanti!
– Aspetta che ti spiego. Quando faccio le parole crociate faccio sempre in modo di terminare lo schema  completamente e se non riesco sto male….
– Corri al pronto soccorso ….
– Ecco… sempre… sempre sarcastico tu…..
– Ma no dai, prosegui.
– Allora come ti dicevo, non conoscendo quella parola ho fatto una ricerca in rete e ho trovato.
– Sì?
– Sì!
– E?……
– Aspetta che riorganizzo le idee….
– Riorganizza ma spicciati!
– Non mi fare premura!
– ok!

– Allora ho scoperto che BATRACOMIOMACHIA è una parola composta e deriva dal greco:
batra- rana, mio- che non so….. e machia- guerra. Praticamente la guerra tra le rane e i topi. batrachos (rana), mys (topo) e maché (battaglia)
— Davvero molto interessante ……Al..
– Smettila di fare l’ironico……
– Scusa… Naturalmente sarà una allegoria!
– Che ne so?
– Vabbè vai avanti.
– Se mi interrompi sempre….
– Hai ragione,  dai!
– Ti faccio un sunto?
– Ecco lo sapevo….
– Se non vuoi non lo faccio, Fred, tanto lo so che mi consideri sempre un incapace.
– Ma no dai.. sai che scherzo!
– Sì scherzi ma trovi sempre da ridire su tutto!
– SENTI, SE TI VA DI RACCONTARE FALLO, ALTRIMENTI FACCIO ALTRO. DACCORDO?
– Va bene, ma non adirarti per favore!
– Vai!

– Vado. C’era un topo, figlio del Re dei topi, che voleva attraversare un ruscello ma non sapeva nuotare…
– …Chiede al padre di costruirgli un ponte , immagino, ed il padre si rifiuta…..
– No Fred, no! vedi come fai? mi fai confondere, poi sbaglio e poi mi brontoli…..
– Allora racconta tu ma sbrigati, dai…
– Sulla riva del ruscello c’era un ranocchio che dopo avergli chiesto chi fosse , dove andasse ecc….
si offrì di traghettarlo lui dall’altra parte ed essendo anche lui figlio del re delle rane lo avrebbe poi ospitato nelle loro proprietà che si trovavano giusto al di là di quel ruscello.
Sei gentile disse il topo al ranochio, ma siamo certi che ce la farai?
Certamente rispose, stai tranquillo……e dopo che se lo fece salire in groppa si gettò nell’acqua…..
– Strano, Al….. io sapevo che i topi sanno nuotare benissimo…..
– Beh! quello non lo sapeva fare, e smettila di interrompere sempre!
– Poi? quando furono nel’acqua?

– All’improvviso apparve una grossa biscia, la rana si spaventò, il topo cadde nell’acqua e annegò!

– Poco male, ce ne sono tanti topi!!!!
– Freddddd! Quello era il figlio del re dei topi ed appena gli altri topi seppero quello che era successo pensarono che la rana lo avesse fatto di proposito…..capisci?
– No.NO e non mi importa il saperlo, Al..Non mi piace questa storia……è melensa, irreale, sciocca. È una storia per bambini…!
– Finisci di raccontarla a qualcun altro che abbia tempo………….
– Grazie, Fred….. sempre gentile, ehhhh!!?
– Potrei raccontarti che fecero una durissima guerra….

Potrei raccontarti che intervennero anche gli dei…..

Potrei raccontarti chi alla fine vinse, ma a te non interessa, ed allora non ti racconto più niente………..
Arrangiati FRED! ….arrangiati!


Ed ora riflettiamoci su un po’.
Dove ci porta questo racconto?
Quale riscontro c’è con la realtà?
Ne vogliamo parlare?

scritto da paolacon il 28 09 2014

 

 

 

Proprio ieri sera in Piazza di Eldy ho assistito ad una interessante conversazione sul PLACEBO. Ha coinvolto un po’ tutti stimolando una discussione costruttiva.
Ma che cos’è il “placebo”?
Di che si tratta?

Ce ne dice qualcosa Franco Muzzioli che si è appassionato all’argomento.
Buona lettura.

Effetto placebo!!! scritto da Franco Muzzioli

Ho letto sul Venerdì di Repubblica un articolo di Giuliano Aluffi che dice …” il placebo è un vero farmaco , anche se non esiste fisicamente un principio attivo che ne giustifichi l’effetto”…..

Ma è “l’effetto” il fatto straordinario !!!!

…..”La cosa è affascinante, anche dal punto di vista evolutivo: il nostro corpo ha dei meccanismi interni, come ad esempio il sistema endogeno oppioide e il sistema endocannabinoide, potenti analgesici che si attivano anche solo ascoltando parole che suscitano aspettative positive o quando seguiamo un rituale terapeutico, assumiamo una pastiglia od altro ,privi di principi attivi “… Così spiega Federico Benedetti Doga, neurofisiologo e massimo esperto italiano in materia.

Questo “rito” terapeutico , mi fa venire in mente anche pratiche come la preghiera e soprattutto la preghiera di massa che agisce sul convincimento  che potrebbero, in quel luogo e in quel momento , accadere guarigioni insperate o miracolistiche .

Il placebo agisce come un farmaco vero?  Prendiamo la morfina , combatte il dolore agendo sui recettori degli oppioidi  (siti nel cervello) .  Il placebo fa sì che il cervello attivi le endorfine , ossia  la nostra morfina naturale, che agisce sugli stessi recettori realizzando un effetto analogo.

E’ chiaro che non tutte le malattie e tutti i sintomi si possono “curare” con i placebo.

“Come detto è importante il “rito” terapeutico ; l’ambiente (assumere il placebo in ospedale è più efficace che assumerlo a casa), i camici bianchi di dottori e infermieri ,la forma, il colore, l’eventuale marchio del placebo …fanno la differenza”.

Hanno visto ad esempio che pasticche bianche (di semplice lattosio) inserite in una confezione con su scritto “antiacido” , servono ad attenuare i dolori di gastriti ed ulcere. Capsule verdi e azzurre , con dentro anche solo bicarbonato , sono efficaci come tranquillanti. Pillole di colori caldi , come il giallo e il rosso (anche se sono solo colorante) , hanno effetti antidepressivi. I tecnici dicono che sono ancor più valide le iniezioni di sostanze assolutamente neutre , soprattutto se praticate in ambito ospedaliero. Ma anche gli sciroppi “placebo”sono efficaci, sembra che come “antitosse”  si possano avere effetti positivi per l’85% dei casi. Si parla anche dell’efficacia  in malattie come il Parkinson alternando cure effettive con placebo che auto stimolano  la produzione di dopamina.

Personalmente posso essere testimone di un effetto “placebo”. Da sempre assumo 1/2 pastiglietta di benzodiazepina da 1mg per “dormire”. Il mio medico mi ha sempre detto che quel quantitativo è come bere acqua fresca. L’assunzione di questo farmaco è legata ad un rituale……..la sera mi lavo i denti …prendo la1/2 pastiglietta…vado a letto…faccio le parole crociate per un quarto d’ora….e dormo!  Qualche sera fa ho creduto di fare tutto questo , ma dopo la soluzione del cruciverba il sonno non veniva , dopo quasi un ora, mi sono improvvisamente ricordato che non avevo preso la pillolina ……l’assumo …..torno a letto e dopo cinque minuti dormo(ovviamente in quel tempo la molecola non era entrata neppure in circolo….) quindi assoluto effetto placebo.

Agopuntura, medicine alternative, pranoterapia, omeopatia, pratiche sciamaniche , cromoterapia, placebo ecc. ecc. funzionano perché abbiamo in noi capacità curative intrinseche ,che opportunamente sollecitate possono portare a benessere o addirittura a guarigione.

L’articolo però mette in guardia a non fidarci troppo ed in maniera ottusa di queste pratiche…” Potremmo un giorno aumentare ancora l’efficacia del placebo ? Forse, ma fino a che punto è giusto ingannare il paziente anche se a fin di bene?   Oggi di sicuro gli esperti non svelano a cuor leggero la portata delle loro ricerche : rendere di pubblico dominio il vero potere del placebo significa infatti spianare la strada agli approfittatori che puntano sulla suggestionabilità dei malati  per proporre cure palesemente antiscientifiche e magari dannose”.

“Placebo” futuro del verbo latino piacere cioè …..io piacerò……….non è tutto un programma ?

 

PLACEBI CONTADINI USATI NEL MEDIOEVO


Sul web
Nel Medio evo, o meglio definito “periodo buio”, nelle campagne i contadini, poveri e con poca sapienza, utilizzavano mezzi alternativi per curare i propri acciacchi. A diversità dei giorni nostri, l’effetto placebo aveva un effetto davvero grande nella mentalità di quei giorni, bastavano poche e semplici parole per portar da malata a sana una persona. Ebbene, come figura sapiente di quell’epoca, al primo posto, vi era il “Segnone”, una sorte di santone dell’epoca, al secondo posto vi era la Benedizione data da un prete e al terzo posto i Medici, che non si definirebbero nemmeno medici, anche perché utilizzavano gli stessi metodi di quelle che poco dopo venivano definite streghe. Ma per conoscere questi Segnoni è necessario raccontar cosa facevano ai poveri contadini del tempo…

Attraverso segni, secondo tal persona, magici il guaritore invocava parole che portassero via la malattia. Ma saggia era la loro mente e forte la vista di tali persone, che creando quella che oggi si chiama “diagnosi” attraverso poche parole oppure facendo assumere alcune erbe guarivano il male. E se questo non passava? Bhe allora sicuramente, sempre secondo la popolazione, si trattava di malocchio e si doveva ricorrere a personaggi più dotati di poter sovrannaturale.

Ma di tutto ciò di reale c’è ben poco…

C’è una gran esperienza nell’arte del dissuadere le persone, portando anche della semplice acqua a livelli miracolosi. Eppure questi Segnoni andarono avanti fino a non molto tempo fa, sebben la medicina moderna portò risultati più grandi! Ma vi è una cosa che le persone non ricordano, e si tratta del potere della mente.. Se tutti noi decidessimo di usare quella parte che si chiama autocontrollo, forse i Segnoni sarebbero i nostri psicologi! Ma fin oggi la maggior parte di quelli che una volta erano i guaritori sono diventati ciarlatani a scopo di lucro, e di reale vi è ben poco…o forse qualcosa c’è di nome denaro…

Un breve corsivo su “La Repubblica” mi ha fatto pensare e credo sia interessante condividerlo con voi, specie dopo l’articolo di Ilvo Diamanti riportato in Incontriamoci qualche giorno fa.
È passato un po’ di tempo da quando è stato pubblicato uno scritto, qui in Parliamone, sulla “fuga dei cervelli”… diplomati e laureati che trovano difficilmente lavoro in Italia.
Inoltre, proprio oggi, prima di volare a New York, all’assemblea dell’ONU, il nostro capo del Governo, Matteo Renzi, si è recato in California e precisamente  a visitare la “Silicon Valley”*, incontrando professori,imprenditori e rappresentanti di più di  5000 italiani, che lavorano nelle aziende tecnologiche o nelle professioni accademiche e di ricerca nella regione.

*per chi non dovesse saperlo la “Silicon Valley” in California, dove Renzi fa visita, è la sede di Apple e Google, Facebook e Twitter, Intel, Oracle, Yahoo, Ebay e tanti altri colossi dell’economia digitale.

L’articolista lo definisce “Un polo affascinante e temibile: perché qui finiscono per mettere radici tanti italiani di talento, ricercatori e ingegneri, imprenditori e designer, che non tornano più indietro.”

E Federico Rampini, il giornalista inviato in USA, che ha scritto l’articolo odierno, continua:

“Renzi trova qui un pezzo d’Italia vitale, dinamica e innovativa: da una parte è la riprova che le nostre università continuano a sfornare competenze di primissimo livello; d’altra parte è la conferma che queste competenze fioriscono meglio altrove.”

Allora domandiamoci ancora una volta perché i ragazzi italiani che hanno studiato, che sono ricercati anche all’estero, non riescono a trovare un lavoro qualificato in Patria?

E domandiamoci anche come mai, nonostante i tentativi del governo italiano per farli tornare in patria, con programmi di incentivi, gli esiti siano stati deludenti? Non erano abbastanza convincenti?

Ecco l’articolo di cui vi ho parlato.

Il mercato del lavoro tedesco fa shopping in Puglia (articolo di Repubblica)

In programma due workshop il 30 settembre a Bari e il primo ottobre a Lecce con lo Zav, l’agenzia di collocamento internazionale della repubblica federale tedesca. Oltre agli incontri formativi anche una serie di colloqui

MILANO – Quando non trovano lavoratori in casa, li vanno a cercare all’estero, li formano, gli insegnano la lingua e offrono loro un periodo di prova di sei mesi. Sta forse anche in questo la differenza tra la Germania e l’Italia, tra un tasso di disoccupazione al 4,9% e uno al 12,9%. A occuparsene è lo Zav, l’agenzia di collocamento internazionale della repubblica federale tedesca, che la prossima settimana sarà in missione proprio in Italia, in Puglia dove Eures Lecce ed Eures Puglia hanno organizzato due giornate di incontri informativi aperte a tutti.

Una missione alla ricerca di quei lavoratori che l’Italia non è in grado di formare o a cui non è in grado di dare un impiego. Obiettivo degli incontri è quello di fornire agli interessati le informazioni sulle opportunità di lavoro e sulla ricerca attiva di un impiego in Germania. A supporto dello Zav ci sarà anche l’Istituto di cultura italo-tedesca di Lecce per chi volesse imparare il tedesco. Il primo workshop si svolgerà a Bari il 30 settembre, mentre il secondo sarà a Lecce, mercoledì 1° ottobre, alle 9,30, nella Sala conferenze della Provincia di Lecce, in via Botti.

Oltre agli incontro informativi, però, i funzionari dello Zav faranno dei colloqui di orientamento con potenziali candidati: in questo caso è necessario una discreta conoscenza del tedesco. Chi sarà ritenuto idoneo al termine dei colloqui, verrà preso in carico per un periodo di 6 mesi dall’ufficio tedesco di collocamento internazionale per valutare opportunità di lavoro in Germania.

I profili ricercati dai tedeschi vanno dal settore meccanico e automobilistico all’elettrotecnico; dalla tecnica di automazione (industria e artigianato) al montatore di impianti elettrici. Richiesti anche gli informatici. Per partecipare è necessario mandare una e-mail con allegato cv in italiano entro il 22 settembre, con oggetto ‘Partecipazione Lavorare in Germania’ a: eures@provincia.le.it per l’evento di Lecce (1 ottobre 2014) ed eures@regione.puglia.it per l’evento di Bari (30 settembre 2014). I candidati idonei a sostenere il colloquio saranno informati via e-mail e invitati a presentarsi con un cv redatto in lingua tedesca o, in sostituzione, in inglese.
(20 settembre 2014)

Un amico di Eldy, dalla Versilia ci mette al corrente dei suoi pensieri e delle sue proposte per “migliorare le condizioni di vita” e vivere più sereni.

Riflessioni sull’Unione Europea, specialmente ora che la Scozia affronta il referendum per decidere se staccarsi dal Regno Unito e riflessioni sull’Italia e sulle sue condizioni.

Tutte cose che ci toccano da vicino, si può essere d’accordo o no con le idee di Renato Sacchelli, ma bisogna riconoscere che sono esposte con grande chiarezza.

 

Quando miglioreranno le nostre condizioni di vita?
Renato Sacchelli

 

È da tanto tempo che mi pongo questa domanda: vorrei sapere quando l’uomo potrà vivere una vita più serena e con meno sofferenze.

Purtroppo, per quanto ci stia a cuore, l’Unione Europeain cui abbiamo sperato, non mi pare ci abbia portato i risultati sperati. Alla luce di ciò che vediamo oggi mi pare di non sbagliare nel dire: non corrisponde a quella che sognavano i padri fondatori, su tutti Alcide De Gasperi, Konrad Adenaur, Robert Schuman, Jean Monnet, Paul Enri Spack e Altiero Spinelli.

Alcide de Gasperi

Konrad Adenauer

Robert Schuman

Jean Monnet

Paul-Henri Spaak

Altiero Spinelli


******* Ci furono studi e attente valutazioni prima di dare vita alla Ceca (Comunità del carbone e dell’acciaio), il primo embrione di Europa Unita, non tanto per aumentare il commercio di tali prodotti, ma per evitare, in primis, che fra le vicine nazioni europee potessero scoppiare nuove sanguinose guerre, come le due combattute pochi anni prima.
Subito dopo si andò avanti nel processo volto a creare un mercato comune ed una maggiore integrazione fra gli stati europei.

Piano piano siamo andati avanti verso una più forte integrazione, tra frenate e accelerazioni.

Ritengo che sia stato commesso un grave errore nel coniare una nuova moneta unica senza pensare prima ad avere chiaramente una visione politica delle cose da fare per il raggiungimento del bene comune. Perché non è stata creata una banca coi capitali da destinare allo sviluppo delle attività produttive, le sole che riescono a dare ricchezza e benessere a tutte le nazioni del mondo?
E per quale motivo si è fatto l’Euro senza dare vita ad una banca centralecon potere di coniare moneta, come avviene negli Stati Uniti per la FED (FED = abbreviazione di Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti), in grado di fare fronte tempestivamente ad ogni tipo di emergenza finanziaria ed economica?

Sono rimasto sconcertato nel constatare che l’introduzione dell’Euro ha causato il raddoppio del costo della maggior parte dei beni, a partire dalla tazzina di caffè per passare alle scarpe e ad ogni altro tipo di articolo presente sul mercato.

Occorreva pensare subito alla creazione di un governo europeo cui affidare il compito di guidare l’Unione, possibilmente con l’elezione diretta del Presidente, come avviene negli Stati Uniti.

Invece ci siamo limitati ad eleggere un parlamento, quello di Strasburgo, i cui poteri sono estremamente limitati, di fatto lasciando alla mediazione tra i singoli governi statali il compito di guidare l’Unione.
Non siamo riusciti neanche a dare vita a una politica estera comune, per non dire ad una difesa unica.

Chi scrive è un semplice uomo della strada che non ritiene giusto che sia un singolo governo nazionale (quello tedesco) a dettare le regole per la compilazione dei bilanci di ogni singolo Stato membro dell’Unione. L’Ue si realizzerà se arriveremo, un giorno, a un vero governo europeo.

Il tanto sbandierato rigore nei conti pubblici della cancelliera tedesca Angela Merkel a me sembra eccessivo. Sarà difficile, infatti, per paesi come il nostro riuscire a conseguire il pareggio di bilancio e al contempo riportare l’economia a crescere mantenendo fisso al 3% il rapporto tra spesa pubblica e Pil. Con un debito alto come il nostro, infatti, gran parte delle risorse sono drenate dagli interessi e vengono meno, così, le risorse necessarie ad affrontare i diversi problemi che abbiamo. La coperta è troppo corta, non è difficile comprenderlo. E senza un minimo di flessibilità si rischia di distruggere tutto.

Angela Merkel

Sarebbe importante chiudere ogni anno con il pareggio di bilancio, che l’Italia riuscì a ottenere una sola volta, con il ministro delle Finanze Quintino Sella, divenuto famoso per il suo rigore ed anche per aver imposto la famigerata “tassa sul macinato”.
Ovviamente è un risultato difficile, tenendo conto delle difficoltà del Paese ed anche, purtroppo, degli enormi sprechi che da decenni ci portiamo dietro.

Queste limitazioni imposteci dall’Europa rischiano di portarci sempre di più nella miseria.

Ce la faremo ad andare avanti? Forse non avremmo dovuto accettare misure come il fiscal compact, ossia l’inserimento nella Costituzione di alcune clausole o vincoli tra le quali, ad esempio, l’obbligo del pareggio di bilancio e la significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil. Avremmo dovuto cercare subito di strappare un minimo spazio di manovra, per non restare strozzati.

Tempo addietro, l’allora capo del governo, professor Mario Monti, con una punta di ottimismo dichiarò di vedere la luce in fondo al tunnel.
Questa luce, purtroppo, non si illuminò d’immenso, come tutti poi abbiamo avuto modo di constatare.

Alla luce della situazione attuale non condivido la posizione assunta dalla Merkel e da altri ministri del suo governo. Il solo rigore ucciderà noi e, subito dopo, tutta l’Europa.

Servirebbero nuovi grandi uomini come Adriano Olivetti e Giovanni Borghi, “mister Ignis”. Chi è che non ha realizzato i progetti ideati dall’ing. Olivetti? Chi mi può dare una risposta? Negli anni ’50 a Roma, in un centro di elaborazione dati vidi una gigantesca macchina perforatrice di schede, costruita dalla Olivetti. Mi convinsi subito di quanto fosse importante, per l’Italia, avere una grande società come quella.

Una cosa è sicura: non è certo con i debiti che si risana l’ economia di una nazione.

Occorre, non mi stancherò mai di ripeterlo, ridare impulso alle attività lavorative che producono beni e servizi, le sole in grado di ridurre la disoccupazione, aumentare i consumi e migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

È importante anche che la politica dia un segnale di onestà e serietà: prima di chiedere nuovi pesanti sacrifici deve dare un segnale forte, riducendo sensibilmente gli altissimi emolumenti che percepiscono i politici e gli alti burocrati nazionali.
Un segnale di sensibilità che non può mancare.

E bisogna fare di tutto, inoltre, per  ridurre l’ imposizione fiscale, per favorire i consumi e rendere meno sofferta la vita delle categorie più deboli. Ovviamente meno tasse vuol dire meno spesa pubblica: e qui bisogna intervenire con intelligenza, eliminando innanzitutto gli sprechi e razionalizzando i costi. A questo punto è necessario una riforma fiscale che sancisca una volta per tutte che i costi dello Stato debbano essere contenuti sempre entro i limiti delle entrate.

La politica dovrebbe essere esercitata da uomini animati da “passione, spirito di sacrificio e di apostolato”, come scrisse anni fa Giorgio Giannelli, fondatore di “Versilia Oggi”.

Chi opera per lo Stato deve anche sentirsi, aggiungo io, molto gratificato per l’attività che esercita a favore della collettività.

Arrivo inoltre a pensare, se mi è consentito, che coloro che percepiscono emolumenti molto elevati dovrebbero essi i primi a chiedere, alla luce della grave situazione che il Paese sta attraversando, una riduzione dei propri stipendi.

O in alternativa che una parte cospicua degli stessi sia legata a risultati (numericamente misurabili) effettivamente raggiunti. Sarebbe un passo avanti di non poco conto.


Riusciremo? La raggiungeremo questa serenità?

scritto da paolacon il 31 08 2014



ORA PARTO IN VACANZA, PER UNA VERA VACANZA ANCHE IO; VI LASCIO IN BUONE MANI CON IL BOSCO E INCONTRIAMOCI, VISTO CHE È ANCHE TORNATA FRANCI, GIUSTO IN TEMPO.

UN CARO SALUTO A TUTTI, A PRESTO,
TRA UNA QUINDICINA DI GIORNI AL MASSIMO.


Tra il serio e il faceto Al & Fred parlano di problemi esistenziali
Sentiamo che hanno da dire ed eventualmente diciamo la nostra…
Vi risponderanno!


- Ciao, Al…
– Ciao! Senti Fred, da tempo volevo chiederti una cosa!
– Se è una delle tue stupidaggini te la puoi anche evitare!
– Ah è cosi? Secondo te io dico solo stupigaggini?
– Al… non è che dici stupidaggini ma è facile che tu non prenda seriamente certi discorsi!
– Quali per esempio?
– Ma che ne so?
– Vedi?
– Beh! dai, lasciamo perdere..che mi volevi chiedere?
– Va bene, si, lasciamo perdere….. Piuttosto, dimmi, secondo te, cosa è  l’istinto di consevazione?
– Ah! bella domanda questa! Tutti abbiamo l’istinto di consevazione, Al.

– Si lo so..
– Ed allora?
– Ed allora cosa?
– Volevo dire: l’istinto di consevazione hai detto che lo abbiamo tutti: tutti gli uomini?

– Tutti gli uomini, tutte le donne, e pure gli animali lo hanno.
– ECCO. Era qui che ti volevo!
– Aih!, Al, chissà che cretinata mi tiri fuori adesso!
– Non so, Fred, forse sarà anche una cretinata ma, stammi a sentire e seguimi bene:
– Ci provo…..
– Allora ascolta attentamente:
certamente conosci la teoria dell’evoluzione di Darwin….?
– Che c’entra questo?
– Lasciami proseguire senza interrompermi …. sai che ho qualche difficoltà…….!
– Certo che lo so…..lo so…..lo so…..
– Ecco, non perdi occasione per umiliarmi, Fred!
– Dai smettila e vai avanti!
– Va bene. Ma non mi interrompere perchè è un argomento difficile per me!
– Daccordo Al, ma cerca di essere chiaro e conciso!
– Non mi fare fretta!!!!
– Vai!!
– Allora ascolta, secondo la teoria evoluzionistica…….
– Ma dove le hai imparate queste cose? Al?
– Su internet, ma non mi interrompere, ti ho detto!
– Hai ragione , scusa.
– Allora dicevo, secondo la teoria dell’evouzione, tutti, compresi gli animali, hanno modificato i loro comportamenti nel corso dei secoli e millenni per adattarsi alle condizioni ambientali che mano a mano trovavano.
Non pretendere spiegazioni più approffondite perchè non te le so dare!
– Peccato, Al, mi sarebbe piaciuto saperne di più!
– Allora non ne sai niente neppure tu!!!
– Al, so solo quel poco che ho letto….
– Mah!!!! ed io che ti credevo uno scienziato !
– Piantala e vai avanti.
– Certo.
– Vai al sodo!
– Sì: senti……prendiamo per esempio una mosca.

– Ok

- Se una mosca ti gironzola attorno ti infastidisce vero? Ti infastidisce e tu cerchi di allontanarla, vero?
– Certo, è naturale.
– Ecco: ora come ti spieghi che tu cerchi di prenderla e lei ti frega sempre riuscendo a scappare tutte le volte?
– Ma certo, Al, la mosca percepisce il pericolo e scappa! È normale!
– ECCO!!!!
– Ora dimmi: se la mosca percepisce il pericolo, non significa che ha la percezione del pericolo?
– Cosa intendi per percezione del pericolo?
– Intendo dire che potrebbe essere che la mosca pensa e che pensando sappia valutare cosa è la vita e cosa è la morte.
– Ma che caspita di discorsi mi stai facendo? Al?  Una mosca che pensa? Ma è assurdo!!!
– Riflettici, Fred: se la mosca non avesse ragionato sul fatto che se si lasciasse prendere da te non avrebbe via di scampo, oggi di mosche non ce ne sarebbero più……..sarebbero tutte spiaccicate da millenni senza neanche sapere perché sono nate e che ci facevano lì….. invece? SCAPPANO, scappano e più velocemente di quello che sai fare tu!.

– Cosa vuoi dimostrare con questo ? Al ?
– Niente: hanno già dimostrato tutto gli altri, gli studiosi, gli scienziati…… loro sanno tutto! Ma io, nella mia semplicità, a volte mi pongo delle domande………non mi bevo tutto quello che mi dicono solo perchè me lo dice uno che dice di aver studiato.
– Al, mi stai meravigliando, sai? Credevo che anche tu, pur avendo una testa non la usassi…….!
– Fred…..io ci provo ad usarla ma non sempre mi riesce!
– Lo so…….
– Ti faccio ancora un esempio?
– ….. Veloce!
– Abbiamo detto anche gli uomini, vero?
– Allora rispondi a questo:
lasceresti un neonato, un bambino piccolo, oppure un cucciolo di animale, da solo, in prossimità di un pericolo grave, come potrebbe essere un balcone, una strada trafficata o un precipizio?


– No di certo!
– Perchè no?
– Ma che discorsi mi fai! Perchè non hanno la cognizione del pericolo ancora!
– ECCO vedi? Fred…….. non hanno ancora la cognizione del pericolo! Cioè non sanno ancora valutare le conseguenze che potrebbe avere un pericolo. Ora dimmi: il saper valutare le conseguenze di un eventuale pericolo non presuppone necessariamente una forma di ragionamento? La formica se la schiacci mentre cammini non se ne accorge neppure ma se ti ci si avvicini tenterà di fuggire……Perchè?
– …..Al……. scusami tanto, ma stanno suonando al citofono!!!!…………