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alfred-sandro.ge immediatamente dopo i risultati delle elezioni amministrative scrive questa nota nella “vetrinetta” che molto fa riflettere sul comportamento degli elettori. La scrive proprio per provocare un dibattito che apre a tutti gli eldyani. Sono pensieri liberi, molto seri e che sicuramente un gran numero di voi avrà avuto.
Ho ritenuto opportuno pubblicarla come articolo singolo, per dargli più spazio visivo, anche per l’interesse che ha suscitato nei primi commenti (Franci, Lorenzo) di chi l’ha letta.
In parallelo, nel Bosco, c’è un articlo sul bla bla bla delle chiacchiere elettorali di lorenzo9.rm
CHE DIRE?
La maggioranza degli aventi diritto non ha votato.
Che significato dare a questo non voto?
cosa significa l’astensionismo?
sfiducia?
protesta?
Colui che non vota, che non si reca alle urne davvero manifesta un qualcosa?
Cosa può voler dire chi non dice niente?
“a me non interessa”?
Non interessa cosa? La situazione politica attuale? La politica in generale?
Non interessano i disoccupati? Il futuro dei giovani? Non interessa la chiusura di fabbriche, la continua perdita di posti di lavoro? Non interessa la sempre crescente difficoltà di moltissime famiglie ad arrivare a fine mese, la crescente difficolta a curarsi, a far studiare i figli.
Non interessano le difficoltà di quegli artigiani oberati di debiti?
Oppure chi non ha votato ha espresso il suo disinteresse a questa situazione perché non ne è toccato?
NON MI RIGUARDA! SONO AFFARI LORO!
Il non voto può essere considerato partecipazione alla vita pubblica di un paese?
La disaffezione alla vita pubblica di un paese lo può migliorare?
Chi ha il dovere di governare sarà spronato a farlo meglio? Più di quanto ha fatto dalla astensione massiccia dal voto?
DIALETTO…
Sembra che sia un argomento che interessa molti di noi. Tra i commenti che sono stati inseriti nella “Bacheca-buca delle lettere-suggerimenti” ce ne sono diversi che affrontano quest’argomento.
Già molto più di un anno fa, proprio in Eldy, fu soggetto di discussione: dialetto sì, dialetto no. Possiamo usarlo o no?
Alfred per primo lo ripropone e poi Franco Muzzioli, Giuliano, Riccardo.
La ricchezza di Eldy è proprio questa: veniamo da tante aree geografiche differenti e tutti abbiamo parole nostre, legate alla nostra regione, allora vogliamo metterle in comune?
Ci potremmo scambiare di tutto, non solo frasi, o detti, o proverbi, o parole, o poesie, o canzoni, ma anche piatti tipici, il tutto legato alla nostra terra e volendo anche leggende.
Infine, una proposta suggerita da Giuliano: perché non scrivere anche di un determinato argomento (usando il dialetto, con traduzione) ed un altro eldyano risponde (usando il suo dialetto con traduzione). Per esempio qualcuno scrive in vicentino (con traduzione) e qualcun altro gli risponde in napoletano (con traduzione)
Bene a voi di “giocare” se vi va e buon divertimento!
Riporto qui, tra i commenti, gli ultimi vostri, postati in “bacheca” e che riguardano i dialetti. (pca)
Per continuare il discorso, aperto nell’articolo precedente (e che potete trovare qui sotto, sul rullo) articolo sulle abitudini, riti e tradizioni degli “altri”, Sandra ci fa sapere com’è la Pasqua in Grecia e, visto che sarà la prossima domenica, ne parliamo. Grazie Sandra!


L’indomani è PASQUA, inizia il pranzo, lo scambio delle uova e il picchiare un uovo sull’altro “KRISTOS ANESTIS” rispondendo “ALITOS ANESTIS”. E come pranzo, intendiamo un Gran Pranzo perché, dopo 40 giorni di digiuno, l’agnello allo spiedo è la cosa più buona…
Noi sappiamo che la festa più importante in assoluto per la cristianità, nucleo essenziale della fede cristiana, è la Santa Pasqua.
Ma vediamo che cosa succede nelle altre religioni non cristiane.
Per tutte le religioni monoteiste, e anche per i laici, c’è un momento dell’anno, che poi coincide con il ciclo della primavera, con rituali e tradizioni piuttosto simili.
Mi piace ricordare molto brevemente questi “culti”, perché le differenze tra popoli e religioni, che sembrano tanto importanti e distanti, sono alla fine molto minori di quanto non si pensi e, secondo me, le genti hanno tanto più in comune di quanto non si immagini.
Lasciando fuori il discorso della fede e dei credo religiosi e rispettando tutti, senza distinzione,
mi soffermerei piuttosto sul rituale delle celebrazioni e su quello che c’è in comune tra di esse.
Le cerimonie, a cominciare da quelle cristiane, sono tutte più o meno legate all’equinozio di Primavera, il 21 marzo. Infatti la Pasqua ebraica, che non ha lo stesso significato religioso di quella cristiana, si commemora dopo il plenilunio che segue l’equinozio di primavera.
La celebrazione è in ricordo dell’Esodo dall’Egitto, da parte del popolo di Israele, guidato da Mosè e l’attraversamento del Mar Rosso.

È per questo che uno degli elementi tradizionali più importanti tra i cibi, è il pane non lievitato (matzah o pane azimo) in ricordo del fatto che il popolo, fuggendo, non ebbe il tempo di far lievitare il pane.
Ma oltre a questo, parte del rituale tradizionale è la pulizia accuratissima della casa, per eliminare ogni traccia di pane lievitato.
A questo punto, sorge subito una riflessione: ma non è la stessa cosa nelle tradizioni cristiane? Le famose “pulizie di Pasqua” da dove hanno avuto origine?
E poi, leggendo qua e la, si apprende che anche nella cultura persiana, nella quale la Pasqua non esiste, ma il 21 marzo, equinozio di primavera, è il primo giorno dell’anno e si chiama Now Ruz (nuovo giorno), fa strettamente parte del rituale delle celebrazioni, l’accurata pulizia della casa, ornarla con fiori, e consumare cibi speciali.
Infine le uova, comuni a tutte le religioni e a tutte le feste di primavera, simbolo universale di nuova vita.
Non è un caso che la Pasqua ebraica (Pesach) sia vicina come tempo a quella cristiana, infatti è proprio durante la cena celebrativa di Pesach che Gesù (non dimentichiamoci che era ebreo) annuncia la sua fine imminente.
E come la Pasqua ebraica significa “passaggio” e quindi cambio, rinnovamento, quella cristiana vuol dire due volte rinnovamento di vita, perché è resurrezione.
Io continuo ad attenermi ai riti non religiosi, ma c’è da ricordare che anche nella tradizione persiana del nuovo anno, c’è il rinnovamento, il risorgere della natura, la simbiosi con la natura.

Ed ecco i fiori nelle case di tutte le diverse fedi, le uova, il grano in ogni sua forma, i vestiti nuovi, le pulizie, l’agnello e soprattutto la celebrazione intorno a una tavola, ma in famiglia e con amici stretti.
Allora siamo poi tanto diversi gli uni dagli altri? (pca)
Ed ora lo scritto di Franco Muzzioli che ci parla di una Pasqua laica
Una Pasqua laica!
Se il nostro sguardo varca le mura di casa , può vedere la natura che risorge, usciamo dalle brume invernali ed entriamo nel sole tra lo sfavillio di fiori e di foglie nascenti.
Da tempi remoti, in questo periodo, quando i popoli erano nomadi sacrificavano agli dei i primi nati delle loro greggi, divenuti poi stanziali ed agricoltori, offrivano le primizie del raccolto.
Il nome Pascha, che in aramaico vuol dire “passare oltre” è stato introdotto dagli ebrei in memoria del passaggio “dell’angelo sterminatore” che nel vecchio Testamento li risparmiò per colpire spietatamente gli egiziani.



Anche l’uovo è un simbolo antichissimo e si trova in tutte le civiltà e ha come significato la vita che si rinnova.
La colomba invece deriva dalla forma di un pane, che greci , egizi e romani facevano in primavera per offrirlo agli dei.
Tutte queste tradizioni sono state assimilate dal Cristianesimo che ne ha visto la concretizzazione del messaggio Evangelico e cioè il passaggio dall’inverno della morte, alla primavera della gloria di Dio, cioè l’avvento di un Regno che non è di questo mondo e al quale tutti i cristiani sono chiamati, grazie alla Resurrezione di Gesù il Cristo.
Vivo questa festa nel risveglio della natura e nella speranza che l’uomo ritrovi la bontà e la volontà di costruirsi un vita migliore.
Per me è la festa dei bambini, che sono la primavera della vita e sono il futuro del mondo e spero che ascoltino ancora la parola di Gesù, che personalmente non so se è risorto, ma i suoi messaggi e tutta la sua esistenza terrena chiamano alla bontà e ad una vita degna d’esser vissuta.
Un abbraccio , laico, ma sentito…
Vi ripropongo questo bellissimo articolo di Pino sulla Pasqua! Con grande chiarezza Pino ci fa riflettere sul vero significato della Pasqua
Riflessioni aspettando la “ PASQUA”
La Santa Pasqua rappresenta la fonte ed il nucleo essenziale della fede cristiana. Come festa, non con lo stesso significato, era già esistente al tempo di Gesù e si celebrava nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera; con essa gli ebrei ricordavano la liberazione, ad opera di Mosè, del popolo di Israele dalla schiavitù degli egiziani. Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico: pasha, che corrisponde all’ebraico pesah, il cui senso generico è “passaggio” “passare oltre”; gli ebrei ricordavano l’attraversamento del Mar Rosso, che costituiva il cambiamento dalla vecchia vita di schiavitù alla nuova vita intrapresa dopo il loro insediamento nella terra promessa avvenuto successivamente ad opera di Giosuè.
Gesù proprio nel festeggiare la Pasqua ebraica (ultima cena) ha annunciato ai discepoli la Sua imminente fine che sarebbe avvenuta per mano dei responsabili del popolo ebraico, aiutati anche dal tradimento di un discepolo che era seduto al Suo stesso tavolo.
Quindi Gesù ha voluto innestare la nuova Pasqua in quella ebraica ma il significato, se pur conservato nel solo vocabolo: “passaggio”, assume un valore completamente nuovo perché con tale ricorrenza i cristiani ricordano la morte ma soprattutto la risurrezione di Gesù Cristo, “passaggio” e liberazione da ogni limite e schiavitù di natura e finanche dalla morte che ne costituisce il limite massimo. Con tale passaggio si ha lo sboccio ad una vita totalmente nuova e diversa, un vita che dura per sempre (vita eterna). Da tale evento prodigioso e reale, avvenuto ad opera di Gesù, che ha riportato in vita il Suo stesso corpo, scaturisce la sorpresa e lo stupore che accompagna il valore intrinseco di questa festa (in parte viene rappresentato dalla sorpresa nascosta negli ovetti di Pasqua o da quelle uova – simbolo di vita – nascoste da canestrine di pane sulla superficie dei dolci che la tradizione propone nel periodo pasquale, la stessa attesa per la loro consumazione carica le aspettative della sorpresa da cogliere solo nel giorno della festa). In effetti tale evento ha dato all’uomo una “buona notizia”, una novità, una promessa, una “sicura Speranza”, come dice San Paolo, ha dato la buona notizia di una vita eterna concreta, una vita vera, una vita nuova che inizia proprio quando tutto sembra perduto, ma analoga concreta e reale risurrezione è stata riservata anche a tutti coloro che, riconoscendo nell’uomo Gesù anche tutta l’intera divinità del Dio Padre unico vero Dio al di sopra di tutto, acconsentono che la stessa Forza vitale, che ha operato la risurrezione di Gesù, operi in loro quella trasformazione che li renda degni di entrare a pieno titolo in quella realtà nuova proposta dall’evento stesso.
Se nonostante le ricorrenze di Pasqua passate, ci accorgiamo che ancora non si è sviluppato in noi quel rapporto nuovo con Dio, è segno che ancora non diamo molto credito ai fatti riportati nei vangeli riguardanti la morte ma soprattutto la risurrezione di Gesù, ciò nonostante essi costituiscono la sorgente e la meta della fede cristiana che da sempre richiama l’uomo a morire alla vita vecchia, convertirsi e procedere ad un nuovo rapporto con Dio che rigenera l’uomo e lo conduce ad una nuova realtà.
E’ alla luce di tali sentimenti che auguro a voi tutti una Buona Pasqua di Resurrezione!



































