“Ecco Signora, questa è la roba che aveva in tasca al momento dell’incidente”-le dice freddamente l’agente della stradale.
“Legga e poi firmi in calce”.
Laura non riusciva a leggere. Le lacrime le appannavano la vista.
L’agente le prese il modulo che aveva appena compilato e glielo lesse, elencando come fosse stato un inventario di fine anno: …un portafogli di pelle marrone contenente documenti personali, 175 euro in moneta cartacea, 7 euro in monete metalliche da 1,2, e alcuni centesimi, alcune foto di Lei signora e dei figli immagino, una fede in oro e…………
Laura scoppiò in un pianto dirotto quando vide il castagnotto che Beppe, suo marito, teneva in tasca da sempre.

Era il suo portafortuna….da sempre.

“Mi scusi” disse, tirando su col naso all’agente che, finito di leggere, le porgeva il modulo affinché lo firmasse.
“Mi scusi, ma è stato tutto cosi improvviso……… e poi aveva il castagnotto porta fortuna.
Non gli sarebbe dovuto accadere niente…….niente, mai!!!!”

“Mi spiace” disse il poliziotto senza partecipazione ritirando il modulo firmato, bagnato da un paio di lacrime.
Raccolse la roba di Beppe, la mise in una borsa di plastica azzurra assieme agli abiti che Beppe indossava al momento dell’incidente, si avviò verso l’uscita del commissariato.

Il sole alto di giugno rendeva l’auto  una fornace.

Aprì i finestrini, mise in moto, posò la borsa a fianco sul sedile del passeggero, annaspò al suo interno, ne trasse il frutto che Beppe teneva sempre in tasca fin da quando la nonna glielo diede esortandolo a portarlo sempre con sé perché, a suo dire, lo avrebbe preservato dal raffreddore.
Lo guardò stringendolo dolcemente e lo baciò. Spuntò un’altra lacrima.
 

 

Detestava portare sempre con sé quella castagna – le aveva raccontato un giorno Beppe – perché gli dava fastidio quando portavo i calzoni stretti e andava a ballare con gli amici e le amiche, ma la nonna era un carabiniere severissimo: se avesse scoperto che non l’aveva con sé lo avrebbe diseredato.
Poi, piano, piano, quel frutto divenne il suo portafortuna, non sapeva più farne a meno: era come avere sempre la nonna vicino a proteggerlo.

Pensava a questo Laura mentre con le mani sul volante stringeva ancora quel prezioso frutto.
Come avvolta da una coltre di nebbia che le ottenebrava tutti i sensi si dirigeva, simile ad un automa, alla camera ardente allestita per Beppe nell’ospedale, dall’altra parte della città.
C’erano già parenti ed amici ad attenderla. I figli Alberto e Martina le si fecero incontro e rimasero per un tempo interminabile in un commovente e silenzioso abbraccio.

“Guardate” – disse con un sorriso appena accennato, cosciente che avrebbero subito capito, senza bisogno di spiegare niente.
C’era sempre stata molta intesa tra loro quattro.

Aprì la mano e mostrò il portafortuna di papà.

Alberto, guardò la mamma, poi guardò Martina che a sua volta guardò la mamma: ancora una volta si erano capiti al volo.
Assieme si avvicinarono al feretro, a turno  baciarono per l’ultima volta la fronte del loro caro.
Martina prese la castagna e la mise in una tasca della giacca di papa.

Per un attimo sembrò che Beppe sorridesse.
 

Sono passati tre anni dalla morte di Beppe: sulla sua tomba ora c’è un piccolo alberello di ippocastano.

Mi ricordo delle parole di Fabrizio de Andrè … quella bella canzone che comincia: … “Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole…”

“Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.”

 

 

15 Commenti a ““Il castagnotto” scritto da Alfred-Sandro1.ge”

  1. alfred-sandro1.ge scrive:

    l’ippocastano pare abbia sorprendenti proprietà
    fitoterapeutiche tra le quale , dicevano i vecchi,
    preservare dal raffreddore se tenuto in tasca o in borsa uno dei suoi frutti.

  2. robertadegliangeli scrive:

    Commenti abilitati Carissimo Sandro sai questa tua storiella è triste. io volevo dirti che nelle mie porse ce sempre un castagnotto come lo chiami tu, la mia mamma diceva che tiene lontano il raffreddore.

  3. giuseppe3.ca scrive:

    Grazie! Una storia piena di significato. un legame affettivo tra essere umani uniti da un solo pensiero: quello della nonna che aveva voluto trasmettere il suo amore depositandolo in un castagnotto quale simbolo di affetto e protezione per i suoi cari.

  4. alba morsilli scrive:

    fRANCO Muzzuoli il mio commento è stato una presa in giro,
    mi sono divertita alle spalle di Sandro e lui con spirito cameratismo ha a accetato e abbiamo riso in sieme

  5. paolacon scrive:

    Grazie Marc,
    Hikmet è davvero speciale

  6. marc52 scrive:

    Commenti abilitati
    FOGLIE MORTE DI HIKMET, POESIA DELLA NOSTRA VITA.

    Veder cadere le foglie mi lacera dentro
    soprattutto le foglie dei viali
    soprattutto se sono ippocastani
    soprattutto se passano dei bimbi
    soprattutto se il cielo è sereno
    soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
    soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
    soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
    soprattutto se quel giorno mi sento d’accordo con gli uomini e con me stesso
    veder cadere le foglie mi lacera dentro
    soprattutto le foglie dei viali dei viali d’ippocastani.
    (Nazim Hikmet)

    Il nome “ippocastano” significa “castagno dei cavalli” in quanto i frutti,chiamati in passato”castagne d’India,” venivano utilizzati per curare alcune malattie dei cavalli e a volte come cibo per pecore e maiali.
    NOME LATINO: AESCULUS HIPPOCASTANUM
    L’ippocastano viene comunemente utilizzato come abbellimento in viali e giardini per la sua imponente ed ombrosa chioma; non è originario delle nostre regioni poichè è stato importato dall’Europa Orientale verso il 1600.

  7. Cetti scrive:

    Commenti abilitati
    Un bel racconto, bravo Sandro,complimenti. ☺
    A proposito, anche nella mia borsa c’è una castagna, sempre quella, da tanti anni. E non la tolgo, anche se il raffreddore mi viene lo stesso :)))Ciao

  8. Anna B. scrive:

    Anch’io ho come portafortuna una castagna matta, da parecchi anni.
    E’ confortante leggere questi racconti, sanno di buono, di valori ancora intatti, di bontà d’animo.

  9. elisabetta8mi scrive:

    ALFREDO,LA STORIA DELLA CASTAGNA MATTA LA CONOSO MA NON è POI CISI’BANALE .TU SEI UNA PERSONA IN GAMBA HAI PARLATO DELLA VITA E DELLA MORTE ,CON TANTO GARBO DA FARLA PASSARE COME UNA STORIELLA MA SEI STATO BRAVO ,SEI ANDATO IN PROFONDITA’DANDO LA CONTINUITA’,CON LA GRESCITA DELLA PIANTA CHE è MOLTO SIGNIFICATIVA.COMPLIMENTI CIAO CON UNA CALOROSA STRETTA DI MANO

  10. Lorenzo.rm scrive:

    Bella e delicata la tua storia, Alfred. A differenza di quanto riteneva De André sei riuscito ad esprimere con le parole i sentimenti del cuore.

  11. franco muzzioli scrive:

    Caro Alfred anche io ho sul comodino un frutto di ippocastano, soffro di raffreddori….e continuo a soffrirne….nonostante.
    Molto poetico il tuo racconto anche se un pò “gotico”,come lo è la soluzione di Alba…..mamma mia …dai è primavera …gli alberi non nascono solo dai cadaveri,

  12. alba morsilli scrive:

    a parte il dispiacere che la famiglia subisce, io vorrei fare un discorso diverso quello della sepoltura, dove loro ingenuamente hanno messo il suo portafortuna nella terra, ma forse la nonna vedeva lungo, perchè la terra non distrugge tutto traforma.
    Il culto dei morti ogni paese ha le sue usanze, ma attualmente che la cremazione è il metodo più usate io sarei del parere di mettere le ceneri in un terreno dove vi sia bisogno di bonifica, pensate che concime biologico e naturale,dove veramente alberi di castagno si possono interrare, e così per il resto

  13. sandra .vi scrive:

    Quanti ricordi ha risvegliato il tuo racconto,Alfred,il castagno,frutto dell’ippocastano o “castagna matta” come dicono a Milano.Secondo mio papa’,tenere in tasca una castagna preservava dal rffreddore:e cosi in autuno bisognava andare a prendere i frutti freschi.Pero’ nn si oitevano raccogliere in un posto qualsiasi ,dovevamo andaere al parco di MONZA.Fra i tanti c;era quello che piaceva a papa’ ,raccogliavamo una mangiata gleli portavamo e lui sceglieva;dandone uno per uno a noi.Quante risate e come prendevamo in giro ,caro papa’ per la sua mania…..Naturalmente se uno di noi prendeva il raffreddore ,nn aveva tenuto la castagna in tasca.Eppure ancora oggise trovo una castagna la prendo eme la metto intasca e,se posso ne metto qualcuna nella borsa dei miei.

  14. novella scrive:

    ma cosa mi volete moderare volete ke non commenti + ditelo

  15. novella scrive:

    bravissimo alfred, realtà e fantasia, esiste davvero tomba co ippocastano, famiglie vigili unite anke nelle disgrazie……….. ciao carissimo alf e grazie

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