In questo blog ultimamente abbiamo parlato di antichi mestieri, mestieri dimenticati o che hanno subito una grossa variazione con l’uso di metodologie e mezzi tecnici più moderni.
Ma per la nostra memoria non ci sono solo i mestieri, c’è quello che facevamo.
Alba ci ha raccontato di un treno a carbone… quello stesso treno portava anche altro.
Ascoltiamo i ricordi di Alba, ma se ne avete voi altri sarà un vero piacere condividerli, leggerli, abbandonarcisi, apprezzarli, commuoversi… e perché no, provare un po’ di malinconia.
Aspettiamo anche i vostri  ricordi di vita o di antichi mestieri dimenticati.
Coraggio, Parliamone vive grazie a tutti voi.(pca)

 

L’altro giorno porgendo una banana per merenda al mio nipotino Diego, mi disse:  “nonna me le levi questi fili che scendono?”

La mia mente in quel momento è volata alla mia infanzia quando io per la prima volta ho gustato una banana
vi racconto:
Esisteva un treno merci che dal porto di Genova traversava la città, portando carichi da smaltire nella discarica dell’immondizia (rumenta  in dialetto).
Allora a quei tempi lo scarto era minimo, la plastica non esisteva, il vetro veniva riciclato, ve la  ricordate la caparra per restituire le bottiglie?

La carta serviva in casa:  con i giornali si pulivano i vetri e del resto si facevano le palle per poi metterle nel fuoco. Si macerava la carta con  acqua fino a formare una fanghiglia, si stritolava con le mani  e si confezionavano le palle, dopo di che, erano messe al sole ad asciugare, per poi finire nel fuoco della stufa.
Noi bambini, nella discarica cercavamo ferro, rame ed i vari metalli, (una vota fui baciata dalla fortuna trovai un grosso anello) per venderli allo straccivendolo (è sì l’omone che urlava per la strada con il sacco e la bilancia appesa alle spalle, il terrore dei bambini perchè veniva loro detto: “se fai il cattivo l’uomo del sacco ti porta via”).
Ho divagato un goccino, per creare con la fantasia la scena di un film che non è possibile restaurare, perchè esso fa parte solo della mia memoria.

Tornando al treno, un giorno giunse carico di una crema dolciastra, non avevo mai assaggiato quel gusto, mi piaceva ma che cosa era?
In un altro vagone vi erano delle cose che assomigliavano alla mezza luna e gialle (banane era la prima volta che le vedevo)!
Ora che sono nonna rido al pensiero che mi divertivo a scivolare sulla crema di banane disfatte, solo che le amiche mosche mi correvano dietro: ero dolce.
Col tempo e il progresso tutto svanì, nasce l’era moderna schiavi della plastica …
… ma questo sarà un altro racconto.

4 Commenti a “Le banane…ricordi del treno di Alba Morsilli”

  1. Titina scrive:

    Ecco, Alba, un bellissimo spaccato della nostra vita di bambine nel periodo in cui, mancando quasi tutto, ogni cosa nuova era una scoperta. Hai raccontato del tuo primo incontro con un frutto esotico, sconosciuto ai più, anche perchè abbastanza costoso a quei tempi e che solo i benestanti potevano permettersi. MI hai fatto tornare in mente quando, a nove anni ho assaggiato per la prima volta la nutella che forse non si chiamava neppure così, ma era proprio lei, in certi piccoli contenitori monodose a forma di macchinina, me l’aveva comprata mio nonno il giorno che mi portò per la prima volta al mare a Marina di Lesina. Che gioia mostrarla alle mie amichette e fargliela assaggiare intingendo il dito nella crema (alla faccia dell’igiene)! E che dire della locomotiva a carbone? Anch’essa è legata alla mia infanzia. Dovete sapere che Carpinone, il piccolissimo paese dove sono nata, ha la stazione ferroviaria risalente al 1897 e rappresentava uno snodo importante per la tratta ferroviaria perchè metteva in comunicazione le grandi città Roma e Napoli con Campobasso e con Sulmona; bene, la maggior parte dei treni che passavano per Carpinone 55-60 anni fa, erano locomotive a carbone e, immancabilmente, quando uscivano dalla galleria che immetteva nella stazione, da questa usciva una densa nuvola di fumo; le nostre mamme ci portavano sopra la galleria per farci respirare il fumo del treno, perchè si diceva che fosse terapeutico per la tosse convulsiva, un malanno molto diffuso fra i bambini dell’epoca. Ecco Alba, ora devo ringraziarti perchè, leggendoti, hai fatto riaffiorare alla mia mente ricordi rimasti sopiti, ma mai dimenticati … sarebbe bello che anche altri racconti si aggiungessero, in fondo Eldy è fatto da persone tutte oltre gli anta anta che sicuramente avranno tante cose da ricordare!

  2. sandra .vi scrive:

    Hai ragione Lorenzo ,il grandissimo pregio dei racconti di Alba sta nell’ essere profondamente veri e vissuti. Descrivono tutta la sofferenza da lei patita nella sua vita con semplice dignita ‘Alba nn possiamo che dirti grazie

  3. Lorenzo.rm scrive:

    I racconti di Alba hanno moltissimi pregi, ma l’essenziale è che sono profondamente veri e vissuti. Grande.

  4. alessandro32 scrive:

    si..si…si la dolcezza che ai tempo del dopoguerra e mancata alla maggior parte di noi……meno ad alcuni ” privilegiati”.
    Ricordo la mia merenda pomeridiana quando giocavo con i miei amichetti in giardino e mia madre mi porgeva pane bagnato con un velo di zucchero mentre il ” privilegiato ” mangiava dei bei panini con la frittata appena fatta; rabbia? invidia? frustrazione infantile? non so descrivere quella sensazione, ma una cosa è certa Alba,che quelle sensazioni furono le molle per affrontare la vita.
    Non voglio fare paragoni con l’oggi seno mi prendono per disfattista in tutti i blog di eldy…….. ma la dolcezza che abbiamo accumulato noi anta sara difficile che la modernità l’accumuli.
    …………Soffrire per capire i valori e trasmetterli.

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