http://www.youtube.com/watch?v=YvdX5Ht3U9w

 

Nella mia tradizione, nel mio costume, nella mia cultura, la famiglia è stata sempre considerata la cellula fondamentale della società, il “luogo”, chiamiamolo così, dove si manifesta lo spirito di solidarietà, dove si stabiliscono le basi dell’educazione, dove, in poche parole, si “costruiscono” e crescono le nuove generazioni.

I valori, che fin dai primi anni di vita, i giovani “assorbono” nell’ambito familiare sono, salvo eccezioni, destinati a lasciare tracce profonde, a formare il carattere, a condizionare, in senso positivo, l’esistenza. Insomma, quasi un “marchio di fabbrica”, un marchio “doc”.

Per questo, accetto ed approvo incondizionatamente il principio codificato nell’art.29 della Costituzione che recita:”La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

I grandi fenomeni sociali di questa nostra epoca propongono numerosi problemi che hanno riflessi, inevitabilmente, sulla famiglia. La casa, il lavoro, l’assistenza, le condizioni economiche, sono punti sui quali è opportuno riflettere per eliminare, attraverso adeguate scelte politiche, le difficoltà che troppo spesso ostacolano la serenità familiare.

Dovremmo dedicare grande attenzione anche alle migrazioni, che definirei bibliche, dal Sud al Nord del mondo, dai paesi poveri ai paesi ricchi, o ritenuti tali. E’ chiaro che lo spostamento di grandi masse di emigranti crea sconvolgimenti destinati a durare nel tempo, con conseguenze gravi sull’unità della famiglia, sull’educazione dei figli. E dal momento che a risentirne saranno anche gli immigrati che risiedono e, in numero sempre maggiore, risiederanno in Italia, non possiamo non preoccuparcene.

Non posso trascurare, a questo punto, un accenno al rapporto tra culture e tradizioni che si pone sempre più al centro della nostra attenzione.

L’arrivo, nel nostro Paese, di masse di islamici, fa evocare i pericoli di un’islamizzazione dell’Italia, indipendentemente dall’aspetto meramente religioso che, nella fattispecie, non mi interessa.

I pericoli maggiori sono quelli ai quali è esposta proprio la famiglia, perché su questo terreno le concezioni tra le due culture, quella cristiana e quella islamica, sono profondamente diverse e, direi, antitetiche. Rispetto e dignità per la donna, rifiuto della poligamia, sacralità del matrimonio, parità di diritti fra i coniugi ai quali è affidato, nel disegno divino, il compito di procreare ed educare i figli. Ecco i valori ai quali il cristianesimo si ispira e che non si può dire che coincidano con la visione islamica della società, non accettabile, eticamente, neanche dal non credente.

Di fronte alla sfida costituita dalla grave crisi della famiglia, che si riflette a livello sociale, assistiamo, purtroppo, ad inaccettabili ed autolesionistiche prese di posizione da parte di alcuni schieramenti politici (il “pensiero debole” della politica), assunte per il semplice fatto che si deve essere contro il pensiero della Chiesa Cattolica, contro il pensiero del Papa. E ciò viene concertato, purtroppo, da un po’ di tempo, a livello internazionale: ne è prova, ad esempio, la legge sulle coppie di fatto, approvata in quattro o cinque Paesi europei condizionati dal pensiero di certa parte politica.

E che democrazia sarà mai questa? Io non mi permetterei mai di cercare la distruzione, la dissacrazione di un altro “credo” per il semplice fatto che non è il mio.

Attenzione, però, il pericolo è reale. Alcuni Comuni hanno di fatto cancellato il concetto tradizionale di famiglia, anche in aperta violazione della Carta Costituzionale.

Attenzione. Questi atteggiamenti, gonfiati attraverso i mass media ed i luoghi di trasmissione della cultura, prima contribuisce a distruggere la cultura della famiglia tradizionale e poi finge di tutelarne i cocci. Siffatti atteggiamenti spingono a mettere la famiglia in secondo piano, a rinunciare alla correzione amorevole, a distruggere il concetto di autorità: spinge il genitore a farsi figlio tra i propri figli, ad abdicare al suo ruolo. Il genitore che verrebbe fuori da tali atteggiamenti equivarrebbe al giudice che non punisce il delinquente dandone la colpa alla società; equivarrebbe a chi apre irresponsabilmente le porte agli immigrati clandestini, pur sapendo che finiranno nelle maglie della criminalità; equivarrebbe ad una concezione dello Stato che, talora, persegue l’incolpevole, ma non riesce a punire, con giustizia, il criminale.

Il “pensiero debole” è debole, anche, perché non riesce ad intendere che correggere l’altro significa metterlo nelle condizioni di ravvedersi, di non sbagliare; significa trattare l’altro da persona, non da incapace di intendere e di volere.

Il “pensiero debole” non capisce che quel figlio, che non viene amorevolmente corretto dai genitori, quando sbaglia finirà per fare del male a se stesso, ai genitori, agli altri.

E questo vale anche nel rapporto tra giudice e delinquente, vale per ogni rapporto sociale. Insomma, il “pensiero debole”, conosciuto anche come “buonismo”, ci invita alle irresponsabilità.

Anche Giovanni Falcone aveva compreso questo grave errore. In una pagina del volume “Cose di cosa nostra”, il giudice tragicamente ucciso dalla mafia, scrive che è da condannare “il facile luogo comune per cui la mafia, essendo, in prima istanza, un fenomeno socioeconomico, non può venire efficacemente repressa senza un radicale mutamento della società, della mentalità,delle condizioni di sviluppo. Ribadisco, al contrario, che senza la repressione non si ricostituiranno le condizioni per un ordinato sviluppo”.

Falcone rifiutava, dunque, un assioma pericoloso del buonismo che oggi, purtroppo, continua ad inquinare la vita politica e sociale. Falcone affermava il concetto che lo Stato deve saper dare ma deve anche saper chiedere e, laddove è necessario, saper reprimere.

Prima di cedere ad ogni retorica, cominciamo noi, per primi, a chiederci se la famiglia è ancora un bene sociale. Lo è sicuramente per la Chiesa, che ritiene fondamentale l’istituto familiare. Lo è ancora di più per la comunità laico-civile che guarda alla famiglia come ad un approdo sicuro per promuovere i rapporti tra genitori e figli, per attribuire i ruoli, per innescare attività di controllo, di promozione o di censura sociale.

Da parte mia, un accorato appello alla Riflessione, una riflessione con la “R” maiuscola: cerchiamo di partecipare alla vita di governo del Paese; cerchiamo uno strumento che ci consenta di delegare quanto meno possibile a chi si sta dimostrando indegno di rappresentarci in una democrazia (con questo intendo indicare tutti: a destra, a sinistra, al centro). Ormai, pur di non far conoscere al Paese i veri problemi – che poi vengono decisi da pochissimi addetti – assistiamo giornalmente ad attacchi alla sfera intima della persona, dalla maggioranza alla minoranza, dalla minoranza alla maggioranza, su argomenti futili e frivoli, senza mai entrare nel merito dei veri problemi del Paese, per quanto importanti e cogenti possano essere. Le conseguenze alle quali si può approdare con una delega in bianco “in toto”, come quella in atto, sono quelle di un “regime” duro e più o meno totalizzante, ammantato di perbenismo e di democrazia formale. E qui mi fermo perché potrei essere male interpretato.

Svegliamoci. Ricordiamoci che la Democrazia, quella (con la D maiuscola) nella quale io credo e crederò fino alla fine dei miei giorni, è fatta innanzitutto di partecipazione e poi ancora di partecipazione, partecipazione. Certi argomenti, poi, lasciamoli a quei giornaletti che trattano la materia definita “gossip”. Facciamo capire ai nostri politici (tutti) che la politica è una cosa seria.

Un saluto fraterno a tutte le Eldiane ed Eldyani.

 franco3.br (già fgiordano.br)              19maggio2009

4 Commenti a “SALVIAMO LA FAMIGLIA (scritto da franco3.br, già fgiordano.br, e inserito nel blog da Semplice)”

  1. carlo6.RM scrive:

    ciao Francesco,anche io mi riconosco nella prima parte del tuo commento voglio restare solo in tema di famiglia, la politica è la prima istituzione che uccide la famiglia,prima delle elela famiglia eterzioni si parlava di quoziente famigliare, chefine a fatto?la famigliadi uomo e donna che si sposa va posta su un piedistallo e la cellula che permette di creare un’altro essere uin mano di farlo crescere, di educarlo ed inserirlo nella societa, in questo gravoso e responsabile compito purtroppo bisogna constatare che la politicaè molto latitante, ed i suoi uominidicono solo parole, parole e nulla piu

  2. marc52 scrive:

    Caro franco , trovo interessante la prima parte della tua riflessione ,ma, tutta la seconda parte, senza offesa, un po sconclusionata. inizi parlando di famiglia: La prima e più inportante cellula della società. Sono d’accordissimo con te(credo anch’io fortemente alla famiglia). Non riesco a capire i tuoi timori sulla famiglia degli exracomunitati. Tu ti comporti da protezzinista.Perchè? solo la nostra famiglia è giusta? e le altre no??? Perche questo timore di inquinamento? Con l’integrazione verranno fuori, delle nuove famiglie con una nuova mentalità, multiettinica. Riguardo ai valori, famigliari(imporantissimi)li ritego una prerogativa fondamentale, ma a carico dei genitori.Se qualche cosa non funziona è perche ci troviamo a che fare molto spesso con famiglie disgregate, con seri problemi economici, sociali e psicologici. Mi sembra di vedere che le famiglie, dei stranieri rispettosi delle leggi italiane, sanno essere molto più unite e aggregate delle nostre. Quindi deduco che la la nostra societa basata su valori persi, è attulmente, sbagliatiati, HA ROVINATO LE NOSTRE FAMIGLIE . Su quello che diceva Falcone.mi trovi in pieno accordo, E una mentalità anche familiare, in certi casi, e sociale, che ormai radicalizzata, va cambiata e combattuta in modo incisivo. Sul discorso della politica, non ci piove, ma torniamo sempre al discorso, di una società in declino, dove i veri valori QUELLI FONDAMENTALI si sono persi. Ti ringrazio per la riflessione che hai proposto. Ciao Grazie

  3. lorenzo.RM scrive:

    Caro Francesco, il tuo articolo mi ha assorbito, convinto, commosso. E’ una vera chicca per Eldy.
    Grazie.

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