Cari amici Eldyani, nuova ed ennesima polemica in Italia, questa volta sul caso: crocifisso nelle scuole o in generale negli edifici pubblici.
Si noti bene!  è una  decisione della Corte Europea sui diritti dell’uomo, non decisione della Corte europea, come impropriamente riferito.
Tutti sanno ormai è stata emessa una sentenza della Corte Europea sui diritti dell’uomo di Strasbourgo che, accogliendo la denuncia di due coniugi  padovi, dichiara: la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli, secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni.
Se siamo nell’unione europea, questa sentenza non è giusto rispettarla?
Ho conosciuto paesi dove la religione cattolica non era “religione di stato” e non c’era il concordato con la chiesa cattolica e dove le religioni professate nel paese erano molte e diverse.
Il credere o il non credere, l’essere o meno religiosi, appartenere a una religione o a un’altra, è un fatto puramente intimo e personalissimo, non diventiamo intolleranti estremisti cattolici, lasciamo la libertà di esprimersi anche a chi non la pensa come noi.
In Francia ogni simbolo religioso è bandito dagli edifici pubblici, sia esso un riconoscimento di religione cristiana, mussulmana o ebraica. Il velo islamico non può essere indossato a scuola, né è ammesso portare stelle di David, filatteri o croci cristiane esposte palesemente. La religione non è insegnata  a scuola, la scuola è strettamente laica, ma, il mercoledì, a scuola non ci sono lezioni, per permettere ai ragazzi di seguire un insegnamento religioso appropriato, fuori dalle mura scolastiche.
In Germania, non ci sono simboli religiosi nelle aule, ma viene impartito un insegnamento facoltativo multi religioso: storia e filosofia delle religioni. Anche in Spagna, se si desidera che i ragazzi abbiano un insegnamento religioso, vengono iscritti in scuole private. Non parliamo poi degli Stati Uniti d’America…
“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio “ di antica memoria, mi sembra appropriato in questo contesto. Lasciamo i crocifissi nelle chiese e onoriamoli intimamente, secondo la religiosità di ognuno di noi,
che c’entrano nel pubblico? E poi come  vengono rispettate le minoranze non cattoliche in questo modo? Anche i protestanti e gli ortodossi hanno come simbolo il crocifisso, ma senza il corpo del Cristo e gli ebrei? E tutte le altre minoranze?


Ci siamo permessi di riportare per voi, tre articoli presi da tre giornali diversi, sintetizzandoli, per poi aprire  un sereno dibattito tra noi Eldyani, con  eventuali e relativi  commenti.
È giusto levare il crocefisso dalle scuole, dalle università ? dagli edifici pubblici?

Leggiamo da   “Repubblica”:

crocifissoIl segretario di Stato Vaticano torna a criticare la sentenza della Corte Europea dei diritti
dell’uomo di Strasburgo. Tarcisio Bertone esprime apprezzamento per il ricorso presentato dal governo italiano, e si augura che altri esecutivi europei facciano altrettanto. “Io dico – dice il prelato – che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari, questa è veramente una perdita. Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede”.
Il governo. “Per noi è una sentenza assolutamente inaccettabile”, commenta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,  che l’Italia sia un Paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia lo sappiamo da sempre. Non abbiamo fatto ancora ricorso perché non c’è stata una riunione del Consiglio dei Ministri dopo la sentenza. Ce ne occuperemo venerdì mattina – aggiunge – “E’ una delle decisioni che, molto spesso, ci fanno dubitare del buon senso di questa Europa”.
Già in sede di formazione della nuova Costituzione europea – prosegue Berlusconi -” mi ero battuto per il riconoscimento delle radici giudaico-cristiane dell’Europa. I paesi estremamente laici come la Francia, nella persona dell’allora presidente Chirac, si erano opposti e non eravamo riusciti a convincerli. Oggi si è fatto un ulteriore passo in avanti, negando che l’Europa abbia radici cristiane. Questo non è accettabile da noi italiani, paese nel quale tutti non possiamo non dirci cristiani”. Dal canto suo, il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, precisa che il ricorso contro la sentenza “sarà pronto nell’arco di pochi giorni”. Un ricorso che definisce “necessario perché per noi è una scelta davvero incomprensibile”. Il leader leghista Umberto Bossi bolla la sentenza come “una stronzata”, afferma che “l’Europa va forse bene per l’economia, ma non per molte altre cose”. Secondo il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, i “soloni” o presunti tali della Corte di Strasburgo dovrebbero tornare sui banchi di scuola elementare per capire cosa è la storia dell’Europa in nome della quale pontificano. Per il governatore della Puglia, Nichi Vendola, quella della Corte Europea è una sentenza che merita una discussione, un approfondimento, spero senza spirito di crociata, senza anatemi reciproci”. Sindaci all’attacco. Intanto se c’è chi i crocefissi li vuole togliere, c’è anche chi li compra e li regala. E’ il caso del sindaco di Sassuolo Cuca Caselli. Il comune in provincia di Modena, stessa iniziativa da parte del sindaco di Ardea (in provincia di Roma), Carlo Eufemi: “Il crocifisso nelle scuole non si tocca perché rappresenta le radici della nostra civiltà, uno dei simboli dell’unità del nostro Paese”. Il sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato ha scritto ai dirigenti scolastici degli istituti operanti sul territorio comunale di sua competenza invitandoli ad apporre il crocefisso laddove già non ci fosse. E sui tabelloni luminosi del Comune di Montegrotto Terme, in provincia di Padova, per iniziativa del sindaco è apparsa la scritta: “Noi non lo togliamo”.

Gian  Enrico Rusconi  della ” Stampa” invece scrive
: Il crocifisso è un pezzo d’arredamento obbligatorio dell’aula scolastica, come la carta geografica d’Italia, la fotografia del Presidente o il busto di Cavour? Oppure è uno specifico segno religioso, diventato troppo potente e problematico per essere ridotto alla «tradizione nazionale degli italianiDi questi italiani che non hanno più idea di che cosa significhi redenzione, salvezza, peccato ma in compenso strapazzano «le radici cristiane»? I clericali si illudono se ritengono che lo spazio pubblico, che continuano ad evocare come legittimo luogo di espressione della religione, si mantiene con una dubbia difesa giuridica della presenza del crocifisso in aula. Per questo la sentenza della Corte Europea sui diritti dell’uomo di Strasburgo suscita le solite furibonde discussioni, anziché mettere in moto un confronto ragionato di posizioni. E comportamenti coerenti. In termini giuridici la sentenza di Strasburgo è ineccepibile quando parla del «diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione». E’ un principio base di tutte le Costituzioni democratiche. Questo conflitto investe in profondità convinzioni ed emozioni. Ma non è una contrapposizione di valori a disvalori o assenza di valori – come pensano i clericali e gli agnostici devoti in politica. E’ importante insistere su questo punto se vogliamo andare alla sostanza del problema prima di vederlo tradotto in termini giuridici. Va respinta con energia l’accusa che chi (non credente o diversamente credente) vorrebbe rimuovere dallo spazio pubblico scolastico il segno della fede cattolica è una persona intollerante, insofferente, addirittura carica di astio contro la religione cristiana. Cristianofobica, ed è pertanto ridicola la protesta che la sentenza di Strasburgo miri a colpire una sensibilità preziosamente italiana. In realtà anni fa la stessa questione è stata affrontata e giuridicamente risolta nello stesso senso nella moderata e cristiana Germania, con un esemplare confronto tra la Corte costituzionale federale e la Corte regionale della Baviera. Il fondo della contraddizione è toccato dai leghisti che da una parte contestano e sbeffeggiano l’identità nazionale, e dall’altro difendono il crocifisso nelle scuole come simbolo intoccabile di tale identità.

Il premio Nobel Dario Fo dal  “Manifesto” scrive:
Suona scandalo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, accogliendo la denuncia di una cittadina italiana, dichiara che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. Scandalizza enormemente i cattolici apostolici romani. Ma non i cristiani. Perché ci sono anche i cristiani non apostolici romani che non fanno del predominio del simbolo della croce il loro valore essenziale. Non a caso però la Corte europea ha aggiunto che proprio la presenza dei crocefissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente segno religioso e dunque potrebbe condizionarli: se incoraggia i bambini già cattolici, può invece essere di condizionamento e disturbo per quelli di altre religioni e per gli atei.
In nome della croce sono stati commessi grandi misfatti, Crociate, Inquisizioni, la rapina e i massacri del Nuovo mondo, la benedizione degli imperi e degli uomini della provvidenza. Pensate che il cattolicesimo ha proibito fino all’Ottocento di tradurre in volgare la Bibbia e il Vangelo. In nome di quel «segno» si sono commessi i crimini più efferati. E si commettono, con le proibizioni contro il diritto degli uomini a gestire la conoscenza e la libertà individuale e sessuale. Se è la «nostra cultura», come dichiarano l’intrepida ministra Gelmini e il «pontefice» Buttiglione che accusa la sentenza di Strasburgo di essere «aberrante», perché non raccontare il lato oscuro della croce come simbologia di potere? Invece è come se continuassero a dire: lo spazio del visibile, dell’iconografia quotidiana della realtà è mio, lo gestisco io e ci metto le insegne che voglio io. È questo che è sbagliato, perché in origine esso era solo un segno di riconoscibilità dei luoghi clandestini di preghiera e culto. Non un simbolo imposto, che rischia di richiamare un rituale comunque di morte, contro gli altri, le altre culture, storie, religioni.
Che la realtà che ci circonda, in primo luogo quella formativa della scuola, torni ad essere spazio creativo oltre le religioni, libero per tutti dagli obblighi oppressivi dei valori altrui.

marc52, paolacon.
rm        5 novembre 2009


7 Commenti a “Luoghi pubblici: crocifisso sì, crocifisso no? (scritto da marc52 e paolacon)”

  1. carlo9.RM scrive:

    Ciaoatutti,nelle scuole italiane la religione è facoltativa,a Roma esiste la piu grande moschea d’Europa,perchè si deve rinunciare a ”qualcosa” che fa parte delle nostre radici? forse faranno togliere anche le croci dei campanili,non faranno suonare piu le campane,no non ci stò voglio sentire ancora la magica atmosfera del natale, del presepe, dell’albero,la festa del patrono,posso rinunciare a tutto se vado a viviere in Iran ma nella mia Italia no non ci voglio proprio rinunciare.

  2. luiginaelena scrive:

    Premetto che la mia educazione è stata laica;ma come al solito confusionaria:in casa mia non si parlava di religione pero’ si frequentava saltuariamente la chiesa.La presenza di Dio per me è nell’animo delle persone che si comportano bene,che vivono la vita normale con onesta’..,con attenzione verso il prossimo. Il crocifisso negli ambienti pubblici credo non offenda nessuno (spesso ci si offende per delle cretinate)per chi ci crede rappresenta qualcosa ,per chi non crede è un pezzo di legno.Quello che mi preme dire è che la fede è un dono.

  3. marisa scrive:

    io sono dal parere che un crocifisso non ah mai fatto male a nessuno anzi penso che anche chi non crede nel bisogno ah rivolto di sicuro uno sguardo a qusto cristo cosi maltrattato

  4. manuela 11.vi scrive:

    Mi ritengo agnostica, lavoro in un ambiente religioso, e posso non condividere moltissime cose, ma non posso impedire ad altre persone di pensarla come desiderano. Nel caso specifico del crocifisso potrebbe dare fastidio ad alcuni, ma potrebbero dare fastidio ad altri, diverse immagini di altre religioni. Forse sarebbe meglio che non ce ne fosse nessuna.

  5. popof scrive:

    Ho trovato questa breve cronistoria della bandiera Europea, può far sorridere innescando una ulteriore riflessione:
    “Le dodici stelle dell’Europa:
    la bandiera ispirata alla corona della Vergine Giovedì 10 luglio a Bruxelles con solenne cerimonia è stata presentata la bozza definitiva della Costituzione d’Europa. E’ quella nel cui preambolo non si è fatto il nome del Cristianesimo, provocando le ben note polemiche e la protesta della Santa Sede. Ma quella stessa costituzione, nel definire i propri simboli, ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio.
    Ebbene, sia i colori, che i simboli, che la loro disposizione in tondo, vengono direttamente dalla devozione mariana, sono un segno esplicito di omaggio alla Vergine.

    Le stelle infatti sono quelle descritte nell’Apocalisse: “nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12, ). Quella donna misteriosa, per la tradizione cristiana, è la Madre di Gesù. Anche i colori derivano da quel culto: l’azzurro del cielo e il bianco della purezza verginale. Nel disegno originario infatti le stelle erano d’argento e solo in seguito hanno preso il colore d’oro. Insomma, anche se ben pochi lo sanno, la bandiera che sventola su tutti gli edifici pubblici dell’unione sono invenzione di un pittore che si ispirò alla sua fervente devozione mariana. La vicenda inizia nel 1949 quando a Strasburgo fu costituito un primo “consiglio d’Europa”. L’anno dopo, anche per poter giustificare con qualche iniziativa la sua esistenza, il Consiglio bandì un concorso aperto agli artisti europei per una bandiera comune. Alla gara partecipò pure Arsène Heitz, che come molti cattolici portava al collo la “Medaglia Miracolosa” coniata in seguito alle visioni di santa Catherine Labourè: questa religiosa rivelò di aver avuto l’incarico dalla Madonna di far coniare e diffondere la medaglia ove campeggiassero le dodici stelle dell’Apocalisse e l’invocazione: “Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te”.

    Arsène Heitz non era soltanto uno degli innumerevoli cattolici ad aver su di sé quella medaglia nata da un’apparizione, ma nutriva una speciale venerazione per l’Immacolata. Il bozzetto, con sua sorpresa, vinse il concorso, la cui commissione era presieduta da un belga che non conosceva le origini del simbolo, ma fu profondamente colpito dai colori, che erano quelli del neonato Stato d’Israele. In una prospettiva di fede è felicemente simbolica questa unione di richiami cristiani ed ebraici. Anche il numero delle stelle sembra collegare direttamente le due fede: dodici i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e gli Apostoli di Gesù. Dunque, il giudeo-cristianesimo, che ha costruito il Continente, unito in uno stendardo. Nel 1955 il bozzetto fu adottato definitivamente come bandiera della nuova Europa.

    A conferma dell’ispirazione biblica e al contempo devozionale del simbolo, il pittore riuscì a far passare la sua tesi, quando gli Stati membri erano ancora soltanto sei: sostenne che il dodici era, per la sapienza antica, un simbolo di “pienezza” e non doveva essere mutato neanche se i membri avessero superato quel numero. Come è stato definitivamente stabilito dalla nuova Costituzione. La seduta solenne nella quale la bandiera fu definitivamente adottata, nel 1955, si tenne in un giorno determinato solo dagli impegni politici dei Capi di Stato: quel giorno era un 8 dicembre, quando cioè la Chiesa festeggia la festa dell’Immacolata Concezione. Un caso, certo, per molti.

    Ma forse per altri il segno discreto ma preciso di una realtà “altra” in cui ha un significato che per almeno mille anni, sino alla lacerazione della Riforma, proprio Maria sia stata venerata da tutto il Continente come “Regina d’Europa”.

    (Dal sito del Monastero di Carpineto).

  6. Antonio.li scrive:

    il fatto dinon volere i crocefissi nei luoghi pubblici non significa negare il cristianesimo che considero alla pari di ogni altra religione un fatto personale che ognuno porta dentro di se. Io personalmente sono ateo cioè non disposto ad aderire ad ogni tipo di religione.Cio non significa che io non rispetti le scelte degli altri anzi sono contento che come me ciascuno possa essere fiero delle proprie convinzioni.Penso però che queste convinzioni siano una cosa intima e non c’è quindi bisogno di evidenze e di esibizioni pubbliche .Il cristiano trova i suoi simboli nelle chiese ,il mussulmano nelle moschee e l’ebreo nelle sinagoghe è quelli come me trovano la stessa cosa nel proprio intimo.Senza nessun tipo di guerra santa che sfocierebbe sicuramente nell’integralismo più nero.

  7. lorenzo.rm scrive:

    Commenti abilitati
    Se, in linea di principio , potrebbe essere giusto togliere i crocifissi, in una situazione come la nostra, qui e oggi, mi sembra ingiusto e controproducente. La decisione non aiuta chi si pone obiettivi di integrazione e rispetto fra le diverse fedi e determina reazioni di rancore e rivincita non necessarie ed opportune. In più ritengo inconcepibile che sia bastato un ricorso di semplici individui e che lo Stato italiano non sia stato sufficientemente informato e accorto rispetto a quanto potesse accadere.

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