IL GIORNO PIÙ LUNGO


Solstizio “solis” (sole) e statio (fermata, stazione). Concretamente, in questo giorno il sole raggiunge la massima distanza dall’equatore e si ferma per iniziare la sua fase discendente.

Il 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell’anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l’inizio del suo declino. Infatti dopo aver raggiunto il picco, riprende il cammino inverso. Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente,  ma inesorabilmente ad accorciarsi, fino al solstizio d’inverno, con la giornata più corta dell’anno, sei mesi dopo,completando quella che è la fase “calante” dell’anno.

Con il 21 giugno comincia l’estate e le feste che celebrano questo passaggio sono tante soprattutto nei paesi del Nord Europa dove praticamente le giornate sono lunghissime, e più si va a Nord e più lungo è il giorno, fino a cancellare totalmente la notte.



In tutta Europa viene inoltre celebrata la “Fête de la Musique”, la Festa della Musica Europea, festa in cui artisti proveniente da tutto il mondo trasformeranno ogni piazza, strada, chiese, angoli della strada, caffè, bar in un palco improvvisato, dove poter suonare e dare spazio alla musica, in una incredibile condivisione e scambio di culture e suoni e balli. La settimana prosegue con celebrazioni e feste fino a terminare con i fuochi della notte di San Giovanni.


Se conoscete delle tradizioni particolari del vostro paese o della vostra città perché non condividerle con gli altri Eldyani?

13 Commenti a “IL GIORNO PIÙ LUNGO PARLIAMONE”

  1. franco muzzioli scrive:

    Caro Bracco nonchè Baldo ,la tua Amletica recita mi ha definitivamente illuminato…….ben tornato !

  2. Bracco Baldo scrive:

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    Caro signor Muzzioli, To be, or not to be, that is the question:
    “Essere o non essere, questo è il problema;
    se sia più nobile all’animo sopportare
    i sassi e i dardi di un Fato oltraggioso
    o prender l’armi contro un mare di affanni
    e combattendo, porvi fine.
    Morire, dormire. Null’altro.
    E con quel sonno dire basta
    allo strazio del cuore e ai mille traumi
    che la carne subisce
    Ecco la conclusione che andrebbe implorata.
    Morire, dormire.., forse sognare.
    Ah, questo è il dubbio;
    perché in quel sonno di morte quali sogni posson venire
    quando avremo abbandonato questo groviglio mortale?
    Deve farci riflettere.
    Ecco il timore che dà alle sciagure così lunga vita
    Perché, chi sopporterebbe
    le frustate e il disprezzo del tempo,
    i torti dell’oppressore,
    le ingiurie dei superbi
    le pene dell’amore respinto,
    i ritardi della legge,
    l’arroganza dei potenti,
    e le insolenze che il merito paziente riceve dagli indegni,
    Quando egli stesso potrebbe darsi pace con un nudo pugnale;
    Chi porterebbe pesi,
    grugnendo e sudando una vita di stenti?
    Ma ecco, il timore di qualcosa oltre la morte
    la landa inesplorata, dai cui confini nessuno torna,
    confonde la volontà,
    e ci fa preferire i mali che abbiamo
    al volare ad altri che ci sono ignoti.
    Così la coscienza rende codardi noi tutti
    e così il nativo colore della fermezza
    è sbiadito dal pallido costrutto del pensiero
    e imprese di grande spicco e forza
    per questo vedono il loro corso deviato
    e dell’azione perdono anche il nome.”
    (William Shakespeare – Amleto – atto III, scena I)

  3. franco muzzioli scrive:

    Caro Bracco Baldo l’estate è appena cominciata e tu pensi con nostalgia alle tante fini (dell’estate) e degli amori effimeri come le onde e fugaci come le farfalle. E’ roba che non si usa più….ahimè!
    Sai che mi ricordi un altro romanticone con una nik diversa che da un pò non vedo più in eldy……sei tu…non sei tu ?….ma!

  4. Bracco Baldo scrive:

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    Le mie estati govanili!!! non solo tradizioni ma……….
    Non dimentichiamoci…. delle cotte, degli “amori”, che si consumavano sulle spiagge in estate.
    Ricordi legati molto spesso a canzoni,
    a tormentoni canori che ci facevano sognare.
    Diventate degli ever green riascoltandole ci riportano alla mente, giovanili turbamenti
    baci rubati, spensiriatezze, promesse quasi sempre non mantenute di amori per la vita,
    che con la fine dell’estate finivano inesorabilmete con la complicità della lontananza .
    http://youtu.be/-B4V18yT3io

  5. titina.is scrive:

    Nel mio paese,Carpinone un piccolo borgo del Molise,sono tante le tradizioni legate alla notte di san Giovanni, la più curiosa riguarda il falò, un grande mucchio di legna offerta dagli abitanti, che brucia tutta la notte e intorno al quale si raduna il paese intero. La peculiarità dell’evento consiste nel fatto che, a mezzanotte in punto, si allargano le braci ardenti del falò e a turno uomini e,a volte anche donne, dopo avere bagnato i piedi in acqua, passano correndo sul fuoco incoraggiati dagli incitamenti dei presenti.
    Un’altra tradizione consiste nel riempire di acqua una brocca di vetro e in essa versare l’albume di un uovo rogorosamente di giornata, al mattino dopo l’albume ha preso nell’acqua, le forme più strane e si racconta che le persone più meritevoli, al mattino trovino nella brocca, la forma della barca di San Giovanni. Ancora una tradizione vuole che le donne da marito, la notte di San Giovanni taglino e brucino le “fglioline” di un cardo raccolto il giorno prima, lo mettono in un bicchiere con dell’acqua e, se il mattino dopo, il cardo ha rimesso le “foglioline”, la ragazza si sposerà entro l’anno.

  6. lucia1.tr scrive:

    Bravo Franco, questa poesia completa e aggiunge colore a questa NOTTE MAGICA,ma per uscire dalle tradizioni locali aggiungerei,secondo tutte le antiche tradizioni, la notte tra il 23 e il 24 Giugno il mondo naturale e soprannaturale si compenetrano e accadono “cose strane” come viene ricordato anche da Shakespeare nel “Sogno di una notte di mezza estate

  7. franco muzzioli scrive:

    Poesia dell’Ordine del nocino modenese ,all’agriturismo Peri

    La gùaza ed San Zvàn

    Al sòl l’è quèsi a l’orizount
    i cùlor intorna i’ein tòt dorè
    cùn tant fiòr ch’incùrnisen l’atmosfèra
    ed la fèsta ch’à stà per cumincèr.
    L’è la sìra ed la gùaza ed San Zvàn
    al tèvli agl’ein parcèdi cùn cùlot vistòs
    sàta al bersò ed la vègna dal Lambròsch
    “al gròp”, l’è un mòc’ d’amìgh
    ch’a-gh piès al tradiziòun e al nusèin boun.
    La fèsta la và avanti in armònia
    al zèl al sè impìì ed strèlì
    un fìl ed vèint al pòrta luntan
    al falèstri dal fògh
    al streghì al continun a balèr
    per fer sortìleg e profèzii.
    Al nòs agl’ein prounti per l’ìnfùs
    al miracòl ed la nòt ed San Zvàn l’è finì
    da dmàn ,deintèr in di vès ed vèder
    dal nòs, da l’alcòl e dal sòl
    a nasarà cal nèttere “al nusein”
    acsè boun ch’al piasrà anch’ai putein.

    Traduzione:

    La Guazza di San Giovanni

    Il sole è quasi all’orizzonte
    i colori intorno sono tutti dorati
    con tanti fiori che incorniciano l’atmosfera
    della festa che sta per cominciare.
    E’ la sera della guazza di San Giovanni
    le tavole sono apparecchiate con dei colori vistosi
    sotto il bersò della vigna di Lambrusco
    “il gruppo” è un mucchio di amici
    ai quali piace la tradizione ed il nocino buono.
    La festa va avanti in armonia
    il cielo si è riempito di stelle
    un filo di vento porta lontano
    le faville del fuoco
    le streghe continuano a ballare
    per fare sortilegi e profezie.
    Le noci sono pronte per l’infusione
    il miracolo della notte di San Giovanni è finito
    da domani dentro i vasi di vetro
    dalle noci , dall’alcool e dal sole
    nascerà quel nettare “il nocino”
    così buono che piacerà anche ai bambini.

  8. Bracco Baldo scrive:

    Commenti abilitati

    ESTATE – Marino Moretti
    Il contadin che tanto ha faticato
    guarda il grano che indora.
    Già si coglie la ciliegia che il sole
    ha maturato.
    Strillano le cicale tra le foglie,
    giocano i bimbi dopo aver studiato.
    Chi bene seminò ora raccogle
    dice il capoccia, e già pronto
    al lavoro
    pensa a mietere le belle spighe d’oro.

    VACANZE PER TUTTI – G. Rodari
    Filastrocca vola e va
    del bambino rimasto in città.
    Chi va al mare ha vita serena
    e fa castelli con la rena,
    chi va ai monti fa le scalate
    e prende la doccia delle cascate..
    E chi quattrini non ne ha?
    Solo resta in città:
    si sdraia al sole sul marciapiede,
    se non c’è un vigile che lo vede,
    e i suoi battelli sottomarini
    fanno vela nei tombini.
    Quando divento Presidente
    faccio un decreto a tutta la gente:
    – Ordinanza numero uno:
    in città non resta nessuno;
    ordinanza che viene poi,
    tutti al mare, paghiamo noi;
    inoltre le Alpi e gli Appennini
    sono donati a tutti i bambini.
    Chi non rispetta il decreto
    va in prigione difilato.

  9. ANGELOM scrive:

    Alla mezzanotte del 24 giugno, alla vigilia della festa di S. Giovanni, la tradizione antica imponeva l’accensione di grandi fuochi nelle aie dei casolari, la gente veniva tutta coinvolta specialmente quella dei ceti popolari, lavoratori della terra. Pian piano i bagliori si estendevano su tutta la zona collinare, (parlo del mio paese Montefalco), da lontano le voci osannanti e fisarmoniche in festa echeggiavano fino alla vallata,i festeggiamenti avevano inizio e venivano proseguiti fino all’alba. Per quanto riguarda la ricetta di Franco, ha già detto Lucia, ma vi assicuro che il risultato è eccellente.

  10. lucia1.tr scrive:

    Sono tante le tradizioni, desunte dall’antichità, che accompagnano il Sostizio d’estate. Nel mio Paese era usanza, la notte di San Giovanni, accendere i falò per mettere in fuga le tenebre e gli spiriti maligni,e spesso danzare e far festa intorno ad essi. In questa veglia, tra la notte e l’alba, si raccoglievano i fiori bagnati dalla rugiada, per preparare una’acqua benedetta con cui lavarsi il viso e gli occhi, gesto di purificazione prima di andare in chiesa. Come dice il nostro amico Franco, esperto alchimista, in questa notte magica si raccolgono le noci per preparare il famoso NOCINO e mi dovete credere, lui lo sa fare in maniera egregia. Vorrei mostrarvi la bellezza della bottiglia che mi ha regalato, elegante nella forma, di un colore ambrato unico, con delle scritte personali che vi riporto: “Il liquore per gli amici Nocino, infuso di mallo di noci invecchiato 30 anni” Dovrò decidermi ad aprire questa bottiglia, ma è talmente bella che devo trovare la giusta occasione, perché non dobbiamo dimenticare che bevuto in compagnia rinsalda amori e amicizia.

  11. franco muzzioli scrive:

    La nòt ed Sàn Zvàn ….è in Romagna la notte delle streghe è la notte dove si raccoglie l’Hypericum perforatum o “erba di San Giovanni” nota in tutta la fitofarmacopea …ed è la notte dove si raccolgono le noci per fare lo strafamoso “nocino di Modena” del quale faccio seguire la ricetta:
    1 litro di alcool a 95°
    800 grammi di zucchero
    1 kg di noci (raccolte nella notte di San Giovanni o giù di lì)(33 o 35 noci..dipende dalla grandezza…ma sempre in numero dispari)(per avere la giusta consistenza delle noci si devono poter forare con uno spillo).
    Le noci dovranno essere tagliate in quattro e messe in un recipiente di vetro con tappo sigillato assieme allo zucchero e poste al sole per un paio di giorni. In quel periodo è bene mescolarle ogni tre/quattro ore.
    Dopo mettere l’alcool ,un chiodo di garafono ed una mezza stecca di cannella.
    Lasciare macerare per 60 giorni a mezzo sole, poi colare e imbottigliare in bottiglie scure…..non fatelo assaggiare agli amici perchè le bottiglie si vuotano in fretta.
    Sarebbe necessario per avere un nocino DOC attendere almeno 12 mesi prima di consumare …io ho nocini di 30 anni….e buon San Giovanni !!!!!!!!!

  12. GuglielmoCa scrive:

    Il solstizio d’estate. Il sole culmina a Zenith e si trova cosi nel punto più alto della volta celesteche cade tutti gli anni il 20 o il 21 giugno, come quello d’inverno, è il momento dell’annonel quale il sole raggiunge il punto più meridionale (o settentrionale per quello invernale) della sua corsa apparente nel cielo, al tropico del Capricorno o del Cancro.
    Tempo di passaggio è dunque il Solstizio, che si colloca fuori dello spazio tempo, in quel confine che separa la crescita dal declino, la manifestazione dallo non manefestazione. esso è una sorta di capodanno. Le giornate solstiziali nelle tradizioni precristiane erano sacre.
    Ancora oggi moderni gruppi neopagani e neodruidici celebrano il giorno di “Midsummer”, la Mezza estate cara a Shakespeare. E molti sono i riti solstiziali che si svolgono in particolare a Stonehenge (Inghilterra), richiamando nel sito ancora carico di misteri migliaia di persone ogni anno.
    Ma i giorni solstiziali includono alcune fra le celebrazioni più popolari dell’Occidente, basandosi sul dato che il sole trionfa nel cielo, le antiche tradizioni collegavano questo periodo dell’anno con la comunicazione diretta fra visibile e invisibile.
    Da un punto di vista prettamente astronomico, invece “solstizio” significa “Sole stazionario” e indica che in questo momento astronomico l’astro non si alza nè si abbassa rispetto all’equatore celeste.
    Nell’esatto mezzogiorno astronomico le obre degli edifici e dei pali scompaiono del tutto (al tropico). E non solo. Sempre in questa occasione, al Tropico del Cancro è possibile osservare l’immagine del disco solare nel fondo dei pozzi, riflesso dall’acqua anche a decine di metri di profondità. Lo stesso fenomeno si ripete il 21 dicembre (solstizio d’inverno) al tropico del Capricorno.
    Ma il giorno del solstizio d’estate richiama l’attenzione sopratutto per miti e leggende, e le feste che lo accompagnano.Il gra numero di usanze e di piccoli rituali ancora seguiti con grande attenzione dalla gente, e tuttora vivi in tutta Europa, testimoniano infatti che il solstizio estivo, insieme a quello invernale, resta uno dei periodi più amati e profondamente intessuti nella cultura popolare.
    Nell’antica Roma i due solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle soglie dei passagi, mente oggi troviamo i due Giovanni, il Battista per il solstizio d’Estate e l’Evangelista per quello d’inverno, come figure di riferimento per le festività legate rispettivamente al 21 giugno e al 21 dicembre.Pur se cristianizzata come festa di San Giovanni (24 giugno) la notte di mezza estate ha conservato tutte le sue valenze magiche.Infine i popoli antichi chiamavano i due solstizi “porte”: Porta degli Dèi o degli Immortali quello invernale, Porta degli Uomini quello estivo.Reso omaggio a questo giorno che non è una data mitica, ma vera e reale perchè astronomica…non resta che augurarci…un’estate bella generosa per tutti voi…per tutti noi…

  13. Lorenzo.rm scrive:

    Bello e “colorato”. Brava Paola.

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