Vi propongo qualcosa di differente.

Fino ad ora la maggior parte di voi si è divertita a leggere ed a commentare; diversi eldyani hanno collaborato con i loro scritti, ma sicuramente qualcuna/o avrebbe voluto scrivere anche lei/lui, ma non ha osato farlo fino ad ora.
Vogliamo fare una scommessa? Siete capaci di scrivere anche voi e sicuramente molto bene. Non è un concorso, assolutamente no, ma un invito ad utilizzare anche voi questo spazio, che è di tutti gli Eldyani.
Franco si mette alla prova per primo ed io per seconda, bastano poche parole per narrare …il vostro “primo amore”.
Spero che tutti, proprio tutti ci deliziate con i vostri ricordi!
Una precisazione tecnica: scrivete i vostri raccontini nei commenti, poi li metteremo tutti insieme, formando un articolo, ma siate “pazienti” perché chi commenta per la prima volta o mette nel commento un link, per ragioni tecniche del blog, non vedrà apparire il suo scritto subito, perché il commento va automaticamente in moderazione. Non è un problema, solo apparirà più tardi.
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“Il primo amore non si scorda mai” è il titolo di una recente canzone di Gigi D’Alessio, ma è vero che non lo si scorda mai?
Per me sì, non me lo sono scordato, avevo sedici anni ero in villeggiatura con mia madre e mia sorella a Zocca, la patria di Vasco Rossi. Lei aveva tredici anni, ma dimostrava di più della sua età. Era bellissima, alta, di quelle ragazzine che ti tolgono il fiato. Liliana aveva un caschetto nero con una frangia che quasi le copriva gli occhi, aveva una pelle splendida, bianca, diafana…..e mi sorrise al primo incontro.
Mi ricordo che facevamo lunghe passeggiate mano nella mano e quando potevo (cioè quando mia madre mi dava “la paghetta”) le offrivo un gelato. L’unico bacio, su di una guancia, lo ricordo ancora, il contatto delle labbra su quella pelle di pesca.
Non l’ho più rivista, chissà se è nonna e come è diventata? Ma non importa… resta il mio primo amore.
Franco Muzzioli
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Anche io come la “Liliana” di Franco avevo tredici anni e, per andare a scuola, prendevo tutte le mattine l’autobus ad orario. C’erano sempre le stesse persone e noi ragazzi facevamo un gruppetto nutrito. Tutti simpatici, allegri e schiamazzanti. Uno, però non partecipava mai ai nostri discorsi, stava in disparte, speso ripassava la lezione. Mi piaceva da morire, se mi guardava mi sentivo paralizzata, quasi balbettavo con i miei amici, ma non osavo rivolgergli la parola e poi ero un bel po’ orgogliosetta. Figuriamoci, non gli avrei mai parlato io per prima. Intanto il tempo passava ed eravamo quasi alla fine dell’anno scolastico, poi ci sarebbero state le vacanze estive e non l’avrei più rivisto, sapevo che frequentava l’ultimo anno della scuola tecnica. Io ero convinta di piacergli, ma facevo finta di niente e mi comportavo come se non lo vedessi. Poi, uno degli ultimi giorni di scuola, non lo vidi sull’autobus e nemmeno il giorno seguente.
Una bella lezione al mio orgoglio e alla mia presunzione, mi aspettava dietro l’angolo: lo vidi passare in Vespa, con una ragazza molto attraente, seduta sul sellino dietro di lui, che si teneva abbracciata stretta stretta.
E così “il primo amore” svanì nel nulla…
Paolacon
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E adesso a voi… coraggio è divertente, osate… sicuramente vi ricorderete del vostro “primo amore”…

 

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14 Commenti a “Il primo amore non si scorda mai! (scritto un po’ da tutti gli Eldyani che ne han voglia)”

  1. armida ve scrive:

    Aveva una balbuzie devastante, assurda. Io già allora (come purtroppo anche ora) avevo il “brutto vizio” di non poter vedere soffrire le persone. Gli stetti vicino, anche senza parlare.Per mesi feci di tutto .per incontrarlo.. succedeva sempre “per caso”. uno sguardo tenero, un sorriso, un tumulto di sentimenti…quanto lo amavo!! Poi successe che la sua famiglia lo mandò in un istituto per correggere il problema della balbuzie e non lo rividi per qualche anno.
    Quando ritornò io ero diventata grande, anche belloccia, lui non aveva più l’acne e parlava con una cadenza lenta, affascinante, era diventato un bel ragazzo, ma non aveva più bisogno di me!, Respinsi la sua corte, ci perdemmo di vista.
    Lo reincontrai qualche anno fa al centro commerciale… che sorpresa, prendiamo un caffè ecc.. mi parla della sua vita, di sua moglie con cui non è felice,… eh no! ! scappo come una ladra.. già dato Giulio, grazie! già dato…

  2. silvana1.ge scrive:

    Com

    Il mio lui? occhi verdi sguardo ridente, simpaticissimo.Era un ragazzo del sud, dal cuore grande e generoso, passionale in tutto, anche nell’impegno sindacale e politico, una dialettica accattivante che catturava applausi nei convegni sindacali. Mi piaceva la sua ironia,la sua intelligenza, quel suo modo di cogliere l’aspetto poetico della vita. Abitavamo nello stesso quartiere e iniziammo a percorrere insieme ogni mattina un tratto di strada che conduceva alla stazione . Proseguivamo poi il viaggio in treno ed era bellissimo continuare a dialogare utilizzando un linguaggio tutto nostro che creava una sorta di intimità verbale. Pensavamo di essere solo amici, in realtà i nostri cuori si erano già incontrati….
    Una mattina lo vidi arrivare con un ramoscello di fiorellini azzurri che aveva strappato da un’aiuola: era il 25 marzo. Mi disse tutto d’un fiato: “mi sono innamorato di te. “. emozionatissima, lo abbracciai . Proseguimmo la strada mano nella mano.La nostra storia divenne un grandissimo amore.Riuscimmo a costruire un legame forte, fatto di condivisione e complicità.. Avevamo due quadernetti che ci scambiavamo ogni giorno ,su cui annotavamo le impressioni, i vissuti dei momenti insieme, le emozioni . La scrittura scandiva le varie fasi del nostro rapporto e ne approfondiva i contenuti .. una sorta di rielaborazione costante che ci permise di conoscerci a fondo.Quando conseguì la laurea iniziò a progettare un viaggio nella foresta amazzonica. Aveva voglia di conoscere altre realtà .Il fuoco dell’avventura gli bruciava dentro. Voleva realizzare con me quel suo sogno, ma per la prima volta eravamo distanti: l’idea di calpestare serpenti in un habitat infido, non mi piaceva affatto. Preferivo la vita di città e tutte le mie sicurezze. Seguirono mesi di conflitti, ma poi compresi che dovevo lasciarlo partire. Avevo già chiaro in me che amare significa rispettare i bisogni dell’altro, anche se ciò può recare dolore.Seguirono due anni di silenzio assoluto.Quel sentimento non più coltivato, sopraffatto dalle incognite si affievolì . Quando ritornò mi cercò ancora, inutilmente.
    Recentemente ci siamo incontrati per caso, di nuovo in stazione . Mi ha chiamata, riconoscendomi tra la folla di pendolari. Mi sono fermata attonita: ancora abbracci e sorrisi . Ci siamo raccontati un po’ le nostre vite ed è’ stato come se i fili strappati di antiche emozioni si ricomponessero per ricreare nuova armonia. Rivedere i suoi grandi occhi verdi spalancati su di me mi ha emozionata. Le sue parole? Uno sfarfallio di vibrazioni giovanili impastate di ricordi. Dopo una lunghissima chiacchierata ci siamo salutati con la promessa di risentirci, ma non accadrà perchè le nostre strade si sono divaricate per sempre . Rimane però indelebile nel tempo la ricchezza di un cammino fatto con una persona veramente speciale, un’esperienza significativa che mi ha fatto crescere.

  3. sandra .vi scrive:

    Ero a Milano frequentavo ragioneria ,l’ultima ora ,educazione fisica.Mero attardata per cambiare le scarpe da ginnnastica e presi a volo i libri precipitata per le scale per raggiungere le mie compagne;inciampainegli ultimi gradini e sarei caduta se due robuste braccia nn mi avessero bloccata .Alzai la testa confusa e ….mi trovai davanti un ragazzo dalviso bellissimo due occhi azzurri cielo due laghetti alpini.Mi aiuto’a raccattare i libri dicendo”tutto a posto?’”Sssi grazie”fuggendo tutta rossa ,dandomi dell’oca….Il giorno dopo scendendo le scale lo vidi che mi aspettava in fon dondo allo scalone”Sai nn si sa mai ,dovesse ripetersi sono pronto….”mi disse scoppiammo ridere tutte e due.Mi accompagno’ al tram prendevamo lo stesso numero ma uno verso il centro l’altro dall’altra parte,Ci demmo appuntamento per il giorno dopo ,il mio cuore faceva balzi di gioia ,avevo l.impressione uscisse dal petto.
    Faceva l,ultimo anno di ragioneria,voleva fare politecnico ;pero aveva seri problemi in famiglia ,ogni giorno allungavamo la strada per arrvare al tram ,io erosempre piu cotta ,lo incoraggiavo ” vedrai gli dicevo riuscirai ,sei bravissimo”‘Tu nn puoi capire nn sai cosa vuol dire avere problemi in casa.Eavanti colle discussioni ,fino alla fermata del tram ,ci lasciavamo co un bacino sulla guancia.UN pomeriggio avevo un ora di lezione decidemmo di vederci e restare un po’ assieme.Era i primo appntamento.Emozionata convins mamma alasciarmi mettere un abitino elegante ,le calze di naylon e le scarpine col taccchetto.Uscii di casa ,pensavo toccare cielo con un dito,vidi il tram feci una corsa …inciampai..nn ricordo piu ..so che mi trovai col taccoda una parte e scarpa dall’altra ;mentre lacrimoni inondavano il viso.Tornai casa piangendo disperata,mentre mamma nn capiva tanta disperazione per un tacco rotto.Il mattino dopo nn mi aspettava alla fermata del tram ,corsi a scuola per cercarlo e spiegargli ,lo vidi salire le scale abbracciato ad una ragazza.Il mio cuore era in frantumi ,mi sentivo morire .Non sapevo quanta felicita’ mi avrebbe riservato la vita dopo pochi anni.

  4. edis.maria scrive:

    Bello , bellissimo per me, alto, biondino, occhi azzurri e un fare disinvolto , 17enne. Io, 13enne, semplice, ingenua , lo vedevo nel suo gruppo di amici, che quasi ogni giorno si riuniva nella piazza della cittadina,lo ammiravo per il suo spirito goliardico ed accattivante. Noi ragazzine eravamo quasi tutte innamorate di lui, ma Tullio ci scansava. Un giorno, stranamente ,il suo gruppo si avvicinò al nostro e ci chiesero se , la domenica successiva nel pomeriggio, saremmo andate a fare una passeggiata con picnic. Ci mettemmo d’accordo, con tante bugie raccontate in famiglia, e in bicicletta partimmo verso un paesino vicino. Risa , scherzi , giochi crearono un’atmosfera surriscaldata , cui, noi 13 enni, non eravamo abituate. I prati e i boschi favorirono i nascondini. Mi trovai sola con Tullio ( ero felicissima che avesse scelto me), dopo alcuni bacetti ( io conoscevo solo quelli), giunse quello “ vero”! Toccai il cielo con un dito! Ma …..” Che fai? Lasciami, io me ne vado!” ….. Risposta : “ Sei proprio una ragazzina, tutti fanno così!”. Dopo aver sistemato la gonna , fuggii e tornai nel gruppo. Nei giorni successivi venimmo a sapere che avevano fatto una scommessa inqualificabile ! Il mio primo amore finì così! Da allora non mi sono più piaciuti gli uomini biondi !

  5. alba morsilli scrive:

    Quie 13anni dove il tuo corpo cambia,ma la tua mente è ancora bambina, senti dentro te come ci fossi il mosto che fermenta il vino e non sai distinguere non capisci che cosa è,forse amore non so, ma solo che il mio cuore batteva cento a l’ora quando un ragazzino di 15anni mi guardava.
    Allora alla nostra età si giocava ancora,fortunatamente si poteva uscire fuori casa di sera e le donne sedute si prendevano il fresco in strada.
    Il gioco preferito era guardia e ladri dove io e il biondino ci nascondavamo dentro i lavatoi privi di acqua per potersi fare le coccole e qualche bacino ingenuo.
    Le donne dall’occhio lungo facevano finta di niente ma il giorno dopo mi dicevano ieri sera hai messo i fiori sul davanzale, io venivo rossa come un peperone.
    Un giorno che non scorderò mai è quando la notizia che un ragazzino è rimasto sotto il tram con le gambe volò di casa in casa,era Flavio il mio amore, fu il mio primo grande dolore,
    col passare degli anni la nostra amicizia si fece sempre più fitta ed io per lui ero il suo sole, perchè come succede sempre le cose a lungo andare passano, mentre fra noi si è solidificata e le sono stata vicino fino al suo ultimo giorno.
    Ricordare di lui è sempre piacevole perchè era una persona speciale

  6. giulia4,mi scrive:

    Premessa: Vi chiedo solo di non ridere di me, ma di collocare il racconto in un periodo lontano lontano nel tempo .
    Avevo da poco compiuto quattordici anni, e fino allora, le possibilità di confrontarmi con il mondo maschile erano state molto scarse se tenete conto che avevo frequentato sia le scuole elementari sia le medie in classi esclusivamente femminili. Gennaro aveva mostrato interesse per me, ed io ero particolarmente felice ed emozionata, mi piaceva molto, (il tipico ragazzo napoletano; occhi neri vispi e allegri, il viso regolare e una massa di morbidi riccioli castani scuri).
    Passammo dei mesi ricchi di emozioni; le prime passeggiate, il primo bacio che ricordo ancora, avvenne in piazza Firenze a Milano. Il primo dono per il mio compleanno un ciondolino in oro (che ancora conservo) raffigurante un ferro di cavallo con all’interno il numero 13 , pensate che per nascondere ai miei genitori il fatto che fosse un regalo, lo sporcai con un po’ di terra, per fingere di averlo trovato. … Qualche giorno prima di Natale ci eravamo accordati di trovarci nel primo pomeriggio perché alla sera Gennaro sarebbe partito per raggiungere e festeggiare le feste con la sua famiglia, giusto il tempo per scambiarci i saluti e qualche bacio prima della partenza.
    Qualche ora più tardi l’occasione di eseguire una commissione per la mia mamma mi diede l’opportunità di vedere, prima di sera, ancora per qualche minuto Gennaro e ne approfittammo per raggiungere il nostro angolino segreto, una via un po’ meno illuminata delle altre.
    I baci scambiati forse con il timore di non vedersi per un po’ di tempo, avevano dato avvio a una passione forse troppo intensa per una quattordicenne (dimenticavo di dirvi, Gennaro ne aveva venti) mi sentivo frastornata e confusa. Trovai una scusa per scappare dall’abbraccio … corsi a casa con il cuore che batteva talmente forte che pensavo potesse scoppiare, imbarazzata e vergognandomi come una ladra (per nulla poi). Non volli più rivederlo, mi vergognavo della mia reazione infantile, feci dire da un’amica, mentendo spudoratamente di essermi innamorata di un altro! Che scema! Non potete sapere quante volte me lo sono ripetuta nel corso della vita.
    Il primo amore … sfumato miseramente.
    L’ho rivisto qualche anno dopo perché, salito a Milano con sua moglie e due figlie da un’amica comune, aveva chiesto di potermi salutare, anch’io ero sposata e con i miei tre figli, la vita è anche questo …

  7. Ivanhoe del fiume scrive:

    Commenti abilitati
    Racconterei volentieri, il mio primo… ma…. la “perdita” della mia lei, lo ha reso ancora più infinito ed indelebile nella mia mente. Chi sa …… quali risvolti la vita ci avrebbe riservato?

    UN AMORE ADOSCENZIALE PER ECCELLENZA
    Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l’uno e l’altro sono infiniti.
    William Shakespeare
    dal libro “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare
    http://youtu.be/ZmqiWSENfa8 romeo and juliet ’68
    Franco Zeffirelli’s version of Romeo and Juliet artista:André Rieu

  8. franco muzzioli scrive:

    Maria De filippi in Eldy!?! Insieme a Dante , Petrarca e Leopardi.
    Alfred …ora la curiosità è salita alle stelle …..sussurri e sorrisi in tutto il web……chi è la bellissima eldyana genovese? Hai gettato il sasso e noi vecchi curiosi siamo in attesa di far uscire dal dolce , poetico e simpatico commento questa Beatrice dei nostri giorni. Alfred….non era bellissima…..è bellissima!!!!

  9. anna b. scrive:

    Il primo amore non si scorda mai e davvero è l’unico capace di far sentire le farfalle nello stomaco. Dopo di lui, a meno che non incontri davvero un altro grande amore, non le sentirai più. A volte credo che proprio quelle farfalle ci indicano qualcosa di importante, forse sono il segno del vero amore…ma non lo so, forse la mia è solo una fantasia.

  10. francesca (franci) scrive:

    L’autobus era in ritardo, come sempre. Ormai sapevo di dover passare, prima di entrare in classe, dal Preside a giustificarmi ascoltando, per l’ennesima volta, il logoro sermone sul disdicevole comportamento di una studentessa che spesso è in ritardo (frequentavo una scuola femminile).
    Ma il mio pensiero era tutt’altro.
    Lui si era staccato dalla compagnia e veniva verso di me.
    Davanti a tutti, a bruciapelo sui miei occhi abbassati per nascondere un evidente tremore partorito da un’intensa emozione, mi dice:
    – Visto che siamo in ritardo, noi abbiamo dceciso di “bigiare”, vieni con noi?
    Nella mia mente i pensieri si agitano come uno tsunami e perdono quella parvenza di ordine che fatico ad ottenere. Vorrei rispondere un “SI” roboante ma invece:
    – Nnnon sso..ffforse è meglio se vado a scuola, i miei genitori non sarebbero d’accordo.
    E così è stato. Anche questa volta la mia timidezza aveva avuto la meglio.
    Avevo 15 anni, frequentavo il primo anno di superiori. Lui era “grande”, di anni ne aveva 17 ed era al terzo anno di ragioneria, nella Milano della mia gioventù.
    Mi sono innamorata di quel ragazzo biondo, brillante, spiritoso, intelligente, bello come un dio greco. Ovvio che avesse solo pregi, no?
    Ma il nostro era un amore platonico, credo più da parte mia, forse lui mi considerava ancora troppo piccola. Ed io sognavo, sognavo e gli scrivevo fiumi di lettere che, immancabilmente distruggevo.
    Poi scelte e compagnie differenti ci hanno allontanato e fatti perdere di vista.
    Ma il destino a volte si diverte. Dopo aver allontanato, sposta le pedine e gioca, generosamente, a riunire.
    Ricevo un invito da una mia amica per trascorrere il Capodanno a casa (cantina) di amici suoi.
    Dopo aver pregato in ginocchio i miei genitori di lasciarmi andare (avevo solo 17 anni..!!) accompagnata, oltre che dalla mia amica che aveva un anno più di me, da mia sorella che di anni ne aveva ben 19, supplico la mamma di adattarmi un vestito per l’occasione. Il tempo era poco ma la notte di quel Capodanno non la dimenticherò, mi sentivo come Cenerentola.
    Un tubino in taffetà viola con poche paillettes sparse a donare all’insieme un che di ottimo e raffinato risultato e un paio di scarpette di vernice nera come l’ultima moda del momento voleva, mi hanno fatto volare sulla più alta nuvoletta che danzava nel cielo stellato, con la convinzione di essere la donna più fortunata del mondo.
    E quella convinzione è diventata certezza quando, entrando in quella casa, ho visto chi ne era il padrone: LUI, il bel ragazzo biondo, intelligente, ecc….ecc.. di cui ero ancora, a mia insaputa, innamorata.
    Mi chiese di ballare al primo pezzo musicale che usciva dal giradischi e non smettemmo per tutta la notte. Il resto è stato una conseguenza stupenda.
    Furono tre anni di sogno, di felicità, di attimi unici e irripetibili vissuti all’unisono.
    Ma furono anche giorni di conflitti, di angosce, di scontri da cui scaturivano scintille accese per orgoglio e amor proprio creduti violati. Anni in cui la nostra maturità si formava sul fragile terreno dell’inadeguatezza, della confusione che generava impulsi difficili da frenare.
    E il tempo ha fatto il suo corso senza aver pietà di noi, del nostro sentimento, senza fermarsi ad aspettare.
    Ma l’orgoglio in Amore, si sa, pone limiti e fa tanti danni.
    Quattro anni dopo.
    Fuori dalla Chiesa, l’auto percorreva adagio la strada. Chissà perchè l’autista aveva scelto di transitare proprio da quella via.
    Il ragazzo era fermo in mezzo alla strada. Al nostro passaggio si sposta di lato.
    Lo superiamo.
    Mi volto.
    I nostri sguardi si incrociano. Per l’ultima volta.
    Era il mio primo amore.
    Non l’ho mai più rivisto.
    Chissà cosa sarebbe stato se non fosse andata così.

  11. alfred-sandro.ge scrive:

    Quando una sera al bar di Eldy, chiacchierando, mi chiese:< Alfred, ho saputo che sei di Genova. In che zona?> Le dissi la zona.
    La conosco bene mi rispose.
    La chiamai in amici incuriosito:< anche tu abiti da quelle parti?>
    disse.
    risposi.
    disse lei, e continuando aggiuse :
    < ho gestito per anni quel negozio.......>
    Ere lei: quella bellissima signora che vedevo sempre passando davanti al suo negozio.
    Era la bellissima bambina che alle scuole elementari mi aveva fatto battere il cuore e che ho visto diventare ragazza, signorina, sposarsi e che non ho mai avuto il coraggio neppure di dirle ciao.
    Non mi conosceva, non si ricordava di me.
    Io mi ricordavo di lei: nell’angolo del cortile, viso tondo, occhi tristi, capelli a caschetto neri, grembiulino nero col colletto bianco e il fiocco rosa.
    Era bellissima.

  12. rossana scrive:

    Commenti abilitati Il mio primo amore l’ho incontrato in una piccola cittadina non lontana dal mio paese. Timida io timido lui,un incontro speciale inaspettato,incontrati per caso o per un gioco del destino.Lui un po’ più grande di età ma non di tanto,prendendo un po’ di coraggio mi invitò per un incontro ed io seppure titubante accettai. Mai avrei pensato di innamorarmi così su due piedi,il colpo di fulmine di cui tanto avevo sentito parlare mi aveva folgorato.
    Restammo a parlare per ore in un bar poi con un bacio casto ci salutammo. In quel momento mi sentii sola, come mai avrei pensato.L’amore mi aveva preso e rapito cuore mente e sentimenti.Mi alzavo al mattino e mi chiedevo cosa farà?? mi penserà??Mi coricavo alla sera e l’ultimo pensiero era per questo amore
    Ma mi chiedevo e lui sarà innamorato di me?? Il timore di un no mi tratteneva, poi fattami coraggio lo invitai io questa volta ad un incontro, per mia fortuna lui accetto’l’invito.Pesai per ore a cosa indossare per farlo innamorare, di lui mi aveva colpito il suo aspetto alto atletico per me il più bello.
    Anche questa volta parlammo molto di noi due della nostra vita, ma neppure un bacio, al saluto di commiato però mi diede un forte abbraccio ed io pensai meglio di niente. Poi dopo alcuni incontri baci ed abbracci c’è ne scambiammo tanti e a piene mani.I momenti trascorsi insieme non ci bastavano mai. Mi sentivo viva, ogni cosa fatta insieme irrepetibile,ogni luogo vissuto assieme ancora adesso mi parla di lui. Ringrazio la vita il destino che mi ha fatto incontrare e vivere un amore così speciale.

  13. Lorenzo.rm scrive:

    Giuseppe, la mia campana suona all’unisono con la tua. Condivido, quindi, e non ripeto le tue considerazioni. Tutto ciò premesso, devo confessare un cruccio. Il mio primo amore nacque, come spesso succede, nei banchi di scuola ma io ero il più piccolo perché, per chissà quale mistero, ero andato a scuola prima o avevo “saltato” una classe o ambedue le cose. La “mia” ragazza sì, mi voleva bene ma, essendo più grandicella, diciamo io 13-14 e lei 15-16, guardava anche quelli più grandi. Ero geloso? Sì, da morire. Ricordo con una precisione allucinante una gita in barca a quattro, con un bacio rubato. Meno male che quei tempi passano. Ma i ricordi, quelli, non passano mai.

  14. Giuseppe3.ca scrive:

    Quant’è bello lu primo amore,
    ma il secondo è più bell’ancore.
    Ho già raccontato per Eldy il mio ‘primo amore’ dell’adolescenza. Molti di voi lo hanno letto, quindi non posso e non devo ripetermi ma vorrei dire che tutti gli innamoramenti veri sono “primi amori” e ognuno ha sempre qualcosa che lo distingue dagli altri e lo rende unico nelle emozioni vissute.
    Che dire poi dell’ “ultimo amore”? anche quello non si scorda mai perché è il più fresco, il più recente, il più presente.
    Amiamoci, dunque, e continuiamo ad innamorarci e ad amare.

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